Alice alzò
gli occhi al cielo, incapace di camuffare il fastidio dinanzi alla proposta di
matrimonio di Nate. Una proposta decisamente inaspettata, peraltro.
Non riuscì a trattenere uno sbuffo spazientito. Incrociò le braccia al petto e
agganciò i grandi occhi castani a quelli di Nate. «Fai sul serio? O ti burli di
me?»
Il
giovane, perplesso dinanzi a quella reazione inaspettata, indugiò qualche
istante prima di ribattere: «Cosa ti fa pensare che io stia giocando? Ti ho già
palesato i miei sentimenti in più di un'occasione e...»
«Nate» lo
interruppe Alice. Rimase a fissarlo per qualche secondo alla ricerca delle
parole più appropriate. Non voleva risultare crudele, ma doveva mettere fine
alle sue inutili speranze.
Era stufa di ricevere proposte di matrimonio indesiderate, si trattava della
seconda in pochi mesi!
Si succhiò il labbro, tergiversando. Alla fine sfoderò un bel sorriso − sebbene
sembrasse tanto una bimba dispettosa − e replicò: «Sei gentile, ma...No
grazie!»
La mascella di Nate si schiantò rovinosamente a terra; metaforicamente,
certo, ma per un attimo Alice temette realmente di doverla raccogliere e
aggiustare.
«G-gentile...?»
balbettò.
La
fanciulla si strinse nelle spalle e assunse un'espressione che stava a
significare "ebbene sì, mio caro".
Nate non
poteva credere alle sue orecchie. «Non sono affatto gentile, Alice! Sono
innamorato!»
La sua
incrollabile insistenza spinse la ragazza a reagire di conseguenza, sfoggiando
la tempra per la quale era famosa. «Tuttavia non ricambiato!»
Gli occhi
del ragazzo furono attraversati da un lampo di rabbia mista a orgoglio. «É
davvero così, allora? Il tuo cuore è definitivamente suo?»
Le guance
di Alice s'imporporarono. Sapeva benissimo a chi si stesse
riferendo, ma l'istinto le suggerì di fingere di non aver compreso. «Cosa vai
farneticando?»
«Lo sai
perfettamente.»
«Ti
sbagli.»
«E invece
no, maledizione! Non posso credere che abbia vinto quel dannato Cappellaio!»
Il cuore
della fanciulla fece una doppia capriola nel sentir menzionare il suo amato, ma
perseverò a fingere indifferenza e totale distacco. «É la delusione dovuta al
mio rifiuto a farti dire simili sciocchezze.»
«Certo,
come no. Allora spiegami per quale motivo cambi faccia ogniqualvolta lo incroci
per i corridoi del palazzo. O perché non vi rivolgete la benché minima parola,
nemmeno un cenno di saluto.»
La
squadrò, d'un tratto minaccioso. «Cos'è successo l'altro giorno in quella
stanza?»
Adesso
Alice era a dir poco paonazza.
Nate se ne accorse e fu accecato dalla gelosia. «Non dirmi che...Che...»
cominciò con voce tremante d'ira.
La
fanciulla aggrottò la fronte e, quand'ebbe inteso i pensieri che gli stavano
attraversando la mente, si affrettò a negare. Scosse la testa, lasciando che i
lunghi riccioli biondi le coprissero buona parte del viso nascondendola
all'imbarazzante interrogatorio cui non avrebbe mai voluto sottoporsi.
«Sei completamente fuori strada, Nate.Io e Tarrant non condividiamo quel tipo
di rapporto...Non lo condivideremo mai» mormorò provando una fitta di dolore
mentre pronunciava quelle parole.
La sua testa, intanto, fu invasa da una miriade di immagini che avevano per
protagonista il Cappellaio in una versione decisamente più...Virile di
com'era abituata a vederlo. Immaginò di trovarsi da sola con lui in una
situazione piuttosto intima...
Tanto
bastò a farle diventare le guance bollenti. Persino Nate se ne accorse, ma
preferì non indagare. Nel tempo aveva imparato che i pensieri di una donna
erano privati e tali dovevano restare.
Sospirò , avvilito e ancora un po' arrabbiato. «Se dovessi cambiare idea, sai
dove trovarmi.»
Si voltò
dandole la schiena. Alice si sentì tremendamente in colpa nel vederlo andare
via così, deluso e amareggiato. Tuttavia non poteva comandare il suo cuore; se
avesse potuto l'avrebbe indirizzato verso mete completamente diverse rispetto a
quelle perseguite.
«Nate» lo chiamò in un sussurro.
Il ragazzo si volse, non senza una punta di speranza.
La fanciulla sorrise dolcemente e gli andò incontro, mantenendo il contatto con
i suoi occhi feriti. «Io ti voglio bene. Sei il mio migliore amico e ti
considero una sorta di fratello. Scusa, so che non è ciò che vorresti sentirti
dire, ma...»
Lui
sollevò gli angoli della bocca. «Meglio di niente.»
«Sei
importante per me, lo sei sempre stato. Non pensare il contrario. Nonostante
gli anni passati ho sempre provato affetto per te, nutrendo l'intima speranza
che un giorno saresti tornato.»
«Così è
stato. Sei stata profetica.»
Alice
annuì, dopodiché tornò seria. «Più di questo non posso darti. Spero con tutto
il cuore che possa bastarti e che tu non voglia allontanarti dalla mia vita, ma
in caso contrario...Ti capirò.»
Nate la
fissò a lungo in silenzio, quasi volesse leggerla dentro. Alla fine sfoderò un
sorriso triste e allargò le braccia in un gesto di resa. «Chiara e diretta come
sempre, eh Alice?»
Lei non
rispose, limitandosi a guardarlo.
«E sia.
Saremo amici come lo siamo sempre stati. In realtà non mi sono mai illuso che
potesse esserci altro tra di noi, ma ho voluto ugualmente dichiararmi.
Quantomeno non vivrò con il rimpianto di non averci provato.» Allungò la
mano destra verso di lei e ammiccò. «Amici?»
I
lineamenti tesi di Alice si ammorbidirono per il sollievo dinanzi a quella
semplice domanda. Sorrise e gli strinse con vigore la mano, annuendo. «Amici.
Come fratello e sorella.»
«D'accordo.
Posso accettarlo.»
Ridendo lo
abbracciò di slancio, ma si staccò quasi subito per non incentivare false
speranze.
Rientrarono
nel palazzo, camminando fianco a fianco per il lungo corridoio che conduceva
alla sala adibita ai banchetti. Era quasi ora di cena.
«Posso
chiederti una cosa, in nome della ritrovata amicizia?» esordì Nate dopo qualche
istante.
«Certo.»
«Lo ami,
vero?»
Alice si
bloccò, impietrita.
Lui proseguì di qualche passo, poi si fermò a sua volta. Si girò e la guardò
con il sopracciglio sollevato. «Fai così fatica ad ammetterlo?»
La
fanciulla dischiuse le labbra, ma non ne uscì alcun suono. Nate sorrise dinanzi
alla sua esitazione.
«Oh
Alice...Sei proprio innamorata.»
«No,
io...»
«Stavolta
non era una domanda.»
Alice
sospirò. «Come fai a supporlo?»
«In che
senso?»
«Io...Non
so se sono innamorata di lui. Non ho mai amato e...Non saprei definire con
esattezza i miei sentimenti per Tarrant.» Lo guardò negli occhi, quasi lo
stesse supplicando. «Tu come fai a dire di essere innamorato di me?»
Nate
tentennò, vagamente in difficoltà. «Ecco...Lo capisci dalle piccole cose. Non
parliamo di me, però: abbiamo appena stabilito di essere solo amici. Parliamo
di te.» Sospirò. «Come ti senti quando lo vedi?»
Silenzio.
Alice era ammutolita, purpurea in viso come non le era mai capitato prima
d'ora.
Nate capì che avrebbe dovuto andarci piano. «Ti batte forte il cuore? Senti le
cosiddette farfalle nello stomaco?»
La
fanciulla non rispose alla sue domande, tuttavia replicò: «Quello è
l'amore?»
«Anche, ma
non solo. Dannazione, Alice, non ti accorgi di come cambi quando lui è
nelle vicinanze?»
«No
davvero. Io...»
«Non
rispondi di te, ma al tempo stesso sei pienamente te stessa,
quasi ti completasse. Mi duole ammetterlo, ma è così.» Distolse lo
sguardo, puntandolo sulla parete di fronte a lui. «A Sottomondo esce fuori la
tua vera essenza. Sei indomita, fiera, ribelle e padrona di te. Lui ti pungola
e tu rispondi senza colpo ferire; sei alla continua ricerca delle sue
provocazioni perché ti stimolano l'intelletto e ti fanno sentire viva.»
Alice
meditò su quelle parole ritrovandosi, suo malgrado, ad annuire. «É vero» ammise
in un sussurro.
«Lo so.
Forza, affrettiamoci o la cena sarà servita senza di noi.»
Raggiunsero
la sala adibita ai banchetti, dove la Regina Bianca e gli altri ospiti li
stavano attendendo.
Alice era
ancora immersa nelle sue riflessioni quando si accorse dell'assenza di Tarrant.
Corrugò la fronte e si rivolse alla sovrana: «Dov'è il Cappellaio?»
Un'ombra
sospetta attraversò il volto di Mirana, che parve intristirsi.
«Non lo
aspettiamo per la cena?» chiese ancora la fanciulla, notando gli sguardi
attoniti dei presenti ad eccezione di Nate. Era, ovviamente, l'unico all'oscuro
proprio come lei.
«Lui...Lui
non ti ha detto niente?» tentò la regina.
Corrugò
ancora di più la fronte. «Cos'avrebbe dovuto dirmi?»
«Non è
venuto a parlarti?»
Alice
scosse la testa, sempre più in ansia.
La sovrana
fece un respiro profondo, quasi le dolesse doverle dare la cattiva notizia.
«Aveva promesso che l'avrebbe fatto prima di partire» mormorò furiosa.
Alice
sussultò sorpresa. «Prima di partire? Perché, dov'è andato?»
Nate si
allungò per prenderle la mano sotto il tavolo e stringerla nella sua. Era come
se sapesse che, di lì a breve, Alice avrebbe necessitato del suo supporto. In
quel momento si stava comportando da semplice amico e lei lo apprezzò.
Mirana se
ne accorse e strinse le labbra. Non sarebbe stato per niente facile. Ah, ma
Tarrant gliel'avrebbe pagata, eccome se gliel'avrebbe pagata!
«Alice cara» cominciò esitante, «Tarrant è partito per l'Aldilander.»
Seguì un
rumore di cristallo in frantumi. Si trattava del bicchiere di Alice, sfuggito
alla sua presa e schiantatosi al suolo.
Nate le
strinse forte la mano, mentre lei prese a tremare di rabbia.
La regina, il Bianconiglio, lo Stregatto e tutti gli altri la stavano fissando
terrorizzati. Facevano bene.
«Io lo
ammazzo con le mie mani!» strillò.
Nessun commento:
Posta un commento