«Sto
pensando ad una parola con la M.»
Incurvò pigramente gli angoli della bocca e arricciò le labbra con fare buffo,
schioccando al contempo la lingua. Roteò i grandi − erano sempre stati così grandi?
− occhi bicolore e buttò indietro la testa, cosicché il capello adorno di aghi
e spilloni finì a terra.
Alice
ridacchiò sommessamente: sapeva cosa stava per succedere.
«Mare,
mandrillo, muso, mano, mirtillo, minotauro, meta, merluzzo, matassa...»
Strabuzzò gli occhi, che parvero d'improvviso più grandi nel loro colore
tutt'altro che normale: arancione il destro, verde il sinistro. La carnagione,
contraddistinta da un pallore atipico al punto da sembrare frutto di cosmetici,
mutò tonalità rasentando un biancore astratto che mise pian piano in evidenza
delle profonde occhiaie nere cui il suo viso non era avvezzo. Adesso gli occhi
erano entrambi verdi e brillavano similmente a fari nel buio.
Cominciava ad assumere un aspetto vagamente inquietante, come di rado gli
accadeva. Stava perdendo il controllo.
Alice
aggrottò la fronte e lo ammonì con un'occhiata seria.
«...Mollettamarsupiomantellomuccamatita...»
proruppe alla velocità di un siluro, senza nemmeno più scandire le parole.
«Cappellaio...»
lo chiamò.
Ma quello
era partito per la tangente. «MALEDETTACAPOCCIONA!»
«Cappellaio!»
Il
Cappellaio serrò le labbra e respirò a fondo. Tornò in sé e sorrise alla
giovane amica. «Grazie.» mormorò in tono sfinito, quasi avesse appena concluso
una maratona.
Alice
addolcì lo sguardo e si allungò per cogliere una margherita. L'accostò al naso
per sentirne il profumo, dopodiché ne carezzò i petali con i polpastrelli.
Sorrise. «Sto pensando a una parola con la M.» cantilenò in tono divertito.
Sollevò lo sguardo sul suo interlocutore e notò che gli occhi erano tornati
normali. Che strano. «Indovina un po', Tarrant.» lo pungolò.
Lui
arricciò il labbro e si tormentò nervosamente le mani. «Mmmm...Direi...»
mormorò, dopodiché la inchiodò con lo sguardo e sorrise ampiamente,
«...Moltezza?»
Alice
sbuffò e roteò gli occhi, fingendosi spazientita. «Ma no! Sei monotematico!»
«Monotematico?»
«Sì, lo
sei!»
«Stavi
pensando a monotematico?»
Stavolta
Alice era davvero spazientita, non fingeva più. Incrociò le braccia al petto e
si lasciò sfuggire un sospiro. «No! Hai capito cosa volevo dire, accidenti!
Vuoi farmi il piacere di essere serio?»
Il
Cappellaio si sdraiò pigramente sull'erba reggendosi il viso con una mano e
rivolgendole uno dei suoi sorrisi smaglianti. «Assolutamente no.»
Si
fissarono per un lungo istante. Dinanzi alla sua espressione confusa, Tarrant
scoppiò a ridere, al che Alice non poté far altro che unirsi a lui. D'altronde
lo adorava proprio per la sua pazzia.
Si ricompose e tornò a concentrarsi sui petali immacolati del fiore che teneva
fra le dita. Si perse nei suoi pensieri, come le capitava spesso, e sussultò
quando le mani del Cappellaio sfiorarono delicatamente le sue.
Prese la
margherita e gliela infilò fra i lunghi boccoli biondi, sistemandola appena
sopra l'orecchio. Le scoccò un'occhiata colma di dolcezza. «Meraviglia»
sussurrò con voce suadente.
Alice parve sorpresa. Inarcò la fronte e fece per replicare, ma Tarrant
l'anticipò. «Meraviglia è una parola che inizia per M. Meraviglia
come il Paese delle Meraviglie: a questo stavi pensando.»
Le accarezzò la guancia liscia e lei avvertì un brivido. Chiuse gli occhi,
sognante, godendosi quel tiepido contatto.
«Non ti ricorderai di me» mormorò inaspettatamente la voce del Cappellaio al
suo orecchio.
Era
intrisa di tristezza e ad Alice si strinse il cuore. Spalancò gli occhi, ma
Tarrant non c'era più. Nemmeno la margherita e il prato circostante c'erano
più. Si era trattato soltanto di un sogno.
Era nel
suo letto. Da sola.
Sospirò
profondamente e si portò indietro i capelli con entrambe le mani, scendendo poi
a toccarsi la guancia nel punto esatto in cui Tarrant l'aveva accarezzata.
Cosa le prendeva?
Da quando in qua provava simili emozioni nel pensare al suo amico Cappellaio?
Certo, non era padrona delle emozioni che provava nei sogni, ciononostante era
scossa dal sentimento intenso che l'aveva pervasa nell'attimo stesso in cui
l'aveva sfiorata. Non era normale. D'altronde non era una novità che
fosse pazza.
Si girò su
un fianco e abbracciò il cuscino.
Il punto era che sentiva terribilmente la mancanza del Paese delle Meraviglie e
il Cappellaio ne era l'esponente più esemplare.
Forse non era poi così strano che lo sognasse in termini tanto affettuosi: gli
aveva sempre voluto bene e non riusciva a togliersi dalla testa lo sguardo
spento con cui l'aveva salutata l'ultima volta, dicendole che non si sarebbe
ricordata di lui. Invece Alice lo ricordava fin troppo bene, anche più di
quanto avrebbe desiderato.
Aveva deciso di andarsene da Sottomondo per prendere in mano le redini della
sua vita, ma di fatto continuava a pensare agli abitanti del Paese delle
Meraviglie e a quanto le mancassero.
Chiuse gli
occhi e sprofondò nuovamente in un sonno agitato.
Stavolta non fu Tarrant ad invadere i suoi sogni, bensì il Bianconiglio che,
armato di panciotto e orologio da taschino, piantò i suoi occhietti vispi su
Alice ed esclamò: «É tardi! É tardi! È l'ora del tè!»
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