Lei
trascorse il resto del pomeriggio a tormentarsi sul motivo per cui la strana
creatura l'avesse dissuasa tanto fermamente dal rimettere piede a Sottomondo.
E così il giorno successivo.
E quello dopo ancora.
Trascorse una settimana durante la quale Alice si trattenne in casa,
concentrata nel portare avanti le sue riflessioni. Rischiò l'emicrania.
Helen
Kingsley non poté fare a meno di preoccuparsi nel vederla tanto assorta, al
punto da costringerla a mettere il naso fuori dalla loro abitazione accettando
l'invito di Rose Evans per la sua festa di fidanzamento, in occasione della
quale aveva convocato moltissimi vecchi compagni di scuola, Alice compresa.
Lei accettò solo per compiacere la madre ed evitare gli estenuanti
interrogativi su ciò che le balenava per la testa, altrimenti non avrebbe preso
nemmeno in considerazione l'idea di partecipare. L'ultimo party di fidanzamento
cui aveva assistito era stato il suo e ne serbava un ricordo tutt'altro che
piacevole.
Ad eccezion fatta per l'avventura a Sottomondo.
Quindi
eccola lì, pronta a varcare la soglia della tenuta Evans. Rose era una buona
amica, sebbene non si frequentassero assiduamente, e Alice era contenta che
avesse trovato l'amore da coronare mediante le nozze.
Lei nutriva idee molto diverse sul proprio futuro, ma ognuno era libero di fare
come meglio credeva.
Salutò la padroncina di casa e le consegnò il proprio regalo, ma ben presto si
ritrovò a passeggiare per il parco, attenta a mantenere una distanza di
sicurezza dalla festa in corso.
Stava meditando su qualche stramberia delle sue, quando una voce maschile
interruppe i suoi pensieri. «Credevo che non amassi questo genere di feste.»
Alice
sollevò i grandi occhi castani per posarli sull'aitante giovanotto che le si
era parato dinanzi: Nate. Sorrise e si affrettò a lisciare le pieghe della
gonna, ricordando solo in quel momento di essersi seduta per terra con il
rischio di sporcarsi. «Non ho avuto molta scelta. Mia madre mi ha
costretta» ammise.
Nate
sorrise e la raggiunse, invitandola a prenderlo sottobraccio. Lei accettò senza
entusiasmo, anche se non le dispiacque più di tanto. Doveva ammettere che era
una sensazione piacevole quella di farsi accompagnare da un bel ragazzo come
Nate, ma non l'avrebbe mai ammesso.
«Sembri
più pensierosa del solito. Cosa ti affligge?»
«Nulla di
cui tu debba preoccuparti, davvero» replicò pacatamente.
«Ha niente
a che vedere con il fatto che attendo tue notizie da più di una settimana?»
Alice roteò gli occhi, ma Nate se ne accorse e finse di rimproverarla con lo
sguardo. «Avanti, Alice! Ti ho solo chiesto di trascorrere un po' di tempo
insieme! Tua madre ne sembrava felice.»
La
fanciulla strinse le labbra, corrucciata. «Non sempre ciò che rende felice mia
madre rende felice anche me» ribatté tagliente, ma subito se ne pentì. Non era
certo colpa di Nate se la sua testa non faceva altro che focalizzarsi su due
enormi occhi bicolore. «Scusami, Nate. È che ultimamente sono un po' confusa.
Mia madre pensa che fra di noi potrebbe nascere qualcosa e non mi sento a mio
agio all'idea di...»
Incrociò i suoi occhi azzurri, del colore del mare, e ammutolì. Si era
avvicinato decisamente troppo. Il cuore della fanciulla mancò un
battito.
«Se così
fosse, non ci sarebbe nulla di male, Alice, non trovi? Ci conosciamo da una
vita.»
Alice
corrugò la fronte, incredula. «Vuoi dirmi che...Sei d'accordo con lei?»
Nate si
strinse nelle spalle. «Dico solo che sei ancora più bella di quanto
ricordassi.»
«Per te la
bellezza è tutto, non è vero?»
Il ragazzo
le afferrò la mano e gliel'accarezzò dolcemente, chinandosi. «Ho sempre amato
quella tua testolina contorta prima ancora che diventassi la
splendida donna che sei.»
Nel
vederlo inginocchiarsi di fronte a lei ad Alice prese un colpo, tant'è che lo
costrinse a rialzarsi. «Cosa fai? Vieni su, forza!» sbottò brusca.
Nate
obbedì, leggermente risentito dalla sua reazione. Aveva voluto mostrarsi
cortese, ma non sapeva che dopo la tremenda sorpresa riservatale da Hamish
Ascot Alice era un tantino prevenuta di fronte a simili gesti plateali che
rammentassero una proposta di matrimonio.
«Scusa»
mormorò. «Non era mia intenzione fare ciò che pensi. Non potrei mai...Non
adesso, almeno.»
Alice
esalò un profondo sospiro. «Non sono la ragazza adatta a te, Nate, lo sai anche
tu. Sono la stessa che alcune volte prova ancora a credere a sei cose
impossibili prima di fare colazione.»
Gli rivolse un'occhiata colma di significato. «Partirò presto. Ho intenzione
d'imbarcarmi e...»
S'interruppe, poiché aveva riconosciuto perfettamente i grandi occhi
bicromatici che così spesso avevano invaso i suoi sogni. Stavolta, però, non si
trattava di un abbaglio né dello Stregatto, ne era certa. Non avrebbe saputo
spiegare il motivo per cui ne fosse così convinta, ma avvertì una sensazione
inequivocabile nell'incrociare quelli iridi arancione e verde brillante.
«Cappellaio...» sussurrò.
Nate
aggrottò la fronte e si guardò alle spalle per capire cosa avesse attirato la
sua attenzione, ma non scorse nulla. Tornò a rivolgersi a lei.
Alice, però, era già sparita.
La vide correre a perdifiato verso la fitta vegetazione del parco. «Alice, dove
vai?» la chiamò.
Non gli
prestò la dovuta attenzione, intenta com'era ad inseguire...
«Tarrant, aspetta!»
Non lo vedeva, ma udiva chiaramente il fruscio delle foglie spostate dal
movimento del suo corpo scattante. Il cuore di Alice prese a battere a mille.
«Lo so che sei tu! Ti riconoscerei fra mille!»
Dopo un inseguimento che parve infinito, spostò i rami di un fitto cespuglio di
felce e lo vide balzare agilmente in quella che − ne era certa − era la Tana
del Coniglio. Scorse solo la folta chioma rossa, le spalle ricurve e notò che
non indossava il suo cappello. Che l'avesse ancora lo Stregatto?
«Cappellaio, aspetta!» strillò Alice in preda alla disperazione vedendolo
scomparire nel sottosuolo. Si raccolse la lunga gonna con entrambe le mani e
fece un ultimo scatto in quella direzione, pronta a seguirlo nel Paese delle
Meraviglie. Mancavano giusto pochi metri e sarebbe stata a Sottomondo.
«Alice,
no!» la chiamò forte Nate.
Per
qualche motivo, la nota di panico racchiusa nella sua voce la costrinse a
bloccarsi appena prima di spiccare il salto. Si voltò a guardarlo e lo vide a
dir poco atterrito, quasi avesse visto un fantasma.
«Nate,
io...»
Tornò a
guardare il punto in cui Tarrant era scomparso e si accorse che la Tana del
Coniglio era sparita, completamente ricoperta da uno spesso strato di terra.
Proprio come nel suo sogno. Alice inarcò le sopracciglia e sbatté le palpebre,
confusa. «Ma cosa...»
«Alice» la
richiamò Nate.
Lei scosse
la testa, frustrata, facendo sì che molti dei suoi bei riccioli biondi
sfuggissero all'elaborata acconciatura in cui Helen glieli aveva raccolti.
"Non è possibile! Ma che sta succedendo?"
Solo di
una cosa era sicura: qualcuno la voleva a Sottomondo, qualcun altro no.
Nessun commento:
Posta un commento