Inutile negarlo, sebbene fossero trascorsi diversi giorni Alice era rimasta profondamente scossa dal bacio di Tarrant.
La notte, nascosta sotto le lenzuola setose del letto a baldacchino riservatole
dalla Regina Bianca, fantasticava sul contatto che, per un fatidico istante che
le era parso infinito, l'aveva unita alle labbra di Tarrant, quelle labbra
morbide e dal vago sentore di fragola.
Certo, le parole che le aveva riservato subito dopo l'avevano ferita, ma
prevaleva l'eccitazione scaturita dal bacio. Ecco perché ogniqualvolta
s'incrociavano nei corridoi del palazzo o presso la sala da pranzo, Alice stava
rigorosamente attenta a non incrociare gli occhi del Cappellaio. Non che
corresse il rischio, comunque, dal momento che lui si comportava come se la
fanciulla non fosse fisicamente presente. Era frustrante, ma quella situazione
le permetteva di spiarlo di nascosto più spesso di quanto avrebbe ammesso.
Non era da
lei, però, comportarsi in modo frivolo e civettuolo, né farsi mancare di
rispetto.
Se Tarrant voleva il gioco duro, aveva trovato pane per i suoi denti.
Nel
frattempo la Regina Bianca aveva mobilitato tutte le sue forze armate per
setacciare Sottomondo e trovare l'impostore che aveva assunto le sembianze di
Tarrant, sebbene non avessero idea di quale aspetto avesse.
Non capivano chi potesse esserci dietro a tutta quella storia, ma una cosa era
certa: il responsabile delle sparizioni ero lo stesso che si era trasformato
nel Cappellaio. Peraltro non una, ma ben due volte. Ciò lasciò intendere alla
Regina che i dubbi di Tarrant fossero fondati. Dubbi ch'egli non aveva ancora
palesato, ma che non tardò a esternare non appena ebbero l'occasione di
conversare a tu per tu, senza nessun altro intorno che potesse intralciarli.
«Chiunque
sia, sta cercando Alice» asserì fermamente il Cappellaio, guadagnandosi la
completa attenzione della Regina.
Corrugò la
fronte e lo invitò a sedersi di fronte a lei.
«Cosa te lo fa pensare, Tarrant?»
Lui si
agitò sulla sedia, guardandosi ansiosamente le spalle.
«Ti
assicuro che siamo soli» garantì la sovrana. «Di quale orecchio amico temi
l'indiscrezione?» domandò subito dopo.
Il
Cappellaio prese a fissarsi le mani per evitare d'incrociare quelli della
Regina. Avevano la capacità di sondare l'anima e non voleva essere analizzato
in alcun modo.
«Ecco...Alice non deve sapere. Secondo me...Sì, secondo me dovrebbe rimanere
all'oscuro di tutto.»
«Qualora
la tua ipotesi fosse veritiera, non credi che sia giusto avvertirla del rischio
che corre?»
«No!»
Dinanzi alla perplessità della Regina, Tarrant si affrettò a moderare la
propria reazione. Si schiarì la voce e accennò un sorriso di circostanza per
ingraziarsi nuovamente la sua fiducia. «Secondo il mio modesto parere la cosa
migliore da fare è rispedirla nel suo mondo. Soltanto lì sarà veramente al
sicuro. Inoltre sono convinto che, una volta che sarà stata allontanata, anche
la quiete tornerà nel Paese delle Meraviglie.»
La sovrana
continuò a studiarlo a lungo con attenzione, carezzandosi pensosamente la lunga
chioma bianca. Tarrant strinse le labbra sotto il suo sguardo austero, ma non
proferì parola.
«Ma che
dolce» decretò infine la regina, stupendolo. «Ti preoccupi per lei. Stai
facendo di tutto per proteggerla, ma Alice non l'ha ancora capito.»
«Cos...Cosa
non avrebbe capito, mia signora?»
«Che la
proteggi perché sei innamorato di lei.»
Gli occhi
bicromatici del Cappellaio divennero enormi a causa della sorpresa dinanzi a
quelle parole. «Non...Non è così, mia regina. Io...» si affrettò a negare.
«Oh non
importa. Lo ammetterai quando ti sentirai pronto, ma è talmente ovvio che sia
così. Lei almeno lo sa?»
Tarrant
era sempre più confuso. Come diamine erano giunti a parlare dei sentimenti che
provava per Alice?
«Cosa?»
«Che sei
innamorato di lei.»
«Non...No!»
Senza che
se ne fosse accorto, la regina si era alzata e si era fatta magicamente molto
vicina a lui, fissandolo con circospezione. «Ne sei sicuro? Cosa vi siete detti
l'altro giorno, quando siete spariti per un'eternità di tempo?»
Il ricordo
del bacio era ancora vivido nel cuore e nella testa di Tarrant, al punto da
fargli quasi male. Increspò le labbra per replicare, ma cambiò idea all'ultimo
secondo. Chinò leggermente il capo, fuggendo allo sguardo inquisitore di
quell'impertinente di una sovrana.
«Con il dovuto rispetto, mia signora, non credo che sia consono affrontare
questa conversazione adesso. Eventi terribili stanno scuotendo il nostro amato
Sottomondo ed è nostro dovere occuparcene con tutte le facoltà di cui
disponiamo, senza perderci in...Insulsi convenevoli.»
Colpita
dall'austerità di quelle parole e dal modo in cui il Cappellaio aveva
volutamente evitato di risponderle, la Regina Bianca capitolò. Era inutile
insistere se Tarrant non era intenzionato ad affrontare quella conversazione.
Fece un sospiro profondo e tornò a sedersi sul proprio trono. «Cosa ti fa
pensare che l'impostore sia interessato ad Alice?» domandò, tornando
all'argomento principale, il reale motivo per cui si trovavano lì.
Sollevato
dal fatto che la sovrana avesse acconsentito a non parlare più delle sue...Vicende
sentimentali, Tarrant si rinvigorì. «In entrambe le occasioni in cui ha
assunto le mie sembianze l'ha fatto per adescare Alice. La prima volta si è
presentato addirittura nel suo mondo e ha tentato di farla saltare nella Tana
del coniglio.»
La Regina
era intenta ad ascoltarlo con crescente attenzione.
«La
seconda volta, pochi giorni fa, ha cercato di portarla via con sé in seguito al
banchetto del tè. Se non fosse stato per Nate, ci sarebbe riuscito.»
«Perché
digrigni i denti nel pronunciare il suo nome?»
«Quale
nome?»
«Quello di
Nate.»
Colto in
fallo, Tarrant si affrettò a ricomporsi fingendo di sistemarsi il cappello. Si
lisciò la giacca e si schiarì la voce.
«É
sorprendente» commentò la sovrana.
Il Cappellaio rimase in silenzio, poiché ogni volta in cui le aveva chiesto
delucidazioni aveva finito per essere messo con le spalle al muro. Stavolta la
regina non l'avrebbe incastrato.
Lei non si lasciò scoraggiare e proseguì imperterrita nel discorso: «Sei
innamorato di Alice e per giunta ricambiato. O l'impostore non avrebbe mai
utilizzato il tuo aspetto come esca.»
Tarrant
non aveva mai riflettuto su quel particolare, ma la dichiarazione della regina
bastò a scaldargli il cuore. Tuttavia, evitò di manifestare qualsiasi reazione,
rimanendo imperturbabile. O almeno così sperava.
«Sarà» si limitò a replicare.
Si alzò e si diresse verso la porta della sala. «Suggerirei di raggiungere
l'Aldilander per fare una chiacchierata con la Maledetta Capoccio...Cioè,
volevo dire, con la vostra amata sorella. È l'unica che possa
avercela con Alice dopo che lei ha sconfitto il Ciciarampa.»
«Non c'è
possibilità che possa evadere dall'Aldilander. Comunque ho già provveduto a
controllare.»
«Potrebbe
avere degli amici che le siano rimasti fedeli.»
La regina
si lasciò sfuggire una risatina. «Amici? Mia sorella?»
L'idea era
talmente surreale da spingerla a ridacchiare di gusto, mentre Tarrant rimase
estremamente serio. «Capisco la vostra reazione, mia regina, ma...Credo che sia
meglio non sottovalutarla. Se fosse riuscita a farsi aiutare da qualcuno di
esterno ad attirare Alice a Sottomondo potrebbe avere dei fini ben più loschi
di una banale vendetta contro una ragazzina.»
Tornata in
sé, Mirana si fece preoccupata e pensosa. «Già. Non sarebbe da lei.»
«Esatto.»
La sovrana
annuì e tornò a fissarlo nei grandi occhi bicromatici. «E sia, messer
Altocilindro. Manderò una scorta a interrogare la decaduta Regina Rossa.»
«Con tutto
il dovuto rispetto, mia signora» la interruppe Tarrant, «Vorrei essere io a
parlare con lei. Potrei partire insieme a un drappello di soldati. A mio tempo
ho subito il misterioso rapimento e parlando con la Maledetta Capocciona
potrebbe tornarmi qualche dettaglio alla memoria.»
La Regina
Bianca finse di guardarlo male, così il Cappellaio si corresse
all'istante:«Ehm, volevo dire che parlando con Rossa potrebbe
tornarmi qualche dettaglio alla memoria.»
Con un
sorriso d'intesa la sovrana acconsentì. «D'accordo, partirai alla volta
dell'Aldilander, Cappellaio, ma a una condizione.»
Tarrant
fece un piccolo inchino e sollevò gli angoli della bocca. «Tutto ciò che
desidera, mia regina.»
Mirana mal
celò un ghignò soddisfatto che lo preoccupò. «Prima di andare, dovrai dirlo ad
Alice.»
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