Capitolo 21 - Sei gentile, ma...No grazie!

Alice alzò gli occhi al cielo, incapace di camuffare il fastidio dinanzi alla proposta di matrimonio di Nate. Una proposta decisamente inaspettata, peraltro.
Non riuscì a trattenere uno sbuffo spazientito. Incrociò le braccia al petto e agganciò i grandi occhi castani a quelli di Nate. «Fai sul serio? O ti burli di me?»

Il giovane, perplesso dinanzi a quella reazione inaspettata, indugiò qualche istante prima di ribattere: «Cosa ti fa pensare che io stia giocando? Ti ho già palesato i miei sentimenti in più di un'occasione e...»

«Nate» lo interruppe Alice. Rimase a fissarlo per qualche secondo alla ricerca delle parole più appropriate. Non voleva risultare crudele, ma doveva mettere fine alle sue inutili speranze.
Era stufa di ricevere proposte di matrimonio indesiderate, si trattava della seconda in pochi mesi!
Si succhiò il labbro, tergiversando. Alla fine sfoderò un bel sorriso − sebbene sembrasse tanto una bimba dispettosa − e replicò: «Sei gentile, ma...No grazie!»
La mascella di Nate si schiantò rovinosamente a terra; metaforicamente, certo, ma per un attimo Alice temette realmente di doverla raccogliere e aggiustare.

«G-gentile...?» balbettò.

La fanciulla si strinse nelle spalle e assunse un'espressione che stava a significare "ebbene sì, mio caro".

Nate non poteva credere alle sue orecchie. «Non sono affatto gentile, Alice! Sono innamorato!»

La sua incrollabile insistenza spinse la ragazza a reagire di conseguenza, sfoggiando la tempra per la quale era famosa. «Tuttavia non ricambiato!»

Gli occhi del ragazzo furono attraversati da un lampo di rabbia mista a orgoglio. «É davvero così, allora? Il tuo cuore è definitivamente suo

Le guance di Alice s'imporporarono. Sapeva benissimo a chi si stesse riferendo, ma l'istinto le suggerì di fingere di non aver compreso. «Cosa vai farneticando?»

«Lo sai perfettamente.»

«Ti sbagli.»

«E invece no, maledizione! Non posso credere che abbia vinto quel dannato Cappellaio!»

Il cuore della fanciulla fece una doppia capriola nel sentir menzionare il suo amato, ma perseverò a fingere indifferenza e totale distacco. «É la delusione dovuta al mio rifiuto a farti dire simili sciocchezze.»

«Certo, come no. Allora spiegami per quale motivo cambi faccia ogniqualvolta lo incroci per i corridoi del palazzo. O perché non vi rivolgete la benché minima parola, nemmeno un cenno di saluto.»

La squadrò, d'un tratto minaccioso. «Cos'è successo l'altro giorno in quella stanza?»

Adesso Alice era a dir poco paonazza.
Nate se ne accorse e fu accecato dalla gelosia. «Non dirmi che...Che...» cominciò con voce tremante d'ira.

La fanciulla aggrottò la fronte e, quand'ebbe inteso i pensieri che gli stavano attraversando la mente, si affrettò a negare. Scosse la testa, lasciando che i lunghi riccioli biondi le coprissero buona parte del viso nascondendola all'imbarazzante interrogatorio cui non avrebbe mai voluto sottoporsi.
«Sei completamente fuori strada, Nate.Io e Tarrant non condividiamo quel tipo di rapporto...Non lo condivideremo mai» mormorò provando una fitta di dolore mentre pronunciava quelle parole.
La sua testa, intanto, fu invasa da una miriade di immagini che avevano per protagonista il Cappellaio in una versione decisamente più...Virile di com'era abituata a vederlo. Immaginò di trovarsi da sola con lui in una situazione piuttosto intima...

Tanto bastò a farle diventare le guance bollenti. Persino Nate se ne accorse, ma preferì non indagare. Nel tempo aveva imparato che i pensieri di una donna erano privati e tali dovevano restare.
Sospirò , avvilito e ancora un po' arrabbiato. «Se dovessi cambiare idea, sai dove trovarmi.»

Si voltò dandole la schiena. Alice si sentì tremendamente in colpa nel vederlo andare via così, deluso e amareggiato. Tuttavia non poteva comandare il suo cuore; se avesse potuto l'avrebbe indirizzato verso mete completamente diverse rispetto a quelle perseguite.
«Nate» lo chiamò in un sussurro.
Il ragazzo si volse, non senza una punta di speranza.
La fanciulla sorrise dolcemente e gli andò incontro, mantenendo il contatto con i suoi occhi feriti. «Io ti voglio bene. Sei il mio migliore amico e ti considero una sorta di fratello. Scusa, so che non è ciò che vorresti sentirti dire, ma...»

Lui sollevò gli angoli della bocca. «Meglio di niente.»

«Sei importante per me, lo sei sempre stato. Non pensare il contrario. Nonostante gli anni passati ho sempre provato affetto per te, nutrendo l'intima speranza che un giorno saresti tornato.»

«Così è stato. Sei stata profetica.»

Alice annuì, dopodiché tornò seria. «Più di questo non posso darti. Spero con tutto il cuore che possa bastarti e che tu non voglia allontanarti dalla mia vita, ma in caso contrario...Ti capirò.»

Nate la fissò a lungo in silenzio, quasi volesse leggerla dentro. Alla fine sfoderò un sorriso triste e allargò le braccia in un gesto di resa. «Chiara e diretta come sempre, eh Alice?»

Lei non rispose, limitandosi a guardarlo.

«E sia. Saremo amici come lo siamo sempre stati. In realtà non mi sono mai illuso che potesse esserci altro tra di noi, ma ho voluto ugualmente dichiararmi. Quantomeno non vivrò con il rimpianto di non averci provato.» Allungò la mano destra verso di lei e ammiccò. «Amici?»

I lineamenti tesi di Alice si ammorbidirono per il sollievo dinanzi a quella semplice domanda. Sorrise e gli strinse con vigore la mano, annuendo. «Amici. Come fratello e sorella.»

«D'accordo. Posso accettarlo.»

Ridendo lo abbracciò di slancio, ma si staccò quasi subito per non incentivare false speranze.

Rientrarono nel palazzo, camminando fianco a fianco per il lungo corridoio che conduceva alla sala adibita ai banchetti. Era quasi ora di cena.

«Posso chiederti una cosa, in nome della ritrovata amicizia?» esordì Nate dopo qualche istante.

«Certo.»

«Lo ami, vero?»

Alice si bloccò, impietrita.
Lui proseguì di qualche passo, poi si fermò a sua volta. Si girò e la guardò con il sopracciglio sollevato. «Fai così fatica ad ammetterlo?»

La fanciulla dischiuse le labbra, ma non ne uscì alcun suono. Nate sorrise dinanzi alla sua esitazione.

«Oh Alice...Sei proprio innamorata.»

«No, io...»

«Stavolta non era una domanda.»

Alice sospirò. «Come fai a supporlo?»

«In che senso?»

«Io...Non so se sono innamorata di lui. Non ho mai amato e...Non saprei definire con esattezza i miei sentimenti per Tarrant.» Lo guardò negli occhi, quasi lo stesse supplicando. «Tu come fai a dire di essere innamorato di me?»

Nate tentennò, vagamente in difficoltà. «Ecco...Lo capisci dalle piccole cose. Non parliamo di me, però: abbiamo appena stabilito di essere solo amici. Parliamo di te.» Sospirò. «Come ti senti quando lo vedi?»

Silenzio. Alice era ammutolita, purpurea in viso come non le era mai capitato prima d'ora.
Nate capì che avrebbe dovuto andarci piano. «Ti batte forte il cuore? Senti le cosiddette farfalle nello stomaco?»

La fanciulla non rispose alla sue domande, tuttavia replicò: «Quello è l'amore?»

«Anche, ma non solo. Dannazione, Alice, non ti accorgi di come cambi quando lui è nelle vicinanze?»

«No davvero. Io...»

«Non rispondi di te, ma al tempo stesso sei pienamente te stessa, quasi ti completasse. Mi duole ammetterlo, ma è così.» Distolse lo sguardo, puntandolo sulla parete di fronte a lui. «A Sottomondo esce fuori la tua vera essenza. Sei indomita, fiera, ribelle e padrona di te. Lui ti pungola e tu rispondi senza colpo ferire; sei alla continua ricerca delle sue provocazioni perché ti stimolano l'intelletto e ti fanno sentire viva.»

Alice meditò su quelle parole ritrovandosi, suo malgrado, ad annuire. «É vero» ammise in un sussurro.

«Lo so. Forza, affrettiamoci o la cena sarà servita senza di noi.»

Raggiunsero la sala adibita ai banchetti, dove la Regina Bianca e gli altri ospiti li stavano attendendo.

Alice era ancora immersa nelle sue riflessioni quando si accorse dell'assenza di Tarrant. Corrugò la fronte e si rivolse alla sovrana: «Dov'è il Cappellaio?»

Un'ombra sospetta attraversò il volto di Mirana, che parve intristirsi.

«Non lo aspettiamo per la cena?» chiese ancora la fanciulla, notando gli sguardi attoniti dei presenti ad eccezione di Nate. Era, ovviamente, l'unico all'oscuro proprio come lei.

«Lui...Lui non ti ha detto niente?» tentò la regina.

Corrugò ancora di più la fronte. «Cos'avrebbe dovuto dirmi?»

«Non è venuto a parlarti?»

Alice scosse la testa, sempre più in ansia.

La sovrana fece un respiro profondo, quasi le dolesse doverle dare la cattiva notizia. «Aveva promesso che l'avrebbe fatto prima di partire» mormorò furiosa.

Alice sussultò sorpresa. «Prima di partire? Perché, dov'è andato?»

Nate si allungò per prenderle la mano sotto il tavolo e stringerla nella sua. Era come se sapesse che, di lì a breve, Alice avrebbe necessitato del suo supporto. In quel momento si stava comportando da semplice amico e lei lo apprezzò.

Mirana se ne accorse e strinse le labbra. Non sarebbe stato per niente facile. Ah, ma Tarrant gliel'avrebbe pagata, eccome se gliel'avrebbe pagata!
«Alice cara» cominciò esitante, «Tarrant è partito per l'Aldilander.»

Seguì un rumore di cristallo in frantumi. Si trattava del bicchiere di Alice, sfuggito alla sua presa e schiantatosi al suolo.

Nate le strinse forte la mano, mentre lei prese a tremare di rabbia.
La regina, il Bianconiglio, lo Stregatto e tutti gli altri la stavano fissando terrorizzati. Facevano bene.

«Io lo ammazzo con le mie mani!» strillò.


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