Capitolo 28 - I primi chiarimenti

Tarrant aveva percorso in un soffio l'infinita scalinata che conduceva alla stanza in cui era rinchiusa Alice.
Una volta lì aveva fatto scattare la serratura aiutandosi con uno spillone da sarto: era stato un gioco da ragazzi.

Sollevato e rinvigorito dal fatto che in quel momento Ilosovic non si trovasse al castello aveva fatto per aprire la porta, ma non vi era riuscito. Qualcuno la stava tenendo serrata con tutte le sue forze e quel qualcuno non poteva che essere Alice.
Aveva opposto strenuamente resistenza fino a quando l'aveva esortata ad aprire la porta.
Solo allora, s'era acquietata.

Il Cappellaio sospirò e si apprestò ad entrare nella stanza. Era quasi emozionato all'idea di rivederla.

Una volta che ebbe aperto la porta ciò che vide rischiò di farlo scoppiare in una sonora risata: Alice se ne stava ferma in un angolo, rigida e sulla difensiva, ma soprattutto armata di cuscino.

«Non penserai davvero di mettermi al tappeto con quello?» la canzonò come se nulla fosse. Come se non avessero litigato.
Come se non si fossero baciati.
Come se non fosse sparito.
Come se non fossero stati lontani l'uno dall'altra per giorni e giorni.

Lei abbassò la guardia e si lasciò sfuggire un sospiro sommesso.
Il suo era sollievo allo stato puro.

Tarrant sorrise e in quel momento si accorse di quanto le fosse mancata.
Di quanto avesse temuto per la sua incolumità.
Di quanto l'amasse.

«Stai bene, piccoletta?» domandò in tono dolce, facendo un passo verso di lei.
Non si sarebbe mai aspettato la reazione che seguì.

Alice gli si scagliò contro e gli mollò un sonoro ceffone, talmente forte da girargli la faccia. Tarrant rimase basito e non ebbe la prontezza di reagire.

«Razza di idiota!» strillò furiosa colpendolo al petto, sulle braccia, sul collo e ovunque riuscisse. «Come hai potuto? Eh? Come hai potuto andartene senza nemmeno una parola?»

Tarrant si coprì alla bell'e e meglio il viso, sebbene gli venisse un po' da ridere. «Ehi piccoletta, stai calma!»

«Non chiamarmi piccoletta!! Non dopo che te ne sei andato!»

«Adesso sono qui, no?»

Il volto di Alice era paonazzo dalla rabbia. «Adesso sei quiADESSO SEI QUI? Hai idea di quanto sia stata in pena per te? Ho temuto il peggio! E quando Ilosovic mi ha rapita, ho creduto di...Ho temuto di...»

Il Cappellaio la fissò in attesa. Lei, nel frattempo, aveva smesso di colpirlo e aveva preso a balbettare parole confuse, segno inequivocabile d'imbarazzo. Le sue gote si tinsero di rosso e i grandi occhi castani, ora più tranquilli, incrociano quelli bicromatici di Tarrant.

«Ho davvero creduto di non vederti mai più» concluse in un soffio.

Tarrant le sorrise con lo sguardo e rimase in silenzio per un istante che parve infinito. Poi accadde.
In un solo passo le fu addosso e catturò il suo viso fra le mani, avvicinandolo al proprio. La baciò con passione, annegando nella sua bocca e respirandola in profondità.

Alice sussultò sorpresa, ma non si ritrasse. Gli cinse la vita con le braccia e rispose con enfasi a quel bacio che ardeva di desiderio, passione e rabbia.

Tarrant affondò le dita nei suoi lunghi riccioli biondi e continuò a solleticarla con la lingua, spingendola verso il letto.
Fu in quell'istante che Alice gli morse il labbro.

«Ahia!»

«Perché te ne sei andato?» lo apostrofò.

Si massaggiò il labbro inferiore e sfoderò un sorrisetto sghembo. «Vuoi saperlo proprio adesso

Lei annuì fermamente. «Sì, a malincuore, ma voglio saperlo proprio adesso

Il Cappellaio alzò gli occhi al cielo e sospirò. Era giunto il momento della verità.
Alice parve leggergli nel pensiero. «Voglio la verità, Tarrant. Tutta la verità.»

Distolse lo sguardo, vagamente in imbarazzo. «Me ne sono andato perché ho sentito Nate chiederti di sposarlo.»

Alice aggrottò la fronte.

«Nel palazzo della Regina Bianca. Eravate in terrazza e...»

«Lo so, ricordo bene. Solo...Come hai fatto a sentirlo?»

Tarrant prese a giocherellare con i lembi del fiocco che portava al collo, ormai sfatto. «Stavo venendo a dirti che sarei partito per l'Aldilander, quando vi ho visti insieme. Mi sono fermato e ho sentito tutto. Ho provato una tale rabbia di fronte alla tua esitazione!» Fece schioccare le nocche della mano stretta a pugno e assunse un'espressione inquietante. «Come se potessi concederti il lusso di pensarci, poi!» tuonò furente.

Alice aggrottò la fronte. «In che senso, scusa?»

Tarrant era paonazzo. Aveva serbato a lungo dentro di sé i propri sentimenti discordanti e adesso non sarebbe riuscito a trattenerli nemmeno volendo.
«Nel senso che sappiamo entrambi che non puoi sposare Nate!»

Lei parve sempre più confusa. «Che non voglia sposarlo è appurato, ma perché dici che non posso?»

«Perché sei già impegnata!»

Alice inarcò le sopracciglia, sempre più sorpresa. «Ah sì?»

«Certo! O siete così libertini nel tuo mondo?» la provocò adirato.

«Mi stai facendo venire il mal di testa.»

«Perché?»

«Perché non so di cosa parli!»

«Parlo del fatto che te ne sei andata da Sottomondo per sposare quell'Hamish!» sputò fuori il Cappellaio ammettendo il suo cruccio ad alta voce per la prima volta.

Alice lo fissò interdetta per un lungo istante. «COSA
Visto che Tarrant non rispose, gli afferrò il mento per costringerlo ad affrontarla. «Tarrant...Sul serio credi che io sia sposata?»

«So che non sei rimasta con me per sposarti.»

«Questo non è vero!»

«Intendi negarlo?»

«Ovviamente sì! Se non ti fidi, perché mi hai baciata?»

Colto in fallo, il Cappellaio divenne ancora più pallido del consueto. «Perché io...Perché io ti...» scosse la testa, contrariato. «Non ha importanza. Tanto tu appartieni a un altro» sbottò.

«Sì, appartiene a me» rimarcò una voce odiosa.

Alice e Tarrant si voltarono all'unisono verso la porta, dove torreggiava la figura imponente del Fante di cuore. Il suo unico occhio visibile emanava saette in direzione del Cappellaio, quasi avesse voluto schiacciarlo come avrebbe fatto con un insetto.

«Guarda un po' chi si vede. Sei stato veloce a raggiungere la tua bella, stupido d'un Cappellaio. O forse dovrei dire la mia bella.»
Ridacchiò e si avvicinò come se fosse un predatore. Scosse la testa. «Sapevo che covavi un gran rancore per lei, te l'ho letto dentro nel momento in cui ho assunto il tuo aspetto. Sei proprio uno sciocco oltre a essere matto da legare. Ma alla fine le tue paure si realizzeranno visto che lei sposerà un altro e cioè me

«Nemmeno fra un milione di vite» replicò aspramente Alice.

Ilosovic si risentì e fece per andarle incontro, ma trovò Tarrant a sbarrargli il passo. Lui sbuffò. «Prima mi libero di te e prima avrò il via libera con la ragazza» bofonchiò afferrandolo bruscamente.

Il Cappellaio non fece una piega e disse: «Sono d'accordo.»

Alice era perplessa da quella resa immediata, ma senza farsi vedere da Ilosovic Tarrant le indicò il proprio cappello abbandonato sul letto. La fanciulla aggrottò la fronte, ma non disse nulla. Si limitò a osservare il Fante di Cuori che lo trascinava via, chiudendola nuovamente a chiave nella stanza.

Appena fu certa di essere sola, Alice afferrò il cappello di Tarrant e lo analizzò accuratamente. Notò un sacchettino di organza − talmente piccolo da passare quasi inosservato − nascosto sotto il nastro che decorava il prezioso accessorio del Cappellaio. Lo aprì e all'interno vi trovò due dolcetti minuscoli. Su entrambi c'era scritto Mangiami.


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