Tre giorni
possono passare in un soffio oppure trasformarsi in un'agonia.
Per Laura si verificano entrambe le circostanze, cosicché le giornate
successive alla visita di Sandokan sono contraddistinte da un connubio
perfettamente equilibrato di ansia e attesa trepidante che la lacerano dentro.
Non sa davvero cosa fare.
Da una parte vorrebbe scappare con il pirata, perché ormai è chiaro che prova
per lui dei sentimenti che vanno al di là della mera attrazione fisica.
Dall'altra si sente sopraffatta dal dispiacere di lasciare il padre. Gli
spezzerebbe il cuore e, con ogni probabilità, non smetterebbe mai di cercarla.
Laura ha fin pensato di parlargli o di lasciargli una lettera di addio, ma lo
conosce e sa che non si darebbe per vinto; sarebbe strano il contrario, visto
il bene che le vuole.
E poi, non ultimo, nutre un po' di timore all'idea di seguire Sandokan. Proprio
non riesce ad accantonare il presentimento che le stia sfuggendo qualcosa di
tutta quella situazione.
É ovvio, certo: basti pensare che è tornato a Labuan per lei, per vendicarsi di
Lord Edward per un torto non meglio definito.
Laura, però, è confusa da come siano evolute le cose tra di loro: se è vero che
tutto è cominciato con un tira e molla fra inseguimenti e scontri verbali che
non hanno fatto altro che avvicinarli pericolosamente, è vero anche che ciò che
ne è scaturito in seguito si è rivelato essere altrettanto tangibile e
profondo. D'altronde Sandokan avrebbe potuto approfittare del suo
allontanamento − subito dopo il battibecco per il bagno notturno − per
defilarsi e invece era tornato a cercarla.
“Significherà pur qualcosa”, pensa Laura laconica.
«Sei
inquieta» osserva Intan il giorno successivo alla visita notturna di Sandokan.
Si trovano nella sala da lettura, loro due soltanto.
Laura fa
per negare, ma non ci riesce. Si morde il labbro, gli occhi le diventano
lucidi.
«Oh cara!»
Intan corre a stringerla fra le braccia. «Cosa ti turba?»
«Non…Non
posso dirtelo» ammette con il magone.
«Ma certo
che puoi!» Le prende il viso tra le mani. «Non ti fidi più di me?»
«Non si
tratta di fiducia, ma…É troppo.»
Intan la
studia preoccupata, colpita dalla sua angoscia. «Parlami, ti prego» insiste.
Laura
espira profondamente, esausta. «Mi sono innamorata, Intan» sussurra in tono
colpevole.
La
cameriera s'illumina e si rilassa. «Lo dici così? È una cosa bellissima…»
«Di
Sandokan» la interrompe fissandola seria.
L'altra
rimane interdetta un attimo, come se non fosse sicura di aver capito. «Sandokan?»
Annuisce. «La
Tigre della Malesia. Il più acerrimo nemico di mio padre.»
Nonostante il peso della confessione − o forse proprio per questo −, Laura si
sente meglio.
Per ora.
Intan,
invece, è sconvolta. «Oh cara…Come puoi…? Come hai…?» farfuglia.
Chiude gli
occhi sofferente, preparandosi all'onda di giudizio che sta per abbattersi su
di lei.
Dopo un breve silenzio, però, rimane sorpresa dal tono pacato della cameriera.
«Raccontami» dice solo.
Laura
solleva le palpebre e la guarda. «Prego?»
«Raccontami
tutto. Dove l'hai conosciuto e, soprattutto, come hai fatto a innamorarti di
lui.»
Le sfugge
un piccolo sorriso impertinente, poi si appresta a obbedire. Le riporta i
dettagli del primo incontro con Sandokan e tutti gli appuntamenti − più o meno
voluti − che ì sono conseguiti, compresa la sera in cui il pirata si è
intrufolato alla sua festa di compleanno.
Intan
l'ascolta con sorpresa mista a incredulità. Tuttavia è anche divertita
dall'innata capacità di Laura di sgattaiolare fuori casa all'insaputa di tutti,
lei compresa.
«Sei davvero un terremoto di ragazza! Se tuo padre sapesse!» ride.
Laura
torna seria. Le stringe le mani. «Ti prego, Intan. Non deve saperlo.»
«É ovvio
che non deve saperlo o verrai segregata in questa stanza» sbuffa.
«Dunque
manterrai il mio segreto?» chiede sgranando i begli occhioni da cerbiatta in
segno di supplica.
Intan le
accarezza la guancia. «Ma certo, cara. Non ti tradirei mai.»
A Laura
vengono di nuovo le lacrime agli occhi per la commozione. Avrebbe potuto
confidarsi con la cameriera molto tempo prima.
«Che cosa
intendi fare?»
Sussulta,
sorpresa dalla domanda.
«Con…Sandokan»
dice abbassando la voce. «Hai detto che vuole che tu vada con lui. Ti senti
pronta a compiere un simile passo?»
«Non lo so»
ammette prostrata. «Ho paura, Intan.»
«Certo che
ne hai, bambina mia. Abbandonare tutto per un uomo non è mai facile, ancor meno
quando ci sono di mezzo l'odio e l'amore.»
«Tu sai
perché lui e mio padre sono nemici giurati?»
Gli occhi
della cameriera sono attraversati da un lampo di consapevolezza. Però scuote la
testa. «No…Ma credo che dovrebbero essere loro a parlartene.»
«Mi stai
mentendo?»
«No, cara,
io non conosco i dettagli di ciò che li ha portati a odiarsi, ma…Sono convinta
che sia importante, per te, conoscerli al fine di compiere la scelta definitiva
fra tuo padre e l'uomo che sostieni di amare.»
«La scelta
definitiva?»
Intan
annuisce. «Se sceglierai uno perderai l'altro. È inevitabile.»
«Ma io…Non
voglio.»
«É
la vita, piccola mia.» Le rivolge uno sguardo materno. «Ti sei trovata in
qualcosa che non dipende da te, ma di cui dovrai affrontare le conseguenze.»
Lo sapeva
già, ma sentirselo dire è seccante. «Non è giusto, però.»
Le sistema
una ciocca di capelli dietro l'orecchio. «Non è mai giusto. Siamo donne.»
Sorride tristemente. «Mi mancherai molto quando sarai lontana con il tuo pirata»
aggiunge prima di congedarsi.
Soltanto
quando la donna è uscita dalla stanza Laura riflette sul fatto che, stando alle
parole appena pronunciate, Intan sa già ciò che lei sceglierà.
***
Quando, il
giorno dopo a colazione, Lord Edward congeda tutti i domestici per restare da
solo con la figlia, Laura si scambia un'occhiata perplessa con Intan. La
cameriera scuote la testa, come a dire che non ha idea del motivo. Poi si
allontana.
Si volta
verso il padre, cercando di non lasciar trapelare la propria ansia.
Lord
Edward la studia per un lungo istante, poi riprende a mangiare. «Sei stata
molto distratta ultimamente.»
«Dici?»
Annuisce
serafico. «Finalmente credo di aver compreso il motivo.» La guarda. «Non che
non ne avessi avuto il sentore. Sei stata talmente sfuggente e sulle nuvole!»
“Intan non
può avermi tradita. No, no, no” pensa Laura completamente in panne.
«La mia
bambina si è innamorata.»
Strabuzza
gli occhi e avvampa. Dischiude le labbra per replicare, ma non ne esce alcun
suono.
Lord
Edward si accorge della sua reazione e sorride. «Dunque è vero.»
Laura
corruga la fronte, sorpresa di vederlo così compiaciuto a riguardo. «Ne sei
felice?»
«Ovviamente
sì, mia cara. Come potrei non esserlo?» Si alza e le va incontro. «Visto come
stanno le cose non è necessario chiedere il tuo consenso alle nozze.»
Per poco
Laura non cade dalla sedia. «Nozze?»
«Lord
Brooke mi ha chiesto la tua mano» spiega il padre con innegabile gioia. «Gli ho
detto che mi sarei confrontato con te, perché noi due abbiamo sempre parlato,
ma direi che non c'è niente da aggiungere.» Le stringe le mani.
Lei fatica
a respirare. «Padre, io…»
«Lo so, lo
so che non è la idea a cui aspiravi, ma devi ammettere che perfino i piani e le
convinzioni più radicali possono mutare quando ci si mette di mezzo l'amore.»
Deglutisce
a fatica. Come fa a dirgli che si tratta di un enorme equivoco e che lei non
ama affatto James?
Lord
Edward le accarezza la guancia. «Naturalmente mi ero accorto che di recente tu
e Lord Brooke siete usciti allo scoperto, frequentandovi alla luce del sole.
Ciò mi ha riempito il cuore di gioia al punto che quando, ieri, è venuto nel
mio ufficio per chiedermi il permesso di sposarti…»
«Padre…»
«…É
ansioso di averti come moglie e so che ti renderà felice. Più felice di
qualsiasi altro uomo che avresti potuto incontrare…»
«Padre, io
non amo James» lo interrompe disperata.
L'espressione
estasiata di Lord Edward si congela per un attimo.
Poi corruga la fronte. «Non…Non lo ami?»
Laura
rilascia un sospiro profondo. «No. Non lo amo.»
«Però ami
qualcuno» asserisce studiandola con piglio attento.
Si morde
il labbro, inquieta. «Sì…Amo qualcuno.»
«Chi?»
«Non…Non
posso dirtelo» farfuglia. «Non ancora.»
Lord
Edward pare sempre più confuso. «E quando allora?»
«Presto.»
“Domani, quando partirò con Sandokan” pensa amaramente.
La
delusione negli occhi del padre lascia spazio alla curiosità. «Come puoi essere
innamorata di qualcuno che non conosco?»
«Magari,
invece, lo conosci.»
«Ma me ne
sarei accorto. Nelle ultime settimane hai frequentato soltanto il Capitano
Brooke.»
“Pensa
Laura, pensa” si ammonisce febbrilmente. «Esistono le lettere.»
«Lettere?»
«Sì…Alla
mia festa di compleanno ho avuto modo di conoscere molti bei giovanotti con cui
mi sono scambiata i recapiti» spiega in tono poco convinto.
D'altronde sta inventando tutto di sana pianta, improvvisando per giunta.
Lord
Edward, però, sembra abbastanza persuaso dalla rivelazione che, a suo modo, ha
senso.
«Oh. Capisco.»
«Mi…Mi
vergognavo a parlartene subito» bofonchia.
«Quindi
niente Lord Brooke?»
«No.
Niente Lord Brooke.» Si stringe nelle spalle. «É…Un buon amico.»
«Lui non
la penserà allo stesso modo.»
«Mi
dispiace.»
Non è vero, non le dispiace affatto.
Specie dopo il modo in cui quel pallone gonfiato si è permesso di chiederla in
moglie senza nemmeno avvisarla.
Con che tempismo, oltretutto.
«Bene,
allora. Comunicherò a Lord Brooke la tua risposta. Se ne farà una ragione.»
Le scocca un bacio sulla testa e torna a sedersi.
Laura
stiracchia un sorriso di circostanza, sollevata dal fatto di essere riuscita a
risolvere un potenziale problema.
Un enorme potenziale problema.
D'altronde non può certo immaginare che il peggio debba ancora venire.
***
Il terzo
giorno Laura sta cucendo distrattamente per distendere i nervi e non pensare
all'imminente fuga con Sandokan, prevista per quella sera.
“Fra tre notti. Nella nostra radura” le ha detto quando si è insinuato nella
sua stanza.
Lei è ancora tentennante sul da farsi, ma di una cosa è certa: non vuole
rinunciare al pirata.
Dopo aver scansato per un soffio il matrimonio con James Brooke ha compreso
l'importanza di agire.
Dal
soggiorno sente il rumore della porta d'ingresso seguita da quella dell'ufficio
del padre.
Delle voci maschili parlottano sommessamente.
Poi i toni si alzano.
É allora che Laura riconosce il timbro inconfondibile del Capitano Brooke.
S'irrigidisce, ma confida nelle capacità oratorie e persuasive del padre.
Poco dopo,
la porta dell'ufficio si spalanca con forza e dei passi concitati attraversano
il corridoio avvicinandosi al soggiorno.
James, tallonato da un perplesso Lord Edward, entra della stanza in cui si
trova Laura a passo di carica. La guarda infervorato, non sembra nemmeno lui.
«Voi mi sposerete» scandisce in tono innaturalmente calmo visto lo stato in cui
si trova.
Lord
Edward sospira. «Capitano, vi ho già detto…»
«E io vi
ho detto che vostra figlia nasconde un segreto.»
«É
innamorata di un altro, James. Dovete accettarlo.»
Lord
Brooke non distoglie gli occhi da Laura, pur rivolgendosi a suo padre. «E
sapete chi è l'altro?»
Lei
avverte un brivido di terrore. In quel momento ha la certezza che James sappia.
Come, non le è dato saperlo.
«Non
ancora, ma…» borbotta Lord Edward in difficoltà.
«Volete
dirglielo, Milady?» ringhia James fissandola con rabbia. «O preferite che lo
faccia io?»
Laura
sussulta, ma mantiene un'espressione neutrale. «State straparlando.»
«Vi ho
sentita confidarvi con la vostra cameriera, l'altro ieri» chiarisce in tono
basso e minaccioso. Sorride dinanzi al suo stupore. «Ebbene?»
«Non
fatelo…»
«Laura?»
chiede Lord Edward, perplesso.
Il
Capitano Brooke si volta verso di lui con un'espressione trionfante. «Vostra
figlia ha una relazione con Sandokan.»
Silenzio.
Per un attimo Laura teme che il padre abbia avuto un attacco di cuore o peggio:
non respira, non si muove, pare una statua.
Poi le sue rughe facciali hanno uno scatto impercettibile. «Laura?»
Lei scuote
la testa, sebbene i suoi occhi raccontino una storia differente dalla versione
che vorrebbe sostenere.
La frittata è fatta.
«Come…?
Quando…? Tu…?» farfuglia sconclusionato.
Si siede pesantemente sulla poltrona.
«Mi…Mi serve un bicchiere d'acqua.»
Laura fa
per andare a prenderlo.
«Resta
qui! Manda una cameriera!» tuona furibondo
S'immobilizza,
sebbene sia atterrita dalle conseguenze della rivelazione di James.
«Padre…»
«James,
vattene» ordina perentorio Lord Edward.
«Ma…»
«Devo
parlare a quattr'occhi con mia figlia.»
Il
Capitano Brooke è infastidito, vorrebbe restare e assistere alla capitolazione
della fanciulla che l'ha respinto. Tuttavia obbedisce e si congeda scoccandole
un'ultima occhiata significativa.
Gli rifila
uno sguardo omicida di rimando.
Dio, quanto lo odia!
Quando
sono rimasti soli, Lord Edward la guarda. «Dimmi soltanto se è vero.»
L'istinto
di Laura la spinge a lottare per il suo sentimento, a farsi valere…Ma non a
mentire.
Non più.
É stanca di nascondersi.
Annuisce. «Sì.»
Il padre
corruga la fronte, sbalordito.
Prende il bicchiere d'acqua dalle mani della cameriera e ne beve un lungo
sorso.
Poi torna a affrontare la figlia. «Come hai potuto farmi questo?»
«Non…Non
l'ho fatto apposta.»
«Non l'hai
fatto apposta? Non l'hai fatto apposta? Sapevi benissimo di chi si
trattava e hai…Intessuto una relazione con quel farabutto!»
Si alza di scatto e prende a camminare avanti e indietro per il soggiorno.
«Padre, ho
provato a respingerlo, ma…»
S'interrompe perché non è vero. Non ci ha mai provato davvero.
É caduta fin da subito nella trappola di seduzione di Sandokan e adesso se ne
rende conto più che mai.
Lord
Edward la fulmina. «Ma per piacere! Hai ventun anni, Laura! Non sei più una
bambina, anche se ti comporti come tale!»
Lei serra
i pugni, piccata nonostante tutto. «Non posso decidere chi amare, padre!»
«Oh sì,
invece! Puoi e lo farai!» Scuote la testa disgustato. «Amore...Come puoi
parlare di amore per un uomo che ti ho sempre detto di evitare? Sembra quasi
che tu l'abbia fatto apposta!»
«Non è
così!»
La fissa
in tralice. «E dimmi, credi davvero che lui ti ami?»
Quella
domanda, il tono con cui è posta, le giunge come una violenta sferzata in pieno
viso.
Esita a rispondere perché, a conti fatti, non è a conoscenza dei sentimenti che
Sandokan prova per lei. Oltre al desiderio, s'intende.
«Lo sai
anche tu che non ti ama.»
«Non è
vero!» sbotta in tono più piagnucolante del previsto. Si odia per la propria
debolezza.
«Sì,
invece! Come puoi pensare che il mio nemico giurato provi qualcosa per te? Lui
sa benissimo chi sei!»
«Smettila!»
«Sospetto
che questa farsa di relazione rientri in un piano più grande!»
«Taci, ti
prego!» lo supplica tappandosi le orecchie e scoppiando in lacrime.
Lord
Edward la osserva con un misto di rabbia e tenerezza. «Lo sai anche tu che ho
ragione.»
«No!»
Singhiozza convulsamente. «Non so niente, perché tu non
sei mai stato sincero con me!»
«Io?»
Sgrana gli occhi.
«Sì, tu,
padre!» Si asciuga alla bell'e meglio la faccia per darsi un contegno, ma
invano. «Non mi hai mai raccontato perché odi tanto Sandokan tantomeno il
motivo per cui avrei dovuto temerlo!»
«Sei mia
figlia e…»
«E sono un
facile bersaglio, sì! Me l'hai ripetuto mille volte! Ma, al di là della
ricchezza, cosa spinge un pirata come Sandokan a serbarti un rancore tale da
volersi rivalere su di me?» sbraita continuando a piangere.
Lord
Edward ammutolisce.
«C'è
qualcosa che non mi stai dicendo e questo mi annienta!»
«Nemmeno lui ti
ha mai detto niente, a quanto pare» le fa notare in tono eloquente. «O non
saremmo qui a discuterne.»
Laura si
blocca, colpita dalla veridicità di quelle parole.
«La
differenza sta nel fatto che io non ti ho mai detto nulla per proteggerti,
mentre il tuo amato pirata ti ha taciuto la verità per mero egoismo» prosegue. «Hai
mai riflettuto su questo?»
“Ogni
dannato giorno” pensa Laura suo malgrado. “Ho preferito godermi i suoi baci e
non porgli domande scomode per paura di perderlo, ma so che mi nasconde
qualcosa. Proprio come mio padre.”
Serra le labbra.
Lord
Edward sospira, esausto. «Fila in camera tua.»
A per
ribattere, ma non sa più cosa dire.
È provata dalla discussione, lacerata dai dubbi che le ottenebrano la mente e
ferita dalle allusioni del padre.
Va verso le scale, prostrata.
«Manderò
un medico a visitarti» aggiunge lui in tono serio.
Laura corruga
la fronte.
«Voglio
accertarmi che la tua virtù sia ancora intatta.»
Strabuzza gli
occhi. «Non è necessario. Sandokan non ha mai…»
Lord
Edward le fa segno di tacere. Poi le volta le spalle. «Vai nella tua stanza e non
osare pensare di uscire tanto presto.»
Vedere la
schiena del padre allontanarsi è quasi peggio di uno schiaffo in piena faccia.
Laura sale al piano di sopra e si rifugia nella propria camera da letto.
Si butta sul letto, spossata.
Sta andando tutto a rotoli per colpa di James!
Il pomeriggio in cui si è confidata con Intan non si è accorta della sua presenza
fuori dalla sala di lettura. È stata ingenua e il destino le si è ritorto
contro.
Deve avere origliato tutto e aver deciso su due piedi di chiedere la sua mano a
Lord Edward.
“Maledetto bastardo” pensa Laura in lacrime.
Si chiede
come farà, quella notte, ad abbandonare la casa paterna senza voltarsi
indietro.
Ha il cuore pesante all’idea di lasciare il padre, ancor più dopo averlo deluso
in quel modo.
Sospira
rassegnata.
Poi sente un rumore fuori dalla porta.
Si alza dal letto e va ad aprirla. Sobbalza spaventata quando si ritrova due
guardie armate in corridoio. «Ma cosa…?»
Le
rivolgono un rispettoso segno di saluto.
«Perché
siete qui?»
«Ordini di
vostro padre, Milady: non possiamo permettervi di abbandonare la vostra stanza.»
Strabuzza
gli occhi, incredula.
Eppure avrebbe dovuto aspettarselo.
«Non…Non potete tenermi prigioniera qui dentro.»
Le due
guardie si scambiano uno sguardo perplesso. Poi si rivolgono di nuovo a lei.
«Ci dispiace, Lady Laura.»
Arretra
spaesata e chiude la porta.
No, non è possibile.
Non può crederci.
Suo padre l’ha appena fatta confinare nella propria stanza, impedendole di
uscire.
Come una prigioniera qualunque, neanche avesse commesso un reato.
La
situazione è ben più grave di quanto Laura si aspettasse.
Non potrà andare nella radura, quella notte.
Non sa se
sia peggio quella prospettiva o l’idea che Sandokan vada a prenderla.
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