Tarrant increspò le labbra prima di rispondere alla sua domanda. Corrugò la fronte e si passò una mano tra i folti riccioli ramati, dopodiché incurvò gli angoli della bocca all'insù, tornando immediatamente sereno e padrone di sé stesso.
«Che sbadato! Nella fretta l'ho dimenticato in casa! Corro subito a
recuperarlo» disse e sparì rapidamente per poi tornare con il fedele cappello
calcato sulla testa smemorata.
Alice
continuò a fissarlo dubbiosa, specie quando le afferrò la mano senza il benché
minimo rammarico per condurla verso il tavolo da tè. La sua stretta era calda e
confortante eppure non la convinceva. Non era da Tarrant lasciarsi andare a
simili effusioni, specie quel giorno! Da quando Alice aveva messo piede a
Sottomondo non aveva fatto altro che esortarla a togliere il disturbo!
Alle sue
spalle Nate era stranito almeno quanto lei, oltreché un tantino geloso. Sapeva
di non averne il diritto, ma non poteva farne a meno. Sebbene i suoi
presupposti fossero stati tutt'altro che onorevoli, non poteva ignorare
l'effetto che il fascino di Alice aveva avuto su di lui. Non era solo una
questione di bellezza esteriore − anche se, di per sé, bastava a lasciarlo
senza fiato per quant'era incantevole −; aveva carattere e carisma da vendere.
Era curiosa, attenta e coraggiosa, tutte peculiarità a lui estranee. Una volta
tornati nel loro mondo, l'avrebbe sposata volentieri se solo Alice avesse
acconsentito.
Gelosia a
parte, c'era dell'altro a non convincere Nate: quel Cappellaio da strapazzo gli
stava facendo girare la testa con i suoi sbalzi umorali.
Alice era
dello stesso avviso, ma sapeva che lo stato d'animo altalenante era tipico di
Tarrant.
Raggiunto
il tavolo adibito al rito del tè, il Cappellaio prese posto a capotavola come
di consueto, mentre la fanciulla sedette alla sua destra e Nate di fronte a
lei. Tarrant lo fulminò deliberatamente e cominciò a versarsi la calda tisana
nella tazza, mentre il fido Bayard si accucciò al suo fianco.
«Posso sapere chi sei?» domandò inaspettatamente a Nate, porgendo l'elegante
teiera al Alice.
Lei inarcò
la fronte, sorpresa dall'inattesa curiosità del Cappellaio. Nate fece
altrettanto, intimamente stupito che non gli avesse posto prima un simile
interrogativo.
«Mi chiamo Nate. Sono un amico di Alice.»
«Un amico,
eh?»
«Ci
conosciamo da quand'eravamo bambini, ma di recente ci siamo ritrovati. Stavamo
viaggiando sulla stessa nave prima del naufragio che ci ha condotti qui.»
Tarrant
sorseggiò il tè dalla sua tazza e scoccò un'occhiata strana ad Alice, che
sussultò. Perché la stava fissando in quel modo?
«Un amico,
dunque» commentò il Cappellaio in tono sommesso, quasi fosse assorto nei propri
pensieri.
«Sono il
suo compagno» specificò di punto in bianco Nate, facendo andare di traverso il
tè ad Alice, che quasi cadde dalla sedia. Tossì a lungo, dopodiché lo fulminò
senza pietà.
Gli occhi bicolore di Tarrant non furono da meno e Nate si sentì a dir poco
perforato. Tuttavia non smise di provocarlo apertamente. Si strinse nelle
spalle e fece una smorfia divertita, incurante del fatto che le nocche di
Tarrant stessero sbiancando, mentre delle occhiaie nere resero incredibilmente
minacciosi i suoi occhi. Si stava infuriando.
Alice si
sorprese di quella reazione e ancor più del fatto che il suo cuore rispose con
un aumento spropositato del battito, segno evidente dell'emozione che stava
provando nel profondo del suo animo.
«Qualcosa
non va, Cappellaio?» lo pungolò ancora Nate.
«Nate!» lo
redarguì Alice in preda alla collera.
Lui la
guardò con fare innocente. «Che c'è?»
La
fanciulla fece per replicare, ma Tarrant glielo impedì. «Non perdiamo altro
tempo, allora! Terminiamo di gustare questo meraviglioso tè e andiamo a dare la
lieta notizia ai nostri amici di Sottomondo!»
Stavolta
Alice corrugò la fronte. «Quindi sai dove sono?»
Il
Cappellaio si strinse nelle spalle e mandò giù l'ultimo sorso di tè. «Forse.»
«Come forse?
Un attimo fa sembravi sorpreso dinanzi alla loro scomparsa!» sbottò Nate,
sentendosi ormai coinvolto dalla faccenda.
«E Bayard
ha detto che ultimamente ci sono state diverse sparizioni! È di questo che non
vuoi parlarmi?» gli chiese Alice.
Il
Cappellaio le rivolse uno sguardo scocciato, dopodiché si alzò, si spazzolò i
lembi della giacca con le mani e si levò il cappello appoggiandolo sul tavolo.
«Non so nulla di queste sparizioni, ma ho intenzione d'indagare. Credevo di
sapere dove si trovassero i nostri amici prima che tu alludessi a tali
scomparse, ma adesso non ne sono più sicuro. Vieni con me, insieme li
troveremo» disse porgendole la mano.
Alice
esitò, sorpresa dal fatto che d'un tratto Tarrant volesse trattenerla a
Sottomondo: fino a un istante prima non aveva fatto altro che spronarla ad
andarsene, peraltro in modo non propriamente gentile.
Nate si
sporse verso di loro e allontanò la mano del Cappellaio da lei, esclamando:
«No!»
Tarrant si volse a squadrarlo minaccioso, al che lui proseguì imperterrito:
«Alice non verrà con te. Non mi fido.»
Accadde
tutto in una frazione di secondo: dei rumori attutiti giunsero dalla dimora
alle loro spalle e Bayard prese ad abbaiare minacciosamente a Tarrant, il quale
mutò espressione all'istante. Rivolse uno sguardo fugace a Nate e ad Alice,
dopodiché schizzò via così in fretta che quasi non se ne resero conto.
Il cappello che indossava, però, rimase immobile dov'era, sospeso in aria.
Alice e
Nate lo fissarono increduli e quest'ultimo sibilò: «Che razza di prodigio...»
Non ebbe il tempo di concludere la frase, perché il capello si mosse fluttuando
nel nulla e s'infilò all'interno della casa di Tarrant attraverso una finestra
socchiusa.
Alice si
affrettò ad alzarsi e ad avviarsi in quella direzione, seguita a ruota dal
fedele mastino e da Nate. Si accostarono alla porta serrata e attesero in
silenzio, quando un nuovo rumore li fece trasalire.
«Credi che
ci sia qualcuno dentro?» domandò Nate in un bisbiglio soffocato. Alice non
disse nulla, limitandosi ad abbassare la maniglia e a introdursi nella casa del
Cappellaio. I compagni le tennero subito dietro, sebbene un po' meno coraggiosi
di lei che non indugiò oltre e prese a cercare qualsiasi segno di una presenza
altrui. «C'è nessuno?» tentò. «Cappello magico, dove sei finito?» aggiunse,
attirando lo sguardo attonito degli altri su di sé.
Se ne infischiò e si diresse al piano di sopra, da cui provenivano nuovi
rumori.
«Alice,
aspetta!» l'ammonì Nate, tallonandola.
Lo ignorò
e fece capolino nella stanza di Tarrant. Una volta dentro, si bloccò
improvvisamente portandosi una mano alla bocca. «Oh mio dio» sussurrò.
Nate e
Bayard giunsero alle sue spalle ed entrambi non poterono credere ai propri
occhi.
«Tarrant»
mormorò la fanciulla in tono sgomento.
Il
Cappellaio era dinanzi a lei riverso sul pavimento e imbavagliato, con i polsi
e le caviglie legate. I grandi occhi bicolore la fissavano rabbiosi, mentre il
cappello era già sulla sua testa.
«Il
cappello torna sempre dal Cappellaio» disse Bayard in tono mesto, quasi fosse
ferito di non averci pensato prima.
Tarrant si
dimenò leggermente ricordando loro che era bloccato, allorché Nate e Alice si
affrettarono a liberarlo. Una volta che l'ebbero aiutato a rimettersi in piedi,
il Cappellaio si massaggiò i polsi indolenziti e fece scrocchiare il collo.
«Cos'è
successo, Tarrant?» lo interrogò Alice addolorata. Lui tornò a posare gli occhi
furenti sul suo viso e la fanciulla si accorse che erano iniettati sangue.
Costernata, si avvicinò e gli sfiorò il braccio, ma lui lo levò subito.
«Tarrant» sussurrò ferita dal suo atteggiamento scostante. Poteva capire che
fosse in collera per l'accaduto, ma perché ce l'aveva tanto con lei?
Il
Cappellaio finì di sistemarsi la giacca, dopodiché si voltò verso Bayard
ignorandola completamente.
«C'è un
impostore fra noi» asserì in tono severo.
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