Quel che Alice non poteva sapere era che il Cappellaio, dentro di sé, stava urlando in preda a un'irascibilità che non gli apparteneva. Era sempre stato soggetto a forti sbalzi d'umore, ma mai per motivi tanto fondati e, al tempo stesso, futili.
Prendere
atto che Alice si trovasse davvero a Sottomondo, constatando con i propri occhi
la veridicità di quanto gli aveva comunicato concitatamente Bayard fu a dir
poco sconvolgente per il povero Tarrant. Non poteva credere che la fanciulla
avesse disobbedito all'ammonimento dello Stregatto...O forse, a ben pensarci,
quell'atteggiamento era esattamente da Alice, da sempre contraddistinta da
un'indole curiosa e ribelle nonché da una propensione a fare l'opposto di ciò
che le veniva detto.
La sua Alice.
Tarrant
scosse bruscamente la testa e si diede perfino un piccolo pugno sulla tempia:
non era più la sua Alice, anzi, non lo era mai stata. Meno che
mai poteva esserlo quella graziosa fanciulla a pochi metri da lui, cresciuta in
altezza dall'ultima volta in cui l'aveva vista, ma non solo; la statura non era
l'unica cosa ad essere mutata in lei. Dismessa la dolcezza tipica
dell'infanzia, i lineamenti del suo viso erano più eleganti, lo sguardo si era
fatto fiero, il cipiglio marcato. I lunghi capelli dorati erano mossi dalle
solite onde naturali, ma adesso le conferivano un aspetto da donna, non più da
ragazzina, insieme all'accennarsi delle forme aggraziate e longilinee che la
rendevano tanto diversa dalla bimba che era stata.
Con la
coda dell'occhio la spiò mentre parlava sommessamente con il ragazzo con cui
era arrivata fin lì e si sentì invadere da una nuova ondata di collera. Era
giunta a Sottomondo per puro caso, d'accordo, ma perché proprio in quel
momento? E per di più in compagnia!
Ignara di
tutto ciò, Alice osservava mortificata la schiena di Tarrant chiedendosi cosa
mai gli balenasse per quella testa riccioluta e contorta. La stava palesemente
ignorando e quando aveva tentato un approccio l'aveva cacciata in malo modo.
Era ferita dalla consapevolezza che il Cappellaio non la volesse lì, ma non
aveva intenzione di battere in ritirata senza lottare. Non sarebbe stato da
lei.
Così,
giunti presso il tradizionale tavolo imbandito per il tè − lo stesso in cui
anni addietro, quand'era solo una bambina, aveva conosciuto Tarrant − Alice
l'affiancò e, senza tanti preamboli, gli afferrò il polso. Il Cappellaio si
voltò con uno scatto e fulminò il punto in cui le flessuose dite della
fanciulla gli stringevano il polsino della giacca. I grandi occhi bicolore
inchiodarono quelli castani di lei, saettando furiosamente. Alice conosceva
perfettamente quello sguardo, ma non lo temeva. Per quante ne dicesse e ne
facesse, sapeva che Tarrant non le avrebbe mai torto un capello.
«Hai
mandato tu lo Stregatto per convincermi a non tornare a Sottomondo, vero?»
Tarrant
strinse nervosamente la labbra, dopodiché le incurvò in un sorriso fasullo e
contenuto. «Non perdiamo altro tempo, è l'ora del tè!» cantilenò.
Alice alzò
gli occhi al cielo e fece una smorfia esasperata, tant'è che lo strattonò
leggermente. «Smettila con questa pagliacciata del tè! So benissimo che è
soltanto una messinscena per cacciarmi da qui il prima possibile! Il tuo
personale bon ton non ti consente di congedare un ospite senza prima avergli
offerto una tazza di tè, ma io non sono un'ospite, Tarrant! Io sono Alice, la
tua amica Alice!»
«Non sei
affatto mia amica!» ringhiò tornando in sé. Con uno strattone liberò il polso
dalla debole presa della fanciulla e finse di sistemare la manica della giacca
leggermente sgualcita.
«Perché?
Perché non posso più essere tua amica? Lo sono sempre stata, dannazione!»
sbottò irritata e ferita dalle sue parole.
Poco
distanti da loro, Bayard e Nate assistevano passivamente all'acceso dibattito.
Non avevano intenzione di origliare, ma era davvero impossibile non farlo,
vista la situazione.
Ciò
malgrado, Alice non si lasciò travolgere dall'imbarazzo; sapeva che, se gli
avesse concesso di svincolarsi da quella conversazione Tarrant sarebbe stato
molto abile ad evitarla definitivamente. Non poteva permetterglielo.
«Proprio non capisco, Tarrant. Eravamo così uniti e...Mi sei mancato davvero
tanto.»
«Talmente
tanto da...»
«Da...?»
Tarrant si
morse la lingua e non proseguì. Sistemò l'ingombrante cappello che teneva in
testa e scrollò le spalle. «Lascia stare. Non è importante.»
Emise un sonoro sospiro e, prima che la fanciulla potesse parlare, aggiunse:
«Sì, ho mandato io lo Stregatto da te. Non so cosa ti abbia detto, ma...Vedi,
Alice, sono cambiate parecchie cose a Sottomondo. La mia stessa vita è
cambiata, come la tua del resto.»
«Non così
tanto» lo contraddisse.
Tarrant la
ignorò. Non la stava più guardando, parlava fissando un punto indefinito della
vegetazione circostante, quasi stesse recitando un copione già scritto. «Sono
piuttosto sorpreso che tu sia giunta qui, seppur involontariamente, certo. Non
è facile trovare l'antro di Sottomondo: la Tana del Coniglio è sigillata e...»
«Infatti
non sono arrivata attraverso la Tana del Coniglio. Quella si è chiusa dopo che
ci sei saltato dentro e non sono più riuscita ad accedervi» lo interruppe
pacata, senza riflettere più di tanto sulle parole scelte. Tuttavia notò che
gli occhi del Cappellaio divennero improvvisamente più grandi, forse per
contenere lo stupore che palesavano.
Aveva la
bocca dischiusa, quasi non potesse credere alle proprie orecchie, ed era
pietrificato. «Come, prego?»
Alice corrugò la fronte e fece per aggiungere qualcosa, ma Tarrant si avvicinò
e l'afferrò bruscamente per le spalle. Era il primo contatto fisico che le
concedeva da quando si erano incontrati.
«Cos'hai detto Alice? Ripeti!»
La
fanciulla deglutì, sentendosi vagamente minacciata. Non da Tarrant − quello era
chiaro − quanto dal barlume di terrore contenuto nel suo sguardo esterrefatto.
Si bagnò le labbra e mormorò: «Ho detto che non sono riuscita ad accedere alla
Tana del Coniglio. Ci ho provato, ma dopo averti inseguito, quel giorno alla
tenuta degli Evans, si è chiusa ed è stato tutto inutile. Sono giunta
attraverso il mare.»
Tarrant
l'ascoltò con gli occhi fuori dalle orbite. La sua espressione era inquietante,
ma almeno adesso le stava dedicando tutta la sua attenzione.
Incoraggiata
da ciò, Alice proseguì. «Bayard ha detto che si tratta dell'oceano delle mie
lacrime, generatosi quando sono giunta per la prima volta a Sottomondo parecchi
anni fa. Ricordi?» provò a stuzzicargli la memoria allettandolo con la dolcezza
dei loro primi ricordi insieme.
Era stato proprio Tarrant a consolare la piccola Alice in seguito a quel pianto
disperato. Come? Ovvio: con una tazza di tè!
«Cappellaio,
che ti prende adesso?» lo interrogò quando notò che la sua espressione
sconvolta non mutava di una virgola man mano che i secondi passavano.
La stretta
intorno alle sue spalle sottili si attenuò, le guance di Tarrant ripresero un
minimo di colore. Increspò le labbra e, per la prima volta, le rivolse uno
sguardo privo di astio. «Alice...»
La
fanciulla sussultò nel sentirgli pronunciare il proprio nome con tanta
intensità. Il cuore prese a batterle più forte, sebbene non ne capisse il
motivo. «Sì?»
Il
Cappellaio esitò, quasi non trovasse le parole per dirglielo. «Io...Non sono
mai venuto a cercarti.»
Alice
aggrottò la fronte, incredula e amareggiata. All'improvviso, però, mise davvero
a fuoco ciò che il Cappellaio le aveva appena rivelato.
Quasi le
avesse letto nel pensiero, Tarrant annuì e aggiunse: «Non ero io alla tenuta
degli Evans.»
Alice era
basita, tuttavia pensò che avrebbe potuto arrivarci da sola: quel giorno
Tarrant non indossava il suo amato cappello. Lo Stregatto, invece, l'aveva
portato con sé quando si era presentato da Alice, segno inequivocabile
dell'identità del suo mandante: il cappello di Tarrant aveva sempre assunto il
ruolo di "messaggero" o "mezzo per recapitare un
messaggio". Alice avrebbe dovuto insospettirsi dinanzi alla sua assenza
sulla testa del Tarrant che si era presentato alla tenuta degli Evans, oltre al
fatto che era fuggito da lei.
Chiunque fosse aveva cercato di attirarla nella Tana del Coniglio e, dunque, a
Sottomondo.
«Qualcuno
mi vuole qui» mormorò Alice posando gli occhioni castani sul viso austero di
Tarrant. «Ma quel qualcuno non sei tu» riconobbe tetra.
Il
Cappellaio sospirò e per un attimo Alice scorse nel suo sguardo l'antica
tenerezza che aveva conosciuto.
La tenerezza del suo amico Tarrant.
«Il motivo
per cui non ti voglio qui è principalmente quello per cui qualcuno ti vuole
qui.» sussurrò. Sollevò lievemente gli angoli della bocca in una parvenza di
sorriso. «E stavolta non è un gioco di parole.»
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