Quando
giunsero dinanzi a quello che doveva essere l'Aldilander, Nate rimase a dir
poco stupefatto. Si era immaginato una sorta di prigione di massima sicurezza
da cui la famigerata Regina Rossa avrebbe a malapena potuto mettere il naso
fuori.
Invece no.
Davanti a lui si estendeva una sorta di steppa arida e infinita, ad eccezione
di qualche arbusto qua e là e alcuni rivoli d'acqua. Non era un'oasi, ma
nemmeno un luogo in cui terminare i propri giorni nella più completa miseria.
Certo, era isolato e poco accogliente, tuttavia Nate aveva un'idea diversa di
punizione, probabilmente dovuta alla sua natura prettamente umana e incapace di
guardare oltre.
Aveva sempre invidiato quella peculiarità in Alice.
Alice.
Chissà come stava. Nate sperava ardentemente che quello svitato del Cappellaio
fosse riuscito a liberarla o avrebbe dovuto vedersela con lui.
Non
l'avrebbe sposata, ormai era chiaro. Ciononostante continuava a nutrire per lei
un affetto pari a quello che provava un fratello per la propria sorellina
adorata.
Ecco perché Tarrant Altocilindro doveva fare l'impossibile per riportargliela
tutta intera.
Mirana
smontò da cavallo e si lisciò la gonna ormai logora e sporca, visti gli ultimi
accadimenti in cui era stata coinvolta. Mai nella sua piatta vita di sovrana si
era ritrovata a compiere missioni come quelle che aveva intrapreso nelle ultime
ore e ne era elettrizzata oltreché orgogliosa.
Un sorriso beato aleggiava sul suo bel volto candido mentre superava la piccola
comitiva dirigendosi, probabilmente, verso un invisibile ingresso
dell'Aldilander.
«Bene. Entriamo» squittì con candore.
Nate
l'affiancò con fare protettivo. «Maestà, non credi che sia pericoloso procedere
senza una scorta?»
Gli scoccò
un'occhiata tagliente che lo trucidò. «Sono in grado di badare a me
stessa»ribatté per la prima volta in tono secco. «Mia sorella non può nuocermi.
Non se vuole uscire da questa prigione infernale.»
«Prigione
infernale?» ribatté in tono scettico.
La Regina
Bianca annuì. «Non c'è niente che ferisca Iracebeth più dell'isolamento. Quando
l'avrai conosciuta capirai.» Dopo un attimo di silenzio la maschera di distacco
di Mirana s'incrinò e lei rivolse uno sguardo laconico a Nate. «Inoltre...Non
avevamo stabilito di evitare i convenevoli?»
Il ragazzo
sorrise e annuì. «Certo Mirana. Scusa se ho dubitato di te.» Le strizzò
l'occhio. «Sei diversa da come credevo. È proprio vero che dietro alla
tolleranza e al rispetto si cela un gran coraggio.»
Mirana
strinse le labbra, ma non commentò, colta da un'emozione nuova.
Nessuno l'aveva mai definita coraggiosa.
Negli anni aveva guadagnato un gran numero di epiteti positivi, ma nulla che
riguardasse il suo coraggio. Anzi, era sempre stata definita un po' vigliacca,
tendente a nascondersi dietro gli atti altrui.
Si accorse
che Pincopanco, Pancopinco, il Bianconiglio, la Lepre Marzolina, il Ghiro e lo
Stregatto la stavano fissando, così si affrettò ad avviarsi nell'Aldilander
alla ricerca dell'unica prigioniera che vi avesse mai relegato: sua sorella.
Dopo
qualche minuto che girovagavano una voce li sorprese. «Guarda un po' chi si
vede.»
La sagoma di una testa enorme su un corpicino sottile fece capolino da dietro
un albero rinsecchito rivelando la Regina Rossa in carne e ossa.
Nate
dovette fare uno sforzo sovrumano per non scoppiare a ridere.
Insomma, era enorme.
La testa.
Era gigantesca, sproporzionata, immane.
Cosa diamine le era successo?
La Regina
Rossa si avvicinò al gruppetto che, ad eccezione di Nate − che non la conosceva
− e della Regina Bianca − che la conosceva fin troppo bene − la temeva un po'.
«Ciao Mirana. Qual buon vento?»
Quest'ultima
non si scompose, quasi fosse normale intrattenere una conversazione così
insipida con la propria sorella.
«Ciao Iracebeth. Sono qui per parlarti.»
La Regina
Rossa inarcò le sopracciglia sottili e fece una smorfia. «Devo ammettere che
non mi aspettavo di vederti tanto presto. Non senza essere accompagnata dal mio
fido Fante.» Il nervosismo le fece dilatare le narici. «Che fine ha fatto il
caro Ilosovic?» chiese, temendo la risposta che avrebbe potuto ricevere.
Mirana
prese coraggio e sospirò. «Il Fante di Cuori ha tradito la tua fiducia. Di
nuovo.»
«Cosa? Non
è possibile! Perché avrebbe...»
«Perché è
infatuato di Alice, la stessa Alice che tanto brami uccidere. Si è invaghito di
lei quando l'hai accolta nel tuo palazzo...»
«Aveva
detto di chiamarsi Ehm.»
«...E da
allora non se l'è più tolta dalla testa. Ha tramato alle tue spalle per
ottenere ciò che voleva.» Le lanciò un'occhiata carica di sottintesi. «Non
tornerà da te, Iracebeth. Non ti libererà dall'Aldilander. Ecco perché ti
propongo di unirti a noi....»
«A voi?
Una banda di smidollati? Neanche morta! Sei solo una fallita, Mirana, e io
non...»
«...In
cambio della libertà» concluse la Regina Bianca ottenendo l'immediato silenzio
della sorella.
Quest'ultima serrò le labbra e smise quasi di respirare. Non poteva credere
alle proprie orecchie: credeva che avrebbe vissuto il resto dei suoi giorni lì
e invece Mirana era venuta a proporle uno scambio. Uno scambio piuttosto equo,
se ciò che affermava sul Fante era vero.
«Potrai
tornare a vivere a Sottomondo. Dovrai rispettare la legge, certo, ma sarai
libera.» specificò la Regina Bianca.
«Come
faccio a crederti?»
«É contro
i miei voti mentire.»
«Chi mi
dice che tu non stia bluffando sul Fante?»
«Di nuovo,
è contro i miei voti mentire.»
A stento
Iracebeth trattenne un moto di rabbia. Strinse i pugni e scrutò uno a uno i
membri del gruppo che aveva di fronte. «Qual è il piano?»
«Prima
stringetevi la mano» intervenne Nate. La Regina Rossa la fulminò e lui alzò le
spalle. «É buona norma farlo quando si fa una promessa.»
Mirana
porse la mano candida alla sorella, che la strinse con una certa ferocia
sottraendosi subito allo sgradito contatto.
«Bene e
adesso? Che si fa?»
«Devi
dircelo tu» ribatté la Regina Bianca serafica. «Sei l'esperta in piani
malefici.»
A
Iracebeth sfuggì un mezzo sorriso compiaciuto all'idea di trascinare la sorella
in una missione che non fosse espressamente pacifica. «Questo non
va contro i tuoi voti?» la canzonò beffarda.
Mirana
sollevò il capo e scosse fieramente la testa. «No, se serve a raggiungere un
obiettivo più grande.»
Si
scambiarono una rapida occhiata e per un attimo − seppur molto rapido − a
entrambe sembrò di essere tornate bambine, pronte a combinare l'ennesima
marachella.
Al tempo in cui erano state delle vere sorelle.
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