Il Cappellaio sperò con tutto il cuore di aver male interpretato le parole della Regina Bianca, ma ne dubitava fortemente. Una fitta alla bocca dello stomaco gli suggeriva che aveva inteso perfettamente ciò che intendesse dire la sovrana, tuttavia lo spirito di sopravvivenza lo spinse a mentire e a chiedere: «Di cosa dovrei avvertire Alice, mia signora?»
Mirana
assottigliò lo sguardo senza distoglierlo dal suo. Tarrant avvertì un brivido
d'ansia corrergli lungo la schiena all'idea di affrontare Alice dopo il brusco
modo in cui l'aveva congedata...E dopo il bacio. Quel fantastico, meraviglioso,
eccitante, superbo, bellissimo bacio.
«Dovrai
dirle del tuo viaggio. Sarà impervio e pericoloso, senza contare che starai via
per diversi giorni.»
Le labbra
del Cappellaio s'incresparono nervosamente alla ricerca delle parole più
giuste, che, però, non trovò. Abbassò leggermente il capo e staccò gli occhi da
quelli indagatori della regina. «Sì, mia signora.»
«Cappellaio.»
«Sì?»
«Guardami.»
Tarrant
obbedì e fu inchiodato dallo sguardo scuro e perentorio della sovrana. «Dille
la verità.»
«Quale
verità?»
«Tutta!
Dei tuoi sospetti e dei...Sentimenti che provi per lei.»
Il
Cappellaio s'irrigidì . «Non intendo farlo e non posso garantirvi che lo farò.
Mi dispiace, mia signora; siete la regina di Sottomondo, ma non potete
comandare al mio cuore.»
Mirana
mantenne il contatto con i suoi occhi ancora per qualche istante, dopodiché lo
interruppe con un sospiro affranto. Era consapevole che Tarrant avesse ragione:
lei non poteva ordinargli di fare nulla che riguardasse il suo strano rapporto
con Alice. Eppure avrebbe tanto voluto possedere la facoltà di intervenire,
perché era convinta che il Cappellaio nascondesse qualcosa, una sorta di ferita
che la fanciulla doveva avergli accidentalmente inflitto e che nemmeno il tempo
sarebbe stato in grado di arginare.
Tarrant era un uomo ambiguo, completamente matto, certo, ma buono, allegro e
volenteroso. Da diverso tempo a questa parte sembrava aver mutato il proprio
umore divenendo scostante, facilmente irritabile e permaloso.
Mirana sentiva che soltanto Alice avrebbe potuto restituirgli il sorriso e
farlo tornare com'era. Ma per riuscire in ciò era necessario che quei due parlassero,
comunicando civilmente e affrontando i loro problemi una volta per tutte.
«Chiedo
alle guardie di prepararsi per il viaggio. Tu vai pure a congedarti dai tuoi
amici e...Da Alice.»
Il
Cappellaio annuì e fece per uscire dalla sala da ricevimento. Tuttavia la
sovrana lo richiamò indietro:«Tarrant...Desideri la compagnia di qualcuno per
questo viaggio?»
Tarrant si
bloccò senza voltarsi. Non voleva che la regina scorgesse l'inquietudine che
aleggiava sul suo volto o avrebbe giustamente interpretato i pensieri che gli
balenavano senza sosta per la testa. Certo che avrebbe desiderato una
compagnia, eccome; Mirana lo sapeva benissimo. Quella domanda non era altro che
l'ultima possibilità che gli dava di rivelare i propri sentimenti alla
fanciulla che amava, ma lui non l'avrebbe colta. Ovviamente.
«Va bene così, mia regina.» disse e se ne andò.
Mirana si
accasciò stancamente sul trono e appoggiò sconfortata la guancia sulla mano che
le reggeva il viso. Sbuffò, sebbene fosse un atteggiamento tutt'altro che
consono a una signora del suo rango.
***
Dopo aver
informato gli amici dell'imminente partenza Tarrant si apprestò a cercare Alice
per avvertirla, come promesso alla Regina Bianca. Se fosse dipeso
esclusivamente da lui non avrebbe mai accennato alla fanciulla del viaggio,
proprio per farle un dispetto. Ma la regina era la regina e almeno in quello
doveva obbedirle. Se non l'avesse fatto l'avrebbe mandato a cercare fino in
capo al mondo per riportarlo indietro e adempiere alla promessa, lo sapeva.
Vagando
fra le mura del palazzo si chiese come avrebbe reagito Alice alla notizia che
di lì a breve le avrebbe dato: sarebbe stata dispiaciuta al pensiero di saperlo
lontano? Avrebbe gioito? Avrebbe sfoggiato una plateale indifferenza?
Per la prima volta Tarrant non aveva la più pallida idea di cosa aspettarsi da
lei, ma dentro di sé sapeva di meritare tutto fuorché il suo appoggio. L'aveva
trattata molto male in seguito al bacio, ma non aveva potuto farne a meno. Non
riusciva a dimenticare il torto subito e poi quando aveva scorto Nate...Mai, in
tutta la sua vita, il Cappellaio era stato assalito da un moto di violenza
così...Violento!!
Continuò a
girare in lungo e in largo fino a quando scorse la folta chioma bionda della
fanciulla fare capolino in terrazza. Un sorriso spontaneo affiorò sulle labbra
del Cappellaio nonostante tutto; aumentò addirittura il passo, d'improvviso
desideroso di raggiungerla.
Quando giunse sulla soglia della loggia, però, udì una voce maschile e capì che
Alice non era sola. Si avvicinò di soppiatto e si sporse per controllare chi
fosse stando attento a non farsi scoprire. Si trovava in compagnia di Nate.
Maledizione, ancora lui!
«Il giorno
in cui siamo giunti a Sottomondo, nella radura del tè ti ho porto una domanda,
Alice. Non so se rammenti» disse Nate del tutto ignaro che quella conversazione
fosse origliata dal Cappellaio, nascosto a pochi metri da loro.
Alice
sussultò sorpresa, riportata alla realtà dalle sue parole. Come al solito era
immersa nei propri pensieri e non aveva prestato la benché minima attenzione a
Nate.
Dal giorno in cui l'aveva sorpresa dopo il bacio con Tarrant non l'aveva più
mollata, sebbene non avesse visto assolutamente nulla di ciò che era capitato
in quella stanza. Alice non sapeva se nutrisse dei sospetti a riguardo, in ogni
caso aveva fatto in modo di non lasciarla mai più da sola. Forse temeva che il
Cappellaio avrebbe potuto scovarla e circuirla, ma non sapeva che Tarrant non
nutrivail benché minimo interesse per lei e che, dunque, ben si guardava dal
cercarla.
«Scusa,
Nate. Cos'hai detto?»
Alzò gli
occhi al cielo, ma si sforzò di non perdere la pazienza dinanzi alla sua
perenne deconcentrazione. «Nella radura del tuo amico svitato...Ti ho chiesto
di darmi una possibilità, a discapito delle brutte cose che ci siamo detti
sulla nave.»
Alice
inarcò la fronte, ma non si scompose. Annuì. «Certo Nate. Ho riposto in te
tutta la mia fiducia, infatti» replicò ingenua. Era chiaro che non avesse
inteso il significato delle parole dell'amico.
Il giovane
sorrise e si avvicinò. Le prese la mano e le accarezzò dolcemente il palmo
setoso. «Le tue parole mi rendono assai felice» mormorò visibilmente
emozionato.
Fu allora che la fanciulla cominciò a capire, ma era troppo tardi per mettersi
in salvo.
Dal suo
nascondiglio il Cappellaio dovette trattenere un ringhio alla vista di Nate che
stringeva la mano di Alice. Si morse la lingua e ingoiò, suo malgrado, l'ira
funesta dal quale fu pervaso.
«Alice...Io...Io...»
esitò il ragazzo imbarazzato.
Gli
rivolse un'occhiata preoccupata, specie nel momento in cui Nate si mise in
ginocchio di fronte a lei sempre tenendole la mano, affinché non si dileguasse
com'era nel suo stile.
«Nate...»
soffiò fuori in un sussurro preoccupato. I suoi vaghi sospetti di poco prima si
dimostrarono terribilmente fondati.
«Alice
Kingsley, io ti amo. Ti ho sempre amata e vorrei che tu abbandonassi il
pensiero di quell'altro e sposassi me.»
Le parole
di Nate rimasero a lungo sospese nell'aria, tra lo stupore di Alice e quello
del Cappellaio.
Quest'ultimo non poteva credere alle sue orecchie. Non poteva e non
voleva credere che Alice stesse dando una possibilità a quel viscido
verme di un ragazzino e che lui le avesse appena chiesto la mano!
Dopo averlo ferito già una volta, con il suo rifiuto a restare con lui a
Sottomondo, adesso quello! Era davvero troppo, Tarrant non intendeva ascoltare
una sillaba di più! Sarebbe partito per l'Aldilander, avrebbe salvato
Sottomondo e rispedito una volta per tutte Alice e quel bellimbusto nel loro
mondo!
Girò sui
tacchi e si allontanò rapidamente da lì, deciso ad andarsene senza avvertirla.
Che andassero tutti quanti al diavolo!
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