Capitolo 22 - Torna presto da me

Erano trascorsi diversi giorni dalla partenza di Tarrant e non c'era stato momento in cui non si fosse aspettato, voltandosi, di trovarsi Alice alle calcagna inviperita dalla sua partenza alla volta dell'Aldilander senza di lei. Più che altro, senza dirglielo.

Invece no. Alice non si era fatta vedere.
Meglio così.
Certo.
Senza alcun dubbio.
Si sarebbe rivelata una vera e propria palla al piede per Tarrant.
Senza contare che lui non ce la voleva lì.
Figurarsi. Sarà stata troppo impegnata con il caro Nate per preoccuparsi di lui. Dopotutto stava semplicemente rischiando la pellaccia per risolvere una sudicia faccenda che, a causa di quell'insopportabile ragazzina, stava sconvolgendo l'intero Sottomondo.

Dio, quanto la detestava.

Era quasi facile provare degli autentici sentimenti di odio per lei fintantoché non si metteva a pensare alla morbidezza setosa dei suoi capelli biondi, al sapore dolce delle sue labbra...
Tarrant si diede un colpo in testa da solo per ricomporsi. Le guardie della regina, che lo stavano accompagnando nell'Aldilander, gli scoccarono un'occhiata sorpresa ma preferirono non commentare.

A Sottomondo era cosa nota che gli mancasse qualche rotella.

***

Non era stato facile per Alice accettare l'idea di non mettersi sulle tracce del Cappellaio. Dopo l'annuncio della sua partenza, aveva avvertito dentro di sé un'ira profonda, ma anche tanta delusione. Sembrava proprio che Tarrant stesse facendo del suo meglio per mettere una distanza anche fisica tra di loro e lo stava facendo in maniera a dir poco odiosa.

Si strinse le braccia intorno al corpo e sospirò, rabbrividendo. Si accostò alla parete di pietra fredda e lanciò un'occhiata malinconica al di fuori della finestra, perdendosi nella contemplazione del cielo notturno tinteggiato di un intenso blu cobalto. Quella notte c'erano tantissime stelle a illuminarlo e sarebbe stato quasi romantico, se solo...

Alice sospirò nuovamente e lasciò che una piccola lacrima cristallina scivolasse lungo la sua guancia, disegnando dietro di sé una scia argentata. Sollevò lo sguardo fissandolo su una stella che si trovava esattamente di fronte a lei, lassù nel cielo: brillava più di tutte le altre. O forse era solo una sua impressione.
Un piccolo sorriso, seppur non di gioia, le fece incurvare le labbra all'insù e lei sussurrò sommessamente: «Fai attenzione, Tarrant. Torna presto da me.»

***

Il Cappellaio sollevò lo sguardo bicolore verso la volta celeste e notò una stella particolarmente luminosa irradiarlo con la potenza del suo riverbero. Aggrottò la fronte e rimase a fissarla per diversi istanti.

Lui e il drappello di soldati della Regina Bianca avevano deciso di fermarsi a riposare per la notte prima di riprendere il cammino all'alba. Si trovavano in luogo desertico estremamente silenzioso e tranquillo. Era chiaro che l'Aldilander fosse vicino; lo si capiva dal fatto che la vegetazione stava andando diradandosi, proprio come le specie viventi. La terra era brulla e sempre più triste.
Chissà cos'avrebbe trovato.
Chissà in che condizioni viveva la Regina Rossa.
Chissà se sarebbe riuscito a venire a capo di tutta quella faccenda.

Tornò a osservare la stella e fu in quel momento che gli parve di udire la voce di Alice. Era sicuramente frutto della sua immaginazione, ma tanto bastò a farlo sorridere. Si distese sul suo giaciglio e rimase a lungo a contemplarla, mentre pensava: "Tornerò presto da te, Alice."

***

Nate era preoccupato per Alice. Da quando aveva appreso che quel pazzoide di un Cappellaio se n'era andato si era chiusa in sé stessa. Parlava raramente e mangiava poco. Non era da lei reagire così. D'accordo, erano stati lontani per un sacco di anni e non poteva dire di conoscerla alla perfezione, eppure era certo di non sbagliare quando asseriva che Alice non era una ragazza come tante. Non era una rammollita e non si affliggeva facilmente. Doveva essere preda di un forte dolore per giungere a comportarsi in quel modo.

Possibile che quel dannato Tarrant le fosse entrato dentro a tal punto?

Nate non riusciva a capacitarsene. Stentava a comprendere cosa si celasse nell'ambigua figura di quel fantoccio da baraccone. Tuttavia poco contava: era evidente che per Alice fosse molto importante e ciò doveva bastargli come spiegazione.

Per tale motivo un giorno si presentò a colloquio da quella stramba della sovrana presso cui era ospite. Non aveva nulla contro di lei, era gentile e affabile, ma sembrava celare un'anima dark, quasi la sua cortesia rappresentasse solo una parte di ciò che realmente era.

Forse Nate stava diventando paranoico o forse, semplicemente, il suo modo di ragionare si stava adattando a quello degli strani esseri che lo circondavano. Era proprio vero: il Paese delle Meraviglie lasciava un segno su chiunque vi entrasse in contatto.
Suo malgrado.
Non voleva diventare un pazzoide svitato come il Cappellaio.

«Posso?» indugiò sulla soglia della porta.

La voce di Mirana non mancò di rassicurarlo:«Certo, mio buon amico. Non esitare, entra pure.»

Nate obbedì e si avvicinò all'elegante figura della sovrana che sorrideva benevolmente.

«Cosa ti porta qui, caro Nate? Sembri pensieroso. Qualcosa ti tormenta?»

Il ragazzo annuì. «Proprio di questo vorrei parlarti: sono preoccupato per Alice.»

La regina sospirò, rabbuiandosi. «La dolce Alice, ma certo» cantilenò, quasi si aspettasse ciò che avrebbe detto.

«Da quando il Cappellaio ha fatto armi e bagagli non è più la stessa. Non parla, non mangia...Vorrei fare qualcosa per risollevarle il morale, ma non so se ne sono in grado.»

«Nessuno di noi lo è. Credo che ormai dovresti avere capito.»

«Cosa?»

«Che Alice e Tarrant sono legati da un filo invisibile che nessuno può spezzare. Nemmeno la loro caparbietà nel non rivolgersi la parola.»

«Sì, ma...Non posso vederla in questo stato. Perciò mi chiedevo...Non sarebbe possibile metterci sulle tracce di Tarrant per raggiungerlo? Credo che Alice ne gioirebbe.»

La sovrana gli rivolse un sorriso intenerito. «Sei molto dolce, Nate, ma temo che non sia possibile. Il viaggio per l'Aldilander è troppo rischioso per chi, come voi, non conosce i pericoli di Sottomondo. Inoltre reputo che Alice e Tarrant debbano risolvere i loro problemi da soli. Senza il mio intervento...Né il tuo.»

Nate ammutolì.

«Lo vedo dai tuoi occhi che ne sei innamorato. Aiutarla a rimettere insieme i pezzi del suo cuore spezzato non ti farà bene. E non ne farà nemmeno a lei.»

Le rivolse uno sguardo imbarazzato, ma non proferì parola.
Lei proseguì: «Lasciala soffrire. Lascia che pianga, inveisca e imprechi contro il Cappellaio. É giusto che sfoghi la propria frustrazione, è sano. È giunto il momento che quei due giochino a carte scoperte e questa separazione potrebbe rivelarsi più utile di quanto sembri.»

Nate rifletté sul discorso della regina e comprese che aveva ragione. Non doveva crogiolarsi nel dolore di Alice né tentare di consolarla: si sarebbe fatto solo male.
Sorrise, cosicché la sovrana intuì i suoi pensieri.

Si alzò e si diresse verso di lui porgendogli il braccio. «Ti andrebbe di accompagnarmi a fare una passeggiata nei miei giardini? Detesto camminare da sola e tu sembri un ragazzo simpatico.»

Il giovane annuì e si affrettò a prenderla sottobraccio, scortandola galantemente verso la porta. «Assolutamente sì, mia regina.»


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