Erano trascorsi diversi giorni dalla partenza di Tarrant e non c'era stato momento in cui non si fosse aspettato, voltandosi, di trovarsi Alice alle calcagna inviperita dalla sua partenza alla volta dell'Aldilander senza di lei. Più che altro, senza dirglielo.
Invece no. Alice non si era fatta vedere.
Meglio così.
Certo.
Senza alcun dubbio.
Si sarebbe rivelata una vera e propria palla al piede per Tarrant.
Senza contare che lui non ce la voleva lì.
Figurarsi. Sarà stata troppo impegnata con il caro Nate per preoccuparsi
di lui. Dopotutto stava semplicemente rischiando la pellaccia per risolvere una
sudicia faccenda che, a causa di quell'insopportabile ragazzina, stava
sconvolgendo l'intero Sottomondo.
Dio,
quanto la detestava.
Era quasi
facile provare degli autentici sentimenti di odio per lei fintantoché non si
metteva a pensare alla morbidezza setosa dei suoi capelli biondi, al sapore
dolce delle sue labbra...
Tarrant si diede un colpo in testa da solo per ricomporsi. Le guardie della
regina, che lo stavano accompagnando nell'Aldilander, gli scoccarono
un'occhiata sorpresa ma preferirono non commentare.
A
Sottomondo era cosa nota che gli mancasse qualche rotella.
***
Non era
stato facile per Alice accettare l'idea di non mettersi sulle tracce del
Cappellaio. Dopo l'annuncio della sua partenza, aveva avvertito dentro di sé
un'ira profonda, ma anche tanta delusione. Sembrava proprio che Tarrant stesse
facendo del suo meglio per mettere una distanza anche fisica tra
di loro e lo stava facendo in maniera a dir poco odiosa.
Si strinse
le braccia intorno al corpo e sospirò, rabbrividendo. Si accostò alla parete di
pietra fredda e lanciò un'occhiata malinconica al di fuori della finestra,
perdendosi nella contemplazione del cielo notturno tinteggiato di un intenso
blu cobalto. Quella notte c'erano tantissime stelle a illuminarlo e sarebbe
stato quasi romantico, se solo...
Alice
sospirò nuovamente e lasciò che una piccola lacrima cristallina scivolasse
lungo la sua guancia, disegnando dietro di sé una scia argentata. Sollevò lo
sguardo fissandolo su una stella che si trovava esattamente di fronte a lei,
lassù nel cielo: brillava più di tutte le altre. O forse era solo una sua
impressione.
Un piccolo sorriso, seppur non di gioia, le fece incurvare le labbra all'insù e
lei sussurrò sommessamente: «Fai attenzione, Tarrant. Torna presto da me.»
***
Il
Cappellaio sollevò lo sguardo bicolore verso la volta celeste e notò una stella
particolarmente luminosa irradiarlo con la potenza del suo riverbero. Aggrottò
la fronte e rimase a fissarla per diversi istanti.
Lui e il
drappello di soldati della Regina Bianca avevano deciso di fermarsi a riposare
per la notte prima di riprendere il cammino all'alba. Si trovavano in luogo
desertico estremamente silenzioso e tranquillo. Era chiaro che l'Aldilander
fosse vicino; lo si capiva dal fatto che la vegetazione stava andando
diradandosi, proprio come le specie viventi. La terra era brulla e sempre più
triste.
Chissà cos'avrebbe trovato.
Chissà in che condizioni viveva la Regina Rossa.
Chissà se sarebbe riuscito a venire a capo di tutta quella faccenda.
Tornò a
osservare la stella e fu in quel momento che gli parve di udire la voce di
Alice. Era sicuramente frutto della sua immaginazione, ma tanto bastò a farlo
sorridere. Si distese sul suo giaciglio e rimase a lungo a contemplarla, mentre
pensava: "Tornerò presto da te, Alice."
***
Nate era
preoccupato per Alice. Da quando aveva appreso che quel pazzoide di un
Cappellaio se n'era andato si era chiusa in sé stessa. Parlava raramente e
mangiava poco. Non era da lei reagire così. D'accordo, erano stati lontani per
un sacco di anni e non poteva dire di conoscerla alla perfezione, eppure era
certo di non sbagliare quando asseriva che Alice non era una ragazza come
tante. Non era una rammollita e non si affliggeva facilmente. Doveva essere
preda di un forte dolore per giungere a comportarsi in quel modo.
Possibile
che quel dannato Tarrant le fosse entrato dentro a tal punto?
Nate non
riusciva a capacitarsene. Stentava a comprendere cosa si celasse nell'ambigua
figura di quel fantoccio da baraccone. Tuttavia poco contava: era evidente che
per Alice fosse molto importante e ciò doveva bastargli come spiegazione.
Per tale
motivo un giorno si presentò a colloquio da quella stramba della sovrana presso
cui era ospite. Non aveva nulla contro di lei, era gentile e affabile, ma
sembrava celare un'anima dark, quasi la sua cortesia rappresentasse solo una
parte di ciò che realmente era.
Forse Nate
stava diventando paranoico o forse, semplicemente, il suo modo di ragionare si
stava adattando a quello degli strani esseri che lo circondavano. Era proprio
vero: il Paese delle Meraviglie lasciava un segno su chiunque vi entrasse in
contatto.
Suo malgrado.
Non voleva diventare un pazzoide svitato come il Cappellaio.
«Posso?»
indugiò sulla soglia della porta.
La voce di
Mirana non mancò di rassicurarlo:«Certo, mio buon amico. Non esitare, entra
pure.»
Nate
obbedì e si avvicinò all'elegante figura della sovrana che sorrideva
benevolmente.
«Cosa ti
porta qui, caro Nate? Sembri pensieroso. Qualcosa ti tormenta?»
Il ragazzo
annuì. «Proprio di questo vorrei parlarti: sono preoccupato per Alice.»
La regina
sospirò, rabbuiandosi. «La dolce Alice, ma certo» cantilenò, quasi si
aspettasse ciò che avrebbe detto.
«Da quando
il Cappellaio ha fatto armi e bagagli non è più la stessa. Non parla, non
mangia...Vorrei fare qualcosa per risollevarle il morale, ma non so se ne sono
in grado.»
«Nessuno
di noi lo è. Credo che ormai dovresti avere capito.»
«Cosa?»
«Che Alice
e Tarrant sono legati da un filo invisibile che nessuno può spezzare. Nemmeno
la loro caparbietà nel non rivolgersi la parola.»
«Sì,
ma...Non posso vederla in questo stato. Perciò mi chiedevo...Non sarebbe
possibile metterci sulle tracce di Tarrant per raggiungerlo? Credo che Alice ne
gioirebbe.»
La sovrana
gli rivolse un sorriso intenerito. «Sei molto dolce, Nate, ma temo che non sia
possibile. Il viaggio per l'Aldilander è troppo rischioso per chi, come voi,
non conosce i pericoli di Sottomondo. Inoltre reputo che Alice e Tarrant
debbano risolvere i loro problemi da soli. Senza il mio intervento...Né il
tuo.»
Nate
ammutolì.
«Lo vedo
dai tuoi occhi che ne sei innamorato. Aiutarla a rimettere insieme i pezzi del
suo cuore spezzato non ti farà bene. E non ne farà nemmeno a lei.»
Le rivolse
uno sguardo imbarazzato, ma non proferì parola.
Lei proseguì: «Lasciala soffrire. Lascia che pianga, inveisca e imprechi contro
il Cappellaio. É giusto che sfoghi la propria frustrazione, è sano. È giunto il
momento che quei due giochino a carte scoperte e questa separazione potrebbe
rivelarsi più utile di quanto sembri.»
Nate
rifletté sul discorso della regina e comprese che aveva ragione. Non doveva
crogiolarsi nel dolore di Alice né tentare di consolarla: si sarebbe fatto solo
male.
Sorrise, cosicché la sovrana intuì i suoi pensieri.
Si alzò e
si diresse verso di lui porgendogli il braccio. «Ti andrebbe di accompagnarmi a
fare una passeggiata nei miei giardini? Detesto camminare da sola e tu sembri
un ragazzo simpatico.»
Il giovane
annuì e si affrettò a prenderla sottobraccio, scortandola galantemente verso la
porta. «Assolutamente sì, mia regina.»
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