Tarrant era immobile e fissava in cagnesco la Regina Rossa da diversi istanti.
Non poteva crederci: mai avrebbe pensato che potesse esserci di mezzo il Fante
di Cuori. Ricordava vagamente che aveva provato a sedurre Alice, salvo poi
accusarla di averlo irretito per proteggersi dalla furia della Regina Rossa.
Era in combutta con quest'ultima, ma qualcosa gli suggeriva che avesse in serbo
molto di più per sé stesso. D'altronde la Maledetta Capocciona era bloccata lì,
confinata dall'Aldilander da cui non avrebbe potuto scappare fintantoché il
vincolo magico della Regina Bianca − che l'aveva bandita relegandola in quel
luogo dimenticato da Dio − non fosse stato spezzato dalla stessa persona che
l'aveva espresso.
Per quanto ne sapesse non vi era altro modo per andarsene da lì quando si era
stati imprigionati da un simile decreto. Ecco perché Tarrant e le guardie reali
potevano andare e venirsene dall'Aldilander senza problemi di sorta.
La Regina
Rossa aveva rivelato spontaneamente al Cappellaio la partecipazione del Fante
di Cuori al rapimento di Alice al solo scopo di vantarsi. Più di quello non era
riuscito a farsi dire: non era una sprovveduta, purtroppo.
La domanda
era: dove avevano condotto la sua Alice?
Cosa volevano da lei?
Ucciderla per vendicare la Regina Rossa?
Ma no, la Maledetta Capocciona non ne avrebbe tratto alcun beneficio. Non
faceva mai nulla che non le giovasse.
Per cui era chiaro che Alice servisse a qualcosa, ma a cosa?
«Torniamo
al castello della Regina Bianca. Dobbiamo fare in fretta» mormorò Tarrant ai
soldati.
Una risata
stridula e insopportabile lo colse di sorpresa. Si voltò verso la Maledetta
Capocciona e vide che si stava divertendo come una matta. Non provò nemmeno a
seguirli, sapeva benissimo che non sarebbe servito a nulla. Si limitò a
ridacchiare e a salutarli con un cenno della mano, schernendo la loro
preoccupazione. «Ci rivedremo presto, Cappellaio! Non temere!»
Tarrant
corrugò la fronte, ma decise d'ignorarla. L'agitazione scaturita dalla notizia
del rapimento di Alice l'aveva sconvolto al punto che rischiava
d'impazzire. Letteralmente.
«Me la
pagherai, Caledetta Mapocciona. Questa è una promessa. Me la pagherai una volta
per tutte» sbottò adirato.
***
Le
palpebre serrate di Alice tremarono a lungo prima di sollevarsi lentamente,
infastidite dallo spiraglio di luce che penetrava dalla finestra accanto al
letto.
Non ricordava di essersi addormentata né cosa fosse successo prima che
sprofondasse in quel sonno inaspettato.
Si tirò su a sedere ignorando il cerchio alla testa dal quale fu pervasa e si
guardò intorno con attenzione, chiedendosi dove fosse finita. Non era la sua
stanza quella.
Si massaggiò le tempie con i pollici e si sforzò di rimembrare.
Sì, ecco, pian piano la memoria la stava aiutando. Tornò a guardarsi intorno e
pensò che, d'accordo, non si trovava nella sua stanza della casa materna a
Londra, ma nemmeno in quella che l'aveva ospitata presso il castello della
Regina Bianca.
"Pensa
Alice, pensa..." si sforzò.
Ma certo!
La partenza di Tarrant, la proposta di Nate, l'agonia per il suo amato
Cappellaio e poi...Il Fante di Cuori! L'aveva rapita! Era stato lui a farla
assopire, chissà attraverso quale malsano incantesimo visto che si sentiva
debole come non mai.
Alice non sapeva che conoscesse ed esercitasse la magia, ragion per cui non si
sarebbe mai aspettata che fosse l'impostore che aveva assunto le sembianze di
Tarrant. Doveva averlo fatto per avvicinarsi a lei: ma perché?
Rabbrividì
al pensiero del loro ultimo incontro, tempo prima, presso il castello della
Regina Rossa. Lei fingeva di chiamarsi Ehm, tutti erano all'oscuro
sulla sua vera identità. Fin da subito, quel viscido del Fante di Cuori le
aveva messo gli occhi addosso, dopodiché aveva persino provato a sedurla.
Alice
deglutì a fatica, colta da un'improvvisa ansia: cosa diavolo voleva quello
sciagurato da lei?
Cos'aveva fatto a Nate, alla Regina Bianca e a tutti gli altri amici di
Sottomondo?
Dov'era Tarrant?
Fece un
respiro profondo nel tentativo di ritrovare un minimo di calma. Sarebbe andato
tutto bene, aveva già tenuto a bada quell'energumeno una volta.
Si chiese se agisse per conto proprio o se dietro alle sue azioni si celasse la
crudeltà della Regina Rossa. Alice non avrebbe saputo dire quale delle due
opzioni preferisse.
I pensieri
confusi della fanciulla furono interrotti dal rumore della chiave che girava
nella serratura della porta della. D'istinto fece un balzo indietro,
acquattandosi contro la testata del letto e abbracciandosi entrambe le
ginocchia in una posizione di difesa.
Non era mai stata una rammollita né una fifona, ma preferiva di gran lunga
combattere con il Ciciarampa o un esercito di carte piuttosto che affrontare la
lascivia di un uomo ossessionato.
Perché il Fante di cuori era ossessionato da lei, gliel'aveva
letto nell'unico occhio visibile (l'altro era coperto da una benda), nero come
la pace, la prima volta in cui si erano incontrati.
E glielo
lesse ora in quello stesso occhio quando varcò la soglia della
stanza in cui l'aveva relegata.
Alice rabbrividì impercettibilmente, accorgendosi in quell'istante di indossare
ancora la vestaglia con cui aveva dormito nel castello della Regina Bianca.
Il Fante
di Cuori chiuse la porta dietro di sé e stiracchiò un sorriso compiaciuto nel
vederla sveglia e padrona di sé stessa. «Ma bene» cantilenò, «Noto con piacere
che ti sei ripresa in fretta. Non come i tuoi amichetti che stanno ancora
ronfando.»
«Dove
sono?» non poté fare a meno di chiedere, ritrovando un pizzico di coraggio.
Si lasciò
sfuggire uno sbuffo spazientito. «Non è ovvio? Li ho segregati nei sotterranei.
Ti ricordi di questo posto, sì? È il palazzo in cui ci siamo conosciuti. È
caduto un po' in rovina, ma lo rimetteremo in sesto, non temere» sproloquiò
avvicinandosi sempre di più al letto.
Alice
strinse le labbra. «Perché loro sono nei sotterranei e io...Qui?» si
arrischiò a chiedere, pur temendo con tutta sé stessa la risposta.
Il ghigno
malefico che illuminò il viso del Fante non la rassicurò affatto. «Mia cara,
credevo l'avessi capito: tu non sei come loro. Dal giorno in cui ti ho vista ho
provato l'irrefrenabile desiderio di...Farti mia. Ho atteso
pazientemente il tuo ritorno, ho cercato di...Incoraggiarlo.»
Alice
detestava le pause che faceva mentre parlava, ma quell'ultima parola la fece
ammutolire. Sgranò gli occhi e li inchiodò sul suo brutto viso deturpato. «Vuoi
dire che anche nella tenuta degli Evans...Eri tu?»
Il Fante
di Cuori si limitò a ridacchiare.
«Sei
sempre stato tu? Hai cercato di attirarmi qui in ogni modo...?»
«Sapevo
che non avresti resistito a lungo lontana da Sottomondo. Sapevo anche che
assumendo le sembianze di quell'idiota del Cappellaio non avresti esitato a
seguirmi.»
Cambiò espressione, sedendosi sul bordo del materasso. Alice rimase immobile
dov'era, sempre più rigida.
«Lui non ti avrebbe mai chiesto di tornare, sai? Era molto arrabbiato con te.
Lo è ancora, immagino.»
L'istinto
a proteggere colui che amava le provocò una nuova ondata di coraggio. «Come lo
sai?»
Il Fante
di Cuori si passò una mano fra gli unti capelli neri e l'agganciò con l'unico
occhio visibile. Ammiccò, sentendosi affascinante. Beata convinzione.
«Conosco buona parte dei suoi pensieri. È uno degli effetti collaterali
dell'assumerne l'aspetto.»
Lei era
sempre più sospettosa. «Come fai a tramutarti in lui?»
«A-ah!
Vuoi sapere troppe cose, bambina. Facciamo così, se mi dai un bacetto ti rivelo
qualcosa di ciò che mi hai chiesto.»
Alice
s'irrigidì, schiacciandosi ancor più contro la testiera del letto.
Il Fante, tuttavia, non si mosse. Finse di essere scocciato e si alzò. «Che
barba, sapevo che avresti complicato tutto! Peccato che non esistano filtri
d'amore né la possibilità di far innamorare qualcuno con la magia. Conquistarti
sarà un'inutile perdita di tempo!»
«Conquistarmi?
Perché?» sbottò Alice furiosa e risentita.
Il Fante
si lasciò andare ad una risata gutturale che le mozzò il fiato tanto quanto le
parole che seguirono. «Non è ovvio?» ripeté. «Voglio che tu diventi la mia
sposa.»
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