Sandokan e Yanez erano talmente assorti a osservare lo svolgimento della cena in casa Brown che fanno a malapena in tempo ad allontanarsi dalla finestra quando la porta d'ingresso si spalanca.
Laura si fionda in giardino con gli occhi rossi e un'espressione ferita che colpisce Sandokan: è molto diversa dallo sguardo audace che gli ha rivolto durante il loro primo incontro. Appare addirittura vulnerabile.
Si raccoglie la gonna per muoversi velocemente, decisa a mettere più distanza possibile tra sé e quel maledetto Capitano. É allora, però, che coglie un movimento nell'ombra che la spinge a bloccarsi. «Chi è là?»
Sandokan si volta di scatto verso Yanez e lo maledice con gli occhi per aver accidentalmente spostato un sasso con il piede. Il Portoghese alza le mani come a dire che non l'ha fatto apposta, poi gli fa segno di allontanarsi silenziosamente. Sandokan esita.
«C'è nessuno?» incalza Laura, facendo un passo nella loro direzione.
Gli occhi color carbone di Sandokan sono rapiti dalla figura snella della ragazza, avvolta in quello splendido abito color menta che, tuttavia, non si addice all'indole impavida che ha dimostrato di possedere sulla scogliera. I capelli castani sono parzialmente raccolti sulla nuca, da cui sfuggono molte ciocche ribelli che ne rendono il viso sbarazzino ancora più accattivante.
Yanez gli assesta un pugno, come a volerlo ridestare. Lo interroga con lo sguardo, domandandogli silenziosamente che intenzioni abbia: ancora qualche passo e Laura li vedrà.
Sandokan non sa che fare. É sciocco, specie per lui che ha sempre un piano, ma la verità è che non c'è nulla che desideri di più che avere nuovamente quegli occhioni da cerbiatta piantati su di sé.
Laura, intanto, corruga la fronte e cammina incerta verso il cespuglio dal quale proveniva il rumore.
«Tutto bene, Milady?» la sorprende la voce del Capitano Brooke, facendola sobbalzare.
Si volta e lo vede avanzare lentamente verso di lei con un piattino fra le mani. «Sì. Credevo che ci fosse qualcuno.»
«Ci sono io.»
«Lo vedo» ribatte in tono duro.
James si blocca e assume un'espressione costernata che fa venire il mal di stomaco a Sandokan. «Voglio scusarmi con voi. Non intendevo riaprire vecchie ferite chiedendovi di vostra madre.»
Laura lo studia: sembra sincero. Indica il piatto che tiene fra le mani. «Dunque volete corrompermi con quella fetta di torta?»
«Consideratela più un'offerta di pace.»
Sandokan serra i pugni, travolto da un'emozione nuova. Yanez se ne accorge e gli fa segno di tacere, di non farsi beccare.
Solleva il sopracciglio. «Sapete che io e mio padre avevamo scommesso che non sareste durato fino al dessert?»
«Lieto di avevi sorpreso.» Fa un altro passo verso di lei. «Positivamente, spero.»
«Siete tenace, questo è certo.» Laura si ammorbidisce appena. Sospira, come a voler cedere un minimo. «Voi non potevate sapere del mio passato, Capitano Brooke. Non è colpa vostra.»
«James» la corregge con un sorriso. «Sono ugualmente dispiaciuto. Arrecarvi dolore era l'ultima cosa che volevo.» Si siede sul muretto del piccolo portico. «Vostro padre mi ha spiegato.»
Laura s'irrigidisce.
«Non siete da meno di Marianna» mormora in tono dolce. «É come se quest'isola fosse infestata dal suo fantasma, ma non è qualcosa che vi riguarda. Non dovete dimostrare di essere alla sua altezza, Milady: voi siete voi e siete unica nel vostro genere.»
Per la prima volta gli rivolge uno sguardo che non trasuda ostilità né cinismo. Solleva le labbra in un sorriso appena percettibile. «Grazie per le vostre parole, Capitano Brooke.»
Sandokan è sollevato dal fatto che perseveri a chiamarlo con l'appellativo, quasi a voler mantenere una sorta di distanza.
James la pensa diversamente. «Proprio non vi piace il mio nome?» chiede con una punta di sarcasmo.
«Non vorrei che vi faceste delle illusioni riguardo a noi, se vi concedessi questa piccola confidenza.»
Il Capitano Brooke si porta una mano al petto, fingendo un immenso dolore. «Suvvia...É soltanto un nome, Lady Laura.»
«E io sono soltanto la figlia di un nobile inglese, come potete incontrarne numerose e ben più disposte di me.»
James sorride. «Come dicevo: siete unica nel vostro genere. Mi piace la vostra caparbietà nel cercare di dissuadermi dal volervi conoscere.»
Laura sbuffa, però accetta la torta. «Dunque mi vedete come una sfida?»
«La più grande della mia vita. E ne ho vissute, sapete.»
«Giusto, giusto...Il grande cacciatore di pirati» mormora. D'un tratto s'illumina. «Conoscete Sandokan?»
Yanez si volta di scatto verso l'amico, mentre lui sussulta nel sentirla menzionare il proprio nome. “Accidenti, piccola volpe” pensa.
James s'irrigidisce visibilmente. «Perché me lo chiedete?»
Laura mangia un piccolo boccone di torta. «Perché negli ultimi anni sono cresciuta con il fantasma di Marianna e con lo spauracchio verso la Tigre della Malesia.» Punta gli occhi su di lui. «Data la vostra professione, deduco che lo abbiate incontrato.»
«É così. Ma non è un ricordo lieto, come potrete immaginare.»
Corruga la fronte, un po' sorpresa da quelle parole. «Cosa dovrei immaginare?»
Il Capitano Brooke la studia per un lungo istante, soppesando la veridicità della sua ingenuità. Quando capisce che è reale, sospira. «Diciamo che mi ha dato del filo da torcere in passato. Non sono riuscito a catturarlo né a consegnarlo alla giustizia come mi era stato commissionato.»
Laura ha un tuffo al cuore, una specie di sollievo che non sa spiegare nemmeno a sé stessa. «Voi sapete perché lui e mio padre sono nemici?»
Sandokan digrigna i denti.
James la osserva brevemente, poi distoglie lo sguardo. «Vostro padre gli tolse un carico prezioso che Sandokan aveva sottratto alla corte inglese.»
Yanez posa una mano sul braccio di Sandokan quando lo vede agitarsi. Glielo stringe scuotendo la testa, come a intimarlo di non commettere passi falsi.
«Ma basta parlare del passato» prosegue il Capitano Brooke. «So che fra pochi giorni sarà il vostro compleanno.»
«Lo chiedete in maniera disinteressata?» ridacchia mangiando un altro pezzo di torta.
«Assolutamente no, Milady. Nulla di quel che faccio nei vostri confronti è disinteressato» ammette con una punta di divertimento. «Sono qui per corteggiarvi.»
«E lo state facendo con una certa insistenza.» Tuttavia sorride. «Compirò ventun anni a breve. Mio padre sta organizzando una grande festa a cui, presumo, vi abbia già invitato.»
James cambia posizione per avvicinarsi in maniera impercettibile. «Non è da Lord Edward che mi aspetto un invito, ma dalla diretta festeggiata.»
«Ah sì? E perché dovrei invitarvi?»
«Perché v'intrigo. Più di qualsiasi altro pretendente abbiate incontrato finora.»
«Oh, credetemi, la concorrenza è molto labile. Al posto vostro non mi vanterei troppo.»
Il Capitano Brooke scoppia a ridere. «Lady Laura, siete davvero spietata!»
«E pensare che stasera mi sono comportata bene.» Sorride.
James sostiene il suo sguardo. Poi le sistema una ciocca dietro l'orecchio. «Siete meravigliosa, Milady. Soprattutto quando sorridete.» Si alza e le fa una piccola riverenza. «A presto, spero.»
Laura lo osserva mentre si allontana. Si volta distrattamente e coglie un movimento nello stesso punto di poco prima.
Dunque non l'aveva immaginato!
Si alza giusto in tempo per scorgere dei capelli.
Qualcuno si è introdotto in casa sua.
«James!» grida allarmata.
É allora che incrocia gli occhi scuri di Sandokan che spuntano dal cespuglio.
Si blocca esterrefatta. È davvero lui. Non ha dubbi a riguardo, riconoscerebbe ovunque quello sguardo scuro e ardente come braci accese.
Il Capitano Brooke si ferma. «Sì?» chiede, sorpreso sia dal tono sia dal fatto che l'abbia finalmente chiamato per nome. «Qualcosa non va, Milady?»
Gli occhi di Sandokan restano agganciati a quelli di Laura per un attimo che sembra infinito, mentre Yanez osserva la scena con i muscoli tesi e pronti a scattare nel caso in cui Brooke li scopra.
Infine lei si gira verso il Capitano e forza un sorriso. «Siete invitato alla mia festa di compleanno.»
Sandokan sussulta, sorpreso dal fatto che non l'abbia rivelato.
«Davvero?» Il tono in cui James lo chiede lascia trasparire tutta la sua incredulità.
Laura annuisce. «Venite, andiamo a comunicarlo a mio padre. Non voglio che pensi che abbiamo concluso la serata tra lacrime e malumori.»
Lieto dalla piega assunta dagli eventi, il Capitano Brooke la raggiunge con un largo sorriso e le porge il braccio, che lei accetta. Dopodiché rientrano in casa.
Soltanto dopo che la porta si è richiusa alle loro spalle, i due pirati tornano a respirare normalmente. Yanez rivolge a Sandokan uno sguardo eloquente. «Non è solo matta» borbotta, «Non ha nemmeno paura di te. Non abbastanza da denunciarti, comunque.»
Sandokan ride, sebbene anche lui sia sorpreso dal fatto che Laura l'abbia protetto da Brooke. «Te l'avevo detto.»
Quatti quatti, escono dal giardino e si rifugiano nella foresta.
Kali emerge silente dalla vegetazione e si accosta al fianco di Sandokan.
«Sei ancora della tua idea?» rompe il silenzio Yanez dopo un po' che camminano senza parlare. «Il fatto che interessi a Brooke non ti dissuade dal proposito di rapirla?»
«Semmai è il contrario. Il semplice fatto di vendicarmi di lui e di Lord Edward in un colpo solo mi motiva ulteriormente.»
«Questa storia ci porterà solo guai.»
«Macché, ci porterà soldi e fortuna, vedrai.» Sorride sornione. «Ti fidi di me, Yanez?»
Il Portoghese lo fissa per un istante che sembra infinito. «Mi fido di te» mormora infine.
Sandokan sospira di sollievo. Era tutto ciò che aveva bisogno di sentirsi dire.
← Capitolo precedente │ Indice capitoli │ Capitolo successivo →
Nessun commento:
Posta un commento