Laura
corre più veloce di quando l’abito, ormai sporco e logoro, le consenta.
Corre
fino a rimanere senza fiato, con i polmoni in fiamme.
Corre nonostante
la vista offuscata dalle lacrime e i capelli sfuggiti all’acconciatura che le
frustano il viso.
Corre
più veloce di quanto abbia mai fatto in vita sua.
Soprattutto,
per la prima volta, corre lontano da Sandokan.
Incespica
nella fitta vegetazione della foresta di Labuan, ma non accenna a fermarsi. Il
dolore che prova non glielo permette.
Si
sente tradita. Umiliata. E la cosa peggiore è che in fondo sapeva che il
sentimento fra lei e Sandokan non poteva essere nato per caso. Non dopo che lui
si era presentato con lo specifico scopo di portarla via.
Dio,
perché era così ingenua?
Per
quanto le seccasse ammetterlo, suo padre aveva ragione a considerarla tale. E
aveva avuto ragione su Sandokan: “Come puoi pensare che il mio nemico
giurato provi qualcosa per te? Lui sa benissimo chi sei! Sospetto che
questa farsa di relazione rientri in un piano più grande!”
Gliel’aveva
detto, ma lei non aveva voluto ascoltare. Aveva preferito godersi i benefici di
quel primo amore che l’aveva travolta inesorabilmente: le scappatelle, i baci
nascosti, gli abbracci segreti…
Scuote
la testa per scacciare i ricordi. Era stato tutto falso, quantomeno per lui.
È
stato tutto orchestrato…Volevo vendicarmi…Ho sempre voluto vendicarmi di tuo
padre…Perché quattro anni fa ha ucciso Marianna…L’amore della mia vita…
L’amore
della mia vita…
L’amore
della mia vita…
L’amore
della mia vita…
Laura
inciampa in una radice e cade rovinosamente a terra. Si stringe le braccia
intorno al corpo e piange. Non perché si sia fatta troppo male, ma perché il
dolore che prova dentro è insopportabile.
L’amore
della mia vita…
Le
lacrime scendono a fiotti lungo le sue guance sporche, il petto fa talmente
male che le sembra di non riuscire a respirare.
“E
io, allora? Cosa sono io per te?”
Si
mette a sedere e si scosta i capelli dalla faccia umida. Inspira a fondo, nel
tentativo di ritrovare una parvenza di calma, ma non ci riesce. Come potrebbe? Sandokan
l’ha sedotta soltanto per vendicarsi di colui che quattro anni prima aveva
ucciso la donna che amava.
Suo
padre le ha nascosto di essere stato l’involontario, certo, ma pur sempre assassino
di Marianna Guillonk e, di conseguenza, di temere la vendetta di Sandokan proprio
per quel motivo.
Sua
madre l’ha abbandonata dopo che la sua beniamina fu uccisa dal marito, incapace
di accontentarsi di lei, Laura, che era sua figlia.
A conti
fatti l’unico che non le ha mentito fin dall’inizio è stato James Brooke, che
aveva mostrato un genuino interesse nei suoi confronti ben prima di scoprire la
sua relazione con Sandokan. Ciò non cancellava il comportamento che aveva
assunto in seguito, specie perché anche lui era a conoscenza del passato tra
Lord Edward e Sandokan e non le aveva detto niente. Peggio, in occasione della
cena in cui si erano conosciuti le aveva detto che non era da meno di Marianna:
“É come se quest'isola fosse infestata dal suo fantasma, ma non è qualcosa
che vi riguarda. Non dovete dimostrare di essere alla sua altezza, Milady: voi
siete voi e siete unica nel vostro genere”.
Beh, su
questo James aveva mentito: la riguarda eccome. Anzi, sembra che tutto ciò che ha
a che fare con la ormai defunta Marianna Guillonk la riguardi. È una specie di
maledizione.
È come
se Laura non potesse essere all’altezza di ciò che Marianna aveva rappresentato
per tutti.
Lei
non sarebbe mai stata abbastanza.
D’un
tratto percepisce un fruscio che la fa voltare di scatto. Khali spunta dalla
vegetazione a passo felpato, inchiodandola con i grandi occhi dorati.
«Sei
tu» mormora.
La
tigre si avvicina e si siede di fronte a lei.
«Sapevi
tutto, non è vero?»
Il
felino emette un verso soffocato, simile a fusa sommesse.
«È
inutile che fai finta di niente. Stai sempre dalla sua parte.»
Khali
si alza e, per la prima volta, le si struscia addosso com’è solita fare con
Sandokan. Se Laura non fosse già accasciata a terra, cadrebbe sotto il peso
dell’animale.
Solleva
timidamente le mani e sfiora la folta pelliccia della fiera. «So che gli vuoi
bene…Si è preso cura di te dopo che sei rimasta senza la tua mamma, vero?»
La
tigre si sdraia, lasciandosi accarezzare come un gatto.
A Laura
sfugge un sorriso. «Sei una ruffiana. Ma ti capisco.» Sospira. «È bravo a
insinuarsi nel cuore di noi donne.»
«Abbastanza da convincerti ad ascoltarmi?»
Laura gira la testa e scorge Sandokan a pochi passi da lei. S’irrigidisce e si rialza subito. «Vattene!»
«No!» Con uno scatto fulmineo le è addosso e l’afferra per i gomiti affinché non scappi. «È vero, è cominciato tutto perché volevo vendicarmi di tuo padre, ma…»
«Non osare ritrattare!» lo interrompe.
«Non intendo ritrattare! Dico solo che…Che tu…Che io…»
Uno
sparo squarcia la quiete della foresta, facendoli sobbalzare.
Khali
scatta in piedi e ringhia minacciosa, fissando un punto della vegetazione.
D’istinto
Laura si avvicina a Sandokan, spaventata. Poi si rende conto del proprio gesto
e fa per ritrarsi con stizza, ma Sandokan non glielo permette. La trattiene
dolcemente a sé prendendole il viso tra le mani e carezzandole le guance con i
pollici. «Vieni con me. Se resti a Labuan non sarai mai libera.»
Laura sbatte le palpebre, perplessa.
«Non sei fatta per adattarti alle rigide convenzioni sociali imposte dal tuo titolo nobiliare, l’ho capito la prima volta in cui ti ho vista su quella scogliera» insiste Sandokan accostando il viso al suo. «Sai che ho ragione. Sei più te stessa con me e in questa foresta di quanto potresti mai essere nei salotti che tuo padre ti costringerà a frequentare se rimarrai qui.»
Increspa le labbra, incerta e combattuta, ma Sandokan soffoca qualsivoglia protesta coprendole con le sue in un bacio che sa di passione e rimorso. «Non puoi sposare Brooke» mormora tra un bacio e l’altro. «Non lo permetterò.»
Laura è
talmente stordita dai baci e dalle parole del pirata da sobbalzare quando Khali
ruggisce furiosa, rizzando i peli sulla nuca.
Sandokan
estrae la sua sciabola la punta verso la foresta. «Dobbiamo andarcene» mormora
teso.
«Io non…» Fa un passo indietro.
Si volta a guardarla. «Laura…»
«Come
posso fidarmi di te?»
Fa a
malapena in tempo a cogliere la nota di dolore racchiusa nei suoi occhi color
carbone, che un altro sparo − stavolta troppo vicino − li interrompe e
Sandokan cade sulle ginocchia con gemito strozzato.
Si porta una mano al fianco. «Merda» sibila.
Laura strabuzza gli occhi e si slancia verso di lui. «Sandokan, cosa…» Vede il sangue e impallidisce.
Sandokan
solleva il viso verso la tigre e sussurra qualcosa prima che il felino corra
via, dopodiché dalla vegetazione emerge James con un’espressione di trionfo sul
viso. «Sì! Finalmente!»
Senza
tante cerimonie, punta la pistola contro la schiena di Sandokan e si accinge a
sparare.
«No!» Laura si frappone abbracciando il pirata da dietro in modo da coprirlo con il proprio corpo.
Il Capitano Brooke fa una smorfia stizzita. «Milady. Spostatevi.»
«No.»
«Fra poco gli uomini di vostro padre saranno qui. Morirà comunque.»
«Al diavolo, Brooke» mormora Sandokan rimettendosi in piedi a fatica. La mano che preme sul fianco è rossa di sangue.
Laura rimane saldamente ancorata a lui, senza distogliere gli occhi terrorizzati da James. Il cuore le va a mille. «Lord Brooke…Vi prego» sussurra.
«Cosa, Lady Laura? Datemi una buona ragione per lasciarlo in vita dopo il modo in cui vi ha usata.»
Ignora a stento la stilettata di dolore al petto scaturita da quell’accusa e inspira a fondo. «Non sono affari vostri.»
«Invece sì, perché vi voglio! E vi avrò, statene certa.»
Sandokan, alle spalle di Laura, le passa un braccio intorno alla vita forse per ancorarsi a lei o forse per indispettire James. «Non è un oggetto» ansima.
Lui affila lo sguardo. «Non è nemmeno fatta per vivere tra il mare e la giungla con un bandito, proprio come non lo era Marianna.» Torna a guardare Laura. «Vi condurrà verso la stessa brutta fine.»
Nonostante le lacrime che quelle parole le fanno affiorare, Laura non accenna a spostarsi. Non potrebbe nemmeno volendo.
James solleva nuovamente la pistola. «Aspetterò che si dissangui, allora. E appena arriveranno gli uomini di vostro padre vi riporteranno a casa cosicché io possa finire…»
Quel
che segue è un’accozzaglia confusa di grida, ringhi e spari.
Il
Capitano Brooke viene sorpreso da Khali alle spalle, cosicché fa partire un
colpo di pistola che, per fortuna, esplode a vuoto. Subito dopo irrompono nella
radura Yanez ed Emilio; mentre il primo si occupa di disarmare James, il
secondo aiuta Laura a condurre Sandokan lontano da lì.
«Come avete fatto a individuarci?» chiede lei ansimando sotto il peso del pirata ferito.
«Khali» risponde Emilio.
«L’ho mandata io…Nel caso in cui…Ci fossimo trovati in minoranza…» farfuglia Sandokan.
Laura abbassa lo sguardo sulla sua ferita. Sta sanguinando molto. «Ci serve un medico.»
«Non possiamo…»
«Non te lo sto chiedendo.»
Gli occhi di Sandokan lampeggiano, nonostante tutto. «Non ho intenzione di farmi arrestare per colpa di un graffio.»
«Preferisci morire dissanguato?»
«Non morirò, piccola volpe. È meno grave di quel che sembra.»
«Sei un guaritore miracoloso oltreché un bugiardo?» sbotta.
«Sul serio avete intenzione di litigare adesso?» interviene Yanez sorprendendoli alle spalle. Osserva la ferita di Sandokan. «La ragazza ha ragione, fratellino. Ti serve un dottore.»
Sandokan sbuffa, sebbene sia pallido e sudato. «Sono sopravvissuto a ben peggio.»
Il Portoghese e Laura alzano gli occhi al cielo.
«Portatelo sul praho. Io, nel frattempo, cerco un dottore che venga a curarlo» interviene Emilio nel tentativo di sedare gli animi. «Che ne dici, Capitano?»
«D’accordo.» Si rivolge a Laura. «Tu…»
«Resto con te. Per ora.» Scrolla i lunghi capelli, cercando di darsi un tono. «Finché non guarisci.»
Sandokan soffoca un sorrisetto sardonico. «Grazie, piccola volpe.» La sfiora la guancia con il dorso delle dita, ma lei si scosta.
«Tieni premuto sulla ferita» lo ammonisce tesa. Poi si volta verso Yanez. «È distante il praho?»
Lui scuote la testa e le spiega dove hanno nascosto la barca per raggiungerlo. «Ci siamo quasi.»
«Che ne hai fatto di James?»
«L’ho lasciato a Khali» ribatte serafico. «Dopo che l’ho disarmato l’ha messo in fuga…Giocando al gatto e al topo.»
Laura strabuzza gli occhi, orripilata.
«Doveva pur vendicare la mamma che quel farabutto le ha ucciso, no?»
A Sandokan sfugge una risatina flebile. «La vendetta della tigre.»
Lei decide di ignorare l’infelice gioco di parole, data la situazione.
A
fatica raggiungono la piccola lancia con il quale raggiungono il praho, più
distante rispetto a dov’era nascosto in precedenza, come da ordine del Capitano.
Yanez
s’issa Sandokan sulla schiena e lo conduce a bordo, dove i membri
dell’equipaggio accolgono con sgomento la loro Tigre ferita. Per non parlare
delle occhiate sorprese – anche un po’ ammirate – che rivolgono a Laura.
«La
ragazza è con me» borbotta Sandokan, allorché l’intera ciurma distoglie lo
sguardo e torna a concentrarsi su di lui.
Alcuni
uomini aiutano Yanez a sollevarlo per portarlo nella cabina del Capitano,
adagiandolo su una branda semplice e spoglia.
«Ouch»
gli sfugge. Poi incrocia gli occhi preoccupati di Laura. «Tutto bene» mente.
«No, non è vero» replica arrabbiata.
Sandokan serra le labbra. «Vieni qui, piccola volpe.»
Nonostante il rancore che serba nei suoi confronti, Laura non esita a raggiungerlo. Si siede al suo fianco sulla branda, allorché gli altri pirati decidono saggiamente di lasciarli soli.
«Andrà tutto bene. Il dottore ti guarirà…»
«Laura.»
La
guarda fisso in quegli occhioni da cerbiatta, stringendole le mani.
«Non ti
lascerò andare»
Lei ricambia la stretta. «E io non ti lascerò morire.»
Sandokan
solleva un angolo della bocca in un sorriso sornione e si sporge verso il suo
viso, catturando le labbra di Laura in un bacio lento ma vorace, che la
persuade a ricambiarlo.
Le
bocche si uniscono, le lingue s’intrecciano e i respiri si mescolano come a
voler suggellare un patto che va al di là delle menzogne.
Poi lei si ritrae con un sorriso timido e le gote arrossate. «Devi smettere di approfittarti della mia vulnerabilità per baciarmi» mormora con gli occhi bassi.
Le
prende il mento tra le dita e le solleva delicatamente il viso. «Sono io quello
vulnerabile qui, ricordi?»
Sorride
malandrino, nonostante la debolezza, il dolore e tutto il resto.
«Riposa» lo ammonisce alzandosi. «Cerco qualcosa per pulire la ferita.»