Tarrant
aveva percorso in un soffio l'infinita scalinata che conduceva alla stanza in
cui era rinchiusa Alice.
Una volta lì aveva fatto scattare la serratura aiutandosi con uno spillone da
sarto: era stato un gioco da ragazzi.
Sollevato
e rinvigorito dal fatto che in quel momento Ilosovic non si trovasse al
castello aveva fatto per aprire la porta, ma non vi era riuscito. Qualcuno la
stava tenendo serrata con tutte le sue forze e quel qualcuno non poteva che
essere Alice.
Aveva opposto strenuamente resistenza fino a quando l'aveva esortata ad aprire
la porta.
Solo allora, s'era acquietata.
Il
Cappellaio sospirò e si apprestò ad entrare nella stanza. Era quasi emozionato
all'idea di rivederla.
Una volta
che ebbe aperto la porta ciò che vide rischiò di farlo scoppiare in una sonora
risata: Alice se ne stava ferma in un angolo, rigida e sulla difensiva, ma
soprattutto armata di cuscino.
«Non
penserai davvero di mettermi al tappeto con quello?» la canzonò come se nulla
fosse. Come se non avessero litigato.
Come se non si fossero baciati.
Come se non fosse sparito.
Come se non fossero stati lontani l'uno dall'altra per giorni e giorni.
Lei
abbassò la guardia e si lasciò sfuggire un sospiro sommesso.
Il suo era sollievo allo stato puro.
Tarrant
sorrise e in quel momento si accorse di quanto le fosse mancata.
Di quanto avesse temuto per la sua incolumità.
Di quanto l'amasse.
«Stai
bene, piccoletta?» domandò in tono dolce, facendo un passo verso di lei.
Non si sarebbe mai aspettato la reazione che seguì.
Alice gli
si scagliò contro e gli mollò un sonoro ceffone, talmente forte da girargli la
faccia. Tarrant rimase basito e non ebbe la prontezza di reagire.
«Razza di
idiota!» strillò furiosa colpendolo al petto, sulle braccia, sul collo e
ovunque riuscisse. «Come hai potuto? Eh? Come hai potuto andartene senza
nemmeno una parola?»
Tarrant si
coprì alla bell'e e meglio il viso, sebbene gli venisse un po' da ridere. «Ehi
piccoletta, stai calma!»
«Non
chiamarmi piccoletta!! Non dopo che te ne sei andato!»
«Adesso
sono qui, no?»
Il volto
di Alice era paonazzo dalla rabbia. «Adesso sei qui? ADESSO SEI
QUI? Hai idea di quanto sia stata in pena per te? Ho temuto il peggio! E
quando Ilosovic mi ha rapita, ho creduto di...Ho temuto di...»
Il
Cappellaio la fissò in attesa. Lei, nel frattempo, aveva smesso di colpirlo e
aveva preso a balbettare parole confuse, segno inequivocabile d'imbarazzo. Le
sue gote si tinsero di rosso e i grandi occhi castani, ora più tranquilli,
incrociano quelli bicromatici di Tarrant.
«Ho davvero creduto
di non vederti mai più» concluse in un soffio.
Tarrant le
sorrise con lo sguardo e rimase in silenzio per un istante che parve infinito.
Poi accadde.
In un solo passo le fu addosso e catturò il suo viso fra le mani, avvicinandolo
al proprio. La baciò con passione, annegando nella sua bocca e respirandola in
profondità.
Alice
sussultò sorpresa, ma non si ritrasse. Gli cinse la vita con le braccia e
rispose con enfasi a quel bacio che ardeva di desiderio, passione e rabbia.
Tarrant
affondò le dita nei suoi lunghi riccioli biondi e continuò a solleticarla con
la lingua, spingendola verso il letto.
Fu in quell'istante che Alice gli morse il labbro.
«Ahia!»
«Perché te
ne sei andato?» lo apostrofò.
Si
massaggiò il labbro inferiore e sfoderò un sorrisetto sghembo. «Vuoi
saperlo proprio adesso?»
Lei annuì
fermamente. «Sì, a malincuore, ma voglio saperlo proprio adesso.»
Il
Cappellaio alzò gli occhi al cielo e sospirò. Era giunto il momento della
verità.
Alice parve leggergli nel pensiero. «Voglio la verità, Tarrant. Tutta la
verità.»
Distolse
lo sguardo, vagamente in imbarazzo. «Me ne sono andato perché ho sentito Nate
chiederti di sposarlo.»
Alice
aggrottò la fronte.
«Nel
palazzo della Regina Bianca. Eravate in terrazza e...»
«Lo so,
ricordo bene. Solo...Come hai fatto a sentirlo?»
Tarrant
prese a giocherellare con i lembi del fiocco che portava al collo, ormai
sfatto. «Stavo venendo a dirti che sarei partito per l'Aldilander, quando vi ho
visti insieme. Mi sono fermato e ho sentito tutto. Ho provato una tale rabbia
di fronte alla tua esitazione!» Fece schioccare le nocche della mano stretta a
pugno e assunse un'espressione inquietante. «Come se potessi concederti il
lusso di pensarci, poi!» tuonò furente.
Alice
aggrottò la fronte. «In che senso, scusa?»
Tarrant
era paonazzo. Aveva serbato a lungo dentro di sé i propri sentimenti
discordanti e adesso non sarebbe riuscito a trattenerli nemmeno volendo.
«Nel senso che sappiamo entrambi che non puoi sposare Nate!»
Lei parve
sempre più confusa. «Che non voglia sposarlo è appurato, ma perché dici che non
posso?»
«Perché
sei già impegnata!»
Alice
inarcò le sopracciglia, sempre più sorpresa. «Ah sì?»
«Certo! O
siete così libertini nel tuo mondo?» la provocò adirato.
«Mi stai
facendo venire il mal di testa.»
«Perché?»
«Perché
non so di cosa parli!»
«Parlo del
fatto che te ne sei andata da Sottomondo per sposare quell'Hamish!» sputò fuori
il Cappellaio ammettendo il suo cruccio ad alta voce per la prima volta.
Alice lo
fissò interdetta per un lungo istante. «COSA?»
Visto che Tarrant non rispose, gli afferrò il mento per costringerlo ad
affrontarla. «Tarrant...Sul serio credi che io sia sposata?»
«So che
non sei rimasta con me per sposarti.»
«Questo
non è vero!»
«Intendi
negarlo?»
«Ovviamente
sì! Se non ti fidi, perché mi hai baciata?»
Colto in
fallo, il Cappellaio divenne ancora più pallido del consueto. «Perché
io...Perché io ti...» scosse la testa, contrariato. «Non ha importanza. Tanto
tu appartieni a un altro» sbottò.
«Sì,
appartiene a me» rimarcò una voce odiosa.
Alice e
Tarrant si voltarono all'unisono verso la porta, dove torreggiava la figura
imponente del Fante di cuore. Il suo unico occhio visibile emanava saette in
direzione del Cappellaio, quasi avesse voluto schiacciarlo come avrebbe fatto
con un insetto.
«Guarda un
po' chi si vede. Sei stato veloce a raggiungere la tua bella, stupido d'un
Cappellaio. O forse dovrei dire la mia bella.»
Ridacchiò e si avvicinò come se fosse un predatore. Scosse la testa. «Sapevo
che covavi un gran rancore per lei, te l'ho letto dentro nel momento in cui ho
assunto il tuo aspetto. Sei proprio uno sciocco oltre a essere matto da legare.
Ma alla fine le tue paure si realizzeranno visto che lei sposerà un altro e
cioè me.»
«Nemmeno
fra un milione di vite» replicò aspramente Alice.
Ilosovic
si risentì e fece per andarle incontro, ma trovò Tarrant a sbarrargli il passo.
Lui sbuffò. «Prima mi libero di te e prima avrò il via libera con la ragazza»
bofonchiò afferrandolo bruscamente.
Il
Cappellaio non fece una piega e disse: «Sono d'accordo.»
Alice era
perplessa da quella resa immediata, ma senza farsi vedere da Ilosovic Tarrant
le indicò il proprio cappello abbandonato sul letto. La fanciulla aggrottò
la fronte, ma non disse nulla. Si limitò a osservare il Fante di Cuori che lo
trascinava via, chiudendola nuovamente a chiave nella stanza.
Appena fu
certa di essere sola, Alice afferrò il cappello di Tarrant e lo analizzò
accuratamente. Notò un sacchettino di organza − talmente piccolo da passare
quasi inosservato − nascosto sotto il nastro che decorava il prezioso
accessorio del Cappellaio. Lo aprì e all'interno vi trovò due dolcetti
minuscoli. Su entrambi c'era scritto Mangiami.
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