Controllò
per l'ennesima volta che Helen non fosse di ritorno, dopodiché si accinse ad
aprire le ante della finestra per affacciarsi all'esterno. Si abbassò quanto
più possibile per accertarsi che Tarrant non fosse nascosto proprio sotto il
suo naso: da uno come lui poteva aspettarselo. Niente da fare.
«Cappellaio!»
bisbigliò abbastanza forte da farsi sentire, senza, tuttavia, richiamare
l'attenzione materna.
In risposta ricevette solo un assordante silenzio.
Desolata e anche un po' frustrata, Alice sospirò e richiuse la finestra. Si
riavviò distrattamente i lunghi riccioli dorati indietro e fece per tornare sui
propri passi, quando una voce nota, dal tono divertito, la costrinse a voltarsi
nuovamente. «Come te la passi, tesoro?»
Il cuore
di Alice mancò un battito nell'istante in cui si ritrovò di fronte a Tarrant,
comodamente appollaiato sul davanzale della sua finestra.
Strabuzzò i grandi occhi castani e si coprì la bocca con entrambe le mani per
non urlare. «Tu...Tu...»
«Io. Noi.»
completò il Cappellaio. Sollevò gli angoli della bocca in un sorrido sardonico
che ad Alice parve un po' più ampio di come lo ricordava. Tuttavia erano
trascorsi mesi dall'ultima volta in cui erano stati insieme, per cui poteva
essere che la sua mente peccasse di qualche lacuna.
Lasciò
cadere le braccia lungo il corpo, sfinita dal turbinio di emozioni che aveva
provato negli ultimi due minuti, e sorrise a sua volta. «Me lo sentivo che eri
qui.»
Appena
ebbe pronunciato quelle parole accadde un susseguirsi di fatti strani: gli
occhi bicromatici di Tarrant divennero sempre più grandi, al pari del sorriso
che assunse una strana forma a mezzaluna. La figura slanciata e flessuosa del
Cappellaio prese a levitare, sollevandosi dal davanzale.
Alice osservò la scena a bocca aperta, ma ben presto la sorpresa lasciò il
posto alla delusione. Avrebbe dovuto capirlo subito: Tarrant non l'aveva mai
chiamata "tesoro". Per qualche motivo la cosa le provocò una fitta di
fastidio, mentre, con un sospiro, mormorò in preda alla rassegnazione: «Stregatto.»
Lo strano
felino conosciuto a Sottomondo abbandonò le fattezze di Tarrant e riprese le
sue, contraddistinte dal famigerato sorriso a forma di mezzaluna e due grandi
occhi verdi-azzurri. La folta pelliccia grigia tigrata di turchese ebbe un
fremito quando Alice allungò una mano per sfiorarla delicatamente. «Ciao
Alice.»
«Cosa ci
fai qui?» chiese lei, incapace di celare la tristezza derivata dal fatto che
non si trattasse di Tarrant.
Lo
Stregatto dovette avvedersene, perché sorrise ancora di più e la inchiodò nel
suo sguardo magnetico e inquisitore. «Volevo farti una visitina.»
Alice
aggrottò la fronte. «Tutto bene a Sottomondo?»
Lo
Stregatto annuì e in quel momento la fanciulla notò il ben noto cilindro con
tanto di spilloni appoggiato sul davanzale della finestra. Lo afferrò smaniosa,
rigirandolo fra le mani.
Nel Paese delle Meraviglie aveva avuto l'occasione di viaggiare su quel
cappello quando era stata in formato mignon. Un piccolo sorriso le increspò
spontaneamente le labbra. «Questo è del Cappellaio!» esclamò gioiosa.
Lo
Stregatto annuì. «Me l'ha dato in prestito.»
Proprio
come aveva fatto qualche mese prima, quando la Regina Rossa aveva indetto la
decapitazione di Tarrant: anche in quell'occasione lo Stregatto aveva preso il
suo posto con la sola pretesa di poterne indossare il celebre cappello. Sapeva
essere una creatura tanto infida quanto generosa.
«Lui
dov'è?» non poté trattenersi dal chiedere. Poi ci pensò su e aggiunse:
«Aspetta, ma tu...Eri qui anche ieri, vero? Per quello mi è sembrato di vederti
nel volto di Nate!»
Studiò con circospezione il cappello che teneva fra le mani e corrugò la
fronte. «In realtà eri tu? Hai assunto anche l'aspetto di Nate?»
Gli occhi
dello Stregatto ebbero un guizzo e lui bisbigliò con voce suadente: «Sempre
curiosa, vero Alice? Non cambi mai.»
Alice
attese con impazienza che rispondesse ad almeno uno dei suoi quesiti, ma non
accadde. Lo spronò. «Allora? Vuoi dirmi cosa ci fai qui, per di più sotto le
sembianze di Tarrant? Se qualcuno ti scopre è la fine.»
Lo
Stregatto si appoggiò delicatamente sul davanzale avvolgendosi intorno la coda
e assumendo una posa estremamente elegante. «Nessuno mi vedrà, Alice. Sono qui
per controllare che tu stia bene. Mi sei mancata» aggiunse in tono melenso.
Alice fece
una smorfia. Voleva bene allo Stregatto, sebbene fosse piuttosto vigliacco di
natura, ma sentiva che le stava nascondendo qualcosa. Non era normale che una
creatura di Sottomondo evadesse dal Paese delle Meraviglie per comparire nel
suo mondo. Finora l'aveva fatto solo il Bianconiglio, ma per un motivo preciso:
cercava lei.
Alice ebbe un'illuminazione. «Sei qui per condurmi a Sottomondo?» domandò con
un pizzico di trepidazione nella voce. In fondo ci sperava.
I
lineamenti morbidi dello Stregatto si affilarono, proprio come il suo sguardo.
Scosse energicamente la testa pur non abbandonando il sorriso. «No, tesoro. Hai
preso la tua decisione. Hai scelto di tornare qui.»
«Solo
perché...Avevo delle questioni da risolvere.»
«Stai
dicendo che vorresti tornare a Sottomondo?»
«Sto
dicendo» lo interruppe Alice, «Che non ho ancora capito a quale mondo
appartengo. Mi sembrava giusto tornare qui, ma mi sento continuamente fuori
posto» ammise per la prima volta ad alta voce.
Era da un po' che covava fra sé quei pensieri, ma non aveva avuto nessuno con
cui condividerli. Nessuno che non l'avrebbe considerata pazza.
Sospirò. «Ricordi come mi definì il Brucaliffo dopo avermi rivista? "Quasi
affatto Alice". Alla fine, però, mi ero sentita completamente me stessa
come non mi accadeva da tempo immemore. Adesso, invece, sono tornata ad
avvertire quella spiacevole sensazione di non appartenenza al luogo in cui mi
trovo.»
«Il luogo
non dovrebbe essere un problema...Ma il ruolo che sei costretta ad assumere
sì.» replicò lo Stregatto nel suo consueto tono pacato.
Alice
sollevò gli occhioni castani su di lui e assunse un'espressione triste. «Ho
bisogno di capire quale mondo sia meglio per me. Da un po' di tempo provo dei
sentimenti...Discordanti, a cui non so dare un significato preciso. Sento che
se tornassi a Sottomondo avrei modo di chiarirli.»
«Perché
tornare a Sottomondo dovrebbe essere la soluzione?»
Tergiversò.
«Io...Devo rivedere gli amici che mi sono fatta laggiù.»
«Tutto
quello che volevi è qui.»
«Ti
sbagli.»
«Dovevi
sposarti e presumo che tu l'abbia fatto. Chi è il fortunato? Il bel giovanotto
di ieri?»
Alice
rimase pietrificata dal commento. Come faceva lo Stregatto a sapere che avrebbe
dovuto convolare a nozze una volta tornata da Sottomondo?
Lo
Stregatto si avvide della sua perplessità e scomparve all'improvviso, per poi
ricomparire comodamente adagiato sulle sue spalle. Le sfiorò il naso con la
coda morbida e sorrise. «Sei felice nella tua normalità, Alice?»
Era una provocazione a cui Alice non seppe dare una risposta.
Il sorriso a mezzaluna dello Stregatto vacillò e fu attraversato da una nota di
amarezza. «Tu gli manchi moltissimo.»
Alice capì
subito a chi si stesse riferendo, cosicché sospirò mestamente e, ad occhi
chiuse, sussurrò: «Conducimi nel Paese delle Meraviglie.»
La sua richiesta aveva tutta l'aria di una preghiera.
Tuttavia
aveva ancora le palpebre serrate quando udì a malapena la voce ferma dello
Stregatto nel suo orecchio. «Te lo dirò una sola volta, Alice. Vietato tornare
a Sottomondo.»
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