Nonostante
la profonda avversità emanata dalla rigida postura assunta da Tarrant, il cuore
di Alice aumentò i battiti minacciando di sfondarle il petto e uscire allo
scoperto una volta per tutte. Le era mancato così tanto che non poteva credere
di essere finalmente a pochi passi da lui.
Le labbra di Alice si curvarono in un sorriso spontaneo. «Tarrant. Oh, Tarrant»
mormorò in preda all'emozione.
Lui non si
mosse né diede adito di volerla accogliere come avrebbe fatto in una qualsiasi
altra occasione. Non sorrise, si limitò a spostare il suo sguardo austero su
Nate. Mentre lo faceva, profonde occhiaie nere comparvero sotto ai suoi grandi
occhi, segno che si stava infuriando. Solo, Alice non ne comprendeva il motivo.
Dopo un
lungo istante di silenzio carico di tensione, Tarrant si decise a proferir
parola. «Cosa vi conduce da queste parti?» domandò in tono ossequioso, ma non
per questo cordiale. Era così freddo, così distaccato...Alice non poteva
sopportare un simile trattamento da parte sua. L'avrebbe accettato da chiunque,
ma non da Tarrant.
Il suo amico Tarrant.
Corrugò la
fronte e fece un passo nella sua direzione. «Cosa ti prende? Non ci vediamo da
mesi e mi accogli in questo modo barbaro e ostile? Non è da te.»
Il
Cappellaio non aveva ancora staccato gli occhi da Nate quando le rispose. «Tu
non sai cosa sia da me come io non so cosa sia da te» replicò enigmatico.
Tipico di lui.
«Cosa
intendi dire, Cappellaio?»
Strinse le labbra, avvilita. «Non ti sono mancata? Perché tu mi sei mancato
moltissimo.»
Nate si
voltò a scoccarle uno sguardo di fuoco, mentre Bayard, accanto a Tarrant,
sussultò.
Alice se
ne accorse, ma non fece in tempo ad aggiunger altro perché il Cappellaio, colto
forse da un raptus di follia, prese a esclamare: «Il tè! Il tè! È l'ora del tè!
Cosa facciamo qui impalati? Forza, festeggiamo il ritorno della nostra
beniamina, Alice!»
Fece un movimento strano con le braccia, dopodiché s'inchinò maldestramente.
Alice si
sforzò di sorridere, ma continuava a essere preoccupata. Checché lui ne
dicesse, conosceva bene il Cappellaio Matto e sapeva che stava nascondendo
qualcosa. Era come se ce l'avesse con lei, ma non volesse svelarne il motivo e
Alice, da sempre contraddistinta da una spiccata curiosità, desiderava venirne
a capo.
Mentre
Tarrant si avviava attraverso la folta vegetazione, Nate affiancò Alice e
indicò la loro anomala guida con un cenno del capo. «Ha qualche rotella fuori
posto, immagino.»
Alice
annuì freddamente. «Immagini bene. Lui è fatto così.»
«Come può
piacerti? È schizzato!»
La
fanciulla sgranò gli occhi, cosicché Nate si affrettò a spiegare. «Stava per
incenerirmi con quegli occhi da pazzo e un istante dopo ha cominciato a
saltellare sul posto come se fosse improvvisamente felice di vederci!»
«É mio
amico.»
«Non
sembra dello stesso avviso.»
Dinanzi alla sua occhiata perplessa, si strinse nelle spalle. «Non ti ha
minimamente considerata, Alice. Mi è sembrato ben attento a non incrociare i
tuoi occhi.»
Alice non
disse nulla, incapace di contraddirlo. Nate aveva esternato la pura e semplice
verità: Tarrant non le aveva prestato la benché minima attenzione, fomentando
la tesi secondo cui ce l'aveva con lei. Ma perché?
«Così...Questo
è il Paese delle Meraviglie, eh?» domandò Nate dopo qualche istante di
silenzio. Alice annuì.
«Non hai inventato niente...É tutto esattamente come raccontavi.»
«Forza,
forza, forza, miei cari amici! Affrettate il passo o arriveremo che il tè si
sarà già freddato!»
Stufa di
quell'atteggiamento fasullo, Alice superò Nate, lasciandolo indietro, per
raggiungere il Cappellaio.
Lo affiancò.
Notò che le scoccò uno sguardo sospettoso con la coda dell'occhio, ma lo
ignorò. «Che succede, Tarrant?»
Nessuna
risposta da parte del suo interlocutore.
«Cosa
nascondi, Cappellaio?» insistette.
Dinanzi alla suo ostinato silenzio si spazientì. Gli afferrò il braccio
cercando di fermarlo, ma Tarrant si divincolò subito con un brusco strattone
che la lasciò inebetita. Si riscosse in fretta e lo attaccò: «Si può sapere
perché ti stai comportando in questo modo? Non sembri nemmeno tu!»
I grandi
occhi arancione e verde del Cappellaio ebbero un guizzo, dopodiché si
assottigliarono manifestando tutto il rancore che racchiudevano. «Te l'ho già
detto, Alice: tu non sai come sono io.»
«Non è
vero, ti conosco bene e quest'atteggiamento ostile non è da te!» protestò
sull'orlo di una crisi isterica.
Tarrant si limitò a pulirsi con la mano il punto in cui lei l'aveva afferrato,
al che Alice perse le staffe. «Oh insomma! Parla, dimmi cosa c'è che non va!
Cosa ti ho fatto di male da indurti a trattarmi in questo modo meschino?»
Il
Cappellaio sollevò la testa con uno scatto felino e si avvicinò pericolosamente
al suo viso collerico. «Che diavolo ci fai qui, Alice?» mormorò con un tono di
voce completamente diverso dal solito, lo stesso che sfoggiava nelle rare
occasioni in cui s'infuriava.
Alice si
sentì mancare dinanzi quella domanda inaspettata. Esitò un istante, dopodiché
sussurrò con un filo di voce: «Io...Sono capitata per caso...»
«Per caso,
certo.»
Tarrant si raddrizzò, allontanandosi nuovamente da lei. «Avrei dovuto
aspettarmelo.»
Ancora
sotto shock, Alice non riuscì ad afferrare il significato delle sue parole e
nemmeno vi badò troppo. Stava pensando ad altro, a qualcosa che la tormentava.
«Tu...Non sei contento di vedermi» disse e non era una domanda.
Il
Cappellaio piantò i suoi grandi occhi sul suo viso mortificato e non fece una
piega.
«Non mi
vuoi qui» aggiunse la fanciulla in tono ferito. Abbassò lo sguardo
concentrandosi sulla punta delle proprie scarpe, quando la mano di Tarrant le
afferrò delicatamente il viso e lo costrinse a sollevarsi verso il suo. Quel
semplice gesto provocò una scarica di brividi e di emozioni nel corpo di Alice,
che tuttavia si sforzò di non darlo a vedere.
Il
Cappellaio sorrise e lei pensò − sperò − che avrebbe smentito le sue
affermazioni. Così non fu.
«Hai indovinato Alice. Non saresti dovuta tornare a Sottomondo. Non ti ci
voglio qui e non sono affatto felice di vederti. Perciò vieni a bere questo
maledetto tè e vattene.»
Fece un cenno colmo di odio verso Nate che, a pochi passi da loro, aveva
assistito all'intero scontro. «E porta via anche il tuo...Compagno» aggiunse
sprezzante.
Le lasciò il viso e s'incamminò senza curarsi delle condizioni in cui aveva ridotto
il suo cuore.
Alice era
basita. Non riusciva a credere che Tarrant si fosse rivolto a lei in quei
termini, peraltro senza spiegarne il motivo.
Non la voleva lì, era stato chiaro, ma a quanto pareva non era il solo: anche
lo Stregatto e Bayard l'avevano ammonita a tal proposito.
Finse
indifferenza dinanzi allo sguardo indagatore di Nate e si chiese se per caso le
due creature l'avessero intimata a non tornare a Sottomondo proprio perché il
Cappellaio Matto non ce la voleva.
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