Alice sbatté ripetutamente le palpebre, mettendo in mostra le lunghe ciglia nere che la facevano somigliare tanto a una bambolina di porcellana.
«Ma...Che significa questo?» domandò dopo un infinito istante di silenzio in
seguito alle enigmatiche parole di Tarrant. Non si stava prendendo gioco di
lei, stavolta era chiaro.
«Voglio dire, chi mai potreb...» cominciò, ma fu zittita dalle dita del
Cappellaio che si posarono delicatamente sulle sue labbra dischiuse per
impedirle di proseguire.
La fanciulla sollevò i grandi occhioni castani su di lui e notò che era in
ascolto, quasi carpisse qualche rumore nell'aria: si capiva dalla profonda
concentrazione emanata dai suoi occhi di colore diverso. Nonostante la
situazione ambigua e altamente misteriosa, Alice non poté fare a meno di
pensare che quegli occhi le apparivano per la prima volta incredibilmente sexy.
"Bugiarda"
si ammonì mentalmente, "Non è affatto la prima volta in
cui pensi che Tarrant sia sexy, il che dovrebbe preoccuparti".
«Cosa
senti, Tarrant?» gli domandò per portare altrove i suoi pensieri frastagliati.
Lui posò
lo sguardo su di lei, facendola sussultare. «Silenzio.»
«Scusa.»
«No,
intendo dire che sento silenzio. Troppo silenzio.»
Non aveva
torto. Adesso che ci faceva caso, perfino Alice notò che la valle nella quale
si trovava il lungo tavolo rettangolare adibito al rito del tè era sprofondata
in un inquietante silenzio, talmente intenso da trapanarle i timpani.
Era un controsenso.
Non vi era il benché minimo rumore: né il cinguettio di un uccellino né il
fruscio di una foglia.
Ciò avrebbe dovuto insospettirla già di per sé, ma ad attirare la sua
attenzione fu un'altra anomalia. «Dove sono il Bianconiglio, il Leprotto
Marzolino e il Ghiro Mallymkun?» chiese in un sussurro.
«É quello
che vorrei sapere anch'io» mormorò. «Anche se un vago sospetto mi attanaglia la
mente» aggiunse fra sé.
Alice lo
udì e corrugò la fronte. Quando Tarrant fece per allontanare le dita dal suo
viso, in un impeto di coraggio gliele trattenne. Gli rivolse uno sguardo
estremamente serio. «Siamo in pericolo, Cappellaio?»
Lui
increspò le labbra, confuso dal gesto confidenziale della fanciulla. Gli teneva
le mani strette fra le proprie, accarezzandogliele dolcemente. Non
l'avrebbe mai ammesso, ma lo stava mettendo leggermente a disagio.
«Siamo in
pericolo ed è per questo che non volevi che tornassi a Sottomondo? Per
proteggermi?» continuò in tono languido e vagamente provocatorio. Posò le
labbra rosate sul palmo della sua mano e vi schioccò un bacio leggero.
Dio, ma
cosa saltava in testa a quella ragazzina? Perché lo guardava
sbattendo le ciglia e perché diavolo non scostava la bocca
dalle sue mani, continuando a sfiorarle con le labbra morbide e assolutamente
desiderabili?
Il disagio del Cappellaio minacciò di raggiungere picchi mai toccati prima e
tale disagio era dovuto principalmente al fatto che avrebbe tanto desiderato
che Alice non si limitasse a baciargli i palmi...
Tarrant
scosse la testa per riscuotersi e sfilò bruscamente le mani dalla presa di lei,
mortificandola. La gratificò con un'occhiata austera che non lasciava trapelare
la benché minima emozione.
Proprio come si era allenato a fare: celare i propri sentimenti dietro ad una
presunta follia, in modo tale da non essere scalfito. Alice non doveva vedere
né intuire il turbinio di emozioni che gli scatenava dentro.
Tarrant non l'avrebbe permesso.
«Non
illuderti piccoletta, non è il motivo per cui ho cercato di tenerti lontano da
qui. Che tu ci creda o no, la tua visita a Sottomondo m'irrita fortemente.»
Alice
inarcò le sopracciglia bionde e gli scoccò uno sguardo di sfida. «Certo, come
no» lo canzonò beffarda.
Non gli
credeva, l'ingenua!
Il Cappellaio rimarcò il concetto allontanandosi ulteriormente da lei − più per
un'inspiegabile attrazione che per il fastidio che sosteneva di
provare in sua presenza − e fece una smorfia disgustata. «Ciò che pensi non è
affar mio e nemmeno m'interessa. Ora, se volessi gentilmente portare le tue
grazie lontano da qui, insieme a quelle del tuo amichetto...» proseguì
indicando Nate con un cenno del capo, «...Te ne sarei infinitamente grato»
concluse ossequioso, con tanto d'inchino.
Alice era
intimamente divertita dal suo atteggiamento: checché ne dicesse, non era affatto ingenua
e si era accorta della reazione stralunata, persino imbarazzata, di Tarrant
nell'attimo in cui gli aveva accarezzato e baciato il palmo della mano. Una
debole speranza si accese in lei, sebbene non avrebbe saputo spiegarne l'esatta
natura. Insomma, il Cappellaio era l'amico più caro che avesse − l'unico a dir
la verità −, la capiva come nessun altro e non aveva intenzione di perderlo a
causa del suo atteggiamento misterioso quanto paradossale.
"Sicura
che sia solo questo, Alice?" si redarguì mentalmente. Certo che era solo
per quello; non voleva perdere Tarrant, punto.
"Allora
perché ti batte forte il cuore e senti le cosiddette farfalle nello
stomaco?" incalzò la voce della ragione nella sua testa. Alice si stizzì
con sé stessa e pensò che parlare da sola, nella propria testa, fosse il primo
sintomo di follia. Non che ne avesse bisogno, comunque: era risaputo che le
mancasse qualche venerdì e ne andava fiera.
«Non puoi
cacciarmi, Tarrant. Non prima di avermi offerto il tanto decantato tè.» lo
punzecchiò. Vide l'espressione del Cappellaio indurirsi, sebbene sapesse che
era tutta una messinscena.
Più di ogni altra cosa Alice voleva capire cosa stesse realmente accadendo a
Sottomondo; era convinta che Tarrant avesse tentato di tenerla lontana da lì
perché fosse successo qualcosa, ma la fanciulla non aveva la più pallida idea
di cosa.
«Lei è
tornata?»
«Chi?»
«La Regina
Rossa.»
Il
Cappellaio si lasciò sfuggire uno sbuffo divertito. Modulò il proprio tono di
voce, rendendolo più profondo, quando disse: «Non scherzare, piccoletta.
Quella Maledetta Capocciona è stata relegata nell'Aldilander dalla Regina
Bianca e ci rimarrà per un bel po' di tempo.»
Alice
assunse un'aria pensierosa. «Allora chi...»
«Non c'è
nessun pericolo, piccoletta. Smettila di indagare» la redarguì tornando al tono
di voce normale.
«E tu
smettila di chiamarmi piccoletta! Sei irritante!»
In quel
momento Nate si fece avanti, ricordando loro della sua presenza insieme a
quella di Bayard.
Erano stati talmente impegnati a battibeccare da averli completamente
dimenticati.
«Scusate
se v'interrompo, ma...Alice, dovremmo trovare il modo di tornare alla nave. A
quest'ora i marinai avranno lanciato l'SOS e...»
«Segui il
consiglio del tuo compagnuccio e smamma» lo interruppe Tarrant.
Nate gli
rivolse uno sguardo corrucciato e gli parlò per la prima volta da quando si
erano incontrati: «Qual è il tuo problema?»
Il
Cappellaio, che si era girato per rientrare nella propria dimora − situata
esattamente alle spalle del tavolo da tè − s'immobilizzò e lo guardò con la
coda dell'occhio.
«Per anni
Alice non ha fatto altro che parlare di te, del suo caro amico Tarrant...E
quando finalmente ti vedo, scopro che oltre ad essere uno svitato sei anche un
irascibile scontroso? Cosa ti frulla in quella testa stramba che ti ritrovi?»
«Nate...»
lo ammonì Alice in un sussurro.
Era avvampata sotto lo sguardo sorpreso di Tarrant nell'istante in cui Nate
aveva accennato al fatto che per anni non aveva fatto altro che parlare
di lui, del suo caro amico Tarrant".
Nate prese
Alice per mano e la obbligò a voltarsi. «Forza Alice, andiamocene. È chiaro che
hai preso un abbaglio: o eri troppo piccola e ingenua per accorgerti di che
razza d'imbecille fosse questo tizio o avevi mangiato troppi funghetti
allucinogeni» ringhiò.
La
costrinse a seguirlo, allorché la voce del Cappellaio li spinse a bloccarsi.
«D'accordo, beviamoci questo tè» disse in tono neutro.
Gli occhi di Alice si accesero di speranza, al che Tarrant aggiunse subito: «E
poi ve ne andrete una volta per tutte.»
Nate
corrugò la fronte, per niente felice del cambiò di programma.
Bayard si
accostò con discrezione al Cappellaio e sussurrò piano: «Tarrant, come faranno
ad andarsene adesso che gli accessi di Sottomondo sono sigillati?»
Lui si
chinò sul fedele amico a quattro zampe e bisbigliò di rimando: «Sfrutteremo la
capacità evanescente dello Stregatto. Con il mio cappello dovrebbero farcela
tutti e tre.»
Sebbene
avessero mormorato allo scopo di non farsi sentire, ad Alice non erano sfuggite
le loro parole e s'insospettì ulteriormente. Scoccò un'occhiata diffidente al
Cappellaio che, in tutta risposta, le rivolse un sorriso falso e s'incamminò
verso la propria dimora. «Permettete che mi cambi d'abito. Fa particolarmente
caldo oggi, non trovate?»
Nessuno
degli ospiti rispose: Nate era scocciato, Alice perplessa.
Tarrant li ignorò e sparì oltre la porta della sua casa, stramba almeno quanto
il proprietario.
Non appena
si fu dileguato, Alice ne approfittò per chinarsi verso il mastino. «Bayard,
cosa sta succedendo? Tu lo sai, devi dirmelo.»
Visibilmente
in difficoltà, il mastino cercò una scappatoia, ma stavolta lei non glielo
permise. «So che il Cappellaio mi sta nascondendo qualcosa o non mi tratterebbe
con tutta questa sufficienza. Sono disposta a tollerare il suo atteggiamento,
ma devo almeno conoscerne il motivo.»
«Non è
come pensi, Alice. Sono successe molte cose che hanno cambiato il Tarrant che
conoscevi.»
«Spiegamene
qualcuna.»
«Non
posso...»
La
fanciulla sbuffò sonoramente, al che s'intromise Nate, da sempre più furbo di
lei. «Dicci almeno cosa sta accadendo a Sottomondo. Dove sono i vostri amici?»
Alice gli
rivolse un'occhiata sorpresa e grata. Ammirava Nate per le sue capacità
comunicative, difatti Bayard si apprestò a rispondergli subito: «Stanno
avvenendo strane sparizioni a Sottomondo. Talvolta le vittime del sequestro
rispuntano, ma giurano di non ricordare nulla di quanto accaduto durante il
periodo della scomparsa. È successo anche al Cappellaio.»
«Tarrant è
stato rapito? Quando?» scattò Alice.
Bayard ci
rifletté su. «Poco dopo la tua partenza da Sottomondo. Non è stato via a lungo,
in effetti, ma non ricorda nulla di quell'episodio. La Regina Bianca ha cercato
in tutti i modi di aiutarlo a rammentare, ma è stato inutile.»
Piantò i profondi occhi canini sul viso esterrefatto della fanciulla. «Da
allora è cambiato. Non nel modo in cui è con te, certo. Ride, scherza e gioca
come al solito, ma quando crede di non essere visto un'ombra cupa gli cala sul
viso e allora non riconosco più il mio vecchio amico Cappellaio.»
«Cosa può
essergli capitato? Pensi che gli sia stato fatto un sortilegio?»
A
Sottomondo tutto era possibile. Sebbene nella sua ultima avventura Alice non
avesse avuto a che fare direttamente con la magia, sapeva che esisteva e che
era largamente praticata. Si chiedeva fino a che punto giungessero le
conoscenze stregate nel Paese delle Meraviglie.
Bayard
scosse la testa. «Non ne ho idea, Alice, davvero non ne ho idea. Abbiamo
consultato anche il Brucaliffo, ma a nulla è servita la sua saggezza.»
Contro
ogni logica, intervenne ancora Nate: «Chi può esserci dietro alle sparizioni?»
«Nessuno
lo sa.»
«Tarrant
ha detto che la Regina Rossa si trova ancora nell'Aldilander, dov'è stata
segregata dalla Regina Bianca. È vero?» domandò Alice.
«Sì, è
stato il primo accertamento che la Regina Bianca si è premurata di fare. Quella
Maledetta Capocciona non c'entra.»
Ammutolirono
quando sentirono il rumore di stoviglie rotte provenire dalla dimora del
Cappellaio.
Bayard
alzò gli occhi al cielo e tornò a rivolgersi ai suoi interlocutori.
«Probabilmente sta inveendo contro un servizio da tè.»
Nate parve
confuso. «Sta inveendo contro un servizio da tè, hai detto?»
Il mastino
annuì. «Capita spesso. Tarrant dice che litiga continuamente con i servizi da
tè che possiede perché pretendono di essere utilizzati quando lui ne ha già
scelto un altro.»
Nate si
voltò a guardare Alice, palesemente turbato. «Quello è davvero fuori
di testa. Lo sai, vero?»
«Lo so»
tagliò corto Alice. «Per questo è mio amico.»
Nate alzò
gli occhi al cielo. «Ancora con la storia dell'amico? Guarda che
l'abbiamo capito tutti che...»
«Pensate
che il Leprotto Marzolino, il Ghiro Mallymkun e il Bianconiglio siano stati
rapiti?» domandò Alice a Bayard, interrompendo lo sproloquio di Nate.
Lui se ne accorse e reagì con una smorfia risentita.
«Lo
sospettiamo, ma non possiamo esserne certi. Il problema è che non si sa dove
vadano a finire coloro che spariscono. Potrebbero essere ovunque.»
In quel
momento la porta della casa di Tarrant si spalancò e ne uscì lui vestito di
tutto punto. Alice inarcò le sopracciglia, ammirata: non ricordava che il
Cappellaio avesse quel bel fisico. Non se n'era mai accorta.
"Bugiarda di nuovo!" si ammonì mentalmente. Stavolta non diede vita
ad una discussione con sé stessa, limitandosi a incassare l'accusa.
«Bene,
miei graditi ospiti. Beviamo insieme questo tè?» esordì offrendo ad Alice il
braccio per condurla al tavolo.
Lei
aggrottò la fronte e lo fissò negli occhi. «Tarrant.»
«Sì?»
Nate e
Bayard si scambiarono un'occhiata perplessa, sorpresi dal suo tono di voce.
Anche il Cappellaio doveva essersene accorto, perché corrugò la fronte
guardandola.
«Dov'è il
tuo cappello?»
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