Capitolo 19 - La festa di fidanzamento

Sandokan è nervoso, taciturno e intrattabile da sei giorni, ovvero tre in più di quelli che ha dato a Laura per presentarsi nella loro radura e fuggire insieme.
Sei giorni trascorsi dall’ultima volta in cui l’ha vista, quando si è infilato di nascosto nella sua stanza. Da allora non ha più avuto notizie della ragazza.

Sembra sparita.

Contrariamente a quanto minacciato, all’inizio Sandokan ha aspettato, confidando nel fatto che si sarebbe fatta viva.
Invece no.
Peggio, pare essersi volatilizzata nel nulla.
Può dirlo con certezza perché, sebbene non si fosse materializzato da lei per rapirla, era comunque sgattaiolato nei pressi di casa Brown per incontrarla di nascosto. Tuttavia non l’aveva vista.
Mai.

Comincia a chiedersi se non stia male. È strano che Laura rimanga rintanata in casa e per un attimo tanto fugace quanto terribile Sandokan teme che sia scappata. Magari è tornata a Londra, la sua città d’origine.
Ma no, non può essere, non sarebbe da lei: ama troppo la natura incontaminata di Labuan.
Ama lui.
Sebbene non gliel’abbia detto ad alta voce, Sandokan ne è certo. L’ha capito dallo sguardo, dagli atteggiamenti talvolta infantili che mette in atto nei suoi confronti, ed è proprio su quei sentimenti che ha fatto leva per convincerla a seguirlo.
Credeva di esserci riuscito.

Dev’essere successo qualcosa dopo il loro incontro.

«Fratellino.»
La voce di Yanez, arrochita dal fumo, lo fa sobbalzare.
«Devi prendere una decisone. È troppo rischioso continuare a restare a Labuan senza motivo.»

Sandokan chiude gli occhi, irritato. Sa che il Portoghese ha ragione e che sono fuori tempo massimo, ma non può andarsene senza di lei. Ne andrebbe del suo piano di vendetta.
Sospira e si massaggia le tempie.
«Gli uomini sono pronti a salpare?»

Yanez si affretta ad annuire. «Aspettiamo che rientrino Emilio e Sambigliong, poi possiamo partire.» Gli stringe la spalla con fare solidale. «È meglio così, credimi.»

Annuisce poco convinto.

«Eccoli» aggiunge il Portoghese, indicando la piccola lancia che si sta avvicinando al praho con Emilio e Sambigliong a bordo.

Giovane e smilzo il primo, sempre con un taccuino in mano su cui annotare i propri pensieri, il secondo – amico di vecchia data di Yanez − è contraddistinto da una stazza enorme e la lingua mozzata a renderlo muto.
I due pirati fanno grandi cenni quando scorgono Sandokan e Yanez intenti a fissarli dal praho.

«Cos’avranno da sbracciarsi tanto?» borbotta il Portoghese con la fronte corrucciata.

Anche Sandokan è perplesso, ma non deve aspettare troppo per avere delucidazioni in merito.

«Capitano!» prorompe Emilio appena mette piede sul ponte della nave. Appoggia le mani sulle cosce e si abbassa per riprendere fiato. Poi torna a guardarlo. «Al mercato…Non si fa che parlare di una festa di fidanzamento che si terrà questa sera» annaspa trafelato.

Sandokan solleva il sopracciglio, sebbene il suo corpo si sia già irrigidito come se avesse intuito prima di lui dove andrà a parare quel discorso. «E allora?»

Emilio si raddrizza per darsi un tono, sebbene sia minuto e piuttosto basso. Senza contare i grandi occhi azzurri e i lineamenti fanciulleschi che lo fanno apparire più giovane dei suoi ventisei anni. «La festa sarà a casa Brown.»

***

Più tardi Sandokan, Emilio e Yanez attraversano la foresta tallonati da Kali e coadiuvati dal buio della sera.

Il Portoghese, però, non è convinto della sensatezza di quella missione. «Magari Laura ha una sorella e la festa di fidanzamento è per lei.»

«No, non ce l’ha» ribatte Sandokan, fulminandolo per l’ennesima volta.

Yanez sbuffa.

Una volta raggiunto il limitare della foresta, non distante dal giardino di casa Brown, Sandokan stringe la spalla di Emilio. «Te la senti?»

«Certo, Capitano!»

Gli assesta uno schiaffetto amichevole sulla guancia e stiracchia un sorriso teso. «Non metterti nei guai, ragazzo. Devi solo portarla fuori senza destare sospetti.» Gli sistema il Baju Melayu in songket dorato − tipico della nobiltà del Brunei – che ha tirato fuori apposta per l’occasione da un baule carico di refurtiva e lo spinge via. «Vai.»

Mentre lo guardano uscire dal nascondiglio per raggiungere a passo spedito la tenuta di Lord Edward, Yanez sospira profondamente. «Ne vale la pena, fratellino?»

«Cosa?»

«La ragazza.» Si volta a fissarlo con i gelidi occhi azzurri. «Dimmi la verità.»

Annuisce meccanicamente. «Diventeremo ricchi.»

«Sul serio ti racconti ancora questa farsa?» Corruga la fronte. «Ti fa stare meglio con te stesso o con noialtri?»

«Non lo so» ammette in tono sommesso.

Il Portoghese lo studia per un lungo istante, poi gli batte una pacca sul braccio. «Va bene, vediamo cosa riesce a combinare il nostro Emilio.» Accarezza il calcio della pistola che gli spunta dal fodero legato alla cintola. «Teniamoci pronti.»

***

Laura non si sforza nemmeno di fingersi felice. Non vuole dare questa soddisfazione a suo padre.
Tantomeno a Lord Brooke.

L’attenzione di tutti gli invitati presenti alla festa è concentrata su di lei, può sentire distintamente i mormorii sulla sua bellezza, sull’eleganza dell’abito color pervinca che indossa e di quanto costituisca una coppia a dir poco splendida con James.
Splendida, certo.
Peccato che vorrebbe soltanto prendere a morsi il braccio con cui il Capitano Brooke la tiene ancorata a sé, portandola in giro per la sala come un trofeo. D’altronde è così che la considera: si comporta da marito vincitore, neanche fossero già sposati. Non che manchi molto, pensa Laura con una punta di amarezza. È ancora interdetta dall’efficienza con cui suo padre ha organizzato quella festa di fidanzamento in soli tre giorni, dopo aver scoperto la sua relazione segreta con Sandokan.

Sandokan.

Si chiede dove sia finito, perché non sia andato a cercarla.
È ferita dalla sua assenza, si aspettava che piombasse nuovamente in camera sua in piena notte e la traesse in salvo da quella prigionia improvvisata. Invece non era successo.

L’idea che se ne sia andato senza di lei fa più male di qualunque fidanzamento forzato. Si sente stupida ad aver esitato all’idea di seguirlo, perché adesso scapperebbe con lui senza indugio.
Quasi.

«Sorridete, mia cara. Sembrate più a un funerale che alla vostra festa di fidanzamento» prova a persuaderla James.

Lo fulmina deliberatamente. «Per quanto mi riguarda è così.»

«Suvvia, poteva andarvi molto peggio, Milady.» Le sfiora la guancia liscia con le nocche. «Farò di tutto per rendervi felice e liberarvi dall’incantesimo di quel pirata.»

Laura affila lo sguardo e gli morde le dita. Lord Brooke trattiene a stento un grido, ma allontana subito la mano.
«Io, invece, farò di tutto per rendervi questo matrimonio un inferno» sibila lei in tono sommesso.
Approfitta del suo sgomento per voltarsi e allontanarsi prima che la riacciuffi. Sa benissimo che James odia le scenate in pubblico e che non si metterà a seguirla in modo plateale davanti a tutti.

«Dove pensi di andare?»
Il padre le si para davanti e l’afferra per il braccio.
«Non hai il permesso di uscire da questa stanza.»

«Neanche per prendere una boccata d’aria?»

«Non da sola.»

«Nemmeno se mi accompagna Intan?»

Lord Edward la fissa in cagnesco. «Mi credi così stupido da non intuire che è stata tua complice?»

«Ti sbagli! Intan non sapeva niente!»

«Abbassa la voce» l’intima, allontanandola dal centro della sala. «Non fare scenate o sarò costretto a farti rinchiudere per isteria.»

Laura sussulta, disperata. «Dunque sarà così d’ora in poi tra di noi?» mormora. «Ci rapporteremo a suon di minacce?»

L’espressione di Lord Edward vacilla. «Non avrei voluto arrivare a tanto, ma non mi hai lasciato scelta.»

«Io…Io…» Le si riempiono gli occhi di lacrime. «…Non intendevo deluderti.»

Il padre la guarda con aria contrita, come se stesse combattendo una guerra interiore fra sentimenti e buon senso.

«So che mi avevi messo in guardia su Sandokan…Ma posso ancora rimediare…» farfuglia con voce rotta. «Mi hai fatto visitare, hai potuto constatare che la mia virtù è intatta» mormora con gli occhi bassi. «Non lo vedrò più. Ti prego, non punirmi obbligandomi a sposare James.»

Sospira. «Dovrai comunque sposare qualcuno, Laura.»

«Ma lui è infido

«Dici così perché mi ha rivelato il tuo segreto» sbotta, «Di fatto mi aveva già chiesto la tua mano.»

Laura riflette su quel particolare: James aveva origliato la sua confessione a Intan, perciò, oltre ad aver scoperto i dettagli della relazione segreta con il pirata doveva aver sentito anche che Sandokan le aveva chiesto di scappare insieme, dandole un ultimatum. Eppure non aveva riferito quella parte a Lord Edward, limitandosi a correre da lui per chiederla in sposa.

Era stato guidato in tutto e per tutto dalla gelosia, perfino quando l’aveva smascherata di fronte al padre.

Non che questo lo giustifichi, ovviamente. Laura non capisce se il suo comportamento sia dettato dall’amore o se nasconda una sorta di ossessione malata nei suoi confronti.

«Non cambierò idea su questo matrimonio» asserisce Lord Edward, interrompendo i suoi pensieri. «Perciò cerca di sorridere agli ospiti e di fingerti felice.»

Laura affloscia le spalle e guarda il padre voltarsi per avvicinarsi a un gruppo di gentiluomini.
Si sente più in trappola che mai e stavolta non c’è modo di sottrarsi al suo destino.
Vorrebbe soltanto piangere, strapparsi il vestito, gridare.
Scappare.

«Milady» la sorprende una voce maschile che la fa sobbalzare.

Si volta e si ritrova di fronte un ragazzo alto come lei, dal fisico minuto e gli occhi buoni. Indossa un elegante vestito tipico della nobiltà del Brunei che, tuttavia, stona con l’aria malandrina e l’aspetto molto caucasico.

Fa un lieve inchino, porgendole la mano.

Laura corruga la fronte ed esita a prenderla. «Chi siete?»

«Non abbiate paura» mormora, «Sono qui per salvarvi.»

Si guarda intorno, spaesata, non sapendo se fidarsi.

«Mi chiamo Emilio» prosegue il ragazzo in tono rassicurante. «Mi ha mandato Sandokan.»

Trasalisce emozionata, ma fatica a credergli. «Come faccio a sapere che non mi state ingannando?»

Emilio sorride divertito. «Mi aveva messo in guardia sul fatto che saresti stata diffidente, infatti avrebbe preferito mandarti Kali» prosegue Emilio, abbandonando la formula di cortesia e pronunciando quella frase come se gli fosse stata confidata da qualcuno.

Da Sandokan.*Il suo sorriso si allarga quando vede Laura illuminarsi. «Ma dovrai accontentarti di me, piccola volpe



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