Capitolo 17 - Spalle al muro

La figura imponente di Sandokan compare presso la finestra della camera da letto di Laura, facendola trasalire.
Si ridesta di colpo.
E si acciglia.
«Ma sei matto?» sbotta andando ad aprire la finestra. «Meriteresti che ti lasciassi lì fuori tutta la notte.»

Sandokan entra rapidamente nella stanza con un agile balzo, forse temendo che lei metta in atto la minaccia. Si erge in tutta la sua altezza, scrutandola arcigno.

Anziché essere intimidita, però, Laura è semplicemente affascinata.
Lui indossa una camicia di lino color avorio aperta sul petto e arrotolata sugli avambracci muscolosi. Sopra porta un gilet scuro consumato dal mare e dal tempo, stretto in vita da una larga cintura di cuoio a cui è fissato il solito pugnale, come se fosse un'estensione naturale del suo corpo.
I lunghi capelli castani si adagiano morbidamente sulle spalle, conferendogli l'aspetto selvatico che tanto l'attrae.
É bellissimo.
E le è mancato, dannazione.
Però non glielo dice.
Si limita a osservarlo con cipiglio, incurante del fatto di essere in camicia da notte.

Sandokan, invece, se ne accorge eccome.
Osserva il suo corpo sottile sotto la tunica bianca e leggermente trasparente, poi s'impone di distogliere lo sguardo prima che finisca male.
benissimo, a seconda dei punti di vista.
Si schiarisce la voce e la inchioda con i magnetici occhi scuri. «Vedo che stai bene.»

Laura solleva il sopracciglio. «La cosa ti stupisce?»

«Sì, visto che sei sparita.»

«Non mi andava di vederti.» Si finge più sprezzante di quanto sia in realtà.

Sandokan sfodera un'espressione vagamente divertita. «Non ti andava di vedermi?» Fa un passo verso di lei. «O forse stavi semplicemente tenendo il muso, da bambina viziata quale sei?»

Piccata, s'irrigidisce e corruga la fronte. «Sei venuto per insultarmi?»

«No, sono venuto a…» Esita. Non sa nemmeno lui perché è lì. O meglio, non vuole ammetterlo. «…A trovarti.»

«A trovarmi?» Lo fissa esterrefatta. «In camera mia? Nel cuore della notte? Con il rischio che mio padre ci scopra?»

Le parole di Laura gli risuonano dentro come un'eco, perché sono vere e tanto basta a fargli ribollire il sangue.
Fa un altro passo nella sua direzione, fino a sovrastarla, e le prende il mento tra le dita per costringerla a guardarlo. «Ti rendi conto in cosa mi hai trasformato?»

Laura rabbrividisce, sorpresa ed emozionata dal contatto ravvicinato. «In...Cosa?»

Sandokan la guarda negli occhi, poi indugia sulle sue labbra dischiuse.
É un attimo.
Con uno scatto fulmineo s'impadronisce della sua bocca e si abbandona a un bacio tracotante, famelico, quasi arrabbiato.
Perché la vuole ed è andato lì per quello.
Ecco la verità.
Non l'ha vista per giorni e ne ha sentito la mancanza.
Lui che avverte la mancanza di quella ragazzina! Roba da pazzi!

Ma forse è proprio ciò che è diventato: pazzo.
Perché d'un tratto non gli importa più del piano, di Lord Edward…Perfino il ricordo di Marianna è relegato in un angolo remoto del suo cuore.
Adesso conta soltanto Laura, il bacio che gli sta restituendo con slancio, le piccole mani che si aggrappano alla sua camicia come per paura di crollare sotto il peso della passione.
Sandokan vi posa sopra le sue, più grandi e callose, mentre continua a baciarla. La spinge ad arretrare lentamente verso il letto sfatto, incapace di staccarsi dalle sue labbra.

«S-Sandokan…»

Le morde il labbro inferiore. «Baciami, piccola volpe. Mi hai punito abbastanza.»

«Allora ti sono mancata.»

«Troppo.» Le insinua la lingua in bocca e la divora con un nuovo bacio. La fa girare su sé stessa e si siede sul letto attirandola sulle proprie gambe.

Laura sussulta.
Il fatto che indossi soltanto la camicia da notte fa sì che avverta tutto il calore sprigionato dal corpo di Sandokan. Le sue braccia le stringono la vita, le mani esperte le massaggiano i fianchi e la parte bassa della schiena, facendola trasalire dall'emozione.
Le bacia ripetutamente il collo, spingendosi ben oltre rispetto a tutte le altre volte in cui sono stati insieme. «Sei così bella» sussurra.

Rabbrividisce. «Non hai voluto fare il bagno con me quella notte…E adesso sei qui…»
S'interrompe.

«E rischio di perdere il controllo, già.» Sorride contro la sua pelle. «Pensa se ti avessi visto completamente bagnata cosa sarebbe successo.»

«Allora mi desideri

Sandokan si blocca e la guarda stranito. «Non è ovvio?»

A conti fatti lo è. Eppure Laura ne ha dubitato.
Abbassa lo sguardo, mortificata.

Sandokan le afferra delicatamente il mento e le fa sollevare il viso. «Credevi che non ti volessi?» Corruga la fronte. «Sei cieca, per caso?»

Laura si divincola risentita. «Tu non capisci» sbotta.

Sospira esasperato. «Allora spiegami.»

Si succhia il labbro, al colmo dell'imbarazzo. Poi incrocia le braccia al petto in una palese posizione di difesa.

«Non ricominciare a fare…»

«Se mi dai un'altra volta della bambina viziata giuro che non ti bacio più!»

Poiché ha alzato la voce, Sandokan le fa segno di abbassare i toni. Poi la guarda. «Va bene. Scusami.»

«Però lo pensi.»

«Cosa?»

«Che sono una bambina viziata.»

Fa per ribattere a tono, ma qualcosa lo frena. Forse la vulnerabilità racchiusa in quegli occhioni castani che lo scrutano con apprensione, pur sfidandolo.
Le passa una mano fra i capelli. «No. Non lo penso» la rassicura in tono dolce. «É il mio modo di farti arrabbiare quando stiamo oltrepassando il limite» ammette in un sussurro.

«Cioè per tenermi alla larga quando ti senti troppo coinvolto?»

Il fatto che abbia espresso il concetto così candidamente lo indispone un poco, ma non può fargliene una colpa. Fin dal primo giorno in cui l'ha incontrata, Laura ha dimostrato di essere ben più cristallina di lui nell'esternare ciò che pensa e prova.
Annuisce controvoglia. «Qualcosa del genere.»

«Comunque preferisco che mi chiami piccola volpe» borbotta.

Sandokan sorride e la stringe a sé. «D'accordo. Adesso vuoi dirmi perché eri convinta che non ti volessi?» Le tira scherzosamente una ciocca di capelli. «Cosa ti è passato per quella testolina contorta?»

Laura trattiene il respiro per una frazione di secondo, imbarazzata.

«Dai, dimmelo.»

«Non mi prendi in giro?»

Si mette una mano sul cuore. «Promesso.»

Lo studia per un lungo istante, poi si arrende. «Quella notte sulla spiaggia, quando mi sono spogliata mi sei sembrato…Inorridito» mormora senza guardarlo.

Sandokan sbatte lentamente le palpebre, ma non dice nulla.

«Sai…» Deglutisce per prendere tempo. «Ci siamo incontrati in un'occasione strana, in cui tu volevi rapirmi…» farfuglia con gli occhi fissi sulle ginocchia. «…Poi hai iniziato a seguirmi, a mostrarti interessato…»

Il cuore del pirata batte a un ritmo forsennato all'idea che lei abbia capito i suoi piani.

«…Le cose sono precipitate…In senso buono…Fino a quella notte, quando ti sei…Tirato indietro

Il senso di colpa esplode nel petto di Sandokan quando comprende il nocciolo della questione.
Il problema non è se Laura abbia intuito qualcosa riguardo le sue intenzioni.
Il vero problema − ciò che la consuma − è che si sente insicura.
Su di lui.
Teme che la stia prendendo in giro, che non si senta davvero attratto da lei.
È l'incertezza tipica dei primi amori, quelli giovanili e travolgenti nella loro essenza più pura.

Indugia a lungo prima di rispondere, non sapendo bene quanto esporsi. D'altra parte, almeno su quello, è ormai impossibilitato a fingere. «Ti desidero, Laura.»
Lo guarda con una tale speranza da fargli male al cuore.
Le stringe le mani. «Capisco che tu sia inesperta e, forse proprio per questo, hai una visione distorta della realtà, ma…»

«É questo il punto!» ribatte avvampando come un tizzone ardente. «Io sono inesperta, mentre tu…»

Le prende le labbra tra pollice e indice per costringerla a tacere. «Vuoi ascoltarmi, per favore?»

Laura affila lo sguardo, ma annuisce rassegnata.
È adorabile con quell'espressione arcigna e le labbra schiacciate che le conferiscono un aspetto da paperetta.

Sandokan deve trattenersi dal non scoppiare a ridere.
E dal baciarla.
«Stavo dicendo che la tua inesperienza ti porta a non vedere l'ovvio o, ancor peggio, a interpretare in modo sbagliato dei segnali evidenti.» Le lascia le labbra. «Quella notte ero completamente ammaliato dalla tua bellezza. Non inorridito.»

Si rilassa impercettibilmente. «Ah.»

«Sì. “Ah”» le fa il verso. Prende a giocherellare con la manica della sua camicia da notte. «Piccola volpe, se avessimo fatto il bagno insieme non avresti avuto scampo.»

Silenzio.
I loro occhi rimangono agganciati per un lungo istante.

«Io non volevo avere scampo» sussurra infine.

Una scarica di eccitazione gli percuote l'inguine. Sandokan deve fare uno sforzo sovrumano per trattenersi, specie con un letto così vicino. «Non sai cosa stai dicendo.»

Laura avvampa e s'irrigidisce.

Con un sospiro le accarezza la guancia paonazza. E pensare che quando aveva condiviso il suo piano iniziale con Yanez non si era fatto scrupoli all'idea di portarle via la virtù.
Si è davvero rammollito.

«Hai intenzione di sedurmi e abbandonarmi?»

Sandokan sussulta alle sue parole. Poi sospira. «No.»

«Dunque?» Lo fissa in trepidante attesa, consapevole che la risposta potrebbe non piacerle.

«Verrai con me.»

Strabuzza gli occhi. «C-Cosa?»

«Hai capito benissimo.» Le rivolge uno sguardo penetrante. «Sono venuto a Labuan per te e non intendo andarmene senza.» Le sistema una ciocca di capelli con inaspettata tenerezza. «Ora più che mai.»

«Perché ora più che mai

Sbuffa, infastidito dal suo acume. «Lascia perdere. Salpiamo fra tre giorni.»

«E se non volessi?»

Scoppia a ridere. «Oh piccola volpe, sei così incapace di mentire.»

Laura scatta in piedi e lo affronta con disappunto. «Non mento affatto! Non sopporto che mi si dica cosa devo fare!»

Anche Sandokan si alza dal letto. Si avvicina pericolosamente, sovrastandola. «Se resterai a Labuan trascorrerai comunque la tua vita a ricevere ordini. Io, almeno, ti concedo la parvenza di una scelta!»

«La parvenza? Come osi!» Gli assesta uno schiaffo in piena faccia.

Sandokan rimane sorpreso dal gesto. Si gira lentamente a guardarla con occhi fiammeggianti. «Credi di potermi trattare come un Brooke qualsiasi?» ringhia.

«Sì finché ti comporterai con la stessa spocchia!» ribatte sostenendo il suo sguardo senza timore. «Almeno lui non finge sulle proprie intenzioni e non si permette di parlarmi così!»

«Perché non lo frequenti, allora?»

«Lo sto facendo!»

Stavolta è Sandokan a irrigidirsi, più di quanto si sarebbe aspettato da sé stesso. «Prego?»

Laura si accorge del suo cambio d'umore e si pente di esserselo lasciato sfuggire. «Era per dire.»

«Per dire cosa?» ringhia afferrandole le braccia pur senza farle male.

«L’ho frequentato qualche volta mentre io e te non ci siamo visti» ammette.

«Sei così smaniosa di concederti a qualcuno?»
L’ha detto apposta per ferirla, ma capisce subito di essersi spinto oltre. Di certo Yanez disapproverebbe, ma ormai è tardi per rimangiarsi quelle parole.

L'aria nella stanza cambia repentinamente, facendosi pesante.
Dopo un lungo silenzio teso, Laura gli volta le spalle. «É meglio che te ne vai.»

«No.»

«Invece sì.»

«Ho detto di no.»

«Guarda che mi metto a urlare e ti faccio arrestare.»

Sandokan le cala una mano sulla bocca, avvolgendole la vita con il braccio. «Vuoi mettere alla prova il pirata che c'è in me?»

Lungi dall'essere spaventata, gli affonda i denti nel palmo.

«Ahia!»

«Vattene!»

La riacchiappa con un solo movimento e la tiene imprigionata a sé. «Non me ne vado, razza di volpe malefica.» Si china a baciarla con foga.

Laura gli morde il labbro nel tentativo di allontanarlo, ma non solo è tutto inutile; lo accende perfino di più.
La lingua di Sandokan le invade la bocca e s'intreccia alla sua, mozzandole il respiro. Reclina la testa all'indietro, soggiogata dall'impeto di quel bacio che le risveglia i sensi e le riattiva il desiderio. «Ti odio» sussurra trafelata sulla sua bocca.

«Oh lo so benissimo. Anch'io ti odio, credimi.» Sorride quando la sente anelare un altro bacio. «Ma non sarai mai di Brooke.»

«Perché sarò tua

«Perché non lo vuoi.» Sorride ammiccante. «E poi sei già mia.»

«Non è vero» sbotta.

Le prende il viso tra le mani. «Allora rispondi a questo: sei pronta a rinunciare a me?»

Laura ammutolisce.

«Non resterò a Labuan per sempre. Ci hai mai pensato?»

Certo che ci ha pensato, innumerevoli volte. L'idea che se ne vada è una stilettata al cuore, il che la impaurisce più dell’ipotesi di lasciare tutto per seguirlo.
Da sempre agogna la libertà a quella vita fatta tanto di privilegi quanto d'imposizioni, ma un conto è desiderarla e un conto è concretizzarla. Non sa se sia pronta ad abbandonare il padre, Intan e tutto ciò che le è caro. Magari è semplicemente vigliaccheria; o forse è davvero una ragazzina viziata, pensa con una punta di rammarico.
Quel che è certo è che c’è qualcosa che Sandokan non le sta dicendo.
Qualcosa che Laura vorrebbe sapere, ma che teme di scoprire.
Qualcosa che, forse, in cuor suo sospetta già.

Sandokan percepisce distintamente il tumulto interiore di Laura e si sente in colpa per averla messa alle strette. Tuttavia non può più permettersi d'indugiare, non quando si sente così coinvolto. A riprova di ciò è la reazione che ha avuto quando lei ha menzionato James Brooke: la gelosia all'idea delle manacce di quel sordido capitano sul corpo delicato di Laura l'ha letteralmente mandato fuori dai gangheri, più del timore che lei non voglia seguirlo.
No, non può più aspettare. Deve andarsene da Labuan e deve farlo nel più breve tempo possibile.
Con lei a bordo del praho.
«Fra tre notti. Nella nostra radura.»

«Perché?»

La guarda perplesso.

«Perché vuoi portarmi via?»

Sandokan indugia soltanto un istante prima di rivelare parte della verità. «Perché qui non abbiamo futuro.»

Laura non ribatte, consapevole che abbia ragione. Sostiene il suo sguardo, incerta.

Lui si avvicina per rubarle un ultimo bacio fugace. «Vieni con me, piccola volpe» sussurra sulle sue labbra in tono vagamente implorante.

«Altrimenti verrai a prendermi di peso?» sorride.

«Sì.» Sorride a sua volta accarezzandole la guancia.
Si volta e va verso la finestra.

«Mi stai chiedendo di sceglierti.»

Sandokan si blocca.

«Dopo non potrai più liberarti di me» aggiunge con un accenno di sarcasmo.

Lui chiude gli occhi, ma rimane voltato.
La cosa peggiore è che non glielo sta chiedendo, ma la sua ingenuità la porta a credere così.
«Mi hai già scelto, piccola volpe.»
Avanza imperterrito verso la finestra.

«Siamo al secondo piano. Come…»

Sandokan si sporge abilmente per aggrapparsi ai rami dell’albero su cui si affaccia la finestra. Le rivolge un sorriso sfrontato, poi, rapido come un felino, scende dalla pianta e fugge nella foresta.


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