Alice era
stupefatta dalla quantità di proposte di matrimonio ricevute nell'ultimo
periodo. Insomma, era una persecuzione!
Lei che non era nemmeno così certa di volersi sposare!
Poteva lasciar passare la richiesta da parte di Nate: per quanto l'avesse colta
alla sprovvista, a ben pensarci Alice avrebbe potuto aspettarsela. Ma dal Fante
di Cuori...No!
Lo credeva
relegato nell'Aldilander insieme alla Regina Rossa. Cos'era successo?
Ricordava che aveva cercato di assassinarla davanti a tutti loro, poi Alice non
aveva più saputo niente della sua sorte.
Era tornata nel proprio mondo, convinta che fosse stato punito. Invece eccolo
lì, a meno di un metro da lei mentre la fissava con occhi ebbri di desiderio,
neanche fosse stata un succulento piatto da mangiare.
Era di quello sguardo che aveva paura più di ogni altra cosa.
«Credo di
avere dimenticato un piccolissimo dettaglio, mia cara.»
Alice si
ridestò dai propri pensieri e posò cautamente lo sguardo sul suo interlocutore.
«Non hai
scelta.»
Sussultò
preoccupata. Non disse nulla per evitare di peggiorare la propria posizione;
preferiva mantenerlo in quello stato di quiete piuttosto che provocarlo e
rischiare che le mettesse le mani addosso.
«Tarrant
non lo permetterà» mormorò fingendosi più sfrontata di quanto si sentisse.
Lui gettò
indietro la testa e scoppiò in una fragorosa risata, passandosi una mano fra
gli unti capelli neri. «Certo, come no. Quell'idiota è talmente impegnato a
fare l'offeso da non essersi accorto di essere caduto nella mia trappola.»
Si allungò per prenderle una mano fra le sue, carezzandone il palmo liscio come
la seta. La incendiò con uno sguardo colmo di lussuria. «Ah, tesoro...Per te
sono semplicemente Ilosovic Stayne. Chiamami Ilosovic. Anzi, nell'intimità
chiamami pure come vuoi.»
Ridacchiò
divertito, mentre Alice trattenne a stento una smorfia disgustata. Sfilò
rapidamente la mano dalla sua presa e si abbraccio le ginocchia, ben attenta a
mantenere la giusta distanza dal suo interlocutore smanioso.
Ilosovic
sbuffò, ma non smise di sorridere. «Giochi a fare la preziosa eh? Sta bene.
Adesso, però, ho un paio di faccende di cui occuparmi, per cui devo a
malincuore congedarmi da te. Non temere, tesoro, tornerò presto.»
Alice
pensò d'ignorare le sue parole, quando una lampadina si accese nella sua testa.
Mutò espressione, cercando di assumerne una vagamente più dolce sebbene le
costasse un certo sforzo. «Quando tornerai da me?»
Gli occhi
del Fante di Cuori si accesero di speranza, tant'è che si sporse verso di lei
appoggiando le mani sul materasso accanto ai suoi fianchi e serrandola in una
morsa da cui non sarebbe potuta fuggire. La fanciulla trattenne il fiato, ma
continuò la propria farsa stampandosi un sorrisino in faccia. Sperò che non si
accorgesse che stava bluffando.
«Non vedi
l'ora, eh?» sussurrò con voce lasciva Ilosovic percorrendo con occhi smaniosi
il suo corpo celato a stento dalla vestaglia che indossava.
Alice
deglutì e fece appello a tutta la sua buon volontà per non rabbrividire.
Sollevò una mano tremante e l'appoggiò sulla guancia ruvida di Ilosovic, che
ebbe un sussulto emozionato.
Lei ammiccò a fatica. Non si era mai calata nel ruolo di femme
fatale e non si sentiva affatto una donna seducente.
Aveva solo vent'anni e la sua fervida immaginazione l'aveva sempre fatta
sentire un'eterna ragazzina. Tuttavia capì che in quel momento avrebbe dovuto
improvvisare per trarsi dall'impiccio in cui era finita, a costo di recitare
una parte che non le apparteneva.
Doveva scoprire come aveva fatto il Fante di Cuore a fuggire dall'Aldilander e
perché mirava a lei; stentava a credere che lo facesse per una mera smania di
possederla.
Doveva per forza esserci sotto qualcos'altro.
Tuttavia
per scoprire cosa nascondesse e capire come scappare da quella prigione dorata
Alice necessitava di sapere quanto tempo avesse a disposizione prima che lui
rientrasse.
Gli sfiorò la guancia ispida di barba con una lieve carezza, ingoiando il
conato di vomito che quel gesto rischiò di causarle.
Ilosovic
sospirò. «Baciami, dolce Alice, e tornerò quanto prima.»
La
fanciulla tentennò e increspò le labbra. Con uno scatto allontanò la mano dal
viso del suo interlocutore quasi si fosse trattato di un serpente e impallidì.
Rimasero a
fissarsi in silenzio per un istante che parve infinito, allorché Ilosovic
l'afferrò per il polso attirandola bruscamente a sé e avvicinando le labbra al
suo orecchio.
Alice chiuse gli occhi, schifata e rassegnata.
«Credevi
davvero che me la bevessi?»
La
fanciulla sollevò di scatto le palpebre e si scostò per incrociare i suoi.
Fiammeggiavano adirati, tuttavia la lasciò libera.
«Pensavi che sarei caduto nel tuo insulso tranello? Sei un'ingenua, Alice. So
che non mi vuoi, ma imparerai ad accettarmi, che ti stia bene o no.»
Non disse
nulla, limitandosi a guardarlo con odio.
Ilosovic
si alzò in piedi e scosse la testa, frustrato. «Dovresti ringraziarmi, se mi
fossi attenuto al piano e ti avessi lasciato a lei...» disse, ma non terminò la
frase.
La
curiosità di Alice si risvegliò. «A lei? Intendi...Alla Regina Rossa?»
Il Fante
di Cuori fu travolto da un moto di rabbia che lo spinse a colpire la parete con
un pugno. «Ma certo! Non hai idea di quale terribile vendetta abbia in serbo
per te! Ecco perché mi ha spedito a prenderti! Voleva utilizzare il tuo sangue
per uscire dall'Aldilander, ma io l'ho tradita! Ho imbrogliato il suo stesso
imbroglio e...»
Alice
corrugò la fronte. «Aspetta...Cosa intendi dire con "voleva utilizzare il
mio sangue"? Perché mai il mio sangue dovrebbe permetterle di uscire
dall'Aldilander??»
Ilosovic
mantenne un'espressione imperscrutabile per un istante che durò un'eternità.
Sospirò e cercò di recuperare il controllo, resosi conto di aver parlato
troppo.
D'altronde, Alice era sua prigioniera e non avrebbe potuto rivelare quel
segreto a nessuno. Non che sarebbe servito a qualcosa, poi.
«L'ultima volta che sei stata qui hai bevuto il sangue del Ciciarampa per
tornare nel tuo mondo.» spiegò in tono secco.
«Sì,
ma...»
«Il sangue
del Ciciarampa conferisce a chiunque lo beva il potere di evadere dalla
dimensione in cui si trova per tornare a casa propria. Tu l'hai bevuto per
andartene da Sottomondo e rientrare nella tua dimora a Londra. La Regina Rossa
lo vuole per fuggire dall'Aldilander e tornare...Qui. E punirti.»
Le
sfuggiva il nesso logico fra le due cose. «Hai detto il sangue del Ciciarampa.
Cosa c'entra il mio?»
«Il suo
sangue è parte di te. Si è mescolato al tuo nel momento in cui l'hai bevuto.
Ecco perché Rossa ti vuole.»
Alice
rimase immobile, come paralizzata.
«Si
sarebbe servita di te per poi punirti con la decapitazione, com'è nel suo
stile. Quindi non pensare che la prigionia a cui ti ho costretta sia la cosa
peggiore che potesse capitarti» disse in tono affranto avviandosi verso la
porta della stanza. Si fermò un istante e aggiunse: «Sarò di ritorno stasera.
Per allora mi aspetto di trovarti più...Saggia. Arrivederci Alice.»
Uscì
chiudendosi la porta alle spalle ed evidenziando la sua reclusione con tre
giridi chiave nella serratura.
Nessun commento:
Posta un commento