Capitolo 32 - A patti con il nemico

Quando giunsero dinanzi a quello che doveva essere l'Aldilander, Nate rimase a dir poco stupefatto. Si era immaginato una sorta di prigione di massima sicurezza da cui la famigerata Regina Rossa avrebbe a malapena potuto mettere il naso fuori.
Invece no.
Davanti a lui si estendeva una sorta di steppa arida e infinita, ad eccezione di qualche arbusto qua e là e alcuni rivoli d'acqua. Non era un'oasi, ma nemmeno un luogo in cui terminare i propri giorni nella più completa miseria.
Certo, era isolato e poco accogliente, tuttavia Nate aveva un'idea diversa di punizione, probabilmente dovuta alla sua natura prettamente umana e incapace di guardare oltre.
Aveva sempre invidiato quella peculiarità in Alice.

Alice.
Chissà come stava. Nate sperava ardentemente che quello svitato del Cappellaio fosse riuscito a liberarla o avrebbe dovuto vedersela con lui.
Non l'avrebbe sposata, ormai era chiaro. Ciononostante continuava a nutrire per lei un affetto pari a quello che provava un fratello per la propria sorellina adorata.

Ecco perché Tarrant Altocilindro doveva fare l'impossibile per riportargliela tutta intera.

Mirana smontò da cavallo e si lisciò la gonna ormai logora e sporca, visti gli ultimi accadimenti in cui era stata coinvolta. Mai nella sua piatta vita di sovrana si era ritrovata a compiere missioni come quelle che aveva intrapreso nelle ultime ore e ne era elettrizzata oltreché orgogliosa.
Un sorriso beato aleggiava sul suo bel volto candido mentre superava la piccola comitiva dirigendosi, probabilmente, verso un invisibile ingresso dell'Aldilander.
«Bene. Entriamo» squittì con candore.

Nate l'affiancò con fare protettivo. «Maestà, non credi che sia pericoloso procedere senza una scorta?»

Gli scoccò un'occhiata tagliente che lo trucidò. «Sono in grado di badare a me stessa»ribatté per la prima volta in tono secco. «Mia sorella non può nuocermi. Non se vuole uscire da questa prigione infernale.»

«Prigione infernale?» ribatté in tono scettico.

La Regina Bianca annuì. «Non c'è niente che ferisca Iracebeth più dell'isolamento. Quando l'avrai conosciuta capirai.» Dopo un attimo di silenzio la maschera di distacco di Mirana s'incrinò e lei rivolse uno sguardo laconico a Nate. «Inoltre...Non avevamo stabilito di evitare i convenevoli?»

Il ragazzo sorrise e annuì. «Certo Mirana. Scusa se ho dubitato di te.» Le strizzò l'occhio. «Sei diversa da come credevo. È proprio vero che dietro alla tolleranza e al rispetto si cela un gran coraggio.»

Mirana strinse le labbra, ma non commentò, colta da un'emozione nuova.
Nessuno l'aveva mai definita coraggiosa.
Negli anni aveva guadagnato un gran numero di epiteti positivi, ma nulla che riguardasse il suo coraggio. Anzi, era sempre stata definita un po' vigliacca, tendente a nascondersi dietro gli atti altrui.

Si accorse che Pincopanco, Pancopinco, il Bianconiglio, la Lepre Marzolina, il Ghiro e lo Stregatto la stavano fissando, così si affrettò ad avviarsi nell'Aldilander alla ricerca dell'unica prigioniera che vi avesse mai relegato: sua sorella.

Dopo qualche minuto che girovagavano una voce li sorprese. «Guarda un po' chi si vede.»
La sagoma di una testa enorme su un corpicino sottile fece capolino da dietro un albero rinsecchito rivelando la Regina Rossa in carne e ossa.

Nate dovette fare uno sforzo sovrumano per non scoppiare a ridere.
Insomma, era enorme.
La testa.
Era gigantesca, sproporzionata, immane.
Cosa diamine le era successo?

La Regina Rossa si avvicinò al gruppetto che, ad eccezione di Nate − che non la conosceva − e della Regina Bianca − che la conosceva fin troppo bene − la temeva un po'.
«Ciao Mirana. Qual buon vento?»

Quest'ultima non si scompose, quasi fosse normale intrattenere una conversazione così insipida con la propria sorella.
«Ciao Iracebeth. Sono qui per parlarti.»

La Regina Rossa inarcò le sopracciglia sottili e fece una smorfia. «Devo ammettere che non mi aspettavo di vederti tanto presto. Non senza essere accompagnata dal mio fido Fante.» Il nervosismo le fece dilatare le narici. «Che fine ha fatto il caro Ilosovic?» chiese, temendo la risposta che avrebbe potuto ricevere.

Mirana prese coraggio e sospirò. «Il Fante di Cuori ha tradito la tua fiducia. Di nuovo

«Cosa? Non è possibile! Perché avrebbe...»

«Perché è infatuato di Alice, la stessa Alice che tanto brami uccidere. Si è invaghito di lei quando l'hai accolta nel tuo palazzo...»

«Aveva detto di chiamarsi Ehm

«...E da allora non se l'è più tolta dalla testa. Ha tramato alle tue spalle per ottenere ciò che voleva.» Le lanciò un'occhiata carica di sottintesi. «Non tornerà da te, Iracebeth. Non ti libererà dall'Aldilander. Ecco perché ti propongo di unirti a noi....»

«A voi? Una banda di smidollati? Neanche morta! Sei solo una fallita, Mirana, e io non...»

«...In cambio della libertà» concluse la Regina Bianca ottenendo l'immediato silenzio della sorella.
Quest'ultima serrò le labbra e smise quasi di respirare. Non poteva credere alle proprie orecchie: credeva che avrebbe vissuto il resto dei suoi giorni lì e invece Mirana era venuta a proporle uno scambio. Uno scambio piuttosto equo, se ciò che affermava sul Fante era vero.

«Potrai tornare a vivere a Sottomondo. Dovrai rispettare la legge, certo, ma sarai libera.» specificò la Regina Bianca.

«Come faccio a crederti?»

«É contro i miei voti mentire.»

«Chi mi dice che tu non stia bluffando sul Fante?»

«Di nuovo, è contro i miei voti mentire.»

A stento Iracebeth trattenne un moto di rabbia. Strinse i pugni e scrutò uno a uno i membri del gruppo che aveva di fronte. «Qual è il piano?»

«Prima stringetevi la mano» intervenne Nate. La Regina Rossa la fulminò e lui alzò le spalle. «É buona norma farlo quando si fa una promessa.»

Mirana porse la mano candida alla sorella, che la strinse con una certa ferocia sottraendosi subito allo sgradito contatto.

«Bene e adesso? Che si fa?»

«Devi dircelo tu» ribatté la Regina Bianca serafica. «Sei l'esperta in piani malefici.»

A Iracebeth sfuggì un mezzo sorriso compiaciuto all'idea di trascinare la sorella in una missione che non fosse espressamente pacifica. «Questo non va contro i tuoi voti?» la canzonò beffarda.

Mirana sollevò il capo e scosse fieramente la testa. «No, se serve a raggiungere un obiettivo più grande.»

Si scambiarono una rapida occhiata e per un attimo − seppur molto rapido − a entrambe sembrò di essere tornate bambine, pronte a combinare l'ennesima marachella.
Al tempo in cui erano state delle vere sorelle.


← Capitolo precedente Indice │ Capitolo successivo →

Nessun commento:

Posta un commento

Capitolo 8 - La partita

Iris Stare al cospetto di un Dio creava sensazioni di disorientamento e inferiorità nei mortali, tuttavia, Iris non aveva provato niente d...