Tredici anni prima
Era un tiepido pomeriggio di fine maggio, ormai mancavano poche settimane alla fine della scuola. Megha, però, non sarebbe giunta all'ultimo giorno di quarta superiore insieme alle sue amiche.
Sarebbe partita quella sera con Amish e con Raman.Avrebbero preso un volo che li avrebbe portati in India.
Quel fine settimana avrebbe sposato il signor Daya Kumar, un uomo di quarantadue anni che non aveva mai visto prima, con cui suo padre l'aveva barattata in cambio della risoluzione di debiti non meglio definiti.
Che bella vita si prospettava, pensò amareggiata.
Si sfiorò il ventre gonfio e sospirò. Lo faceva per il suo bambino. Per Jayant.
Daya Kumar aveva promesso di riconoscerlo e crescerlo come suo, di non fargli mancare mai nulla.
Voleva crederci. Aveva bisogno di crederci.
Raman bussò alla porta della sua stanza ed entrò. «Ti serve una mano?»
«No. Ho fatto.» Chiuse la valigia e sospirò senza girarsi.
Il fratello incrociò le braccia al petto e si appoggiò allo stipite della porta, in attesa.
«Megha...» disse dopo un po'.
«Lo odio.»
Inarcò la fronte. «Chi?»
«Nostro padre» sibilò, mentre gli occhi si gonfiavano di lacrime. «Lo detesto.»
Raman le andò incontro e la costrinse a voltarsi. L'attirò a sé per abbracciarla e Megha scoppiò a piangere.
«Lo odio con tutto il cuore, Raman!»
«Shhh...Ti sentirà...» mormorò con le labbra premute sui suoi capelli.
«Non m'importa!» Affondò il viso nel suo petto e singhiozzò disperata. «Io non voglio andarmene! Non voglio lasciare i miei amici, la mia vita in Italia...Voglio stare qua!»
«Tesoro, non puoi» provò a dissuaderla. «Sei ancora minorenne.»
«Me ne frego!» Serrò i pugni sulla sua maglietta. «Ti prego, scappiamo!»
Raman socchiuse la bocca, ma non disse nulla.
«Portami via da quell'uomo, ti scongiuro!»
«Io...Non posso.» Chinò il capo, prostrato. «Non sono in grado di mettermi contro nostro padre.»
«Ma...»
«Non sono così coraggioso, Megha!»
Lei ammutolì. Fece un passo indietro, come se quelle parole l'avessero scottata.
Sospirò. «Non capisci. Qui non si tratta di farti uscire di nascosto o mentire su dove ti trovi. C'è in ballo qualcosa di molto più grande di noi, qualcosa che nemmeno comprendo.»
«Oh credimi, capisco benissimo. D'altronde sono io che sto per sposare uno sconosciuto che ha quindici anni più di me.»
Raman le restituì uno sguardo addolorato. «Lo so. E vorrei davvero rapirti per sottrarti a una cosa simile...Ma sei incinta e...»
Non concluse la frase, ma non fu necessario. Megha sapeva benissimo cosa intendesse dire: "...Se nostro padre ci riacciuffasse ti costringerebbe ad abortire". Deglutì a fatica.
«Magari questo signor Kumar non si rivelerà tanto male e si prenderà cura di te» tentò di confortarla.
«Come no. Un malvivente dal cuore d'oro.»
«Perché dai per scontato...»
«Perché ha incastrato papà attraverso dei debiti dalla natura non meglio definita» lo interruppe inviperita, «Cosa potrebbe mai essere se non un malvivente?»
Raman serrò le labbra. Non sapeva obbiettare a quella considerazione.
Megha si asciugò gli occhi e si voltò, fingendo di concentrarsi sulla valigia.
Il fratello recepì il messaggio. «Ti lascio un po' da sola.»
Annuì, mentre le lacrime tornavano ad affacciarsi dai suoi occhi. Lottò per ricacciarle indietro, quando il suo cellulare vibrò per un messaggio in arrivo. Lo afferrò.
Era di Claudio.
Il cuore di Megha mancò un battito.
Erano giorni che lo evitava e lo trattava con freddezza. Era più forte di lei, non riusciva a fingere che andasse tutto bene. Però non poteva rivelargli la verità o avrebbe fatto di tutto per non farla partire, con il rischio di mettersi in pericolo. Senza contare quanto l'avrebbe scombussolato con la notizia della gravidanza.
Era riuscita a nascondere la pancia indossando abiti larghi, specie in quelle ultime settimane in cui aveva cominciato a crescere, il che lasciava supporre che lei e Claudio avessero concepito la notte di Capodanno, ovvero la prima volta in cui avevano fatto l'amore. In effetti non erano pronti a quell'evenienza e, scioccamente, non avevano usato le dovute precauzioni. Inoltre Megha aveva impiegato un bel po', nei mesi a seguire, a cogliere i segnali del suo corpo. Nausee, giramenti di testa, ciclo mestruale assente erano passati in sordina, anche a causa della crescente aggressività di Amish che concentrava tutte le sue energie, facendole pensare di subirne le conseguenze a livello di stress fisico.
Quando, poi, si era fermata a riflettere sulle strane circostanze che stava vivendo, il suo primo pensiero era stato quello di nascondere la gravidanza a scuola. Per fortuna, essendo di costituzione magra, il suo ventre si era gonfiato di recente. Senza contare che erano stati tutti troppo occupati per accorgersi dei cambiamenti del suo corpo, Giorgia e Claudio compresi.
Nel male, date le tragedie che si erano consumate in rapida successione, era stata una fortuna. Soltanto Federico aveva capito qualcosa – era sempre stato il più accorto – , infatti Megha aveva dovuto confessargli la verità, sebbene fosse il migliore amico di Claudio. Non era stata capace di mentirgli e, in cuor suo, sapeva che avrebbe mantenuto il riserbo sulla questione.
Lesse il messaggio di Claudio, che le proponeva di vedersi al volo per fare due chiacchiere.
Megha si sentì male all'idea di declinare l'invito, sia perché gli stava rifiutando il sostegno di cui aveva disperatamente bisogno – lo sapeva – sia perché non l'avrebbe rivisto mai più.
Megha si sentì male all'idea di declinare l'invito, sia perché gli stava rifiutando il sostegno di cui aveva disperatamente bisogno – lo sapeva – sia perché non l'avrebbe rivisto mai più.
L'aveva salutato di sfuggita quel mattino, davanti a scuola, e nient'altro.
Di lì a breve sarebbe partita.
Era doloroso, ma preferiva così. Concedersi d'incontrarlo ancora una volta le avrebbe fatto più male, senza contare che correva il rischio di sputar fuori la verità.
Fece un respiro profondo e gli rispose con il cuore in gola: "C'è a casa mio padre che mi controlla. Ci vediamo direttamente domani mattina fuori da scuola".
"Ok" fu la laconica risposta di Claudio.
Megha lo immaginò stringere fra le mani il cellulare, alla ricerca di un appiglio che non avrebbe ricevuto.
Lo stava abbandonando nel momento peggiore della sua vita.
Proprio come Giorgia.
Era passata in ospedale, quel pomeriggio, ma l'amica non era in vena di parlare. Come poteva essere altrimenti? Stava venendo a patti con troppe notizie drammatiche da assimilare, per di più tutte insieme, e lei non aveva voluto aggiungere il carico da novanta confessando l'imminente partenza. L'avrebbe distrutta.
Con ogni probabilità sarebbe successo lo stesso, ma – Megha lo sapeva – quantomeno Giorgia avrebbe reagito con rabbia nel momento in cui avesse scoperto che se n'era andata senza dirle niente.
Di lì a breve sarebbe partita.
Era doloroso, ma preferiva così. Concedersi d'incontrarlo ancora una volta le avrebbe fatto più male, senza contare che correva il rischio di sputar fuori la verità.
Fece un respiro profondo e gli rispose con il cuore in gola: "C'è a casa mio padre che mi controlla. Ci vediamo direttamente domani mattina fuori da scuola".
"Ok" fu la laconica risposta di Claudio.
Megha lo immaginò stringere fra le mani il cellulare, alla ricerca di un appiglio che non avrebbe ricevuto.
Lo stava abbandonando nel momento peggiore della sua vita.
Proprio come Giorgia.
Era passata in ospedale, quel pomeriggio, ma l'amica non era in vena di parlare. Come poteva essere altrimenti? Stava venendo a patti con troppe notizie drammatiche da assimilare, per di più tutte insieme, e lei non aveva voluto aggiungere il carico da novanta confessando l'imminente partenza. L'avrebbe distrutta.
Con ogni probabilità sarebbe successo lo stesso, ma – Megha lo sapeva – quantomeno Giorgia avrebbe reagito con rabbia nel momento in cui avesse scoperto che se n'era andata senza dirle niente.
E la rabbia era una risposta molto migliore dell'apatia.
Era stato straziante, per lei, nasconderle la gravidanza, perché avrebbe desiderato il sostegno della sua migliore amica più di ogni altra cosa al mondo. Parlargliene, però, sarebbe equivalso a un gesto egoistico, in quel momento più che mai.
Tirò su con il naso e si asciugò le guance umide, rendendosi contro soltanto in quell'istante che aveva ripreso a piangere. Sospirò e si guardò intorno, perlustrando la stanza come se fosse alla ricerca di qualcosa. Lo trovò.
Il bracciale di corda di cui Giorgia possedeva un modello identico. Il simbolo della loro amicizia.
Si affrettò a prenderlo e a indossarlo.
Poi il suo sguardo cadde sulla catenina con il ciondolo a forma di cuore che Claudio le aveva regalato per San Valentino.
Megha la fissò, incerta se prenderla. Aveva tutte le scuse necessarie per portarla con sé, visto che Amish si era convinto che fosse un dono di Raman. Eppure qualcosa la frenò.
Non avrebbe mai rinunciato al braccialetto che le ricordava Giorgia, ma la collanina di Claudio doveva restare lì. Non poteva portarsi dietro il ricordo del suo amore, con il rischio che la seguisse come il fantasma di un'illusione.
A malincuore, doveva separarsene.
Lasciò la catenina sulla scrivania e, con essa, la speranza di poter essere ancora felice come quando l'aveva ricevuta.
Suo padre la chiamò e Megha capì che era giunto il momento di andare.
Pensò a Cecilia e a Chiara, pentendosi di non averle abbracciate un'ultima volta.
Sospirò e afferrò la valigia.
Raggiunse Amish nell'ingresso, che la scrutò con cipiglio. Ormai non fingeva più di provare affetto nei suoi confronti: era solo una merce di scambio.
Non la stupiva che sua madre se la fosse data a gambe dopo aver messo al mondo una figlia femmina. Nemmeno la biasimava più.
«Il signor Kumar ci sta aspettando in macchina. Porta fuori la tua valigia.»
Megha impallidì. «Lui...É qui?»
«Sì, certo, ci accompagna in aeroporto. Muoviti, non facciamolo aspettare.» Era palese che temesse quell'uomo e Megha ne fu intimamente soddisfatta, sebbene non avrebbe dovuto. Ciononostante era contenta che qualcuno fosse in grado da rimettere il padre al proprio posto, facendogli provare la stessa paura che Amish instillava in lei. Ben gli stava, a prescindere dai metodi.
Megha uscì dal condominio in cui aveva vissuto per più di dieci anni e andò verso l'unica macchina presente nel cortile. Era nera, lucida e lussuosa, dunque il padre non scherzava quando sosteneva che Daya Kumar avrebbe mantenuto l'intera famiglia nell'agio.
Un uomo dall'aria distinta le andò incontro con un largo sorriso. «Tu devi essere Megha. Finalmente ci conosciamo.»
Per lo meno non era un vecchio bavoso.
Assentì e gli porse la mano in silenzio.
«Non ti facevo così timida.» Sorrise malizioso e si tolse gli occhiali da sole.
Megha corrugò la fronte, studiandolo. Aveva come l'impressione di averlo già visto, ma non ricordava dove.
«Lascia che ti prenda la valigia» proseguì in tono affabile. «Spero che non ti sia caricata troppo. Una volta che saremo ad Agra ti comprerò tutto ciò di cui avrai bisogno.»
Si succhiò il labbro, disgustata e inquieta. Fece un passo indietro senza smettere di fissarlo. La sensazione di conoscerlo non l'abbandonava, ma anziché rassicurarla l'angustiava. «Ho...Ho dimenticato una cosa.»
Fuggì rapidamente in casa, incurante delle lamentele di Amish, e si fiondò in camera per prendere la collanina che le aveva regalato Claudio. La indossò.
Le sarebbe servito tutto l'amore del mondo per affrontare il futuro che l'attendeva, poco importava che si trattasse di un ricordo lontano.
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Era stato straziante, per lei, nasconderle la gravidanza, perché avrebbe desiderato il sostegno della sua migliore amica più di ogni altra cosa al mondo. Parlargliene, però, sarebbe equivalso a un gesto egoistico, in quel momento più che mai.
Tirò su con il naso e si asciugò le guance umide, rendendosi contro soltanto in quell'istante che aveva ripreso a piangere. Sospirò e si guardò intorno, perlustrando la stanza come se fosse alla ricerca di qualcosa. Lo trovò.
Il bracciale di corda di cui Giorgia possedeva un modello identico. Il simbolo della loro amicizia.
Si affrettò a prenderlo e a indossarlo.
Poi il suo sguardo cadde sulla catenina con il ciondolo a forma di cuore che Claudio le aveva regalato per San Valentino.
Megha la fissò, incerta se prenderla. Aveva tutte le scuse necessarie per portarla con sé, visto che Amish si era convinto che fosse un dono di Raman. Eppure qualcosa la frenò.
Non avrebbe mai rinunciato al braccialetto che le ricordava Giorgia, ma la collanina di Claudio doveva restare lì. Non poteva portarsi dietro il ricordo del suo amore, con il rischio che la seguisse come il fantasma di un'illusione.
A malincuore, doveva separarsene.
Lasciò la catenina sulla scrivania e, con essa, la speranza di poter essere ancora felice come quando l'aveva ricevuta.
Suo padre la chiamò e Megha capì che era giunto il momento di andare.
Pensò a Cecilia e a Chiara, pentendosi di non averle abbracciate un'ultima volta.
Sospirò e afferrò la valigia.
Raggiunse Amish nell'ingresso, che la scrutò con cipiglio. Ormai non fingeva più di provare affetto nei suoi confronti: era solo una merce di scambio.
Non la stupiva che sua madre se la fosse data a gambe dopo aver messo al mondo una figlia femmina. Nemmeno la biasimava più.
«Il signor Kumar ci sta aspettando in macchina. Porta fuori la tua valigia.»
Megha impallidì. «Lui...É qui?»
«Sì, certo, ci accompagna in aeroporto. Muoviti, non facciamolo aspettare.» Era palese che temesse quell'uomo e Megha ne fu intimamente soddisfatta, sebbene non avrebbe dovuto. Ciononostante era contenta che qualcuno fosse in grado da rimettere il padre al proprio posto, facendogli provare la stessa paura che Amish instillava in lei. Ben gli stava, a prescindere dai metodi.
Megha uscì dal condominio in cui aveva vissuto per più di dieci anni e andò verso l'unica macchina presente nel cortile. Era nera, lucida e lussuosa, dunque il padre non scherzava quando sosteneva che Daya Kumar avrebbe mantenuto l'intera famiglia nell'agio.
Un uomo dall'aria distinta le andò incontro con un largo sorriso. «Tu devi essere Megha. Finalmente ci conosciamo.»
Per lo meno non era un vecchio bavoso.
Assentì e gli porse la mano in silenzio.
«Non ti facevo così timida.» Sorrise malizioso e si tolse gli occhiali da sole.
Megha corrugò la fronte, studiandolo. Aveva come l'impressione di averlo già visto, ma non ricordava dove.
«Lascia che ti prenda la valigia» proseguì in tono affabile. «Spero che non ti sia caricata troppo. Una volta che saremo ad Agra ti comprerò tutto ciò di cui avrai bisogno.»
Si succhiò il labbro, disgustata e inquieta. Fece un passo indietro senza smettere di fissarlo. La sensazione di conoscerlo non l'abbandonava, ma anziché rassicurarla l'angustiava. «Ho...Ho dimenticato una cosa.»
Fuggì rapidamente in casa, incurante delle lamentele di Amish, e si fiondò in camera per prendere la collanina che le aveva regalato Claudio. La indossò.
Le sarebbe servito tutto l'amore del mondo per affrontare il futuro che l'attendeva, poco importava che si trattasse di un ricordo lontano.
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