Il giorno successivo all'incontro con Nate, Alice era intenta a riordinare le scartoffie relative alla compagnia di navigazione ereditata dal padre defunto, ma, come spesso accadeva, la sua mente era altrove. Continuava a pensare alle parole del ragazzo e allo spiccato interesse che aveva dimostrato per i viaggi che Alice aveva intenzione d'intraprendere. Si erano congedati nel tardo pomeriggio con la promessa di rincontrarsi quanto prima e quella stessa mattina si era vista recapitare uno splendido mazzo di fiori con bigliettino annesso, ovviamente da parte di Nate. Era piacevolmente stupita dalla galanteria del suo vecchio compagno di giochi e ne apprezzò il pensiero; tuttavia non capiva perché mai Helen Kingsley era arrossita ben più di lei all'arrivo del messo con i fiori, prendendo a sventolarsi forsennatamente il ventaglio.
Alice non le badò più di tanto, se non altro perché nell'atto di chiudere la
porta d'ingresso fu quasi certa di aver notato la silenziosa figura di un cane
che si allontanava. Che fosse Bayard, il mastino con cui aveva stretto una
solida amicizia a Sottomondo?
Ma no, cosa andava a pensare? Possibile che in quegli ultimi giorni più del
solito continuasse a pensare al Paese delle Meraviglie, al punto da avere delle
vere e proprie allucinazioni sui suoi abitanti? Prima il sorriso dello
Stregatto sul volto di Nate e adesso questo. Senza contare gli innumerevoli
sogni in cui condivideva la compagnia di Tarrant.
«Alice,
cara.» la chiamò la madre distogliendola dai pensieri in cui soleva perdersi.
La raggiunse e attese che proseguisse. «Ieri pomeriggio tu e Nate avete
trascorso molto tempo insieme.»
«Sì,
madre» replicò pacatamente.
Gli occhi
di Helen s'illuminarono nell'incrociare quelli della figlia. «É diventato
proprio un bel giovanotto, non pensi?»
"Forse
Bayard è qui per conto del Cappellaio. Che sia stato lui a mandarlo? Ma perché?"
Helen si
avvide della sua disattenzione ed emise un profondo sospiro colmo di
rassegnazione. «Alice, sto parlando con te!»
La
fanciulla batté le palpebre come per riscuotersi e provò a sfoderare un
sorrisino risentito. «Scusa, madre. Ero...»
«Distratta»
concluse al posto suo, centrando il nocciolo della questione. Assunse
un'espressione grave e prese a tormentarsi le mani in grembo come faceva
ogniqualvolta in cui manifestava la propria preoccupazione.
Alice si
angosciò. «Cosa succede, madre?»
Helen
fissò i gelidi occhi azzurri su di lei e strinse le labbra in un gesto
d'apprensione. «Succede, figlia mia, che hai raggiunto la soglia dei vent'anni
e, sebbene tu sia giovane e bella, non potrai rimanere nubile per sempre.»
Il dolce
viso di Alice s'indurì a quelle parole. «Chi lo dice?»
«La
società in cui viviamo, Alice. So che le tue idee sul matrimonio divergono
dalle mie, ma non puoi pensare di restare da sola in eterno. Hai bisogno di un
compagno solido e fiero come lo è stato tuo padre per me, con cui creare una
famiglia e un avvenire.»
Alice non
replicò ed Helen sospirò nuovamente. «Da un po' di tempo a questa parte sei
strana, non ti riconosco più. Sei sempre stata dotata di una fervida
immaginazione e da una spiccata inclinazione a distrarti, ma...»
Alice
temeva ciò che la madre avrebbe detto di lì a breve.
«...Dal
giorno in cui hai rifiutato la proposta di nozze di Hamish Ascot sei cambiata.
È come se fossi continuamente assorta nei tuoi pensieri e poi...Sembri
ripudiare la realtà in cui vivi, come se non vi appartenessi.»
La
fanciulla sussultò . Non poteva contestare, perché ogni singola parola
pronunciata dalla madre era vera. Da quel neanche troppo lontano pomeriggio in
cui aveva negato la propria mano ad Hamish qualcosa era mutato in lei; non
tanto per la proposta di matrimonio respinta, quanto per aver preso parte alle
avventure di Sottomondo.
Era come se da allora la sua identità fosse rimasta sdoppiata e Alice non
avrebbe saputo dire a quale realtà appartenesse veramente. Una parte di lei −
come aveva detto al Cappellaio nel momenti dei saluti − aveva voluto tornare
nel proprio mondo per assumersi le sue responsabilità e, soprattutto, non
abbandonare la madre; ma un'altra parte di lei, più forte e prepotente − tant'è
che stava prendendo il sopravvento −, bramava tornare nel Paese delle
Meraviglie, laddove per la prima volta in vita sua si era sentita pienamente a
suo agio, quasi fosse tornata a casa.
Era in corso una vera e propria guerra dentro di lei, con il risultato che agli
occhi altrui appariva ancor più trasognata e distante di quanto già fosse di
sua natura.
«É vero,
madre, qualcosa è cambiato quel pomeriggio trascorso nella tenuta degli Ascot.»
Helen
l'ascoltò con attenzione, nella speranza di comprendere maggiormente la sua
figlia minore. Con Margaret era stato tutto più facile, poiché si era sempre
rivelata accomodante, desiderosa di maritarsi e di accasarsi con un uomo d'alto
rango. Alice, invece, non aveva mai posto attenzione a queste cose,
considerandole frivolezze, e sembrava decisa a restare completamente autonoma.
Helen l'amava così com'era, ma era preoccupata per lei, come ogni madre la cui
figlia decidesse di uscire dal cammino tracciato.
«Cara, il
tuo gesto nei confronti di Hamish è stato onorevole e giusto per la tua
persona, ma la gente mormora e le chiacchiere volano. Un domani potresti
pentirti della tua testardaggine nell'impuntarti a non voler trovare un uomo
degno di te e....»
«Ora
capisco» la interruppe Alice, «Stai cercando di propinarmi in tutti i modi Nate
affinché io non diventi una vecchia zitella come la zia Imogene.»
La madre
serrò le labbra, ma non poté negare l'assoluta verità.
Alice
sospirò e disse in un mormorio: «Sapevo che c'era qualquadra che non cosa.»
Subito dopo aver parlato sgranò gli occhi e si portò una mano alla bocca,
trattenendo a stento una risata. Si era espressa come i gemelli Pincopanco e
Pancopinco, che tendevano ad invertire frasi e parole, svuotandole del loro
significato.
«Cos'hai
da ridacchiare tanto?» la redarguì infastidita la madre.
Alice
tentò di ricomporsi, ma con scarsi risultati. L'ilarità aveva preso il
sopravvento su di lei. «Non badare a me, madre. Mi è appena venuta in mente una
cosa molto buffa e non riesco a smettere di ridere.»
Helen assunse un'espressione delusa che la fece trasalire, cosicché cercò
disperatamente di tornare in sé. «Ho compreso il tuo discorso, madre, e in
parte lo condivido. Tuttavia non credo che Nate possa essere un buon compagno
per me: conosceva la bambina che ero, non la donna che sono e temo di non poter
ricambiare un suo eventuale interesse. Inoltre sai bene che desidero viaggiare
e portare avanti l'attività di mio padre, ma non posso farlo se decido
d'impormi una presenza maschile accanto. Cerca di capire.»
Helen la
fissò intensamente. «Conosco le tue ambizioni e le apprezzo. Non intendo
ostacolarti, tuttavia ti chiedo di farmi una promessa: trascorri un po' di
tempo con Nate e dagli la possibilità di conoscere la donna che sei. Solo dopo
averlo fatto potrai decidere se sia un compagno adatto a te o meno. Non
pretendo altro.»
Alice si
morse il labbro inferiore, incerta se accettare o meno. Dopotutto non c'era
niente di male se stava un po' insieme a Nate, non doveva necessariamente
scaturirne qualcosa...Sebbene sapesse che la speranza di Helen era proprio
quella.
Si limitò ad annuire e ad accettare di buon grado il bacio che la donna scoccò
sulla sua guancia morbida.
Fu in quel momento che ad Alice parve di scorgere un ricciolo color rosso fuoco
al di là della finestra che dava sul suo giardino.
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