Capitolo 1 - Sogno o son desta?

«Sto pensando ad una parola con la M.»
Incurvò pigramente gli angoli della bocca e arricciò le labbra con fare buffo, schioccando al contempo la lingua. Roteò i grandi − erano sempre stati così grandi? − occhi bicolore e buttò indietro la testa, cosicché il capello adorno di aghi e spilloni finì a terra.

Alice ridacchiò sommessamente: sapeva cosa stava per succedere.

«Mare, mandrillo, muso, mano, mirtillo, minotauro, meta, merluzzo, matassa...»
Strabuzzò gli occhi, che parvero d'improvviso più grandi nel loro colore tutt'altro che normale: arancione il destro, verde il sinistro. La carnagione, contraddistinta da un pallore atipico al punto da sembrare frutto di cosmetici, mutò tonalità rasentando un biancore astratto che mise pian piano in evidenza delle profonde occhiaie nere cui il suo viso non era avvezzo. Adesso gli occhi erano entrambi verdi e brillavano similmente a fari nel buio.
Cominciava ad assumere un aspetto vagamente inquietante, come di rado gli accadeva. Stava perdendo il controllo.

Alice aggrottò la fronte e lo ammonì con un'occhiata seria.

«...Mollettamarsupiomantellomuccamatita...» proruppe alla velocità di un siluro, senza nemmeno più scandire le parole.

«Cappellaio...» lo chiamò.

Ma quello era partito per la tangente. «MALEDETTACAPOCCIONA!»

«Cappellaio!»

Il Cappellaio serrò le labbra e respirò a fondo. Tornò in sé e sorrise alla giovane amica. «Grazie.» mormorò in tono sfinito, quasi avesse appena concluso una maratona.

Alice addolcì lo sguardo e si allungò per cogliere una margherita. L'accostò al naso per sentirne il profumo, dopodiché ne carezzò i petali con i polpastrelli. Sorrise. «Sto pensando a una parola con la M.» cantilenò in tono divertito. Sollevò lo sguardo sul suo interlocutore e notò che gli occhi erano tornati normali. Che strano. «Indovina un po', Tarrant.» lo pungolò.

Lui arricciò il labbro e si tormentò nervosamente le mani. «Mmmm...Direi...» mormorò, dopodiché la inchiodò con lo sguardo e sorrise ampiamente, «...Moltezza?»

Alice sbuffò e roteò gli occhi, fingendosi spazientita. «Ma no! Sei monotematico!»

«Monotematico?»

«Sì, lo sei!»

«Stavi pensando a monotematico

Stavolta Alice era davvero spazientita, non fingeva più. Incrociò le braccia al petto e si lasciò sfuggire un sospiro. «No! Hai capito cosa volevo dire, accidenti! Vuoi farmi il piacere di essere serio?»

Il Cappellaio si sdraiò pigramente sull'erba reggendosi il viso con una mano e rivolgendole uno dei suoi sorrisi smaglianti. «Assolutamente no.»

Si fissarono per un lungo istante. Dinanzi alla sua espressione confusa, Tarrant scoppiò a ridere, al che Alice non poté far altro che unirsi a lui. D'altronde lo adorava proprio per la sua pazzia.
Si ricompose e tornò a concentrarsi sui petali immacolati del fiore che teneva fra le dita. Si perse nei suoi pensieri, come le capitava spesso, e sussultò quando le mani del Cappellaio sfiorarono delicatamente le sue.

Prese la margherita e gliela infilò fra i lunghi boccoli biondi, sistemandola appena sopra l'orecchio. Le scoccò un'occhiata colma di dolcezza. «Meraviglia» sussurrò con voce suadente.
Alice parve sorpresa. Inarcò la fronte e fece per replicare, ma Tarrant l'anticipò. «Meraviglia è una parola che inizia per M. Meraviglia come il Paese delle Meraviglie: a questo stavi pensando.»
Le accarezzò la guancia liscia e lei avvertì un brivido. Chiuse gli occhi, sognante, godendosi quel tiepido contatto.
«Non ti ricorderai di me» mormorò inaspettatamente la voce del Cappellaio al suo orecchio.

Era intrisa di tristezza e ad Alice si strinse il cuore. Spalancò gli occhi, ma Tarrant non c'era più. Nemmeno la margherita e il prato circostante c'erano più. Si era trattato soltanto di un sogno.

Era nel suo letto. Da sola.

Sospirò profondamente e si portò indietro i capelli con entrambe le mani, scendendo poi a toccarsi la guancia nel punto esatto in cui Tarrant l'aveva accarezzata.
Cosa le prendeva?
Da quando in qua provava simili emozioni nel pensare al suo amico Cappellaio?
Certo, non era padrona delle emozioni che provava nei sogni, ciononostante era scossa dal sentimento intenso che l'aveva pervasa nell'attimo stesso in cui l'aveva sfiorata. Non era normale. D'altronde non era una novità che fosse pazza.

Si girò su un fianco e abbracciò il cuscino.
Il punto era che sentiva terribilmente la mancanza del Paese delle Meraviglie e il Cappellaio ne era l'esponente più esemplare.
Forse non era poi così strano che lo sognasse in termini tanto affettuosi: gli aveva sempre voluto bene e non riusciva a togliersi dalla testa lo sguardo spento con cui l'aveva salutata l'ultima volta, dicendole che non si sarebbe ricordata di lui. Invece Alice lo ricordava fin troppo bene, anche più di quanto avrebbe desiderato.
Aveva deciso di andarsene da Sottomondo per prendere in mano le redini della sua vita, ma di fatto continuava a pensare agli abitanti del Paese delle Meraviglie e a quanto le mancassero.

Chiuse gli occhi e sprofondò nuovamente in un sonno agitato.
Stavolta non fu Tarrant ad invadere i suoi sogni, bensì il Bianconiglio che, armato di panciotto e orologio da taschino, piantò i suoi occhietti vispi su Alice ed esclamò: «É tardi! É tardi! È l'ora del tè!»


Indice Capitolo successivo →

Nessun commento:

Posta un commento

Capitolo 8 - La partita

Iris Stare al cospetto di un Dio creava sensazioni di disorientamento e inferiorità nei mortali, tuttavia, Iris non aveva provato niente d...