Capitolo 1 - Ritorno a Labuan

I primi raggi del sole si stagliano tiepidi sull'elegante villa poco distante dalla foresta in cui vive il nobile inglese Lord Edward Brown. Quella stessa foresta in cui la sua unica figlia, Lady Laura, ama rifugiarsi nonostante i pericoli che racchiude al suo interno e in cui si sta inoltrando dopo essere sgattaiolata fuori di casa all'insaputa del padre.
Corre a perdifiato attraverso la fitta vegetazione con un sorriso malandrino e i lunghi capelli castani liberi da qualsivoglia acconciatura che le frustano il viso. Si regge la gonna con entrambe le mani mentre i piedi affondano nel terreno umido della foresta, incurante dello stato riprovevole in cui sta riducendo le scarpe e l'orlo del vestito.

Sa che il padre s'infurierebbe se scoprisse che è uscita di casa senza il suo permesso, per di più da sola. Da qualche tempo a questa parte è in completa paranoia a causa dei pirati, specie dopo ciò che, anni prima, è successo alla Perla di Labuan: è terrorizzato che Sandokan, il suo più acerrimo nemico, possa tornare per vendicarsi.
Laura sa tutto questo, ma se ne infischia. È indomita, giovane e spensierata, forse anche un po' incosciente. Ama troppo la libertà per rinunciarvi senza combattere, poco importa se ciò significa sfidare le rigide imposizioni paterne.

Nonostante il fiatone continua a correre fendendo l'aria pungente del mattino, fino a quando raggiunge il suo posto preferito di Labuan: il punto più alto della scogliera che si affaccia sul Mar Cinese Meridionale, laddove la natura incontaminata riflette il suo animo ribelle. Lassù tira sempre un vento impetuoso, ma Laura non ha paura e respira a fondo l'aria densa di salsedine che le increspa i lunghi capelli. Allarga le braccia e chiude gli occhi, ignara di essere osservata.

Nascosto come un felino nel sottobosco della foresta, Sandokan l'ha seguita fin dal momento in cui ha abbandonato la villa paterna. Deve ammettere che l'atteggiamento scanzonato e, per certi versi, sconsiderato di Laura l'ha colpito fin da subito; a stupirlo maggiormente è l'intima connessione che condivide con la natura selvaggia nonostante le sue nobili origini.
Sandokan avverte una punta di ammirazione nei confronti della giovane ragazza, ma poi rammenta a sé stesso che si tratta della figlia del suo peggior nemico, l'uomo che ha concorso a rovinargli la vita. E lui è tornato a Labuan per vendicarsi.
La osserva mentre gli dà le spalle, incurante del pericolo in cui si trova, fino a quando la vede irrigidirsi.

Laura, infatti, nota un dettaglio visibile soltanto da quell'altezza ovvero la presenza di un praho poco distante da Labuan, abilmente nascosto dietro a delle scogliere che si ergono dal mare in tutta la loro imponenza. Sussulta quando riconosce nell'imbarcazione tutte le fattezze che Lord Edward le ha insegnato essere riconducibili a navi di banditi. “Pirati” pensa. “Devo avvisare mio padre”.
Arretra lentamente, fino a quando si scontra con un corpo forte e solido che le blocca il passaggio. Laura si volta spaventata e si trova davanti un uomo dalla fisicità imponente, lunghi capelli castani e occhi intensi, scuri come il carbone. «Chi...Chi siete?» Non le piace il modo in cui si è frapposto tra lei e la foresta. «Lasciatemi passare!»

Sandokan non si muove, osservando il modo in cui Laura lo studia con i suoi grandi occhi marroni da cerbiatta, dilatati dall'apprensione. I lunghi capelli castani della fanciulla ondeggiano nella brezza marina mentre lui la fissa con sguardo penetrante. Solleva un sopracciglio. «Non intendo farlo, dal momento che sono qui per te.» Inclina la testa di lato e la squadra con aria di sfida.

«Per me?» Arretra impercettibilmente. «Io non vi conosco.» L'abbigliamento dell'uomo denota che non sia certo un Lord, ciononostante Laura non può ignorarne il fascino virile.

Sandokan incrocia le braccia al petto, rivolgendole uno sguardo intenso. L'aria di superiorità della figlia del nobile inglese lo diverte, considerato quello che lei non sa. «No...Tu non mi conosci» conferma con una nota di umorismo nella voce. I suoi occhi non la lasciano neanche un istante, divertito da come lo stia analizzando da capo a piedi.

Laura non si è mai trovata a fronteggiare un uomo da sola, specie di quella stazza. A dire la verità non si è mai trovata a tu per tu con un uomo da sola, a prescindere dalla situazione di pericolo che percepisce. «Spostatevi, ho detto!» insiste impertinente.

«Altrimenti?» la punzecchia, divertendosi più del previsto.

«Io...Io...» Laura estrae un piccolo pugnale che porta sempre con sé su raccomandazione del padre. Non ha idea di come usarlo, ma brandirlo la rassicura. Così lo punta verso l'uomo.

Sandokan non può fare a meno di sorridere. È coraggiosa la ragazza, deve dargliene atto.
Il suo sguardo si sposta dall'arma all'espressione temeraria della fanciulla, divertito e leggermente incuriosito dalla situazione. «Ah, la metti così?» chiede con una calma snervante, avanzando senza fretta verso di lei, per nulla impressionato da quel giocattolo.

«Non...Osare...Avvicinarti...» balbetta perentoria, fendendo l'aria con il piccolo pugnale. Più l'uomo si avvicina e più la sovrasta. È altissimo e muscoloso. Tanto muscoloso. Laura deglutisce e fa un passo indietro, verso il baratro oltre la scogliera.

Sandokan solleva un sopracciglio, chiaramente divertito tanto da lei quanto dalla sua illusione di poterlo tenere a bada. «Perché non dovrei?» La distanza che li separa è così poca che potrebbe cogliere il profumo del suo corpo, se solo volesse.
Ma non vuole. La ragazza è sua nemica e lui è lì per rapirla.
A furia di arretrare, i piedi di Laura incespicano sul limitare della scogliera, facendola sussultare.
Con uno scatto fulmineo Sandokan l'afferra per l'avambraccio, impedendole di cadere. «Aha, non così in fretta» dice con calma, mentre la tira verso di sé per mantenerla dritta.

Sebbene l'abbia appena salvata da caduta certa, Laura trasalisce al suo tocco. «Come osi!» protesta imbarazzata. La rigida educazione inglese che le è stata inculcata non prevede il contatto con esponenti dell'altro sesso al di fuori del ballo e del matrimonio.

Lui non allenta la presa, ma il suo sguardo si fa più attento. Il tono scandalizzato di Laura lo diverte, eppure c'è qualcosa nella sua reazione − nello shock e nell'imbarazzo della fanciulla − che lo intriga. «Oso perché posso» ribatte sfrontato. «E tu...Tremi.» I suoi occhi scuri scandagliano ogni piccola espressione sul volto della giovane ragazza inglese. D'un tratto gli fa quasi tenerezza.

Sorpresa dall'inaspettata osservazione dell'uomo, Laura si raddrizza, incerta se fidarsi. Tuttavia deve ammettere che le ha appena salvato la vita. Così decide di cambiare strategia e di fare la carina. «Milord...Sono agitata perché ho scorto un praho di pirati laggiù», glielo indica, «E volevo correre ad avvisare mio padre. Ultimamente quei banditi hanno fatto molti danni sia in mare sia sulla terraferma.»

Sandokan segue il suo sguardo, poi torna a fissarla con un sorriso lento e pericoloso. «E se ti dicessi che quel praho è mio? Che stai indicando proprio la nave di colui contro cui vuoi avvisare tuo padre?»

Laura s'irrigidisce, finalmente consapevole. «Tu sei...Un pirata.»

Sandokan non si scompone. Al contrario, il suo sorriso si allarga. «Sì» conferma senza esitazione, con una voce che sembra scivolare come seta sulla lama di una spada. «E tu, Laura, sei la figlia del mio peggior nemico.» I suoi occhi scuri la trafiggono, sebbene non ci sia una vera minaccia nella frase, solo una fredda constatazione. Forse anche qualcosa che Laura non può ancora decifrare.

Lei inarca la fronte. «Come sai il mio nome?» Tuttavia non le occorre ascoltare la risposta, poiché lo capisce da sola. «Tu...Tu sei Sandokan.»

Sandokan sorride e finge una piccola riverenza. «Incantato, piccola Laura Brown.»

Di tutto ciò che poteva dire per canzonarla, sentirsi chiamare piccola le manda il sangue al cervello. Certo, compirà ventun anni fra pochi giorni, ma ciò non fa di lei una ragazzina sprovveduta come quel pirata lascia intendere.
Lo fulmina con astio. «Cosa vuoi da me, pirata?» chiede puntandogli nuovamente il piccolo pugnale contro, ben decisa a usarlo se necessario.

Sandokan non smette di sorridere. «Indovina, Lady Laura.» Indica l'imbarcazione nascosta. «Il mio praho ti sta aspettando, che tu lo voglia o no.»

Laura lo fissa soltanto un istante, poi, con uno scatto fulmineo, gli passa sotto il braccio e sfreccia nella foresta.

Sandokan rimane sbalordito, poi scoppia a ridere e si appresta a seguirla senza fretta. «Sei veloce, piccola volpe!»

Laura lo ignora e corre a perdifiato, senza guardarsi indietro. È trafelata, ma non rallenta un attimo. A un certo punto sente dei passi felpati provenire da qualche parte nella vegetazione che le fanno temere di vederlo spuntare da un momento all'altro per braccarla.
Invece...Un ringhio squarcia la quiete e un'enorme tigre le balza davanti.
Si ferma di botto davanti all'animale inferocito che le sbarra la strada. Il suo cuore batte forte, mentre tenta di indietreggiare piano, senza fare movimenti bruschi. Lanciando un'occhiata dietro di sé, vede Sandokan avanzare lentamente attraverso gli alberi.

Il volto di Laura tradisce tutto l'orrore e la paura che prova, allorché Sandokan sorride alla vista della figlia del suo peggior nemico in trappola. Si appoggia al tronco di un albero con le braccia conserte mentre osserva il modo in cui la tigre avanza famelica verso la fanciulla. «La piccola volpe non è così furba dopo tutto» mormora beffardo. «Peccato.»

Laura ha a malapena il tempo di odiarlo, che la tigre le balza addosso e Sandokan non ha modo d'intervenire. La belva si avventa su di lei in un istante, ma invece del colpo fatale...Atterra ai suoi piedi e si siede, guardando Sandokan con un basso ringhio.

«Kali...» dice lui con voce ferma e profonda. La tigre china la testa, come se fosse pronta a ubbidire a ogni suo comando. «Stai buona.»

Laura è ancora immobile, gli occhi sbarrati dalla sorpresa e dal terrore, mentre il pirata fa qualche passo per mettersi tra lei e l'animale selvaggio che non smette di fissarlo.
Sbatte le palpebre, incredula di essere ancora viva e dell'assurdità della situazione. «Kali

Sandokan solleva un sopracciglio. «Sì...Kali.»
La tigre emette un ringhio sordo, come se la stesse sbeffeggiando.
«Pensavi davvero che ti avrebbe sbranata? No...» Sandokan sorride e fa un gesto verso l'animale, che si alza lentamente per strusciarsi contro di lui come farebbe un gatto domestico. «Lei obbedisce a me.» I suoi occhi tornano su Laura, più intensi di prima.

Sente la tensione abbandonarla, mentre una vampata di rabbia la invade. Si alza in piedi e affronta Sandokan a muso duro. «Razza di...L'hai fatto apposta!»

Sandokan non si sorprende dinanzi alla sua reazione rabbiosa. Al contrario, trova l'irritazione della ragazza estremamente divertente, vista la rassegnazione con cui ha affrontato la tigre poco prima. «Fatto apposta cosa?» chiede con aria innocente, appoggiando la mano sul fianco di Kali come se fosse il fianco di un cavallo. «Salvarti la pelle? Sono proprio un mostro, non trovi, piccola selvaggia?»

Laura corruga la fronte, decisa a non lasciarsi abbindolare. «Mi hai spaventata apposta con la tua...Tigre ammaestrata!» strilla.

Sandokan sorride, senza alcuna vergogna. «Ammaestrata?» ripete con un tono che oscilla tra il divertimento e la provocazione. «Kali non è ammaestrata, Laura. È libera.»
La tigre emette un ringhio sommesso, quasi a voler sottolineare quelle parole.
Sandokan si avvicina a Laura − troppo vicino − e inclina la testa. «Proprio come me. Per questo ci intendiamo.»

«Buon per voi» ringhia, furiosa e mortificata. Supera lui e Kali per andarsene dritta a casa.

Sandokan la lascia passare e la osserva allontanarsi con quell'atteggiamento sfrontato.
Sarebbe facile rapirla proprio adesso che è vulnerabile e spaventata, ma per qualche motivo...Non lo fa.
È troppo divertito per far sì che quel gioco finisca, specie perché avverte qualcosa che non sentiva dai tempi della Perla di Labuan.

E poi sa benissimo che questa non sarà l'ultima volta in cui lui e la piccola volpe si incontreranno.
Perché qualcosa, nei suoi occhi, gli ha impedito di portarla via.


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