Il giorno del funerale di Raman il cielo era coperto da una coltre di nuvole grigie. I tiepidi raggi del sole fecero capolino soltanto quando la bara fu calata nel terreno, quasi a voler riscaldare il cuore atrofizzato di Megha.
Era stata dura, per lei, assistere alle esequie, perché rappresentavano la prova decisiva che il fratello se n'era andato per sempre. Fino a quel momento si era illusa di trovarsi in un incubo dal quale, prima o poi, si sarebbe svegliata. La celebrazione funebre, però, era stata un'autentica doccia fredda che l'aveva costretta ad accettare la realtà dei fatti.
Raman era morto.
Strinse le mani intorno alle spalle di Jayant, che se ne stava a testa bassa in segno di rispetto. Era stato privato dell'occasione di affezionarsi a quello zio che non aveva avuto modo di conoscere, ma avvertiva tutto il dolore della madre e ne era profondamente scosso.
Si guardò intorno, allorché posò gli occhi su una figura lievemente ingobbita e in disparte: suo nonno. Amish indossava le manette e seguiva la sepoltura del figlio a distanza, sorvegliato da due poliziotti in divisa. Piangeva in silenzio e di tanto in tanto, il suo sguardo accarezzava Megha che gli dava le spalle.
Quando incrociò gli occhi del nipote, quest'ultimo sussultò di terrore ricordando il modo in cui l'aveva maltrattato l'ultima volta che si erano visti, e d'istinto si avvicinò di più alla madre.
Megha se ne accorse e si voltò giusto in tempo per incrociare lo sguardo di Amish. Fu un momento fugace, durante il quale non gli dedicò la benché minima emozione. Poi tornò a fissare la bara di Raman.
Lucia, che si era accorta dello scatto impaurito di Jayant, gli passò un braccio intorno alle spalle. «Va tutto bene. Non può più farti del male.» Lo attirò a sé per sottrarlo alla vista del nonno.
Giorgia si accostò a Megha per abbracciarla. Non disse nulla, consapevole che qualsiasi parola sarebbe risultata banale di fronte al dolore che stava provando. Non si trattava soltanto del lutto, c'erano anche una buona dose di senso di colpa e di rimpianto, tutte cose con cui Megha avrebbe dovuto fare i conti da sola e nelle sedi più opportune. Lei poteva soltanto farle sentire la sua vicinanza.
L'amica sospirò e le strinse la mano, grata di averla al proprio fianco in quel giorno così difficile.
Spostò lo sguardo su Luca, in piedi lì accanto, che le rivolse un sorriso intenerito. Megha sorrise di rimando, ricordando come gli dovesse la vita: se non fosse giunto in tempo nella radura sarebbe morta per mano di Daya, proprio come Raman.
Gli occhi azzurri di Luca ebbero un fremito e la sua attenzione fu catturata da qualcosa. Poi tornarono a posarsi su di lei. Le fece un cenno con il capo. Megha seguì quel lieve movimento e si voltò.
Vide Cecilia, Chiara, Andrea e Claudio.
Se ne stavano in fondo al cimitero, distanti dalla folla di persone che avevano conosciuto Raman ed erano accorse per dargli un ultimo saluto.
Megha sussultò e Giorgia se ne accorse. Si girò. Sorrise. «É arrivata la cavalleria» sussurrò. Strinse le mano di Megha. «Li raggiungiamo?»
Esitò, intimorita.
«Megha» la confortò, «Sono venuti per te.»
Inspirò a fondo. Annuì.
Giorgia e Luca si scambiarono una rapida occhiata prima d'incamminarsi con lei verso gli amici.
Megha avanzò lentamente e a fatica, sia per il peso del dolore che portava dentro sia per le ferite che ancora ne inficiavano i movimenti sia per il terrore di come l'avrebbero accolta dopo tutti quegli anni. I suoi occhi passarono freneticamente da Cecilia a Chiara e da Chiara a Claudio.
Il padre di suo figlio.
Deglutì a fatica e si fermò a qualche metro di distanza. Li fissò, incapace di proferir parola.
Loro le restituirono uno sguardo incerto.
Poi Cecilia fece un passo e l'abbracciò. Non disse nulla, limitandosi a stringerla in quel modo dolce e protettivo che era tipico di lei. Megha si abbandonò tra le sue braccia e affondò il viso nella spalla dell'amica.
«Mi dispiace tanto per tuo fratello.»
Annuì, incapace di replicare. Le sembrava assurdo che le prime parole di Cecilia fossero dedicate al dolore per la perdita di Raman e non al proprio rancore nei suoi confronti. Ma Cecilia era Cecilia.
«E a me dispiace...Mi dispiace...» annaspò, soffocata dai singhiozzi.
«Shhh va tutto bene. Siamo qui.»
Si aggiunsero altre due braccia intorno a lei. Era Chiara.
«Ci sei mancata, Megha» mormorò. «Non andartene mai più.»
Assentì. «Anche voi mi siete mancate. Ogni giorno» riuscì a dire soltanto. Sembrava banale, ma era la pura e semplice verità.
Si staccarono e Cecilia le tamponò le guance con un fazzolettino.
Megha trovò la forza di sorridere, allorché la figura imponente di Andrea incombette su di lei. Le diede una pacca sulla spalla, il massimo della sua capacità di manifestare affetto. «Ci hai fatto spaventare, testolina matta.»
Le sfuggì una risata. «Ho saputo che sei lo zio preferito di Jayant.»
«Modestamente» Il suo sguardo si addolcì. «Vado a salutare quella piccola canaglia.»
Dopo che Andrea si fu allontanato, rimase soltanto Claudio nel campo visivo di Megha. Provò un brivido.
La studiò un istante, poi sorrise in quel modo che le aveva sempre scaldato il cuore. «Ciao Megha.»
«Ciao Claudio» disse con un filo di voce. Inspirò a fondo, nel vano tentativo di placare il suo cuore impazzito. Cercò qualcosa di intelligente da dire, ma lui l'anticipò.
«Ce l'hai ancora?» Indicò sorpreso il suo collo con un cenno del capo.
Megha corrugò la fronte e portò le mani alla catenina che le aveva regalato nell'unico San Valentino che avevano condiviso. Non aveva mai smesso d'indossarla.
Sorrise imbarazzata. «Mi ha aiutato a resistere.»
Il sorriso di Claudio fu increspato da una nota di malinconia. Fece un altro passo verso di lei.
«Dai abbracciatevi e fatela finita» irruppe la voce canzonatoria di Andrea.
Si voltarono verso di lui, che se ne stava a pochi passi di distanza con Jayant sulle spalle.
A Megha sembrava talmente palese che fosse figlio di Claudio da essere stupita che nessuno se ne fosse accorto.
«Visto che siamo tutti insieme, potremmo approfittarne per fare una cosa» mormorò Cecilia occhieggiando verso Chiara. «Andare in un posto, se capite cosa intendo.»
L'atmosfera s'incupì, ma fu solo un attimo.
«D'accordo» sospirò Claudio. «Facciamolo.»
Non avevano bisogno di ulteriori chiarimenti, sapevano tutti a cosa si stessero riferendo. Annuirono all'unanimità.
Giorgia si rivolse a Luca. «Vuoi venire con noi?»
Scosse la testa. «Questo momento è vostro. Torno con tua madre alla locanda.»
«Potresti portare Jayant con voi?» domandò Megha.
«Certo.» Luca si schiarì la voce. «Ehm, Gio, credo che ci sia qualcuno che ti sta aspettando.»
Sorpresa, Giorgia seguì la linea del suo sguardo e vide Alessandro sulla soglia del cimitero. Sussultò. «Da quanto tempo è lì?»
«Da un po'» ammise Luca, «É arrivato all'inizio della funzione.»
«Tu lo sapevi?»
Sorrise sardonico e le scoccò un bacio sulle labbra. «Ci vediamo più tardi.» Ciò detto, si allontanò con Jayant e con Lucia.
Giorgia inspirò a fondo. «Torno subito» disse agli amici, prima di dirigersi verso il padre. «Cosa ci fai qui?» lo apostrofò senza troppi fronzoli.
Trasalì, ma sostenne lo sguardo austero della figlia. «Volevo partecipare al funerale di Raman, così ho chiesto a Luca il luogo e l'ora in cui sarebbe stato celebrato.»
«Beh il funerale è finito.»
Alessandro increspò le labbra. «Gio, per favore.» Si massaggiò la fronte. «Concedimi la possibilità di parlarti.»
Incrociò le braccia al petto. «Adesso non posso. Devo fare una cosa con i miei amici.»
Assentì sconfitto. «D'accordo» mormorò. Fece per andarsene.
«Ci vediamo più tardi alla locanda, se vuoi.»
Alessandro s'immobilizzò e le scoccò uno sguardo incredulo da sopra la spalla.
«Non dovrei metterci molto.»
Si affrettò ad annuire prima che lei cambiasse idea. «Va bene...Va benissimo. Ci vediamo là.»
Avrebbe aspettato tutto il tempo del modo se ciò avesse significato avere una seconda possibilità.
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