La figura
imponente di Sandokan compare presso la finestra della camera da letto di
Laura, facendola trasalire.
Si ridesta di colpo.
E si acciglia.
«Ma sei matto?» sbotta andando ad aprire la finestra. «Meriteresti che ti
lasciassi lì fuori tutta la notte.»
Sandokan
entra rapidamente nella stanza con un agile balzo, forse temendo che lei metta
in atto la minaccia. Si erge in tutta la sua altezza, scrutandola arcigno.
Anziché
essere intimidita, però, Laura è semplicemente affascinata.
Lui indossa una camicia di lino color avorio aperta sul petto e arrotolata
sugli avambracci muscolosi. Sopra porta un gilet scuro consumato dal mare e dal
tempo, stretto in vita da una larga cintura di cuoio a cui è fissato il solito
pugnale, come se fosse un'estensione naturale del suo corpo.
I lunghi capelli castani si adagiano morbidamente sulle spalle, conferendogli
l'aspetto selvatico che tanto l'attrae.
É bellissimo.
E le è mancato, dannazione.
Però non glielo dice.
Si limita a osservarlo con cipiglio, incurante del fatto di essere in camicia
da notte.
Sandokan,
invece, se ne accorge eccome.
Osserva il suo corpo sottile sotto la tunica bianca e leggermente trasparente,
poi s'impone di distogliere lo sguardo prima che finisca male.
O benissimo, a seconda dei punti di vista.
Si schiarisce la voce e la inchioda con i magnetici occhi scuri. «Vedo che stai
bene.»
Laura
solleva il sopracciglio. «La cosa ti stupisce?»
«Sì, visto
che sei sparita.»
«Non mi
andava di vederti.» Si finge più sprezzante di quanto sia in realtà.
Sandokan
sfodera un'espressione vagamente divertita. «Non ti andava di vedermi?»
Fa un passo verso di lei. «O forse stavi semplicemente tenendo il muso, da
bambina viziata quale sei?»
Piccata,
s'irrigidisce e corruga la fronte. «Sei venuto per insultarmi?»
«No, sono
venuto a…» Esita. Non sa nemmeno lui perché è lì. O meglio, non vuole
ammetterlo. «…A trovarti.»
«A
trovarmi?» Lo fissa esterrefatta. «In camera mia? Nel cuore della notte?
Con il rischio che mio padre ci scopra?»
Le parole
di Laura gli risuonano dentro come un'eco, perché sono vere e tanto basta a
fargli ribollire il sangue.
Fa un altro passo nella sua direzione, fino a sovrastarla, e le prende il mento
tra le dita per costringerla a guardarlo. «Ti rendi conto in cosa mi hai
trasformato?»
Laura
rabbrividisce, sorpresa ed emozionata dal contatto ravvicinato. «In...Cosa?»
Sandokan
la guarda negli occhi, poi indugia sulle sue labbra dischiuse.
É un attimo.
Con uno scatto fulmineo s'impadronisce della sua bocca e si abbandona a un
bacio tracotante, famelico, quasi arrabbiato.
Perché la vuole ed è andato lì per quello.
Ecco la verità.
Non l'ha vista per giorni e ne ha sentito la mancanza.
Lui che avverte la mancanza di quella ragazzina! Roba da pazzi!
Ma forse è
proprio ciò che è diventato: pazzo.
Perché d'un tratto non gli importa più del piano, di Lord Edward…Perfino il
ricordo di Marianna è relegato in un angolo remoto del suo cuore.
Adesso conta soltanto Laura, il bacio che gli sta restituendo con slancio, le
piccole mani che si aggrappano alla sua camicia come per paura di crollare
sotto il peso della passione.
Sandokan vi posa sopra le sue, più grandi e callose, mentre continua a
baciarla. La spinge ad arretrare lentamente verso il letto sfatto, incapace di
staccarsi dalle sue labbra.
«S-Sandokan…»
Le morde
il labbro inferiore. «Baciami, piccola volpe. Mi hai punito abbastanza.»
«Allora ti
sono mancata.»
«Troppo.»
Le insinua la lingua in bocca e la divora con un nuovo bacio. La fa girare su
sé stessa e si siede sul letto attirandola sulle proprie gambe.
Laura
sussulta.
Il fatto che indossi soltanto la camicia da notte fa sì che avverta tutto il
calore sprigionato dal corpo di Sandokan. Le sue braccia le stringono la vita,
le mani esperte le massaggiano i fianchi e la parte bassa della schiena,
facendola trasalire dall'emozione.
Le bacia ripetutamente il collo, spingendosi ben oltre rispetto a tutte le
altre volte in cui sono stati insieme. «Sei così bella» sussurra.
Rabbrividisce.
«Non hai voluto fare il bagno con me quella notte…E adesso sei qui…»
S'interrompe.
«E rischio
di perdere il controllo, già.» Sorride contro la sua pelle. «Pensa se ti avessi
visto completamente bagnata cosa sarebbe successo.»
«Allora mi
desideri.»
Sandokan
si blocca e la guarda stranito. «Non è ovvio?»
A conti
fatti lo è. Eppure Laura ne ha dubitato.
Abbassa lo sguardo, mortificata.
Sandokan
le afferra delicatamente il mento e le fa sollevare il viso. «Credevi che non
ti volessi?» Corruga la fronte. «Sei cieca, per caso?»
Laura si
divincola risentita. «Tu non capisci» sbotta.
Sospira
esasperato. «Allora spiegami.»
Si succhia
il labbro, al colmo dell'imbarazzo. Poi incrocia le braccia al petto in una
palese posizione di difesa.
«Non
ricominciare a fare…»
«Se mi dai
un'altra volta della bambina viziata giuro che non ti bacio più!»
Poiché ha
alzato la voce, Sandokan le fa segno di abbassare i toni. Poi la guarda. «Va
bene. Scusami.»
«Però lo
pensi.»
«Cosa?»
«Che sono
una bambina viziata.»
Fa per
ribattere a tono, ma qualcosa lo frena. Forse la vulnerabilità racchiusa in
quegli occhioni castani che lo scrutano con apprensione, pur sfidandolo.
Le passa una mano fra i capelli. «No. Non lo penso» la rassicura in tono dolce.
«É il mio modo di farti arrabbiare quando stiamo oltrepassando il limite»
ammette in un sussurro.
«Cioè per
tenermi alla larga quando ti senti troppo coinvolto?»
Il fatto
che abbia espresso il concetto così candidamente lo indispone un poco, ma non
può fargliene una colpa. Fin dal primo giorno in cui l'ha incontrata, Laura ha
dimostrato di essere ben più cristallina di lui nell'esternare ciò che pensa e
prova.
Annuisce controvoglia. «Qualcosa del genere.»
«Comunque
preferisco che mi chiami piccola volpe» borbotta.
Sandokan
sorride e la stringe a sé. «D'accordo. Adesso vuoi dirmi perché eri convinta
che non ti volessi?» Le tira scherzosamente una ciocca di capelli. «Cosa ti è
passato per quella testolina contorta?»
Laura
trattiene il respiro per una frazione di secondo, imbarazzata.
«Dai,
dimmelo.»
«Non mi
prendi in giro?»
Si mette
una mano sul cuore. «Promesso.»
Lo studia
per un lungo istante, poi si arrende. «Quella notte sulla spiaggia, quando mi
sono spogliata mi sei sembrato…Inorridito» mormora senza guardarlo.
Sandokan
sbatte lentamente le palpebre, ma non dice nulla.
«Sai…»
Deglutisce per prendere tempo. «Ci siamo incontrati in un'occasione strana, in
cui tu volevi rapirmi…» farfuglia con gli occhi fissi sulle ginocchia. «…Poi
hai iniziato a seguirmi, a mostrarti interessato…»
Il cuore
del pirata batte a un ritmo forsennato all'idea che lei abbia capito i suoi
piani.
«…Le cose
sono precipitate…In senso buono…Fino a quella notte, quando ti sei…Tirato
indietro.»
Il senso
di colpa esplode nel petto di Sandokan quando comprende il nocciolo della
questione.
Il problema non è se Laura abbia intuito qualcosa riguardo le sue intenzioni.
Il vero problema − ciò che la consuma − è che si sente insicura.
Su di lui.
Teme che la stia prendendo in giro, che non si senta davvero attratto da lei.
È l'incertezza tipica dei primi amori, quelli giovanili e travolgenti nella
loro essenza più pura.
Indugia a
lungo prima di rispondere, non sapendo bene quanto esporsi. D'altra parte,
almeno su quello, è ormai impossibilitato a fingere. «Ti desidero, Laura.»
Lo guarda con una tale speranza da fargli male al cuore.
Le stringe le mani. «Capisco che tu sia inesperta e, forse proprio per questo,
hai una visione distorta della realtà, ma…»
«É questo
il punto!» ribatte avvampando come un tizzone ardente. «Io sono inesperta,
mentre tu…»
Le prende
le labbra tra pollice e indice per costringerla a tacere. «Vuoi ascoltarmi, per
favore?»
Laura
affila lo sguardo, ma annuisce rassegnata.
È adorabile con quell'espressione arcigna e le labbra schiacciate che le
conferiscono un aspetto da paperetta.
Sandokan
deve trattenersi dal non scoppiare a ridere.
E dal baciarla.
«Stavo dicendo che la tua inesperienza ti porta a non vedere l'ovvio o, ancor
peggio, a interpretare in modo sbagliato dei segnali evidenti.» Le lascia le
labbra. «Quella notte ero completamente ammaliato dalla tua bellezza. Non
inorridito.»
Si rilassa
impercettibilmente. «Ah.»
«Sì. “Ah”»
le fa il verso. Prende a giocherellare con la manica della sua camicia da
notte. «Piccola volpe, se avessimo fatto il bagno insieme non avresti avuto
scampo.»
Silenzio.
I loro occhi rimangono agganciati per un lungo istante.
«Io non
volevo avere scampo» sussurra infine.
Una
scarica di eccitazione gli percuote l'inguine. Sandokan deve fare uno sforzo
sovrumano per trattenersi, specie con un letto così vicino. «Non sai cosa stai
dicendo.»
Laura
avvampa e s'irrigidisce.
Con un
sospiro le accarezza la guancia paonazza. E pensare che quando aveva condiviso
il suo piano iniziale con Yanez non si era fatto scrupoli all'idea di portarle
via la virtù.
Si è davvero rammollito.
«Hai intenzione
di sedurmi e abbandonarmi?»
Sandokan
sussulta alle sue parole. Poi sospira. «No.»
«Dunque?»
Lo fissa in trepidante attesa, consapevole che la risposta potrebbe non
piacerle.
«Verrai
con me.»
Strabuzza
gli occhi. «C-Cosa?»
«Hai
capito benissimo.» Le rivolge uno sguardo penetrante. «Sono venuto a Labuan per
te e non intendo andarmene senza.» Le sistema una ciocca di capelli con
inaspettata tenerezza. «Ora più che mai.»
«Perché ora
più che mai?»
Sbuffa,
infastidito dal suo acume. «Lascia perdere. Salpiamo fra tre giorni.»
«E se non
volessi?»
Scoppia a
ridere. «Oh piccola volpe, sei così incapace di mentire.»
Laura scatta
in piedi e lo affronta con disappunto. «Non mento affatto! Non sopporto
che mi si dica cosa devo fare!»
Anche
Sandokan si alza dal letto. Si avvicina pericolosamente, sovrastandola. «Se
resterai a Labuan trascorrerai comunque la tua vita a ricevere ordini. Io,
almeno, ti concedo la parvenza di una scelta!»
«La
parvenza? Come osi!» Gli assesta uno schiaffo in piena faccia.
Sandokan
rimane sorpreso dal gesto. Si gira lentamente a guardarla con occhi
fiammeggianti. «Credi di potermi trattare come un Brooke qualsiasi?» ringhia.
«Sì finché
ti comporterai con la stessa spocchia!» ribatte sostenendo il suo sguardo senza
timore. «Almeno lui non finge sulle proprie intenzioni e non si permette di
parlarmi così!»
«Perché
non lo frequenti, allora?»
«Lo sto
facendo!»
Stavolta è
Sandokan a irrigidirsi, più di quanto si sarebbe aspettato da sé stesso. «Prego?»
Laura si
accorge del suo cambio d'umore e si pente di esserselo lasciato sfuggire. «Era
per dire.»
«Per
dire cosa?» ringhia afferrandole le braccia pur senza farle male.
«L’ho
frequentato qualche volta mentre io e te non ci siamo visti» ammette.
«Sei così
smaniosa di concederti a qualcuno?»
L’ha detto apposta per ferirla, ma capisce subito di essersi spinto oltre. Di
certo Yanez disapproverebbe, ma ormai è tardi per rimangiarsi quelle parole.
L'aria
nella stanza cambia repentinamente, facendosi pesante.
Dopo un lungo silenzio teso, Laura gli volta le spalle. «É meglio che te ne vai.»
«No.»
«Invece
sì.»
«Ho detto
di no.»
«Guarda
che mi metto a urlare e ti faccio arrestare.»
Sandokan
le cala una mano sulla bocca, avvolgendole la vita con il braccio. «Vuoi
mettere alla prova il pirata che c'è in me?»
Lungi
dall'essere spaventata, gli affonda i denti nel palmo.
«Ahia!»
«Vattene!»
La
riacchiappa con un solo movimento e la tiene imprigionata a sé. «Non me ne
vado, razza di volpe malefica.» Si china a baciarla con foga.
Laura gli
morde il labbro nel tentativo di allontanarlo, ma non solo è tutto inutile; lo
accende perfino di più.
La lingua di Sandokan le invade la bocca e s'intreccia alla sua, mozzandole il
respiro. Reclina la testa all'indietro, soggiogata dall'impeto di quel bacio
che le risveglia i sensi e le riattiva il desiderio. «Ti odio» sussurra
trafelata sulla sua bocca.
«Oh lo so
benissimo. Anch'io ti odio, credimi.» Sorride quando la sente anelare un altro
bacio. «Ma non sarai mai di Brooke.»
«Perché
sarò tua?»
«Perché non
lo vuoi.» Sorride ammiccante. «E poi sei già mia.»
«Non è
vero» sbotta.
Le prende
il viso tra le mani. «Allora rispondi a questo: sei pronta a rinunciare a me?»
Laura
ammutolisce.
«Non
resterò a Labuan per sempre. Ci hai mai pensato?»
Certo che
ci ha pensato, innumerevoli volte. L'idea che se ne vada è una stilettata al
cuore, il che la impaurisce più dell’ipotesi di lasciare tutto per seguirlo.
Da sempre agogna la libertà a quella vita fatta tanto di privilegi quanto d'imposizioni,
ma un conto è desiderarla e un conto è concretizzarla. Non sa se sia pronta ad
abbandonare il padre, Intan e tutto ciò che le è caro. Magari è semplicemente
vigliaccheria; o forse è davvero una ragazzina viziata, pensa con una punta di
rammarico.
Quel che è certo è che c’è qualcosa che Sandokan non le sta dicendo.
Qualcosa che Laura vorrebbe sapere, ma che teme di scoprire.
Qualcosa che, forse, in cuor suo sospetta già.
Sandokan
percepisce distintamente il tumulto interiore di Laura e si sente in colpa per
averla messa alle strette. Tuttavia non può più permettersi d'indugiare, non
quando si sente così coinvolto. A riprova di ciò è la reazione che ha avuto
quando lei ha menzionato James Brooke: la gelosia all'idea delle manacce di
quel sordido capitano sul corpo delicato di Laura l'ha letteralmente mandato
fuori dai gangheri, più del timore che lei non voglia seguirlo.
No, non può più aspettare. Deve andarsene da Labuan e deve farlo nel più breve
tempo possibile.
Con lei a bordo del praho.
«Fra tre notti. Nella nostra radura.»
«Perché?»
La guarda
perplesso.
«Perché
vuoi portarmi via?»
Sandokan indugia
soltanto un istante prima di rivelare parte della verità. «Perché qui non
abbiamo futuro.»
Laura non
ribatte, consapevole che abbia ragione. Sostiene il suo sguardo, incerta.
Lui si
avvicina per rubarle un ultimo bacio fugace. «Vieni con me, piccola volpe»
sussurra sulle sue labbra in tono vagamente implorante.
«Altrimenti
verrai a prendermi di peso?» sorride.
«Sì.»
Sorride a sua volta accarezzandole la guancia.
Si volta e va verso la finestra.
«Mi stai
chiedendo di sceglierti.»
Sandokan si
blocca.
«Dopo non
potrai più liberarti di me» aggiunge con un accenno di sarcasmo.
Lui chiude
gli occhi, ma rimane voltato.
La cosa peggiore è che non glielo sta chiedendo, ma la sua ingenuità la
porta a credere così.
«Mi hai già scelto, piccola volpe.»
Avanza imperterrito verso la finestra.
«Siamo al
secondo piano. Come…»
Sandokan si
sporge abilmente per aggrapparsi ai rami dell’albero su cui si affaccia la
finestra. Le rivolge un sorriso sfrontato, poi, rapido come un felino, scende
dalla pianta e fugge nella foresta.
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