A
malincuore Tarrant separò le proprie labbra da quelle di Alice.
Lei lo guardò con circospezione, tant'è che il Cappellaio scoppiò a ridere.
«Mia cara, resterei qui a baciarti per tutta la vita, ma dobbiamo andare.
Rischiamo di essere scoperti.»
Le sistemò un ricciolo dietro l'orecchio, dopodiché le sfiorò le braccia. «Cosa
ti sei fatta?» domandò notando diverse escoriazioni sanguinanti.
Alice alzò
le spalle. «Niente di grave, sono finita in un cespuglio di rovi.»
Lui
sorrise e le strinse le mani baciandogliele dolcemente. «Dicevi di non essere
malridotta quanto me. Mentivi.»
«Proprio
come te: quel bastardo deve averti colpito con una certa forza.»
Stavolta
fu Tarrant ad alzare le spalle con noncuranza. «Ammetto di non aver opposto
alcuna resistenza. Mi sono lasciato percuotere da quel meschino rendendogli la
faccenda molto più semplice oltre che piacevole.»
La
fanciulla scosse la testa dinanzi alle assurde affermazioni del Cappellaio.
«Dobbiamo parlare» asserì poi.
Le sopracciglia di Tarrant si corrugarono. Alice sollevò una mano per
accarezzargli la fronte, che si rilassò istantaneamente al suo tocco gentile.
«Voglio sapere tutto, una volta per tutte. Perché eri tanto arrabbiato con me,
cosa ti passava per la testa nel momento in cui ti sei impegnato con tutte le
forze a tenermi lontana da Sottomondo...»
Il
Cappellaio si sottrasse stizzito alla mano della fanciulla. Il suo viso, un
attimo prima ebbro di felicità, si adombrò. «Non l'abbiamo già fatto?»
Lei
sospirò. «No. Finora non abbiamo fatto altro che urlarci contro e addossarci
colpe inesistenti.» Dinanzi al suo silenzio, gli si avvicinò cautamente.
«Tarrant...»
«Ho capito
male, va bene?»
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«Cosa hai
capito male?»
«Te l'ho
già spiegato.»
«Ripetimelo.»
Tarrant
sbuffò sonoramente, somigliando tanto ad un bambino capriccioso. Incrociò le
braccia al petto e si rifiutò d'incrociare i suoi occhi. «Quando hai deciso di
andartene da Sottomondo dopo che ti chiesi di restare ero convinto che l'avessi
fatto per tornare nel tuo mondo e...Prendere marito.»
Alice
sgranò gli occhi, sebbene quel discorso fosse già uscito poco prima, nella
stanza in cui Ilosovic l'aveva rinchiusa.
Il
Cappellaio si avvide della sua espressione e si affrettò a giustificarsi.
«Dicesti che avevi delle domande a cui rispondere e cose che dovevi fare»
precisò.
Un sorriso
spontaneo sorse sul viso della fanciulla. «Ricordi tutto eh?»
Lui fece
eco al suo sorriso. «"Che folle, pazza, meravigliosa idea":
così definisti il mio invito a rimanere qui con me.» Si schiarì la voce. «Ma
poi aggiungesti di non potere per i motivi prima citati» disse in tono cupo.
Alice si
avvicinò e posò una mano sulla sua guancia. «Non avevo capito.»
Il
Cappellaio aggrottò la fronte.
«Non capii
cosa mi stessi chiedendo veramente. Mi dicesti di restare sì, ma
non con te. Non lo specificasti e io non compresi.»
Tarrant
appoggiò la mano su quella di lei, ancora ferma sulla sua guancia. Sorrise
amaramente. «Ai miei stupidi occhi mi rifiutasti.»
Alice
scosse la testa. «Ho sentito tanto la tua mancanza in questi mesi. Non ho mai
smesso di pensarti ed è stato così che ho scoperto di...»
Il
Cappellaio la guardò in fremente attesa. «Di...?» la spronò.
Alice si
bagnò le labbra ed esitò. «Non sono tornata nel mio mondo per sposarmi. Avrei
dovuto, ma non l'ho fatto. Non avrei mai potuto, perché...»
«Perché...?»
La
fanciulla sospirò, dopodiché si buttò. «Credo di amarti, Tarrant Altocilindro
altrimenti noto come Cappellaio Matto. Non so molto dell'amore, ma sono
piuttosto convinta che ciò che provo per te lo sia.»
Tarrant la
fissò letteralmente a bocca aperta.
Con ogni probabilità non si aspettava che sarebbe riuscita a esternare i propri
sentimenti.
Alice non aveva ancora finito. «Me ne andai dal Paese delle Meraviglie per
sistemare ciò che avevo lasciato in sospeso, anche perché non me la sentivo di
abbandonare mia madre senza nemmeno salutarla. Inoltre volevo proteggere la
Compagnia di navigazione di mio padre: se fosse caduta nelle mani sbagliate non
me lo sarei mai perdonata.» Si passò una mano tra i lunghi riccioli biondi e
sospirò. «Ammetto che allora non avevo le idee molto chiare. Insomma, sentivo
di provare qualcosa per te, ma sai, con l'adrenalina dopo l'uccisione del
Ciciarampa...»
Tarrant
mise a tacere il suo sciocco sproloquio con un bacio appassionato. Colse le sue
labbra impreparate, ciononostante non ebbero alcuna difficoltà nell'unirsi alle
sue in una danza carica di trasporto. Le cinse l'esile vita con le braccia e
quasi la sollevò talmente la strinse forte a sé.
Dopo un lungo istante si staccò impercettibilmente e la guardò con i suoi
grandi occhi bicromatici. Sorrise. «Hai appena detto di amarmi.»
Alice
annuì, senza fiato.
«Forse ti
amo anch'io.»
«Allora
forse sei anche un cretino.»
«Perché?»
«Perché?
È da quando ho messo piede a Sottomondo che mi tratti malissimo!»
«Non
essere rancorosa.»
«Un corno!
Adesso tocca a te confessarti!»
«Confessarmi...»
mormorò pensieroso. Abbassò il capo, dopodiché tornò a guardarla con una strana
luce negli occhi. «Sto pensando ad una parola con la C.»
Alice si
lasciò sfuggire un mugolio di dissenso e alzò gli occhi al cielo. «Non ora!»
«Ca...»
«No!
Lascia perdere la Caledetta Mapocciona almeno per il momento!»
Tarrant le
prese il viso tra le mani e, anziché lasciarsi andare ai soliti, insensati,
elenchi di parola la guardò dritto negli occhi e sussurrò suadente: «Castani.»
Alice sussultò sorpresa e fece per replicare, ma glielo impedì sfiorandole il
labbro inferiore con il pollice. «Amo i tuoi occhi castani.»
Le sfuggì
un sorrisino. «Non ti chiederò cosa c'entra adesso, ma vorrei farti notare che
i miei occhi castani sono di una banalità mostruosa, soprattutto qui a
Sottomondo: sono talmente normali.»
Lui scosse
la testa. «Nel Paese delle Meraviglie è raro trovare qualcuno con gli occhi
castani come i tuoi. La tua normalità è fuori dagli schemi qui a Sottomondo.»
«Siamo in
vena di romanticismo eh?»
Il Cappellaio sorrise ampiamente, al che Alice gli mollò una gomitata nelle
costole. «Avanti! Torna in te e dimmi cos'è successo in questi mesi durante la
mia assenza.»
Tarrant
accusò il colpo e si massaggiò lo stomaco, dopodiché si ricompose. «Sei sempre
la solita.» Si schiarì la voce e tornò serio. «Poco dopo che te ne sei andata
hanno cominciato a susseguirsi degli strani episodi a Sottomondo: sparizioni
improvvise, perdite della memoria da parte dei sequestrati...»
«E perché
hai associato il problema a me?»
Tarrant si
grattò la testa. «Semplice, ho cominciato ad avere dei vuoti di memoria che,
casualmente, coincidevano con i periodi in cui, a detta degli altri,
sparivo...E nella confusione, c'era solo una costante fissa: tu.»
«Io?»
«Sì. Capii
che eri l'obiettivo di colui che si celava dietro alle sparizioni e che
attraverso i sequestri cercava un modo per arrivare a te.»
Alice
aggrottò la fronte. «Non sto capendo granché.»
Il
Cappellaio sospirò. «Ora sappiamo che è stato Ilosovic: lui stesso ha ammesso
di avere assunto le mie sembianze no? Si è trattato di un sortilegio ripetuto
nel tempo, ma ciò non lo rende immune da difetti. Se è vero che trasformandosi
nel sottoscritto ha avuto libero accesso ai miei pensieri è anche vero che, pur
in minima parte, ho potuto fare lo stesso. Capisci? È come se le nostre menti
si fossero incastrate scambiandosi informazioni importanti. Essendo lui
l'artefice dell'incantesimo ne ha giovato molto più di me, ma ciò che conta è
che ho appreso che il suo bersaglio eri tu.»
«Ha capito
che eri la migliore esca per farmi tornare a Sottomondo.»
«Già. Non
sapevo chi ti volesse qui, ma era chiaro che stesse tramando qualcosa di losco.
Certo, non ho pensato a lui perché lo credevo relegato nell'Aldilander insieme
alla Regina Rossa.»
«Per
questo motivo hai cercato d'impedirmi di tornare?»
Il
Cappellaio annuì. «Sapevo che prima o poi avresti sentito nostalgia del Paese
delle Meraviglie...»
«E di te.»
«No,
quello no. Dimentichi che ti credevo sposata?»
«Con
Nate?»
Tarrant si
strinse nelle spalle. «Quando vi ho visti insieme sulla spiaggia di Sottomondo
ho dato per scontato che fosse tuo marito. Però nel momento in cui ti ha
chiesto di sposarti ho immaginato che fosse il tuo amante, il tuo fidanzato o
chissà cosa.»
Alice
scosse la testa sconfortata e gli rivolse un'occhiata eloquente. «Avevi le idee
parecchio confuse a riguardo.»
«La
gelosia m'impediva di ragionare.»
«Già...Continua
pure.»
Con le
mani spazzolò la falda del suo amato cappello. «Dicevo, sapevo che prima o poi
avresti sentito la mancanza del Paese delle Meraviglie: dopotutto fa parte di
te e della tua essenza. L'hai scoperto quand'eri una bambina e ci sei tornata
da ragazza matura. Non te ne libererai mai, nemmeno se ci provi con tutta te
stessa» asserì fermamente.
«Non
voglio liberarmene.»
Il
Cappellaio finse di non aver sentito quell'obiezione e proseguì. «Per questo
motivo dovevo scongiurare un tuo eventuale ritorno o saresti stata in grave
pericolo. Chiunque ti avesse nel mirino intendeva scombussolare l'intero
equilibrio di Sottomondo: non dimentichiamo, infatti, che è solo grazie a te se
regna la pace. Ragion per cui ho sempre sospettato della Regina Rossa, sebbene
fosse relegata nell'Aldilander. Era l'unica che rispondeva ai requisiti: ti
odiava abbastanza da volerti distruggere e bramava ripristinare il suo potere
su Sottomondo. Perciò tu, sua acerrima nemica, dovevi sparire dalla faccia di
ogni terra possibile e immaginabile.»
Alice lo
ascoltò rapita. Era come se gli stesse raccontando una storia avventurosa,
escludendo il fatto che si trattava della sua storia.
«Il
problema è che mentre io ti inviavo lo Stregatto per persuaderti a non tornare,
Ilosovic faceva altrettanto utilizzando il mio aspetto come esca per attirarti
fin qui.»
«Ha letto
le mie emozioni molto meglio di te» ribatté piccata.
Il
Cappellaio s'indispettì. «Ho indovinato quasi tutto a parte il coinvolgimento
di Ilosovic. E la sua cotta per te» aggiunse in tono tetro.
«Quantomeno
la sua cotta è stata utile. Ilosovic mi ha confessato la Regina Rossa vuole
bere il mio sangue per evadere dalla sua prigione magica.»
Tarrant
fece una smorfia disgustata. «Che ribrezzo! E perché il tuo sangue avrebbe un
simile potere?»
«Perché ho
bevuto il sangue del Ciciarampa per tornare nella mia dimensione, cosicché ha
trasformato il mio stesso sangue in un filtro potentissimo per il medesimo
scopo.»
«Oh.
Capisco» mormorò il Cappellaio. «Questa era l'ultima tessera che mi mancava per
completare il mosaico. Adesso conosciamo con esattezza i piani della Maledetta
Capocciona.»
«Non
quelli del Fante di Cuori.»
Il
Cappellaio assunse un'espressione irritata. «Il suo unico scopo sei tu.»
Alice
scosse la testa. «Vuole me, d'accordo, ma cosa ne vuole fare della Regina
Rossa? E come ha fatto a evadere dall'Aldilander?»
Il
Cappellaio le fece una piccola carezza sulla guancia. «Non ne ho idea. So solo
che dobbiamo mettere un punto a questa storia. Devi essere libera...In tutti i
sensi.»
La
fanciulla corrugò la fronte. «Cosa vuoi dire?»
«Quello
che ho detto.»
La superò
e uscì dalla cella, ma Alice lo trattenne per il polso. «Tarrant...»
«Non è il
momento» fu la secca risposta, al che la fanciulla s'infervorò.
«Hai già
travisato in passato, possiamo almeno chiarire il futuro?» sbottò.
Tarrant si
decise a guardarla negli occhi. «Parla.»
Alice
prese fiato e buttò fuori ciò che sentiva da tempo.
Probabilmente da sempre.
«Non voglio liberarmi del Paese delle Meraviglie perché...Tu sei il
mio Paese delle Meraviglie.»
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