Laura rientra dalla sua escursione mattutina nella foresta − dopo essersi imbattuta in Sandokan − quando il sole è ormai alto nel cielo.
La villa paterna brulica di vita e lo stesso Lord Edward sta approfittando
della bella giornata per concedersi un'abbondante colazione in giardino. Ciò
significa che non c'è alcuna possibilità che lei possa sfuggirgli.
Rassegnata,
raddrizza il mento e si riavvia i capelli dietro le spalle − non osa immaginare
in che stato siano − prima di avanzare a passo deciso.
Ovviamente
Lord Edward la nota subito. Il piglio severo, volto a rimproverarla per essere
uscita senza il suo permesso, lascia subito il posto alla preoccupazione. «Santo
cielo, Laura...Cosa ti è successo? Il tuo abito è tutto strappato e
inzaccherato...!»
Lei sbuffa
e minimizza. «Niente, niente...»
Come se non bastasse, ha i palmi graffiati per via della caduta a causa di
quella maledetta tigre che l'ha spaventata. Ha anche perso il piccolo pugnale
nella foresta, quello con cui ha tenuto a bada Sandokan. O almeno così le piace
credere.
Sandokan...
Dovrebbe
dire al padre di lui, del praho nascosto, della tigre...
Dovrebbe denunciare tutto ciò, ma per qualche motivo non lo fa. Non
vuole farlo.
Si dà della stupida per quell'assoluta mancanza di giudizio: la presenza dei
pirati costituisce un pericolo tanto per lei quanto per gli abitanti di Labuan.
Lord
Edward sembra quasi avvertire gli ingranaggi nella testa della figlia. «Niente?»
domanda con un'evidente nota di sospetto nella voce. «Hai un aspetto orribile,
come se fossi stata aggredita da una bestia.»
«Nessuna
bestia, padre, solo una lunga passeggiata nella foresta» ribatte, nel tentativo
di spostare il focus sul fatto che si sia inoltrata da sola e senza permesso
nella selva malese piuttosto che sul motivo delle sue attuali condizioni.
Lord
Edward sospira, per niente convinto dalla spiegazione. «Una passeggiata nella
foresta...In mezzo agli animali selvatici?» chiede con una punta di
irritazione. «Laura...»
«Lo so, lo
so: pericoli...Fanciulla indifesa...Briganti...Bla bla bla...» borbotta
cercando di defilarsi.
Il padre,
però, non glielo consente. «Laura, smettila di liquidare le mie raccomandazioni
come se nulla fosse!» la rimprovera aspramente. «Sai bene che i pirati sono un
pericolo concreto in questi giorni!»
Sentendolo
menzionare i pirati, Laura s'irrigidisce. «Cosa c'entro io con loro?» sbotta
sulla difensiva.
Lui
aggrotta la fronte, irritato dalle proteste infantili della figlia. «Cosa
c'entri?» ripete. «Sei l'erede del mio titolo, la figlia di un nobile; credi
davvero che certi pirati non ti considerino un bersaglio facile? Specialmente
se vaghi tutta sola nella foresta, vestita di seta come una damigella ricca e
sprovveduta!»
«Non sono
sprovveduta!»
Sospira
per l'ennesima volta, guardando la figlia con un misto di esasperazione e
affetto: ha la testa dura, ma la ama immensamente. «Forse non sei sprovveduta»
ammette in tono più calmo, «Ma sei ingenua e troppo impulsiva. Non puoi
continuare a fare come ti pare e piace senza pensare alle conseguenze.»
Laura
vorrebbe rispondere per le rime, ma non può fare a meno di pensare al modo
penoso in cui si è difesa da Sandokan con il suo piccolo pugnale. Gli sarà
parsa ridicola e, se avesse voluto, con ogni probabilità l'avrebbe disarmata
senza batter ciglio. Dev'essersi divertito con lei.
Lord
Edward nota l'espressione assorta della figlia e, soprattutto, il suo
improvviso silenzio. Di solito è pressoché impossibile ammutolirla. «Cosa c'è? É
successo qualcosa nella foresta?» indaga con una certa apprensione nella voce.
Laura
evita accuratamente il suo sguardo, consapevole di essere un libro aperto: è
ovvio che sia andato storto qualcosa là fuori e che non gli stia dicendo tutto.
Tuttavia persiste nel mantenere il riserbo sull'accaduto, se non altro per non
dargli la possibilità di controllarla ancora di più, cosa che probabilmente
farà comunque.
«Salgo a darmi una sistemata e a riposare» borbotta.
«Dovresti
fare colazione.»
«No,
grazie.»
Anche volendo non ci riuscirebbe, ha lo stomaco ingarbugliato per il turbinio
di emozioni provate in quelle primissime ore del giorno.
Lord
Edward la fissa per un istante, poi decide di desistere. «D'accordo. Ma ti
ricordo la cena di stasera.»
Laura si
blocca e si volta a guardarlo. «Quale cena?»
«La cena
in cui conoscerai un nuovo pretendente.» Si ammorbidisce dinanzi alla sua
espressione infastidita. «Spero proprio che sarà l'ultimo che incontrerai. Sono
certo che ti piacerà.»
«Che
bello, padre, non vedo l'ora di sposare un damerino!»
«Non è un
damerino, non nel senso che intendi tu.» Lord Edward si massaggia le tempie,
esasperato. «A ogni modo, Laura cara, hai vent'anni. Ne compirai ventuno tra
pochi giorni...Che ti piaccia o no devi pensare al matrimonio.
Non puoi continuare a rifiutare in eterno ogni pretendente che ti sottopongo.»
Sorride
malandrina. «Lo faccio nella speranza che prima o poi finiscano.»
Nonostante
tutto, le labbra di Lord Edward s'incurvano verso l'altro. «Sei tremenda.» Le
fa cenno di raggiungerlo. «Vieni qui.»
Laura obbedisce e il padre le stringe le mani con fare affettuoso.
«Tesoro...Io non ci sarò per sempre in questo mondo. Viviamo in tempi in cui
una donna ha bisogno di un uomo che la protegga. So che fatichi ad accettare
questa verità, ma...É la nostra verità.» Le rivolge uno sguardo talmente dolce
da scioglierla. «Mi prometti che darai una possibilità al pretendente di
stasera? Concedigli almeno di arrivare al dessert senza farlo scappare a gambe
levate, vuoi?»
Lei
trattiene a stento una risata, ma annuisce. «Va bene, padre. Farò la brava.»
Finalmente
l'espressione di Lord Edward si rilassa. Le stringe un'ultima volta le mani. «Splendido.
Ora va’ e renditi presentabile. Sembri una piccola selvaggia» le dice con
affetto.
Laura
acconsente e si raccoglie la gonna per allontanarsi velocemente. Poi, però,
spinta dalla curiosità, si ferma e si volta ancora verso il padre. «Come si
chiama il gentiluomo che incontrerò stasera?»
Lord
Edward si accende un sigaro e sbuffa del fumo prima di rispondere. «Lord James
Brooke.»
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