Alice stava passeggiando avanti e indietro per i lunghi corridoi del palazzo della Regina Bianca, dove si trovava ormai da troppi giorni.
Era stanca e annoiata.
L'attesa la stava uccidendo.
L'idea che Tarrant fosse là fuori, da solo, presumibilmente nello stesso luogo
in cui soggiornava la Regina Rossa l'inquietava non poco.
Se poi a
tutto ciò si aggiungeva il fatto che Nate e la Regina Bianca sembravano spesso
assorti in conversazioni tendenti a escluderla poteva dire di aver raggiunto il
culmine della poca pazienza di cui disponeva.
Quei due parlavano fittamente e appena si accorgevano della sua presenza le
scoccavano delle strane occhiate, lasciandole intendere che fosse la
protagonista delle loro discussioni.
Sbuffò e
si appoggiò al davanzale della finestra che dava sul chiostro interno del
palazzo.
Era frustrata. Aveva bisogno di sapere come stesse Tarrant. ADESSO.
«Alice...»
Si voltò e
si ritrovò di fronte la figura evanescente dello Stregatto.
Sorrideva, ovviamente. Come avrebbe potuto essere altrimenti? Da che ricordava
nemmeno nei momenti di maggiore sconforto perdeva la sua faccia di bronzo.
Una zampa
felina si allungò verso il suo viso, sfiorandola. «Cara Alice. Sei in pena, non
è così?»
Non
rispose, limitandosi ad alzare il mento con fare arrogante. Non avrebbe mai
ammesso ad alta voce ciò che le balenava per la testa né i sentimenti in cui si
sentiva affogare. Sarebbe stato come confessare le proprie debolezze,
mentre lui, quel Cappellaio da strapazzo, se n'era andato
piantandola in asso senza pensarci troppo.
No, non avrebbe mai ammesso ad alta voce di essere preoccupata per Tarrant.
«Lo siamo
tutti» mormorò lo Stregatto ignorando il suo silenzio.
Alice
strinse i pugni. «Sono solo...Arrabbiata per non essere stata
informata dei suoi piani. Tutto qui.»
Lo
scintillante sorriso a mezzaluna dello Stregatto la irritò come non mai.
Contenne a stento la rabbia accumulata che aveva in corpo e che ad ogni minimo
cenno rischiava di esplodere.
«Ora lasciami sola. Non mi va di chiacchierare, meno che mai con te» aggiunse
in tono brusco.
Lungi dal
farsi offendere o intimidire, lo Stregatto scomparve battendo in ritirata.
Non era mai stato incline all'altruismo, ma in quel momento ad Alice andava
benissimo così.
***
Trascorse
un altro giorno e poi un'altra notte.
Alle prime luci dell'alba Alice fu riscvegliata da urla a dir poco
agghiaccianti. Si sollevò dal suo confortevole giaciglio e si stropicciò gli
occhi, cercando di ritrovare in fretta la lucidità.
Ben presto si rese conto che quelle grida erano di gioia, ciononostante
continuavano ad agitarla.
Solo un
motivo poteva spingere i suoi amici di Sottomondo a strillare in quel modo...
Indossò la
lunga vestaglia che teneva appesa sulla testiera del letto e si lanciò fuori
dalla propria camera. Fu in quel momento che sentì invocare il suo nome a gran
voce: «Alice! Alice!»
Era la
Regina Bianca. Chiaramente le stava andando incontro, perché sentiva la sua
voce sempre più vicina.
Scalza,
con addosso la camicia da notte e la vestaglia, i capelli lasciati sciolti e
selvaggi come piacevano a lei, Alice raggiunse la sovrana nella sala
principale. Sembrava scossa, ma non amareggiata.
«Mia regina, cosa...?»
In quel
momento la sua attenzione fu catturata da una figura che se ne stava in
disparte, accanto alla finestra.
Tarrant.
La
fanciulla strabuzzò gli occhi e si coprì la bocca con entrambe le mani per la
sorpresa. «Cappellaio?» domandò in tono stridulo.
Lui
sorrise, un sorriso aperto e sincero che fece aggrottare la fronte ad Alice.
Come mai era tanto felice di vederla se fino a quel momento erano stati in
lite? Anzi, per quel che la riguardava lo erano ancora.
Tarrant
spalancò le braccia e le andò incontro, raggiungendola e stringendola in un
poderoso abbraccio.
«Mia cara
Alice...Che sollievo vederti sana e salva.»
Lei rimase
immobile e con le braccia attaccate al busto, quasi fosse pietrificata. «Certo
che sono sana e salva...Perché non dovrei esserlo?»
Il
Cappellaio continuò a tenerla stretta, quasi non volesse più lasciarla andare.
Era bello, eppure c'era qualcosa di strano. Alice non si aspettava una simile
accoglienza da parte sua, ma non l'avrebbe certo rifiutato, specie davanti alla
regina che li stava fissando.
«La Regina
Rossa...Oh, non puoi immaginare le bruttezze che vuole farti» mugolò.
La
fanciulla sussultò sentendo nominare l'acerrima nemica.
Con la coda dell'occhio scorse Nate fare capolino accanto alla Regina Bianca e
assumere un'espressione sollevata. Sembrava assurdamente felice di vedere
Tarrant, lui che solo qualche giorno prima le aveva chiesto la mano.
Uomini.
Alice si
scostò dal Cappellaio tenendolo a debita distanza, dopodiché lo fissò in
silenzio. Corrugò la fronte. «Hai parlato con la Regina Rossa?» domandò
studiandolo molto attentamente.
Tarrant
annuì con un mezzo sorriso. «Mi ha detto ciò che aveva in serbo per te e...Ho
temuto di non fare in tempo ad arrivare...Di non vederti mai più...»
L'afferrò nuovamente, attirandola a sé e tenendola in una stretta da cui
difficilmente sarebbe scappata. «Dobbiamo andare via Alice. Lei o chi per essa
arriverà e allora non avrai scampo.»
Alice non
distolse mai gli occhi dai suoi, quando la voce suadente della Regina Bianca la
rassicurò: «Ne abbiamo già parlato, Alice. È meglio che tu e Tarrant vi
nascondiate in un posto sicuro mentre noi ci occuperemo di fermare Rossa. Non
so attraverso quali mezzi vorrà agire essendo relegata nell'Aldilander senza
alcuna possibilità di fuga, ma non possiamo sottovalutarla.»
Nate
annuì, seppur poco convinto. «Il Cappellaio ti nasconderà. Nessuno meglio di
lui conosce Sottomondo.»
Alice
scoccò una rapida occhiata a entrambi, poi tornò a concentrarsi sul Cappellaio.
Sorrideva con convinzione e perseverava a tenerla serrata nella sua morsa.
«Puoi cambiarti d'abito, se vuoi, dopodiché partiamo. Non c'è tempo da
perdere.»
La
fanciulla agganciò i propri occhi castani ai suoi e in quel momento le parve di
sentire la voce offesa di Tarrant nella propria testa: "Tu avresti
dovuto capirlo. Nessuno mi conosce meglio di te. Avresti dovuto accorgertene.
Almeno tu, avresti dovuto."
Finalmente
Alice capì. Si levò bruscamente dalla sua presa e lo spinse via. «No!»
Tarrant
corrugò la fronte, offeso. La guardò in cagnesco. «Alice, sei impazzita?»
"Non
era identico a me. Chiunque assuma le sembianze altrui per mezzo di un
sortilegio ha sempre delle piccole differenze rispetto al soggetto originale. Sempre."
La
fanciulla gli puntò il dito contro, tremando di rabbia e indignazione al tempo
stesso. «Tu non sei Tarrant! Sei un impostore! Probabilmente lo stesso
dell'altra volta!» lo accusò.
Il
Cappellaio assunse un'espressione di malcelato stupore, dopodiché si affrettò a
sorridere sebbene sembrasse più nervoso di prima. «Alice, cosa stai dicendo? Ti
ha dato di volta al cervello? Non distingui più il sogno dalla realtà. Capisco
che tu sia sospettosa, ma...»
«I tuoi
occhi sono diversi dai suoi! Tarrant ha un occhio verde e uno arancione, mentre
tu ne hai uno verde e uno screziato!»
Il suo
interlocutore strinse i pugni e assunse un'espressione inquietante, ma Alice
non si lasciò intimidire. «Nessuno conosce il Cappellaio meglio di me. Potevo
cascarci una volta, non due. Chi sei? E cosa vuoi da me?»
Nel
frattempo Nate, la Regina Bianca e gli amici di Sottomondo se ne stavano in
assoluto silenzio, colpiti dalle ultime rivelazioni. Fissavano Tarrant a dir
poco attoniti, non sapendo bene cosa aspettarsi.
Il
Cappellaio fasullo sfoderò un sorriso malvagio e si avvicinò di più ad Alice.
«Ma brava, piccola Alice. Sei ancora più furba di quanto ricordassi.»
Le afferrò una mano e ne baciò il palmo, fingendo un'improvvisa galanteria. «É
un piacere per me rivederti e sono felice di poter dismettere i panni di
quell'insulso Cappellaio che tanto ti piace e che, per la cronaca, non rivedrai
mai più.»
La
fanciulla sbarrò gli occhi. «Cosa gli avete fatto?»
«Ah adesso
ti preme sapere che fine abbia fatto piuttosto che conoscere la mia vera
identità?»
«Sei un
impostore e tanto mi basta» fu la coraggiosa risposta della ragazza.
«Sarà, ma
vorrei che mi ammirassi nuovamente nelle mie autentiche sembianze. Soprattutto
perché tu e i tuoi amichetti verrete via con me. Adesso.»
Schioccò le dita e cominciò a trasformarsi fino a rivelare la sua vera
identità.
Alice
rimase ad osservarlo a bocca aperta.
Tutto si sarebbe aspettata fuorché ritrovarsi faccia a faccia con il Fante di
Cuori.
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