Capitolo 6 - La fuga

La beffa maggiore, per Alice, fu che dopo l'assurdo divieto lo Stregatto scomparve così com'era arrivato.

Lei trascorse il resto del pomeriggio a tormentarsi sul motivo per cui la strana creatura l'avesse dissuasa tanto fermamente dal rimettere piede a Sottomondo.
E così il giorno successivo.
E quello dopo ancora.
Trascorse una settimana durante la quale Alice si trattenne in casa, concentrata nel portare avanti le sue riflessioni. Rischiò l'emicrania.

Helen Kingsley non poté fare a meno di preoccuparsi nel vederla tanto assorta, al punto da costringerla a mettere il naso fuori dalla loro abitazione accettando l'invito di Rose Evans per la sua festa di fidanzamento, in occasione della quale aveva convocato moltissimi vecchi compagni di scuola, Alice compresa.
Lei accettò solo per compiacere la madre ed evitare gli estenuanti interrogativi su ciò che le balenava per la testa, altrimenti non avrebbe preso nemmeno in considerazione l'idea di partecipare. L'ultimo party di fidanzamento cui aveva assistito era stato il suo e ne serbava un ricordo tutt'altro che piacevole.
Ad eccezion fatta per l'avventura a Sottomondo.

Quindi eccola lì, pronta a varcare la soglia della tenuta Evans. Rose era una buona amica, sebbene non si frequentassero assiduamente, e Alice era contenta che avesse trovato l'amore da coronare mediante le nozze.
Lei nutriva idee molto diverse sul proprio futuro, ma ognuno era libero di fare come meglio credeva.
Salutò la padroncina di casa e le consegnò il proprio regalo, ma ben presto si ritrovò a passeggiare per il parco, attenta a mantenere una distanza di sicurezza dalla festa in corso.
Stava meditando su qualche stramberia delle sue, quando una voce maschile interruppe i suoi pensieri. «Credevo che non amassi questo genere di feste.»

Alice sollevò i grandi occhi castani per posarli sull'aitante giovanotto che le si era parato dinanzi: Nate. Sorrise e si affrettò a lisciare le pieghe della gonna, ricordando solo in quel momento di essersi seduta per terra con il rischio di sporcarsi. «Non ho avuto molta scelta. Mia madre mi ha costretta» ammise.

Nate sorrise e la raggiunse, invitandola a prenderlo sottobraccio. Lei accettò senza entusiasmo, anche se non le dispiacque più di tanto. Doveva ammettere che era una sensazione piacevole quella di farsi accompagnare da un bel ragazzo come Nate, ma non l'avrebbe mai ammesso.

«Sembri più pensierosa del solito. Cosa ti affligge?»

«Nulla di cui tu debba preoccuparti, davvero» replicò pacatamente.

«Ha niente a che vedere con il fatto che attendo tue notizie da più di una settimana?»
Alice roteò gli occhi, ma Nate se ne accorse e finse di rimproverarla con lo sguardo. «Avanti, Alice! Ti ho solo chiesto di trascorrere un po' di tempo insieme! Tua madre ne sembrava felice.»

La fanciulla strinse le labbra, corrucciata. «Non sempre ciò che rende felice mia madre rende felice anche me» ribatté tagliente, ma subito se ne pentì. Non era certo colpa di Nate se la sua testa non faceva altro che focalizzarsi su due enormi occhi bicolore. «Scusami, Nate. È che ultimamente sono un po' confusa. Mia madre pensa che fra di noi potrebbe nascere qualcosa e non mi sento a mio agio all'idea di...»
Incrociò i suoi occhi azzurri, del colore del mare, e ammutolì. Si era avvicinato decisamente troppo. Il cuore della fanciulla mancò un battito.

«Se così fosse, non ci sarebbe nulla di male, Alice, non trovi? Ci conosciamo da una vita.»

Alice corrugò la fronte, incredula. «Vuoi dirmi che...Sei d'accordo con lei?»

Nate si strinse nelle spalle. «Dico solo che sei ancora più bella di quanto ricordassi.»

«Per te la bellezza è tutto, non è vero?»

Il ragazzo le afferrò la mano e gliel'accarezzò dolcemente, chinandosi. «Ho sempre amato quella tua testolina contorta prima ancora che diventassi la splendida donna che sei.»

Nel vederlo inginocchiarsi di fronte a lei ad Alice prese un colpo, tant'è che lo costrinse a rialzarsi. «Cosa fai? Vieni su, forza!» sbottò brusca.

Nate obbedì, leggermente risentito dalla sua reazione. Aveva voluto mostrarsi cortese, ma non sapeva che dopo la tremenda sorpresa riservatale da Hamish Ascot Alice era un tantino prevenuta di fronte a simili gesti plateali che rammentassero una proposta di matrimonio.

«Scusa» mormorò. «Non era mia intenzione fare ciò che pensi. Non potrei mai...Non adesso, almeno.»

Alice esalò un profondo sospiro. «Non sono la ragazza adatta a te, Nate, lo sai anche tu. Sono la stessa che alcune volte prova ancora a credere a sei cose impossibili prima di fare colazione.»
Gli rivolse un'occhiata colma di significato. «Partirò presto. Ho intenzione d'imbarcarmi e...»
S'interruppe, poiché aveva riconosciuto perfettamente i grandi occhi bicromatici che così spesso avevano invaso i suoi sogni. Stavolta, però, non si trattava di un abbaglio né dello Stregatto, ne era certa. Non avrebbe saputo spiegare il motivo per cui ne fosse così convinta, ma avvertì una sensazione inequivocabile nell'incrociare quelli iridi arancione e verde brillante.
«Cappellaio...» sussurrò.

Nate aggrottò la fronte e si guardò alle spalle per capire cosa avesse attirato la sua attenzione, ma non scorse nulla. Tornò a rivolgersi a lei.
Alice, però, era già sparita.
La vide correre a perdifiato verso la fitta vegetazione del parco. «Alice, dove vai?» la chiamò.

Non gli prestò la dovuta attenzione, intenta com'era ad inseguire...
«Tarrant, aspetta!»
Non lo vedeva, ma udiva chiaramente il fruscio delle foglie spostate dal movimento del suo corpo scattante. Il cuore di Alice prese a battere a mille. «Lo so che sei tu! Ti riconoscerei fra mille!»
Dopo un inseguimento che parve infinito, spostò i rami di un fitto cespuglio di felce e lo vide balzare agilmente in quella che − ne era certa − era la Tana del Coniglio. Scorse solo la folta chioma rossa, le spalle ricurve e notò che non indossava il suo cappello. Che l'avesse ancora lo Stregatto?
«Cappellaio, aspetta!» strillò Alice in preda alla disperazione vedendolo scomparire nel sottosuolo. Si raccolse la lunga gonna con entrambe le mani e fece un ultimo scatto in quella direzione, pronta a seguirlo nel Paese delle Meraviglie. Mancavano giusto pochi metri e sarebbe stata a Sottomondo.

«Alice, no!» la chiamò forte Nate.

Per qualche motivo, la nota di panico racchiusa nella sua voce la costrinse a bloccarsi appena prima di spiccare il salto. Si voltò a guardarlo e lo vide a dir poco atterrito, quasi avesse visto un fantasma.

«Nate, io...»

Tornò a guardare il punto in cui Tarrant era scomparso e si accorse che la Tana del Coniglio era sparita, completamente ricoperta da uno spesso strato di terra. Proprio come nel suo sogno. Alice inarcò le sopracciglia e sbatté le palpebre, confusa. «Ma cosa...»

«Alice» la richiamò Nate.

Lei scosse la testa, frustrata, facendo sì che molti dei suoi bei riccioli biondi sfuggissero all'elaborata acconciatura in cui Helen glieli aveva raccolti.
"Non è possibile! Ma che sta succedendo?"

Solo di una cosa era sicura: qualcuno la voleva a Sottomondo, qualcun altro no.


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