Tredici anni prima
Si fermò sulla soglia, a disagio.
Lei stava dormendo.
Rassicurato, si accostò al letto e osservò con dolore il suo corpo minuto martoriato da tubicini, fasciature e ferite.
Tutto per colpa sua.
Luca le sfiorò la guancia liscia con una carezza leggera e chiuse gli occhi.
Gli tornò in mente la scena della sua caduta a San Siro, il momento in cui era stata travolta e calpestata dai cavalli in corsa, la figura esile della ragazza che amava sballottata di qua e di là come una bambola di pezza.
E poi il silenzio.
Le grida della gente.
Lucia che si faceva spazio tra le persone per raggiungerla.
Il blitz della polizia.
Roberto e Alessandro che venivano arrestati.
Un mormorio sommesso proveniente da Giorgia gli fece riaprire gli occhi, distogliendolo dal peso dei ricordi.
Lei continuava a dormire, ma stava sognando.
Era così bella, anche adesso che si trovava in un letto di ospedale. E lui doveva lasciarla.
Si succhiò il labbro per trattenere l'ondata di dolore da cui fu pervaso, ma non poté impedire ai suoi occhi di gonfiarsi di lacrime.
"Fanculo" pensò, lasciando che una lacrima scivolasse lungo la sua guancia, atterrando sul lenzuolo. Non piangeva mai, per una volta poteva fare un’eccezione.
Lei ne valeva la pena.
Inspirò a fondo e si chinò sul volto esanime di Giorgia. La fissò un istante, poi le scoccò un lungo bacio sulla fronte.
«Scusami» mormorò.
Dovette compiere uno sforzo enorme per staccarsi da lei. Le passò una mano fra i morbidi capelli castani e la fissò per un lungo istante, quasi volesse imprimersi la sua immagine nella mente. Avrebbe dato qualsiasi cosa per rivedere un'ultima volta i suoi occhioni e il suo sorriso.
Ma non poteva svegliarla, l'avrebbe soltanto agitata. Senza contare che difficilmente gli avrebbe sorriso.
D'ora in avanti l'avrebbe odiato, già lo sapeva.
«La mia orgogliosa rompipalle.»
Nel momento in cui fosse uscito da quella stanza sarebbe uscito anche dalla sua vita, lasciandola a un futuro senza di lui. Sarebbe andata avanti, avrebbe avuto altri amori.
Era giusto così, ma Dio se faceva male.
Non avrebbe trovato un'altra come lei, ne era certo. Poco importava che avesse diciannove anni e fosse nel fiore degli anni. Certe cose si sentivano e basta.
Le accarezzò un'ultima volta la guancia, il contorno delle labbra, e sospirò affranto.
«Tornerò» sussurrò. «Anche se non vorrai più vedermi, tornerò da te con la verità. Dovrai ascoltarmi.» Sorrise. «Poi, se mi odierai ancora, ti lascerò libera una volta per tutte. Ma non può finire così.»
Di nuovo, Giorgia emise un verso soffocato e si agitò un poco nel sonno.
Luca sfoderò un sorriso triste e, finalmente, trovò la forza di allontanarsi da lei. Arretrò guardandola, poi imboccò la porta senza più voltarsi.
Indice│ Capitolo successivo →
Rassicurato, si accostò al letto e osservò con dolore il suo corpo minuto martoriato da tubicini, fasciature e ferite.
Tutto per colpa sua.
Luca le sfiorò la guancia liscia con una carezza leggera e chiuse gli occhi.
Gli tornò in mente la scena della sua caduta a San Siro, il momento in cui era stata travolta e calpestata dai cavalli in corsa, la figura esile della ragazza che amava sballottata di qua e di là come una bambola di pezza.
E poi il silenzio.
Le grida della gente.
Lucia che si faceva spazio tra le persone per raggiungerla.
Il blitz della polizia.
Roberto e Alessandro che venivano arrestati.
Un mormorio sommesso proveniente da Giorgia gli fece riaprire gli occhi, distogliendolo dal peso dei ricordi.
Lei continuava a dormire, ma stava sognando.
Era così bella, anche adesso che si trovava in un letto di ospedale. E lui doveva lasciarla.
Si succhiò il labbro per trattenere l'ondata di dolore da cui fu pervaso, ma non poté impedire ai suoi occhi di gonfiarsi di lacrime.
"Fanculo" pensò, lasciando che una lacrima scivolasse lungo la sua guancia, atterrando sul lenzuolo. Non piangeva mai, per una volta poteva fare un’eccezione.
Lei ne valeva la pena.
Inspirò a fondo e si chinò sul volto esanime di Giorgia. La fissò un istante, poi le scoccò un lungo bacio sulla fronte.
«Scusami» mormorò.
Dovette compiere uno sforzo enorme per staccarsi da lei. Le passò una mano fra i morbidi capelli castani e la fissò per un lungo istante, quasi volesse imprimersi la sua immagine nella mente. Avrebbe dato qualsiasi cosa per rivedere un'ultima volta i suoi occhioni e il suo sorriso.
Ma non poteva svegliarla, l'avrebbe soltanto agitata. Senza contare che difficilmente gli avrebbe sorriso.
D'ora in avanti l'avrebbe odiato, già lo sapeva.
«La mia orgogliosa rompipalle.»
Nel momento in cui fosse uscito da quella stanza sarebbe uscito anche dalla sua vita, lasciandola a un futuro senza di lui. Sarebbe andata avanti, avrebbe avuto altri amori.
Era giusto così, ma Dio se faceva male.
Non avrebbe trovato un'altra come lei, ne era certo. Poco importava che avesse diciannove anni e fosse nel fiore degli anni. Certe cose si sentivano e basta.
Le accarezzò un'ultima volta la guancia, il contorno delle labbra, e sospirò affranto.
«Tornerò» sussurrò. «Anche se non vorrai più vedermi, tornerò da te con la verità. Dovrai ascoltarmi.» Sorrise. «Poi, se mi odierai ancora, ti lascerò libera una volta per tutte. Ma non può finire così.»
Di nuovo, Giorgia emise un verso soffocato e si agitò un poco nel sonno.
Luca sfoderò un sorriso triste e, finalmente, trovò la forza di allontanarsi da lei. Arretrò guardandola, poi imboccò la porta senza più voltarsi.
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