Capitolo 26 - Imbroglio nell'imbroglio

Alice era stupefatta dalla quantità di proposte di matrimonio ricevute nell'ultimo periodo. Insomma, era una persecuzione!
Lei che non era nemmeno così certa di volersi sposare!
Poteva lasciar passare la richiesta da parte di Nate: per quanto l'avesse colta alla sprovvista, a ben pensarci Alice avrebbe potuto aspettarsela. Ma dal Fante di Cuori...No!

Lo credeva relegato nell'Aldilander insieme alla Regina Rossa. Cos'era successo?
Ricordava che aveva cercato di assassinarla davanti a tutti loro, poi Alice non aveva più saputo niente della sua sorte.
Era tornata nel proprio mondo, convinta che fosse stato punito. Invece eccolo lì, a meno di un metro da lei mentre la fissava con occhi ebbri di desiderio, neanche fosse stata un succulento piatto da mangiare.
Era di quello sguardo che aveva paura più di ogni altra cosa.

«Credo di avere dimenticato un piccolissimo dettaglio, mia cara.»

Alice si ridestò dai propri pensieri e posò cautamente lo sguardo sul suo interlocutore.

«Non hai scelta.»

Sussultò preoccupata. Non disse nulla per evitare di peggiorare la propria posizione; preferiva mantenerlo in quello stato di quiete piuttosto che provocarlo e rischiare che le mettesse le mani addosso.

«Tarrant non lo permetterà» mormorò fingendosi più sfrontata di quanto si sentisse.

Lui gettò indietro la testa e scoppiò in una fragorosa risata, passandosi una mano fra gli unti capelli neri. «Certo, come no. Quell'idiota è talmente impegnato a fare l'offeso da non essersi accorto di essere caduto nella mia trappola.»
Si allungò per prenderle una mano fra le sue, carezzandone il palmo liscio come la seta. La incendiò con uno sguardo colmo di lussuria. «Ah, tesoro...Per te sono semplicemente Ilosovic Stayne. Chiamami Ilosovic. Anzi, nell'intimità chiamami pure come vuoi.»

Ridacchiò divertito, mentre Alice trattenne a stento una smorfia disgustata. Sfilò rapidamente la mano dalla sua presa e si abbraccio le ginocchia, ben attenta a mantenere la giusta distanza dal suo interlocutore smanioso.

Ilosovic sbuffò, ma non smise di sorridere. «Giochi a fare la preziosa eh? Sta bene. Adesso, però, ho un paio di faccende di cui occuparmi, per cui devo a malincuore congedarmi da te. Non temere, tesoro, tornerò presto.»

Alice pensò d'ignorare le sue parole, quando una lampadina si accese nella sua testa. Mutò espressione, cercando di assumerne una vagamente più dolce sebbene le costasse un certo sforzo. «Quando tornerai da me?»

Gli occhi del Fante di Cuori si accesero di speranza, tant'è che si sporse verso di lei appoggiando le mani sul materasso accanto ai suoi fianchi e serrandola in una morsa da cui non sarebbe potuta fuggire. La fanciulla trattenne il fiato, ma continuò la propria farsa stampandosi un sorrisino in faccia. Sperò che non si accorgesse che stava bluffando.

«Non vedi l'ora, eh?» sussurrò con voce lasciva Ilosovic percorrendo con occhi smaniosi il suo corpo celato a stento dalla vestaglia che indossava.

Alice deglutì e fece appello a tutta la sua buon volontà per non rabbrividire. Sollevò una mano tremante e l'appoggiò sulla guancia ruvida di Ilosovic, che ebbe un sussulto emozionato.
Lei ammiccò a fatica. Non si era mai calata nel ruolo di femme fatale e non si sentiva affatto una donna seducente. Aveva solo vent'anni e la sua fervida immaginazione l'aveva sempre fatta sentire un'eterna ragazzina. Tuttavia capì che in quel momento avrebbe dovuto improvvisare per trarsi dall'impiccio in cui era finita, a costo di recitare una parte che non le apparteneva.
Doveva scoprire come aveva fatto il Fante di Cuore a fuggire dall'Aldilander e perché mirava a lei; stentava a credere che lo facesse per una mera smania di possederla.
Doveva per forza esserci sotto qualcos'altro.

Tuttavia per scoprire cosa nascondesse e capire come scappare da quella prigione dorata Alice necessitava di sapere quanto tempo avesse a disposizione prima che lui rientrasse.
Gli sfiorò la guancia ispida di barba con una lieve carezza, ingoiando il conato di vomito che quel gesto rischiò di causarle.

Ilosovic sospirò. «Baciami, dolce Alice, e tornerò quanto prima.»

La fanciulla tentennò e increspò le labbra. Con uno scatto allontanò la mano dal viso del suo interlocutore quasi si fosse trattato di un serpente e impallidì.

Rimasero a fissarsi in silenzio per un istante che parve infinito, allorché Ilosovic l'afferrò per il polso attirandola bruscamente a sé e avvicinando le labbra al suo orecchio.
Alice chiuse gli occhi, schifata e rassegnata.

«Credevi davvero che me la bevessi?»

La fanciulla sollevò di scatto le palpebre e si scostò per incrociare i suoi. Fiammeggiavano adirati, tuttavia la lasciò libera.
«Pensavi che sarei caduto nel tuo insulso tranello? Sei un'ingenua, Alice. So che non mi vuoi, ma imparerai ad accettarmi, che ti stia bene o no.»

Non disse nulla, limitandosi a guardarlo con odio.

Ilosovic si alzò in piedi e scosse la testa, frustrato. «Dovresti ringraziarmi, se mi fossi attenuto al piano e ti avessi lasciato a lei...» disse, ma non terminò la frase.

La curiosità di Alice si risvegliò. «A lei? Intendi...Alla Regina Rossa?»

Il Fante di Cuori fu travolto da un moto di rabbia che lo spinse a colpire la parete con un pugno. «Ma certo! Non hai idea di quale terribile vendetta abbia in serbo per te! Ecco perché mi ha spedito a prenderti! Voleva utilizzare il tuo sangue per uscire dall'Aldilander, ma io l'ho tradita! Ho imbrogliato il suo stesso imbroglio e...»

Alice corrugò la fronte. «Aspetta...Cosa intendi dire con "voleva utilizzare il mio sangue"? Perché mai il mio sangue dovrebbe permetterle di uscire dall'Aldilander??»

Ilosovic mantenne un'espressione imperscrutabile per un istante che durò un'eternità. Sospirò e cercò di recuperare il controllo, resosi conto di aver parlato troppo.
D'altronde, Alice era sua prigioniera e non avrebbe potuto rivelare quel segreto a nessuno. Non che sarebbe servito a qualcosa, poi.
«L'ultima volta che sei stata qui hai bevuto il sangue del Ciciarampa per tornare nel tuo mondo.» spiegò in tono secco.

«Sì, ma...»

«Il sangue del Ciciarampa conferisce a chiunque lo beva il potere di evadere dalla dimensione in cui si trova per tornare a casa propria. Tu l'hai bevuto per andartene da Sottomondo e rientrare nella tua dimora a Londra. La Regina Rossa lo vuole per fuggire dall'Aldilander e tornare...Qui. E punirti.»

Le sfuggiva il nesso logico fra le due cose. «Hai detto il sangue del Ciciarampa. Cosa c'entra il mio?»

«Il suo sangue è parte di te. Si è mescolato al tuo nel momento in cui l'hai bevuto. Ecco perché Rossa ti vuole.»

Alice rimase immobile, come paralizzata.

«Si sarebbe servita di te per poi punirti con la decapitazione, com'è nel suo stile. Quindi non pensare che la prigionia a cui ti ho costretta sia la cosa peggiore che potesse capitarti» disse in tono affranto avviandosi verso la porta della stanza. Si fermò un istante e aggiunse: «Sarò di ritorno stasera. Per allora mi aspetto di trovarti più...Saggia. Arrivederci Alice.»

Uscì chiudendosi la porta alle spalle ed evidenziando la sua reclusione con tre giridi chiave nella serratura.


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