Capitolo 12 - Il mercante di sete

Se le avessero detto che il suo primo bacio sarebbe stato con un pirata, Laura non ci avrebbe creduto. Era tecnicamente impossibile dal momento che le venivano propinati soltanto giovanotti all'altezza del suo rango con cui trascorrere il tempo. Rigorosamente inglesi, oltretutto.

Baciare Sandokan è quanto di più lontano avrebbe potuto immaginare: non solo si tratta del famigerato pirata dal quale il padre l'ha sempre messa in guardia, ma è anche lo stesso che le dà il tormento da quando, giorni prima, si sono incontrati in cima a quella maledetta scogliera. Laddove le ha confessato di essere tornato a Labuan per lei.

Cosa significasse, Laura stenta a capirlo.

Ugualmente, non comprende come siano giunti a quel bacio: certo, lui è indubbiamente attraente − per non dire magnifico −, Laura non può negarlo così come non può negare che l'abbia intrigata fin da subito. Ma mai avrebbe immaginato che sarebbero giunti a tanto.

Un'altra cosa che non sapeva era che baciare un uomo creasse dipendenza. O forse si tratta solo di Sandokan.

Fatto sta che, mentre se ne sta avvinghiata a lui, con le labbra premute alle sue e le lingue intrecciate, Laura non riesce a produrre un pensiero di senso compiuto. Si è completamente dimenticata di essersi appartata alla sua festa di compleanno, neanche troppo lontano dal padre e dal Capitano Brooke che la starà sicuramente cercando.
Tuttavia in quel momento non gliene importa un fico secco di niente e di nessuno.
Non riesce a staccarsi da Sandokan.

Lui, d'altro canto, non è da meno. Essendo più grande e più esperto, si accorge del modo in cui Laura abbia scordato tutto il resto, completamente assorbita in quel bacio famelico e concentrata soltanto su di lui. Deve ammettere che è una bella sensazione, ma è anche un problema…Perché lo eccita moltissimo. Non vuole approfittarsene, ma al tempo stesso non riesce a fermarsi, a interrompere il bacio. Non ora che può finalmente tenerla fra le braccia.
Geme quando sente i suoi denti mordergli il labbro, rendendosi conto di come quel bacio abbia rapidamente abbandonato la timidezza iniziale per trasformarsi in qualcosa di molto più intenso. La stringe con più forza, sollevandola quasi, e ricambia il morsetto.

Sorpresa dalla propria audacia e dalla risposta famelica di lui, Laura gli affonda le dita nei capelli quasi con disperazione. Sono lunghi e setosi, ama la sensazione delle dita che vi s'intrecciano come per aggrapparsi a qualcosa.

Sandokan geme a quella sensazione magnifica. Continua a divorare la sua bocca affamata come se volesse assorbire ogni singolo ansito del suo respiro tremante, premendola contro la colonna e sollevandola da terra.

Laura sussulta sorpresa e, d'un tratto, sembra rendersi conto di ciò che stanno facendo. Si stacca impercettibilmente dalle sue labbra, con il fiato corto, e lo guarda con ardore.

Gli occhi scuri di Sandokan, socchiusi dal desiderio, le scrutano il viso arrossato, le labbra gonfie di baci e i capelli leggermente spettinati. Nota la sorpresa e la confusione, ma anche una brama che sembra ancora vergine.
È bellissima.

Sembra voler dire qualcosa, ma dalla sua bocca dischiusa non esce alcun suono.

«Non devi parlare» mormora Sandokan sulle sue labbra. «Respira...Mentre ti mostro quant'è bello non essere una brava ragazza.»

«Io non sono una brava ragazza né voglio esserlo.»
In un impeto di desiderio lo attira a sé per baciarlo ancora.

Le sue parole gli accendono qualcosa di selvaggio dentro, un'eccitazione incontrollata al pensiero che quella fanciulla innocente non voglia essere virtuosa come si conviene al suo rango.
È un peccato di lussuria...Ma ne è ossessionato.
La stringe di nuovo, premendola alla colonna per ricambiare il bacio con una passione bruciante.

Laura gli prende il viso tra le mani e, contro ogni logica, gli spinge la lingua in bocca senza alcun pudore, strappandogli un gemito di sorpresa.

E' troppo...Ma non abbastanza.

Sandokan la solleva per restituirle quel bacio osceno che solletica i suoi istinti più reconditi che quella piccola volpe non sa nemmeno di provocare.

Un rumore di passi, però, interrompe la magia.
I due sono costretti a fermarsi, non senza una certa fatica. Laura, in particolare, cerca di ritrovare un minimo di compostezza lisciandosi il vestito e sistemandosi i capelli. «Rimettiti la maschera» suggerisce, giusto in tempo per scorgere la figura di James Brooke comparire sul patio.
«Nasconditi.»

Lungi dal volersi imboscare come un ragazzino beccato ad amoreggiare, Sandokan sa che non è ancora il momento di affrontare il suo vecchio nemico. Così si nasconde dietro alla colonna, l'oscurità della notte che lo avvolge come un mantello.

Laura controlla che non sia visibile, poi va incontro a James. «Capitano Brooke, anche voi qui? Che coincidenza.»

La studia sottecchi, insospettito dal fatto di trovarla sola. «Che ne è stato del vostro cavaliere, Milady?»

«Quale cavaliere?»

«Il Malese con cui avete aperto le danze, venendo meno alla promessa che mi avevate fatto a inizio serata» spiega con un sorriso contrito.

Laura stiracchia una smorfia accondiscendente. «Serbate rancore in modo elegante, ma convincente, Capitano.» Sospira. «Tuttavia avete ragione e me ne scuso. Posso concedervi il prossimo ballo.»

James è abbastanza acuto da accorgersi come lei stia evitando di rispondere alla domanda sul Malese, tuttavia decide di non insistere. Almeno per il momento.
Le rivolge un sorriso entusiasta. «Con immenso piacere.» Fa per porgerle il braccio, ma Laura tentenna.

«Vi raggiungo fra un istante. Devo scambiare due parole con mio padre.»

Il Capitano Brooke indugia, come se volesse persuaderla ad accompagnarlo dentro. Alla fine, però, desiste e si congeda con un breve cenno del capo.

Dal suo nascondiglio, Sandokan percepisce la frustrazione di Brooke e ne è soddisfatto. Sebbene l'idea che di lì a breve danzi con Laura gli fa stringere qualcosa dentro.
Esce dall'oscurità della colonna mentre lei gli corre incontro. Gli stringe le braccia. «É meglio che te ne vai o ti scopriranno. James ha già chiesto di te e perfino mio padre vorrà conoscerti se continuo a ronzarti intorno.»

«Hai intenzione di ronzarmi intorno?» la stuzzica attorcigliando un dito intorno a una ciocca di capelli di lei.

Laura si rifiuta di lasciarsi sopraffare dall'imbarazzo, sebbene sia un po’ arrossita. «Quando ci rivediamo?»

Sandokan sospira, accarezzandole delicatamente il viso. «Piccola volpe…Lo sai in cosa ti stai cacciando?»

«É troppo tardi per chiedermelo. Mi hai trascinata tu in questo gioco.» Lo fissa con serietà. «Domani: dove ci vediamo?» insiste.

Il pirata solleva gli angoli della bocca e si accosta al suo orecchio. «Lla foresta» sussurra sfiorandole il lobo. «Nella nostra radura. Quella in cui hai incontrato Kali.»

Annuisce trepidante. «Il posto in cui ci siamo conosciuti

«Sì» sussurra sulle sue labbra dischiuse, senza baciarle. «Credi di poter sgattaiolare fuori casa quando sarà buio?»

«Ci riuscirò» promette avvicinandosi al suo viso.

Sandokan posa le labbra sulle sue in un contatto fugace, poi scompare nell'oscurità con un sorriso carico di promesse.

Inebriata, Laura fa qualche respiro profondo prima di rientrare in casa alla ricerca di James.

Suo padre, però, la intercetta prima. «Ti stai divertendo, cara?»

Annuisce senza prestargli troppa attenzione. «Sto cercando il Capitano Brooke» dice tanto per tranquillizzarlo.

«L'ho visto aggirarsi intorno alla pista da ballo con una certa impazienza. Sembrava piuttosto deluso dal fatto che non hai aperto le danze con lui.»

Laura sbuffa. «Quante storie! Mi sono trovata in una situazione per cui un altro invitato mi ha chiesto di ballare e non me la sono sentita di rifiutare.»

Lord Edward la studia con piglio indagatore, evitando di farle notare come, prima dell'altro invitato, abbia declinato almeno cinque inviti a danzare da parte di esponenti della nobiltà inglese. «A proposito, non mi sovviene l'identità del fortunato a cui ti sei dedicata con evidente partecipazione.»

La figlia solleva un sopracciglio.

«Sembravi felice di intrattenerti con lui. Sbaglio?»

«Mi hai spiato per tutto il tempo del ballo?»

«Certamente.» Sorride.

Laura trattiene una smorfia dinanzi alla sfacciataggine del padre. «Non è come sembra.»

«No? Dunque non sei interessata a quell'uomo?» Il tono gioviale nasconde a stento la preoccupazione. «Chi è, di grazia?» aggiunge, incapace di trattenere la curiosità.

Lei rimugina un istante. «Si tratta di un mercante.»

«Un mercante?» Lord Edward sbatte lentamente le palpebre, sorpreso. Non se l'aspettava.

Annuisce e si accarezza il vestito. «Mi ha donato i tessuti che mi vedi addosso. L'altro giorno al mercato.» Sorride con candore, compiaciuta dalla propria capacità di distorcere la verità.

Il padre corruga la fronte. «Non me l'avevi detto.»

«Temevo che non avresti approvato; lui ha insistito così tanto che mi sono vista costretta ad accettare il dono. Per sdebitarmi l'ho invitato alla festa, ma non credevo che si sarebbe presentato.» Si stringe nelle spalle, sempre con quell'aria ingenua.

Un mercante.
Un mercante di sete!
Lord Edward non sa se ridere o piangere.
«E…Non sei interessata a lui, vero?>> domanda ancora più preoccupato.

Laura sorride divertita. «Ma no, padre. Lo trovo simpatico, ma non è l'uomo giusto per me.» Si guarda intorno, recitando alla perfezione la sua parte. «Anzi, devo affrettarmi a trovare Lord Brooke per farmi perdonare del ballo mancato. Gliel'avevo promesso, no?»

Finalmente Lord Edward si rilassa. «Vai pure, bambina mia. E divertiti.»

Suo padre è uno sciocco, ma gli vuole bene lo stesso.
Trattenendo a stento una risata divertita, Laura si tuffa nella folla e va alla ricerca di James. La sua mente, però, sta già pensando a quando, il giorno dopo, finalmente rivedrà Sandokan.

***

Più tardi, a festa ormai conclusa, James è tra gli ultimi ospiti rimasti in casa Brown e insiste per accompagnare Laura fino alle scale prima che lei si congedi per raggiungere la propria stanza.

«Grazie, Capitano Brooke. Da qui in poi credo di poter proseguire da sola.»

Sorride divertito. «Vi deciderete mai a chiamarmi per nome e ad abbandonare queste formalità?»

«Non credo.»

«Nemmeno se chiedessi la vostra mano a Lord Edward?»

Laura ammutolisce, il che è tutto un dire. Raramente resta a corto di parole.

James se ne accorge e le prende delicatamente la mano per stringerla fra le proprie. «Vi ho stupito? Eppure credevo di essere stato molto chiaro nelle mie intenzioni.»

«Non mi aspettavo che aveste tanta fretta.»

«Perché no? In fondo ho capito subito che mi piacete e che vorrei trascorrere il resto della mia vita con voi.»

Laura sfila rapidamente la mano dalla sua presa. «Capitano Brooke, state correndo troppo per i miei gusti. Io non provo lo stesso per voi» replica più duramente del previsto. Si morde il labbro, inquieta. «Non ho alcuna fretta di sposarmi.»

Lungi dal farsi intimidire, James sorride. «Oh credetemi, me ne sono accorto. Proprio per questo vorrei evitare che qualcun altro mi soffi la fidanzata» ironizza.

«Non sono la vostra fidanzata.»

«Non ancora.»

«Siete un impudente!» Si volta per salire le scale, ma James le sbarra il passaggio. «Spostatevi o non risponderò di me!»

«Lady Laura, aspettate.» Trae un respiro profondo. «Per favore.»

Si blocca, ma non si volta a guardarlo.

«Vi chiedo scusa. Avete ragione, vi ho mancato di rispetto comportandomi come se la vostra opinione riguardo il matrimonio non avesse alcun valore.»

Laura lo fissa in tralice con la coda dell'occhio.

James se ne accorge e prosegue. «Temo di essere incappato in un terribile malinteso...Ingelosendomi nel vedervi ballare con quel Malese.»

Sandokan.

Lei s'irrigidisce, ma cerca di non darlo a vedere.

«Sembravate molto presa. E quando vi siete allontanati...» Deglutisce, sopraffatto dal fastidio. «...Ho avuto come l'impressione che steste fuggendo per ritagliarvi del tempo da soli.»

Un silenzio teso aleggia tra di loro per un tempo che pare interminabile.
Alla fine Laura sospira. «Avete una fervida immaginazione, Capitano Brooke, non c'è che dire.»

James inarca la fronte. «Volete dire che non c'è niente tra di voi e...»

«Amir, il mercante di sete?» Scuote la testa e lo guarda evidentemente seccata. «Non che vi riguardi.»

“Amir” pensa James. Chissà perché gli sembra un nome inventato sul momento, per quanto plausibile. A convincerlo ancor meno è il fatto che quell'uomo alto e muscoloso sia un mercante di stoffe pregiate. Tuttavia non se la sente di contraddire Laura, ha già commesso un passo falso sfidandola sul fronte matrimonio.
«Mi concedete il vostro perdono?»

Lei stiracchia un sorriso divertito. «Se vi comporterete bene.»

«Lo farò. Ve lo prometto.» Le sfiora le nocche con le labbra e fa un passo indietro. «Buonanotte, Milady.»

«Buonanotte, Capitano.»

La guarda salire rapidamente le scale e scomparire dalla sua vista.
Accidenti a lui e alla propria impulsività, possibile che non impara mai?
James serra i pugni e si appresta ad andarsene, ignaro del fatto che Sandokan abbia visto tutto.


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