Tarrant
non aveva mai galoppato così a lungo e così in fretta.
Dopo
essersi lasciato alle spalle l'Aldilander con la promessa di tornare a
vendicarsi, prima o poi, della Regina Rossa si era lanciato alla volta del
palazzo di Cuori.
Tuttavia la distanza era molta e il sole stava calando quando giunse nelle
terre che un tempo non troppo lontano erano appartenute alla Maledetta
Capocciona.
Tarrant si
asciugò la fronte imperlata di sudore con il palmo della mano e pregò che non
fosse accaduto nulla alla sua Alice. Che razza di idiota era stato ad andarsene
senza nemmeno salutarla! Non avrebbe dovuto lasciarla!
"Se
Ilosovic le ha torto anche solo un capello, io...!"
«Siamo
arrivati, mastro Cappellaio. Si vedono le torri più alte del castello» annunciò
una guardia del drappello che lo stava accompagnando in quell'avventura,
distogliendolo dai pensieri funesti.
Tarrant si limitò ad annuire a denti stretti e proseguì a cavalcare.
Una volta
che furono a ridosso del palazzo smontarono di sella e si misero in allerta per
non farsi scoprire prima del tempo dal Fante di Cuori. Il Cappellaio ricordava
fin troppo bene quanto la sua ferocia assomigliasse a quella della Regina
Rossa. Non per niente avevano fatto squadra a lungo.
Qualcosa, però, non gli tornava: Ilosovic aveva preso Alice, ma non l'aveva
condotta subito dalla Regina Rossa com'era nei loro piani. Cosa stava
succedendo nelle schiere nemiche?
«Cappellaio,
proviamo a inoltrarci nel castello?» domandò una guardia.
«Sì, ma
stiamo all'occhio. Il Fante di Cuori potrebbe essere nei paraggi.»
Aiutandosi
l'uno con l'altro, si arrampicarono e scavalcarono con qualche difficoltà la
palizzata che delimitava il cortile interno del palazzo dall'esterno.
Vigeva una quiete anomala e Tarrant sospettò che non vi fosse nessuno. In
seguito alla disfatta della Regina Rossa, i suoi servi − o, per meglio
dire, schiavi − erano stati liberati e il castello era rimasto
vuoto per tutto il tempo. Dubitava che Ilosovic si fosse preoccupato di
procurarsi nuovo personale, se non altro per agire indisturbato. La sua
presenza avrebbe destato scalpore e le voci sarebbero girate per l'intero
Sottomondo.
«Proviamo
a controllare nei sotterranei. Può darsi che il Fante di Cuori abbia
imprigionato Alice.»
Il
drappello di soldati obbedì prontamente e insieme si diressero nelle segrete
del palazzo.
Il silenzio era inquietante, ma Tarrant non si lasciò turbare.
Trovarono una torcia accesa, appesa al muro e se ne impossessarono per farsi
luce man mano che scendevano.
«C'è nessuno? Alice?»
Sentirono dei rumori soffusi in lontananza.
«Alice?» tentò ancora il Cappellaio.
Una voce
cristallina ruppe il silenzio:«Tarrant, sei tu?»
Il
Cappellaio e le guardie strabuzzarono gli occhi, poi si lanciarono giù dagli
ultimi gradini e raggiunserole celle.
«Altezza?»
«Vostra maestà, siete proprio voi?»
«Oh
Cappellaio, che bello sentire la tua voce! Sono qui. Ci sono anche tutti gli
altri.»
Tarrant si
sentì in colpa per non avere minimamente pensato a loro. Aveva dato per
scontato che alla Regina Rossa interessasse mettere le mani soltanto su Alice.
Ed era ancora convinto che fosse così. Sospettava sempre più che Ilosovic
avesse apportato delle modifiche al piano originale.
Modifiche di cui ovviamente la Maledetta Capocciona era
all'oscuro.
Le guardie
illuminarono le celle adiacenti in cui erano imprigionati il Bianconiglio,
Mirana, Bayard, il Leprotto Marzolino, il Ghiro e persino Nate. Tarrant non
poteva credere ai propri occhi.
«Siete tutti qui...» mormorò.
«Non
tutti» lo interruppe Nate con uno sguardo eloquente.
Il
Cappellaio comprese e s'irrigidì. «Dov'è Alice?» chiese.
***
Alice
stava misurando la stanza a grandi passi, spremendo le meningi a più non posso:
doveva trovare il modo di uscire di lì!
Con un
movimento fulmineo corse alla finestra, che ovviamente aveva le sbarre. Guardò
al di sotto e vide che c'era un fossato pieno d'acqua, nel quale galleggiavano
le teste degli sventurati che avevano osato sfidare le ire della Regina Rossa
finendo per essere decapitati dalla stessa.
Alice si
voltò e appoggiò la schiena alle sbarre, abbandonandosi a un sospiro
sconfortato. Si accasciò a terra e si coprì il viso con entrambe le mani,
crogiolandosi nella disperazione. Se non trovava il modo di scappare sarebbe
incappata nel ritorno di Ilosovic e Dio solo sapeva quali intenzioni avesse.
«Momento
difficile, tesoro?» cantilenò una voce soave e ben nota.
La
fanciulla sgranò gli occhi e li posò sul faccione ridente dello Stregatto.
«Stregatto!»
«In tutta
la mia magnificenza»
«Tu sei...Libero!»
«Non
potrei mai essere intrappolato. La mia evanescenza è un dono e una maledizione.
Ma dimmi, cosa ti affligge?»
Ritrovato
un barlume di speranza, Alice si tirò in piedi e gli mostrò le sbarre alla
finestra. «Il Fante di Cuori mi ha segregata e vuole che diventi sua moglie.
Devi aiutarmi a fuggire, Stregatto, o mi...»
«Come ho
appena detto,» la interruppe la creatura, «la mia evanescenza è un dono e una
maledizione. Non posso aiutarti in alcun modo, se non fornendoti informazioni.»
«Del
tipo?»
Lo
Stregatto cominciò a sfumare, segno inequivocabile che stesse per sparire. «Sta
arrivando qualcuno» annunciò.
Alice
sentì dei passi fuori dalla porta. Dopo un lento trafficare, la serratura
scattò.
"Oh
no, Ilosovic è tornato!" pensò in preda al panico. Nel frattempo lo
Stregatto era scomparso.
Beato lui!
Vide la maniglia abbassarsi, cosicché si scagliò contro la porta per tenerla
chiusa e impedirgli di entrare. Fu una lotta lunga ed estenuante, ma alla fine
fu costretta a cedere. Lui era troppo forte.
Con le
lacrime agli occhi fece un ultimo disperato tentativo per opporre resistenza e
, in un lampo di genio, afferrò una sedia per fissarla sotto la maniglia.
Fu allora che una voce diversa da quella che si aspettava tuonò al di là della
parete: «Dannazione Alice! Apri questa porta!»
La
fanciulla s'immobilizzò, dopodiché spostò la sedia e lasciò all'altro la
possibilità di entrare.
Sperò con tutto il cuore di non pentirsene.
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