«Ci siamo» sussurrò tra sé il Cappellaio.
I soldati
che l'avevano scortato fin lì lo affiancarono sguainando le spade, attenti a
captare ogni possibile pericolo. Anche Tarrant era sulla difensiva: non era mai
stato in quel posto e non voleva lasciarsi sorprendere dalla Maledetta
Capocciona. Chissà quali temibili vendette aveva covato nel tempo trascorso in
isolamento.
Non era da sottovalutare la mente malata di quell'aguzzina dalla scatola
cranica eccessivamente sproporzionata.
Non poté
fare a meno di pensare che Alice avrebbe riso della sua riflessione.
Ok...forse
si stava distraendo. Di nuovo.
«Da che
parte andiamo?» domandò alle guardie reali nel tentativo di concentrarsi sulla
missione.
«Potrebbe
essere ovunque. Un incantesimo le impedisce di abbandonare l'Aldilander, ma è
libera di girare per questa...Valle.»
L'esitazione del soldato era dovuta alla natura di quel luogo desolato. Era
pressoché privo di natura, assomigliava ad un'area desertica con qualche rivolo
d'acqua qua e là contornato da sporadiche piante, quel tanto che bastava al
sostentamento della prigioniera. O dei prigionieri.
Tarrant
non sapeva se ci fosse qualcun'altro oltre alla Maledetta Capocciona, non
ricordava di altri esili. D'altra parte prima della sua tirannia a Sottomondo
avevano sempre vissuto in pace e armonia.
Sospirò affranto. Di quel passo avrebbero impiegato un'eternità a scovare la
Maledetta Capocciona. «D'accordo, non perdiamo altro tempo allora.»
Obbedienti
e ligi al dovere, i militi reali lo seguirono.
Cercarono
in lungo e in largo, in largo e in lungo...
Trascorsero i minuti, le ore, il giorno...
Quando, infine, il sole stava per cedere il posto alla luna, allorché lo
sconforto del gruppo di ricercatori era massimo...
Ecco che
una voce...
Quella voce...
La sua voce.
«Cosa ti
porta fin qui, stolto di un Cappellaio?»
Tarrant
sgranò gli occhi e si voltò, incredulo di averla finalmente stanata dopo tanto
cercare.
A dir la verità era stata lei a stanare lui. Doveva essere insita nel suo DNA
la capacità di scovare chiunque, poiché l'aveva fatto per una vita.
«Maledetta
Capocciona» mormorò tra sé il Cappellaio.
Era
esattamente come la ricordava, né il tempo né l'esilio l'avevano cambiata di
una virgola. Il corpo minuto e la testa esageratamente...Grossa. Enorme.
Gigantesca. Smisurata. Mastodontica. Sproporzionata. Voluminosa. Ingombrante.
Immaginò
la voce di Alice ammonirlo nel tentativo di interrompere quel guazzabuglio di
aggettivi dal quale era stato travolto.
BASTA
PENSARE AD ALICE, si rimproverò mentalmente.
Accidenti, stava perdendo la bussola e se lo notava perfino lui...!
«Embè?
Cosa diamine ci fai qui? E perché mi stai fissando come un allocco? Sei colpito
dalla mia magnificenza?» lo pungolò la voce acuta della Regina Rossa. Quella
voce insopportabile.
Tarrant si
strofinò gli occhi con una mano, quasi non potesse credere di averla realmente
di fronte a sé. Fece segno ai soldati di tenerla d'occhio.
Sempre meglio non sottovalutare la Maledetta Capocciona.
«Allora?»
sbraitò la donna dall'anomala acconciatura a forma di cuore.
Chissà
perché, poi, la più cattiva tra i cattivi se ne andava in giro con una simile
pettinatura.
Lei che meditava vendetta all'inverosimile e covava odio per ogni forma vivente
che la disprezzasse (cioè per tutti), sfoggiava il simbolo dell'amore su
quell'immensa testa che si ritrovava. Bah.
«Vedo che
l'isolamento forzato non ha scalfito il tuo ego, mia cara Mapocciona Caledetta»
la schernì il Cappellaio, simulando un inchino.
La donna
parve non reagire alla sua provocazione. «Una regina resta tale in ogni
situazione» ribadì altera.
Tarrant
socchiuse gli occhi scrutandola con fare sospettoso. Si avvicinò e incrociò le
braccia al petto, studiandola attentamente.
La Regina
Rossa rimase immobile a fissarlo con la consueta arroganza. Gli angoli della
sua bocca erano incurvati verso l'alto, quasi si stesse godendo lo spettacolo
più divertente del mondo. Ovviamente stava nascondendo qualcosa. Non era
possibile che l'inattesa presenza del Cappellaio nell'Aldilander non suscitasse
in lei alcuna reazione. Tarrant si era aspettato un'accoglienza tutt'altro che
formale; aveva fin temuto che gli sarebbe saltato al collo.
Anche la Regina Bianca doveva avere immaginato la stessa cosa, ragion per cui
l'aveva spedito lì con una valida scorta alle calcagna.
Invece no.
Non solo la Maledetta Capocciona non aveva battuto ciglio, ma si atteggiava
alla più bella del reame come se non fosse mai stata esiliata da Sottomondo e
confinata nella terra di nessuno.
«D'accordo,
Mapocciona Caledetta, giochiamo al tuo gioco» concesse esausto.
La Regina
Rossa si limitò a inarcare le sopracciglia arcuate, insospettendolo ancora di
più.
«Centri
qualcosa con ciò che sta scombussolando il Paese delle Meraviglie?»
La sua
interlocutrice si lasciò sfuggire uno sbuffo, seguito da una risatina acida.
«Adesso lo chiami come lei?»
Tarrant
sussultò, colto di sorpresa da quella affermazione. Aggrottò la fronte, ma la
Regina Rossa anticipò la sua domanda: «Mi riferisco ad Alice, ovviamente.
Sono bastati pochi giorni in compagnia di quella stupida perché ti lasciassi
abbindolare nuovamente a tal punto?»
Il
Cappellaio l'ascoltò molto attentamente, mentre il drappello di soldati si
affrettò a circondare l'esiliata.
«Come sai...»
«Cosa? Che
si trova a Sottomondo?» Scoppiò in una fragorosa risata che lasciò interdetto
il povero Cappellaio. «Tarrant Altocilindro: non puoi essere davvero così
stupido.» Ridacchiò ancora. «Io so tutto. Ormai dovresti saperlo,
invece continui a sottovalutarmi. Proprio come quella sciocca di mia sorella.»
Alzò gli occhi al cielo, fingendosi esasperata. «Poveri stupidi.»
Prese a
camminare in cerchio, incurante dei soldati che le puntavano contro le lame
scintillanti delle loro spade minacciandola tacitamente.
Tarrant la
lasciò fare. Sentiva che qualcosa non gli tornava e aveva il terrore di
scoprire cosa. Al tempo stesso, però, agognava di conoscere la verità.
«Credevate
davvero che me ne sarei stata qui buona buonina ad attendere la fine dei miei
giorni, senza battere ciglio? Eh no, cari miei, avete proprio toppato.» Si
fermò e lo inchiodò con i suoi tremendi occhi neri come la pece. In mezzo alla
fronte le si formò una profonda ruga disegnata dalla rabbia. «Non dimenticherò
mai i torti subiti né la causa scatenante: lei.»
I dubbi
del Cappellaio stavano pian piano prendendo forma.
Era ciò che non avrebbe mai voluto che accadesse, quello che aveva temuto
e sospettato fin dal primo momento.
«Quella
strega della tua amichetta ha ucciso il mio Ciciarampino. Ha fatto sì che
venissi bandita dal mio regno...Lei doveva pagare. Deve pagare.»
Tarrant
sbiancò ancor più del suo consueto pallore. «Cosa...Cos'hai fatto?»
La ruga
sparì dalla fronte della Maledetta Capocciona e il suo viso si distese. «Io?
Niente. Come potrei? Sono relegata qui senza la possibilità di uscire e...»
cantilenò con la vocetta stridula.
«Cos'hai
fatto?!» tuonò il Cappellaio al culmine dell'ira.
La Regina
Rossa sorrise, soddisfatta dalla reazione che era riuscita a scatenare in lui.
«Te lo ripeto, stupido Cappellaio: niente.» Agganciò gli occhi ai
suoi. «IO non ho fatto proprio niente. Per ora.»
«Allora
chi...»
«Tu.»
«Io?»
«Sì, tu.
Hai fatto esattamente ciò che dovevi venendo qui da me. Hai permesso che
accadesse.»
«Che
accadesse cosa?»
«Che la
tua Alice venisse portata via.»
«Cosa...?
Vuoi dire...? Ma quando...?»
La Regina
Rossa fece una smorfia compiaciuta e finse di pensarci su. «Più o meno...Adesso.»
«Ma...»
«Aspettavo
solo che ti allontanassi per portarla via e riservarle il trattamento che
merita.» Batté lentamente le mani, applaudendolo. «Bravo Cappellaio. Sei
proprio dove dovevi essere e lei andrà dove avrebbe sempre dovuto stare.
Complimenti davvero, sei stato bravissimo. Oserei dire perfetto per
il mio piano.» Sogghignò dinanzi al suo sguardo stupefatto. «Dì pure addio alla
tua cara Alice.»
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