Capitolo 23 - L'Aldilander

«Ci siamo» sussurrò tra sé il Cappellaio.

I soldati che l'avevano scortato fin lì lo affiancarono sguainando le spade, attenti a captare ogni possibile pericolo. Anche Tarrant era sulla difensiva: non era mai stato in quel posto e non voleva lasciarsi sorprendere dalla Maledetta Capocciona. Chissà quali temibili vendette aveva covato nel tempo trascorso in isolamento.
Non era da sottovalutare la mente malata di quell'aguzzina dalla scatola cranica eccessivamente sproporzionata.

Non poté fare a meno di pensare che Alice avrebbe riso della sua riflessione.

Ok...forse si stava distraendo. Di nuovo.

«Da che parte andiamo?» domandò alle guardie reali nel tentativo di concentrarsi sulla missione.

«Potrebbe essere ovunque. Un incantesimo le impedisce di abbandonare l'Aldilander, ma è libera di girare per questa...Valle.»
L'esitazione del soldato era dovuta alla natura di quel luogo desolato. Era pressoché privo di natura, assomigliava ad un'area desertica con qualche rivolo d'acqua qua e là contornato da sporadiche piante, quel tanto che bastava al sostentamento della prigioniera. O dei prigionieri.

Tarrant non sapeva se ci fosse qualcun'altro oltre alla Maledetta Capocciona, non ricordava di altri esili. D'altra parte prima della sua tirannia a Sottomondo avevano sempre vissuto in pace e armonia.
Sospirò affranto. Di quel passo avrebbero impiegato un'eternità a scovare la Maledetta Capocciona. «D'accordo, non perdiamo altro tempo allora.»

Obbedienti e ligi al dovere, i militi reali lo seguirono.

Cercarono in lungo e in largo, in largo e in lungo...
Trascorsero i minuti, le ore, il giorno...
Quando, infine, il sole stava per cedere il posto alla luna, allorché lo sconforto del gruppo di ricercatori era massimo...

Ecco che una voce...
Quella voce...
La sua voce.

«Cosa ti porta fin qui, stolto di un Cappellaio?»

Tarrant sgranò gli occhi e si voltò, incredulo di averla finalmente stanata dopo tanto cercare.
A dir la verità era stata lei a stanare lui. Doveva essere insita nel suo DNA la capacità di scovare chiunque, poiché l'aveva fatto per una vita.

«Maledetta Capocciona» mormorò tra sé il Cappellaio.

Era esattamente come la ricordava, né il tempo né l'esilio l'avevano cambiata di una virgola. Il corpo minuto e la testa esageratamente...Grossa. Enorme. Gigantesca. Smisurata. Mastodontica. Sproporzionata. Voluminosa. Ingombrante.

Immaginò la voce di Alice ammonirlo nel tentativo di interrompere quel guazzabuglio di aggettivi dal quale era stato travolto.

BASTA PENSARE AD ALICE, si rimproverò mentalmente.
Accidenti, stava perdendo la bussola e se lo notava perfino lui...!

«Embè? Cosa diamine ci fai qui? E perché mi stai fissando come un allocco? Sei colpito dalla mia magnificenza?» lo pungolò la voce acuta della Regina Rossa. Quella voce insopportabile.

Tarrant si strofinò gli occhi con una mano, quasi non potesse credere di averla realmente di fronte a sé. Fece segno ai soldati di tenerla d'occhio.
Sempre meglio non sottovalutare la Maledetta Capocciona.

«Allora?» sbraitò la donna dall'anomala acconciatura a forma di cuore.

Chissà perché, poi, la più cattiva tra i cattivi se ne andava in giro con una simile pettinatura.
Lei che meditava vendetta all'inverosimile e covava odio per ogni forma vivente che la disprezzasse (cioè per tutti), sfoggiava il simbolo dell'amore su quell'immensa testa che si ritrovava. Bah.

«Vedo che l'isolamento forzato non ha scalfito il tuo ego, mia cara Mapocciona Caledetta» la schernì il Cappellaio, simulando un inchino.

La donna parve non reagire alla sua provocazione. «Una regina resta tale in ogni situazione» ribadì altera.

Tarrant socchiuse gli occhi scrutandola con fare sospettoso. Si avvicinò e incrociò le braccia al petto, studiandola attentamente.

La Regina Rossa rimase immobile a fissarlo con la consueta arroganza. Gli angoli della sua bocca erano incurvati verso l'alto, quasi si stesse godendo lo spettacolo più divertente del mondo. Ovviamente stava nascondendo qualcosa. Non era possibile che l'inattesa presenza del Cappellaio nell'Aldilander non suscitasse in lei alcuna reazione. Tarrant si era aspettato un'accoglienza tutt'altro che formale; aveva fin temuto che gli sarebbe saltato al collo.
Anche la Regina Bianca doveva avere immaginato la stessa cosa, ragion per cui l'aveva spedito lì con una valida scorta alle calcagna.

Invece no. Non solo la Maledetta Capocciona non aveva battuto ciglio, ma si atteggiava alla più bella del reame come se non fosse mai stata esiliata da Sottomondo e confinata nella terra di nessuno.

«D'accordo, Mapocciona Caledetta, giochiamo al tuo gioco» concesse esausto.

La Regina Rossa si limitò a inarcare le sopracciglia arcuate, insospettendolo ancora di più.

«Centri qualcosa con ciò che sta scombussolando il Paese delle Meraviglie?»

La sua interlocutrice si lasciò sfuggire uno sbuffo, seguito da una risatina acida. «Adesso lo chiami come lei

Tarrant sussultò, colto di sorpresa da quella affermazione. Aggrottò la fronte, ma la Regina Rossa anticipò la sua domanda: «Mi riferisco ad Alice, ovviamente. Sono bastati pochi giorni in compagnia di quella stupida perché ti lasciassi abbindolare nuovamente a tal punto?»

Il Cappellaio l'ascoltò molto attentamente, mentre il drappello di soldati si affrettò a circondare l'esiliata.
«Come sai...»

«Cosa? Che si trova a Sottomondo?» Scoppiò in una fragorosa risata che lasciò interdetto il povero Cappellaio. «Tarrant Altocilindro: non puoi essere davvero così stupido.» Ridacchiò ancora. «Io so tutto. Ormai dovresti saperlo, invece continui a sottovalutarmi. Proprio come quella sciocca di mia sorella.» Alzò gli occhi al cielo, fingendosi esasperata. «Poveri stupidi.»

Prese a camminare in cerchio, incurante dei soldati che le puntavano contro le lame scintillanti delle loro spade minacciandola tacitamente.

Tarrant la lasciò fare. Sentiva che qualcosa non gli tornava e aveva il terrore di scoprire cosa. Al tempo stesso, però, agognava di conoscere la verità.

«Credevate davvero che me ne sarei stata qui buona buonina ad attendere la fine dei miei giorni, senza battere ciglio? Eh no, cari miei, avete proprio toppato.» Si fermò e lo inchiodò con i suoi tremendi occhi neri come la pece. In mezzo alla fronte le si formò una profonda ruga disegnata dalla rabbia. «Non dimenticherò mai i torti subiti né la causa scatenante: lei

I dubbi del Cappellaio stavano pian piano prendendo forma.
Era ciò che non avrebbe mai voluto che accadesse, quello che aveva temuto e sospettato fin dal primo momento.

«Quella strega della tua amichetta ha ucciso il mio Ciciarampino. Ha fatto sì che venissi bandita dal mio regno...Lei doveva pagare. Deve pagare.»

Tarrant sbiancò ancor più del suo consueto pallore. «Cosa...Cos'hai fatto?»

La ruga sparì dalla fronte della Maledetta Capocciona e il suo viso si distese. «Io? Niente. Come potrei? Sono relegata qui senza la possibilità di uscire e...» cantilenò con la vocetta stridula.

«Cos'hai fatto?!» tuonò il Cappellaio al culmine dell'ira.

La Regina Rossa sorrise, soddisfatta dalla reazione che era riuscita a scatenare in lui. «Te lo ripeto, stupido Cappellaio: niente.» Agganciò gli occhi ai suoi. «IO non ho fatto proprio niente. Per ora.»

«Allora chi...»

«Tu.»

«Io?»

«Sì, tu. Hai fatto esattamente ciò che dovevi venendo qui da me. Hai permesso che accadesse.»

«Che accadesse cosa?»

«Che la tua Alice venisse portata via.»

«Cosa...? Vuoi dire...? Ma quando...?»

La Regina Rossa fece una smorfia compiaciuta e finse di pensarci su. «Più o meno...Adesso

«Ma...»

«Aspettavo solo che ti allontanassi per portarla via e riservarle il trattamento che merita.» Batté lentamente le mani, applaudendolo. «Bravo Cappellaio. Sei proprio dove dovevi essere e lei andrà dove avrebbe sempre dovuto stare. Complimenti davvero, sei stato bravissimo. Oserei dire perfetto per il mio piano.» Sogghignò dinanzi al suo sguardo stupefatto. «Dì pure addio alla tua cara Alice.»


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