Capitolo 31 - Tutta la verità, nient'altro che la verità

A malincuore Tarrant separò le proprie labbra da quelle di Alice.
Lei lo guardò con circospezione, tant'è che il Cappellaio scoppiò a ridere. «Mia cara, resterei qui a baciarti per tutta la vita, ma dobbiamo andare. Rischiamo di essere scoperti.»
Le sistemò un ricciolo dietro l'orecchio, dopodiché le sfiorò le braccia. «Cosa ti sei fatta?» domandò notando diverse escoriazioni sanguinanti.

Alice alzò le spalle. «Niente di grave, sono finita in un cespuglio di rovi.»

Lui sorrise e le strinse le mani baciandogliele dolcemente. «Dicevi di non essere malridotta quanto me. Mentivi.»

«Proprio come te: quel bastardo deve averti colpito con una certa forza.»

Stavolta fu Tarrant ad alzare le spalle con noncuranza. «Ammetto di non aver opposto alcuna resistenza. Mi sono lasciato percuotere da quel meschino rendendogli la faccenda molto più semplice oltre che piacevole.»

La fanciulla scosse la testa dinanzi alle assurde affermazioni del Cappellaio.
«Dobbiamo parlare» asserì poi.
Le sopracciglia di Tarrant si corrugarono. Alice sollevò una mano per accarezzargli la fronte, che si rilassò istantaneamente al suo tocco gentile.
«Voglio sapere tutto, una volta per tutte. Perché eri tanto arrabbiato con me, cosa ti passava per la testa nel momento in cui ti sei impegnato con tutte le forze a tenermi lontana da Sottomondo...»

Il Cappellaio si sottrasse stizzito alla mano della fanciulla. Il suo viso, un attimo prima ebbro di felicità, si adombrò. «Non l'abbiamo già fatto?»

Lei sospirò. «No. Finora non abbiamo fatto altro che urlarci contro e addossarci colpe inesistenti.» Dinanzi al suo silenzio, gli si avvicinò cautamente. «Tarrant...»

«Ho capito male, va bene?»


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«Cosa hai capito male?»

«Te l'ho già spiegato.»

«Ripetimelo.»

Tarrant sbuffò sonoramente, somigliando tanto ad un bambino capriccioso. Incrociò le braccia al petto e si rifiutò d'incrociare i suoi occhi. «Quando hai deciso di andartene da Sottomondo dopo che ti chiesi di restare ero convinto che l'avessi fatto per tornare nel tuo mondo e...Prendere marito.»

Alice sgranò gli occhi, sebbene quel discorso fosse già uscito poco prima, nella stanza in cui Ilosovic l'aveva rinchiusa.

Il Cappellaio si avvide della sua espressione e si affrettò a giustificarsi. «Dicesti che avevi delle domande a cui rispondere e cose che dovevi fare» precisò.

Un sorriso spontaneo sorse sul viso della fanciulla. «Ricordi tutto eh?»

Lui fece eco al suo sorriso. «"Che folle, pazza, meravigliosa idea": così definisti il mio invito a rimanere qui con me.» Si schiarì la voce. «Ma poi aggiungesti di non potere per i motivi prima citati» disse in tono cupo.

Alice si avvicinò e posò una mano sulla sua guancia. «Non avevo capito.»

Il Cappellaio aggrottò la fronte.

«Non capii cosa mi stessi chiedendo veramente. Mi dicesti di restare sì, ma non con te. Non lo specificasti e io non compresi.»

Tarrant appoggiò la mano su quella di lei, ancora ferma sulla sua guancia. Sorrise amaramente. «Ai miei stupidi occhi mi rifiutasti.»

Alice scosse la testa. «Ho sentito tanto la tua mancanza in questi mesi. Non ho mai smesso di pensarti ed è stato così che ho scoperto di...»

Il Cappellaio la guardò in fremente attesa. «Di...?» la spronò.

Alice si bagnò le labbra ed esitò. «Non sono tornata nel mio mondo per sposarmi. Avrei dovuto, ma non l'ho fatto. Non avrei mai potuto, perché...»

«Perché...?»

La fanciulla sospirò, dopodiché si buttò. «Credo di amarti, Tarrant Altocilindro altrimenti noto come Cappellaio Matto. Non so molto dell'amore, ma sono piuttosto convinta che ciò che provo per te lo sia.»

Tarrant la fissò letteralmente a bocca aperta.
Con ogni probabilità non si aspettava che sarebbe riuscita a esternare i propri sentimenti.
Alice non aveva ancora finito. «Me ne andai dal Paese delle Meraviglie per sistemare ciò che avevo lasciato in sospeso, anche perché non me la sentivo di abbandonare mia madre senza nemmeno salutarla. Inoltre volevo proteggere la Compagnia di navigazione di mio padre: se fosse caduta nelle mani sbagliate non me lo sarei mai perdonata.» Si passò una mano tra i lunghi riccioli biondi e sospirò. «Ammetto che allora non avevo le idee molto chiare. Insomma, sentivo di provare qualcosa per te, ma sai, con l'adrenalina dopo l'uccisione del Ciciarampa...»

Tarrant mise a tacere il suo sciocco sproloquio con un bacio appassionato. Colse le sue labbra impreparate, ciononostante non ebbero alcuna difficoltà nell'unirsi alle sue in una danza carica di trasporto. Le cinse l'esile vita con le braccia e quasi la sollevò talmente la strinse forte a sé.
Dopo un lungo istante si staccò impercettibilmente e la guardò con i suoi grandi occhi bicromatici. Sorrise. «Hai appena detto di amarmi.»

Alice annuì, senza fiato.

«Forse ti amo anch'io.»

«Allora forse sei anche un cretino.»

«Perché?»

«Perché? È da quando ho messo piede a Sottomondo che mi tratti malissimo!»

«Non essere rancorosa.»

«Un corno! Adesso tocca a te confessarti!»

«Confessarmi...» mormorò pensieroso. Abbassò il capo, dopodiché tornò a guardarla con una strana luce negli occhi. «Sto pensando ad una parola con la C.»

Alice si lasciò sfuggire un mugolio di dissenso e alzò gli occhi al cielo. «Non ora!»

«Ca...»

«No! Lascia perdere la Caledetta Mapocciona almeno per il momento!»

Tarrant le prese il viso tra le mani e, anziché lasciarsi andare ai soliti, insensati, elenchi di parola la guardò dritto negli occhi e sussurrò suadente: «Castani
Alice sussultò sorpresa e fece per replicare, ma glielo impedì sfiorandole il labbro inferiore con il pollice. «Amo i tuoi occhi castani.»

Le sfuggì un sorrisino. «Non ti chiederò cosa c'entra adesso, ma vorrei farti notare che i miei occhi castani sono di una banalità mostruosa, soprattutto qui a Sottomondo: sono talmente normali

Lui scosse la testa. «Nel Paese delle Meraviglie è raro trovare qualcuno con gli occhi castani come i tuoi. La tua normalità è fuori dagli schemi qui a Sottomondo.»

«Siamo in vena di romanticismo eh?»
Il Cappellaio sorrise ampiamente, al che Alice gli mollò una gomitata nelle costole. «Avanti! Torna in te e dimmi cos'è successo in questi mesi durante la mia assenza.»

Tarrant accusò il colpo e si massaggiò lo stomaco, dopodiché si ricompose. «Sei sempre la solita.» Si schiarì la voce e tornò serio. «Poco dopo che te ne sei andata hanno cominciato a susseguirsi degli strani episodi a Sottomondo: sparizioni improvvise, perdite della memoria da parte dei sequestrati...»

«E perché hai associato il problema a me?»

Tarrant si grattò la testa. «Semplice, ho cominciato ad avere dei vuoti di memoria che, casualmente, coincidevano con i periodi in cui, a detta degli altri, sparivo...E nella confusione, c'era solo una costante fissa: tu.»

«Io?»

«Sì. Capii che eri l'obiettivo di colui che si celava dietro alle sparizioni e che attraverso i sequestri cercava un modo per arrivare a te.»

Alice aggrottò la fronte. «Non sto capendo granché.»

Il Cappellaio sospirò. «Ora sappiamo che è stato Ilosovic: lui stesso ha ammesso di avere assunto le mie sembianze no? Si è trattato di un sortilegio ripetuto nel tempo, ma ciò non lo rende immune da difetti. Se è vero che trasformandosi nel sottoscritto ha avuto libero accesso ai miei pensieri è anche vero che, pur in minima parte, ho potuto fare lo stesso. Capisci? È come se le nostre menti si fossero incastrate scambiandosi informazioni importanti. Essendo lui l'artefice dell'incantesimo ne ha giovato molto più di me, ma ciò che conta è che ho appreso che il suo bersaglio eri tu.»

«Ha capito che eri la migliore esca per farmi tornare a Sottomondo.»

«Già. Non sapevo chi ti volesse qui, ma era chiaro che stesse tramando qualcosa di losco. Certo, non ho pensato a lui perché lo credevo relegato nell'Aldilander insieme alla Regina Rossa.»

«Per questo motivo hai cercato d'impedirmi di tornare?»

Il Cappellaio annuì. «Sapevo che prima o poi avresti sentito nostalgia del Paese delle Meraviglie...»

«E di te.»

«No, quello no. Dimentichi che ti credevo sposata?»

«Con Nate?»

Tarrant si strinse nelle spalle. «Quando vi ho visti insieme sulla spiaggia di Sottomondo ho dato per scontato che fosse tuo marito. Però nel momento in cui ti ha chiesto di sposarti ho immaginato che fosse il tuo amante, il tuo fidanzato o chissà cosa.»

Alice scosse la testa sconfortata e gli rivolse un'occhiata eloquente. «Avevi le idee parecchio confuse a riguardo.»

«La gelosia m'impediva di ragionare.»

«Già...Continua pure.»

Con le mani spazzolò la falda del suo amato cappello. «Dicevo, sapevo che prima o poi avresti sentito la mancanza del Paese delle Meraviglie: dopotutto fa parte di te e della tua essenza. L'hai scoperto quand'eri una bambina e ci sei tornata da ragazza matura. Non te ne libererai mai, nemmeno se ci provi con tutta te stessa» asserì fermamente.

«Non voglio liberarmene.»

Il Cappellaio finse di non aver sentito quell'obiezione e proseguì. «Per questo motivo dovevo scongiurare un tuo eventuale ritorno o saresti stata in grave pericolo. Chiunque ti avesse nel mirino intendeva scombussolare l'intero equilibrio di Sottomondo: non dimentichiamo, infatti, che è solo grazie a te se regna la pace. Ragion per cui ho sempre sospettato della Regina Rossa, sebbene fosse relegata nell'Aldilander. Era l'unica che rispondeva ai requisiti: ti odiava abbastanza da volerti distruggere e bramava ripristinare il suo potere su Sottomondo. Perciò tu, sua acerrima nemica, dovevi sparire dalla faccia di ogni terra possibile e immaginabile.»

Alice lo ascoltò rapita. Era come se gli stesse raccontando una storia avventurosa, escludendo il fatto che si trattava della sua storia.

«Il problema è che mentre io ti inviavo lo Stregatto per persuaderti a non tornare, Ilosovic faceva altrettanto utilizzando il mio aspetto come esca per attirarti fin qui.»

«Ha letto le mie emozioni molto meglio di te» ribatté piccata.

Il Cappellaio s'indispettì. «Ho indovinato quasi tutto a parte il coinvolgimento di Ilosovic. E la sua cotta per te» aggiunse in tono tetro.

«Quantomeno la sua cotta è stata utile. Ilosovic mi ha confessato la Regina Rossa vuole bere il mio sangue per evadere dalla sua prigione magica.»

Tarrant fece una smorfia disgustata. «Che ribrezzo! E perché il tuo sangue avrebbe un simile potere?»

«Perché ho bevuto il sangue del Ciciarampa per tornare nella mia dimensione, cosicché ha trasformato il mio stesso sangue in un filtro potentissimo per il medesimo scopo.»

«Oh. Capisco» mormorò il Cappellaio. «Questa era l'ultima tessera che mi mancava per completare il mosaico. Adesso conosciamo con esattezza i piani della Maledetta Capocciona.»

«Non quelli del Fante di Cuori.»

Il Cappellaio assunse un'espressione irritata. «Il suo unico scopo sei tu.»

Alice scosse la testa. «Vuole me, d'accordo, ma cosa ne vuole fare della Regina Rossa? E come ha fatto a evadere dall'Aldilander?»

Il Cappellaio le fece una piccola carezza sulla guancia. «Non ne ho idea. So solo che dobbiamo mettere un punto a questa storia. Devi essere libera...In tutti i sensi.»

La fanciulla corrugò la fronte. «Cosa vuoi dire?»

«Quello che ho detto.»

La superò e uscì dalla cella, ma Alice lo trattenne per il polso. «Tarrant...»

«Non è il momento» fu la secca risposta, al che la fanciulla s'infervorò.

«Hai già travisato in passato, possiamo almeno chiarire il futuro?» sbottò.

Tarrant si decise a guardarla negli occhi. «Parla.»

Alice prese fiato e buttò fuori ciò che sentiva da tempo.
Probabilmente da sempre.
«Non voglio liberarmi del Paese delle Meraviglie perché...Tu sei il mio Paese delle Meraviglie.»


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