«É l'ora
del tè!»
«É tardi! È tardi!»
«Alice, muoviti, è l'ora del the!»
La
fanciulla arrancò dietro il passo svelto del Bianconiglio, chiedendosi come una
creaturina tanto piccola potesse essere così veloce. Sollevò un poco la lunga
gonna dell'abito che indossava e aumentò l'andatura, sebbene per qualche strano
motivo la figurina saltellante del Bianconiglio appariva sempre più distante.
La sua vocina stridula divenne un eco in lontananza. «É l'ora del tè, Alice!
Lui ti sta aspettando!»
Lui? Lui chi?
Alice
corrugò la fronte e si mise a correre, ansimando per lo sforzo causato dalla
difficoltà di muoversi rapidamente con un vestito tanto scomodo.
«Alice!»
Il
Bianconiglio si gettò all'interno della sua tana, la stessa che Alice aveva
conosciuto come l'ingresso del Paese delle Meraviglie. Di colpo non lo vide
più, così strinse i denti e si preparò al salto nel vuoto. La caduta verso
Sottomondo non era mai stata particolarmente piacevole.
«Alice, è
l'ora del tè!» continuava a gridare il Bianconiglio, la voce sempre più
lontana.
«Arrivo!»
Giunse in prossimità della grossa buca nel terreno a ridosso della grande
quercia, quando scoprì che la tana del coniglio era stata sigillata. Com'era
possibile? Si chinò per esaminarla, ma non vi era il benché minimo spiraglio di
luce che filtrasse. Come avrebbe fatto a raggiungere Sottomondo?
«Alice!
Non farlo aspettare! Lui è impaziente di rivederti!»
Alice
avvertì uno strano formicolio espandersi alla base del petto e non poté fare a
meno di pensare che il Bianconiglio si riferisse al Cappellaio Matto. Che
fosse lui il famoso Lui ansioso di rivederla?
L'idea la rendeva emozionata e nervosa al tempo stesso, non avrebbe nemmeno
saputo spiegare il perché.
«Alice!»
Alice si
ridestò dai propri pensieri maliziosi e tornò a meditare sul modo in cui
intrufolarsi nella tana del coniglio. Sembrava impossibile accedervi. Provò a
scavare nel terreno, ma le fu impossibile, sembrava che fosse incollato
indissolubilmente. C'era qualcosa che non le tornava.
«Alice! È
l'ora del tè!»
La voce
stridula e insistente prese a batterle in testa, tant'è che fu costretta a
tapparsi le orecchie.
«Alice!»
«Alice!»
«ALICE, SVEGLIATI!»
Alice aprì
gli occhi di scatto e, per la seconda volta nel giro di pochi minuti, si
ritrovò distesa sul proprio letto. Accanto a lei c'era la madre che la fissava
con le mani puntate sui fianchi: aria di guai.
«Potresti
spiegarmi cosa ci fai a letto in pieno pomeriggio?» scandì severamente la
donna. Tiratasi su a sedere, Alice prese a massaggiarsi le tempie, nel
tentativo di ridestarsi completamente. Era assurdo come continuasse a sognare
il Paese delle Meraviglie: ogniqualvolta chiudesse gli occhi le apparivano
dinanzi il Bianconiglio, il Brucaliffo, la Regina Bianca, lo Stregatto...Tarrant.
Si succhiò il labbro nel ripensare a quest'ultimo e sperò con tutto il cuore di
non essere avvampata come credeva. Tuttavia, la sua era una speranza vana,
perché la madre le rivolse uno sguardo accigliato. «Si può sapere perché sei
diventata tutta rossa?»
La
fanciulla posò per la prima volta gli occhi su di lei e sollevò
impercettibilmente gli angoli della bocca. «Beh, ecco...»
Dinanzi
allo strano balbettio della figlia, Helen Kingsley alzò gli occhi al cielo ed
emise un profondo sospiro. «Alice...Devo dedurre che le tue gote si siano tinte
di rosso nel rammentare chi ti sta aspettando al piano di
sotto?»
Alice
dischiuse le labbra per replicare, ma le parole le morirono in bocca. Inarcò le
sopracciglia e si raddrizzò. «C-cosa dici, madre?»
Non poteva credere che...Ma no, non sarebbe stato possibile. O forse sì?
La donna
le porse la mano e l'aiutò ad alzarsi dal letto per poi trascinarla verso il
guardaroba. «Avanti, rinfrescati e cambiati d'abito. Noi ti aspettiamo di
sotto.»
«Noi chi,
madre?»
Helen la
sospinse di fronte al grosso specchio ovale e le raccolse i lunghi capelli
biondi con entrambe le mani, provando diverse acconciature. Sorrise incrociando
il suo sguardo preoccupato attraverso lo specchio. «Sono certa che sarai felice
di vederlo. Ha detto che non poteva più limitarsi a sognarti. È impaziente
d'incontrarti.»
Alice
strabuzzò platealmente gli occhi, rivelandone così tutta la luminosa bellezza.
La donna
le lasciò ricadere i lunghi boccoli e gliene sistemò affettuosamente uno dietro
l'orecchio.
«Non farlo attendere oltre. Il tè è già in tavola.»
Il tè!
Lui che non poteva più limitarsi a incontrarla nei sogni...
Che fosse davvero Tarrant?
Dopotutto si erano salutati con la promessa di vedersi nuovamente nella
dimensione onirica, prima che lei decidesse se ripresentarsi a Sottomondo. Per
qualche strano motivo Alice dava per scontato che poteva tornare nel Paese
delle Meraviglie a proprio piacimento, ma non si era mai posta il come né il
perché. L'ultima volta in cui era incappata nella tana del coniglio era stato
nella tenuta degli Ascot, ma non sapeva se avesse una sede fissa o se
comparisse in questo o in quel luogo, a seconda delle sue esigenze.
«Alice!
Smettila di perderti nei tuoi pensieri e preparati!» la sgridò la madre.
Obbedì
prontamente e si apprestò a indossare un vestitino bianco con la gonna a balze
lunga fin sotto il ginocchio e il corpino che le fasciava il busto snello.
Sembrava una sposina, ma il bianco s'intonava a meraviglia con la sua
carnagione lattea.
Si ammirò distrattamente, stupendosi di quanto fosse cresciuta. La sua figura
slanciata era messa in evidenza da gambe lunghe e affusolate, sebbene non fosse
troppo alta. Gli occhi grandi, di uno splendido castano chiaro, erano
contornati da lunghe ciglia arcuate e dorate come i capelli. Questi ultimi
erano lunghi e mossi di morbide onde naturali che circondavano armoniosamente
il suo visetto tondo, dai lineamenti decisi.
Non aveva mai prestato troppa attenzione al proprio aspetto fisico, ma doveva
ammettere che in quel momento ne era soddisfatta. Era diventata "più
donna" nell'ultimo anno. Dopotutto aveva vent'anni, non era più la
bimbetta pallida e trasognata che tutti conoscevano.
O forse sì?
Infilò
delle scarpette basse e si puntò i capelli sulla nuca affinché non le andassero
davanti al viso. Fece un profondo sospiro e si apprestò a uscire dalla stanza
per scendere le scale, diretta verso il suo appuntamento inaspettato.
Chissà che non fosse vero che i sogni potevano diventare realtà.
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