Fu ciò che pensò Megha quando il taxi si fermò sulla soglia del cancello de Il porto sicuro, sentendosi protagonista di un dejà vu. Stava rivivendo la stessa situazione che l'aveva condotta lì per la prima volta, mesi prima, però al contrario: era giunta alla locanda di Giorgia per chiederle di occuparsi di Jayant, mentre adesso stava andando a recuperare il figlio.
Allora era stata piena di paure e insicurezze, sentendosi braccata come un animale in fuga; oggi poteva finalmente definirsi libera.
Libera.
Libera di vivere la vita come meglio credeva, libera di determinarsi, libera di amare, libera di essere felice.
Le sembrava un sogno.
Il rovescio della medaglia, però, le aveva imposto un tributo altissimo quale la perdita di Raman.
Non riusciva ancora a crederci. Non voleva crederci.
Per quel motivo, anche dopo essere stata dimessa dall'ospedale – era stata una degenza piuttosto lunga, visto lo stato in cui era ridotta – si era concessa un po' di tempo da sola per elaborare il lutto. Sebbene non avesse visto il fratello per dieci anni, sapere che non avrebbe mai più incrociato i suoi occhi sagaci, quel sorriso sornione...Solo il pensiero minacciava di sopraffarla.
Libera di vivere la vita come meglio credeva, libera di determinarsi, libera di amare, libera di essere felice.
Le sembrava un sogno.
Il rovescio della medaglia, però, le aveva imposto un tributo altissimo quale la perdita di Raman.
Non riusciva ancora a crederci. Non voleva crederci.
Per quel motivo, anche dopo essere stata dimessa dall'ospedale – era stata una degenza piuttosto lunga, visto lo stato in cui era ridotta – si era concessa un po' di tempo da sola per elaborare il lutto. Sebbene non avesse visto il fratello per dieci anni, sapere che non avrebbe mai più incrociato i suoi occhi sagaci, quel sorriso sornione...Solo il pensiero minacciava di sopraffarla.
Raman era morto e non c'era niente che potesse fare per cambiare le cose. Se solo avesse potuto tornare indietro nel tempo ed evitare a sé stessa di cercarlo...
Aveva sempre saputo che Daya e Amish erano sulle sue tracce e avrebbe dovuto immaginare che avrebbero tentato di portare Raman dalla loro parte; per quanto il fratello l'avesse sostenuta e protetta negli anni dell'adolescenza, era molto legato al padre e non si era mai opposto fermamente ai suoi metodi. Aveva sempre cercato di mediare, di trovare compromessi.
Stavolta, però, gli era stato fatale.
In ospedale, Megha aveva trascorso giornate intere a pensarlo, a rimpiangere gli anni lontana da lui per colpa di un marito violento e di un padre tirannico.
Aveva versato lacrime per sé stessa e per la vita buttata nel tentativo di nascondere un segreto che non avrebbe dovuto restare tale: con ogni probabilità, se tredici anni prima avesse confessato a Claudio di essere incinta sarebbe andato tutto per il verso giusto. Magari non sarebbero stati insieme per sempre, ma lui non l'avrebbe picchiata e maltrattata ogni giorno della sua vita, facendole rimpiangere il semplice fatto di esistere.
Non ultimo, si era rammaricata per il modo in cui aveva coinvolto Giorgia in tutta quella storia, mettendola in un terribile pericolo.
Poi, però, aveva riacquistato lucidità.
Una volta uscita dall'ospedale si era recata in un centro antiviolenza. Qui non solo era stata ascoltata da una psicoterapeuta che le aveva proposto un percorso psicologico che l'aiutasse ad affrontare e superare il trauma degli abusi subiti, ma si erano subito mobilitati per trovarle una struttura protetta in cui vivere con Jayant nel periodo di tempo necessario a ottenere un lavoro che le permettesse di mantenersi. Le avevano proposto dei sussidi con cui tirare avanti fintantoché si fosse ripresa fisicamente – era ancora fortemente debilitata – , dopodiché avrebbe seguito dei corsi di formazione che le avrebbero consentito d'inserirsi nel mondo professionale. D'altra parte non sapeva fare niente, le era stato impedito di lavorare per tutta la vita. Ma avrebbe imparato in fretta.
Aveva sempre saputo che Daya e Amish erano sulle sue tracce e avrebbe dovuto immaginare che avrebbero tentato di portare Raman dalla loro parte; per quanto il fratello l'avesse sostenuta e protetta negli anni dell'adolescenza, era molto legato al padre e non si era mai opposto fermamente ai suoi metodi. Aveva sempre cercato di mediare, di trovare compromessi.
Stavolta, però, gli era stato fatale.
In ospedale, Megha aveva trascorso giornate intere a pensarlo, a rimpiangere gli anni lontana da lui per colpa di un marito violento e di un padre tirannico.
Aveva versato lacrime per sé stessa e per la vita buttata nel tentativo di nascondere un segreto che non avrebbe dovuto restare tale: con ogni probabilità, se tredici anni prima avesse confessato a Claudio di essere incinta sarebbe andato tutto per il verso giusto. Magari non sarebbero stati insieme per sempre, ma lui non l'avrebbe picchiata e maltrattata ogni giorno della sua vita, facendole rimpiangere il semplice fatto di esistere.
Non ultimo, si era rammaricata per il modo in cui aveva coinvolto Giorgia in tutta quella storia, mettendola in un terribile pericolo.
Poi, però, aveva riacquistato lucidità.
Una volta uscita dall'ospedale si era recata in un centro antiviolenza. Qui non solo era stata ascoltata da una psicoterapeuta che le aveva proposto un percorso psicologico che l'aiutasse ad affrontare e superare il trauma degli abusi subiti, ma si erano subito mobilitati per trovarle una struttura protetta in cui vivere con Jayant nel periodo di tempo necessario a ottenere un lavoro che le permettesse di mantenersi. Le avevano proposto dei sussidi con cui tirare avanti fintantoché si fosse ripresa fisicamente – era ancora fortemente debilitata – , dopodiché avrebbe seguito dei corsi di formazione che le avrebbero consentito d'inserirsi nel mondo professionale. D'altra parte non sapeva fare niente, le era stato impedito di lavorare per tutta la vita. Ma avrebbe imparato in fretta.
Ce l'avrebbe fatta con le sue sole forze.
Anche adesso, che se ne stava nel bel mezzo del cortile de Il porto sicuro, cercò di farsi coraggio aggrappandosi a quel pensiero. Affrontare Giorgia, però, rappresentava sempre la più complessa delle sfide.
Si guardò intorno, disorientata, rammentando come l'ultima volta che era stata lì era appena sopravvissuta alla furia omicida di suo marito. Raman, invece, sarebbe morto a breve. Tirò su con il naso.
«Megha.»
Sussultò e si voltò. Scorse una figura sulla soglia della scuderia intenta a scrutarla con apprensione. «Ciao Lucia.»
La donna appoggiò per terra il secchio che reggeva fra le mani e le andò incontro. «Come stai?»
Megha si strinse nelle spalle, ma i suoi occhi si riempirono subito di lacrime.
Lucia capì al volo. L'abbracciò. «Mi dispiace tanto per tuo fratello.»
Non disse nulla, limitandosi ad affondare il viso nella spalla di colei che, in qualche modo, aveva rappresentato l'unica figura materna della sua vita.
«E mi dispiace non aver capito l'immenso dolore che nascondeva la tua partenza. Avrei dovuto sapere che ci fosse tuo padre dietro a tutto quello che è successo.» La strinse più forte. «Quando hai lasciato Jayant a Giorgia ho pensato male di te. Avrei dovuto sapere che non sei il tipo di madre che abbandona il proprio figlio.»
«Nonostante tutto l'hai accolto e protetto, esattamente come hai cercato di fare con me.» Si scostò a guardarla commossa. «Non occorrono scuse. Semmai sono io a dovertene.»
Lucia le asciugò le guance con i pollici. «Sei venuta a prenderlo?»
Annuì.
«Sono andati a fare una passeggiata a cavallo. Saranno di ritorno a momenti.» Le indicò una poltrona di vimini. «Siediti pure mentre aspetti.»
Megha obbedì e si concesse una risatina. «Jayant ha imparato a cavalcare?»
«Avevi dubbi che affidandolo a Giorgia sarebbe successo?»
«No.» Si sistemò meglio, trattenendo una smorfia di dolore causata dalle ferite. «Ci speravo.»
Di lì a breve Giorgia e Jayant comparvero all'orizzonte. Camminavano fianco a fianco, ciascuno tenendo le redini di un cavallo: lei conduceva Volo America, mentre lui si trascinava dietro Olandesina, la sua preferita subito dopo Psiche.
Megha ebbe un sussulto emozionato quando vide il figlio.
Lucia se ne accorse e sorrise. Infilò due dita fra le labbra e fischiò forte per attirare la loro attenzione.
Giorgia e Jayant si voltarono. Quest'ultimo riconobbe subito la madre e cacciò un urlo di gioia. Passò le redini di Olandesina a Giorgia e le corse incontro.
Megha si alzò in piedi e spalancò le braccia per accoglierlo, ma ruzzolarono ugualmente a terra quando Jayant le saltò al collo. Lo strinse forte, incurante dei dolori e delle ferite ancora fragili.
«Mamma! Stai bene?»
Affondò il viso nei suoi capelli, inebriata dal profumo che più amava al mondo: quello del suo bambino. «Sto bene. Sto benissimo adesso che siamo insieme!»
Risero e piansero, dondolandosi in un abbraccio da cui non avrebbero mai voluto separarsi.
Giorgia rimase un attimo ferma e in disparte a fissarli. Era felice per loro, ma allo stesso tempo provò una stretta al cuore. Sapeva che Megha era venuta a prendere Jayant, il che significava che non avrebbe più visto la sua faccina stropicciata la mattina, il broncio che metteva quando scopriva che erano finiti i suoi biscotti preferiti, la risata cristallina alle battute di Andrea, lo sguardo di sfida ogni volta che gli proponeva di occuparsi di un nuovo cavallo.
Era giusto così, ma non poté esimersi dal provare un dolore sordo che le procurò un intenso senso di vuoto: la paura dell'abbandono che la perseguitava da tredici anni. Di nuovo, qualcuno che amava con tutta sé stessa usciva dalla sua vita.
Si sforzò di apparire serena mentre si avvicinava, ma non ingannò gli occhi attenti di Megha.
Si staccò da Jayant e lo guardò. «Ti va di aiutare Lucia a sistemare i cavalli? Devo parlare con Giorgia.»
«Vieni Jayant» lo chiamò, prendendo le redini di Volo America e porgendogli quelle di Olandesina.
Quando Giorgia e Megha furono rimaste sole, quest'ultima sospirò. «Devo chiederti un favore.»
«Un altro?» non poté trattenersi dall'obbiettare, «Ho un po' paura di scoprire di cosa si tratta.»
«Niente di così tremendo, stavolta.»
Giorgia la fissò a lungo, timorosa.
«Devi promettermi...» esordì Megha, ma le si spezzò la voce. Si ricompose e la guardò. «Devi promettermi che sarai presente nella vita di Jayant.»
Trasalì e corrugò la fronte. Aprì la bocca per replicare, ma l'altra non aveva finito.
«Ha bisogno di te. Gli piace stare qui, prendersi cura dei cavalli...Non voglio che perda anche questo.» Inspirò a fondo. «Non voglio che perda te. Si vede lontano un miglio quanto ti vuole bene.»
«Megha...»
«Ha avuto una vita difficile, degli esempi sbagliati...Ma adesso sembra rinato.» La guardò seria. «Sarebbe ingiusto costringerlo a rinunciare a questo sprazzo di felicità ora che sta imparando cosa significhi avere delle relazioni sane.»
Giorgia sospirò. Gli occhi le si riempirono di lacrime di sollievo. Annuì, poi sfoggiò un sorrisetto persuasivo. «A patto che t'impegni a fargli mantenere i rapporti anche con Cecilia e Chiara. Sono innamorate di lui.»
«Davvero?» Gli occhi di Megha si riempirono di lacrime.
«Sì. Per non parlare di Andrea...E di Claudio.»
Seguì un breve silenzio.
Giorgia sospirò. «Cosa intendi fare con lui?» Abbassò la voce. «Gli dirai di Jayant?»
«Non lo so.» Si tormentò le mani. «Ci ho riflettuto a lungo e non sono ancora giunta a una conclusione. Vorrei fare la cosa giusta per entrambi, evitando, però, di sconvolgere le loro vite più di quanto abbia già fatto.» Puntò lo sguardo nella direzione in cui Jayant era sparito con Lucia. «Hanno il diritto di conoscere la verità, ma a volte mi chiedo se ne valga davvero la pena e se cambierebbe qualcosa.» La guardò, cercando comprensione nei suoi occhi.
«Purtroppo non posso aiutarti a rispondere a questa domanda. Solo tu puoi decidere quale sia la cosa giusta da fare.»
Si morse il labbro, ansiosa. «É sposato? Ha figli?»
«Ha una compagna da un po' di anni, ormai. Non hanno figli.»
Megha assentì, come a metabolizzare quelle informazioni. Ragionò per un istante che parve infinito.
A Giorgia sembrò quasi di sentire il rumore sconclusionato dei suoi pensieri caotici. Non disse nulla, limitandosi ad attendere. Era conscia che si trattasse di una decisione tutt'altro che semplice.
«Per il momento manterrò il riserbo sulla questione. Non voglio che si senta in dovere di assumersi delle responsabilità nei miei confronti, specie dopo tutto il tempo in cui gli ho tenuto nascosta questa cosa.»
«Temi che possa arrabbiarsi?»
Esitò. «Anche» ammise infine. Non poteva sopportare che Claudio ce l'avesse con lei.
«Non accadrà.»
«Come lo sai?»
Giorgia sorrise e si strinse nelle spalle. «Perché...É Claudio.».
«Siete molto amici» osservò dolcemente.
«Ci siamo sostenuti negli anni difficili che abbiamo condiviso» convenne senz'astio. «Comunque non gli dirò nulla. Né a lui né alle ragazze. La decisione di rivelarlo spetta soltanto a te.»
Megha assentì con scarsa convinzione. «Come stanno?»
Giorgia sapeva che alludeva a Chiara e a Cecilia. «Se la cavano.» Le scoccò un'occhiata eloquente. «Sarebbero felici di rivederti. Sei mancata a tutti, sai.»
Trasalì e abbassò gli occhi. «Mi avranno odiata per come me ne sono andata.»
«In quanto a rancore nessuno può battermi. Se ce l'hai fatta con me non vedo perché tu non possa riavvicinarti a loro.»
Megha le rivolse uno sguardo apprensivo. «Quindi...Ci siamo riavvicinate? Siamo ancora amiche?»
Giorgia assunse un'espressione grave. «Dipende.»
«Da cosa?»
«Da te.»
Il tono cupo la spaventò.
«Non farmi mai più una cosa del genere.»
Non lasciarmi.
Non mentirmi.
Non metterti in pericolo.
Megha comprese tutto e anche di più.
Erano sempre state brave a comunicare con gli occhi, colmando i silenzi con un semplice sguardo.
«É l'unico favore che ti chiedo. Me lo devi.»
Annuì, incapace di frenare le lacrime che presero a sgorgare impetuose dai suoi occhi.
«Dici che Jayant ha bisogno di me. Ma io, Megha, io ho sempre avuto bisogno di te.»
«Anch'io» sussurrò piangendo, «E sono qui per restare.»
Si slanciarono l'una verso l'altra, concedendosi quell'abbraccio di cui entrambe avevano sentito la mancanza per tredici lunghi anni. Si strinsero forte, mischiando lacrime e sorrisi, ridendo dell'assurdità del momento.
Megha si aggrappò a Giorgia, che era sempre stata la sua roccia.
Giorgia si abbandonò a Megha, che era sempre stata il suo porto sicuro, la sua casa.
E, finalmente, entrambe tornarono a respirare.
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Anche adesso, che se ne stava nel bel mezzo del cortile de Il porto sicuro, cercò di farsi coraggio aggrappandosi a quel pensiero. Affrontare Giorgia, però, rappresentava sempre la più complessa delle sfide.
Si guardò intorno, disorientata, rammentando come l'ultima volta che era stata lì era appena sopravvissuta alla furia omicida di suo marito. Raman, invece, sarebbe morto a breve. Tirò su con il naso.
«Megha.»
Sussultò e si voltò. Scorse una figura sulla soglia della scuderia intenta a scrutarla con apprensione. «Ciao Lucia.»
La donna appoggiò per terra il secchio che reggeva fra le mani e le andò incontro. «Come stai?»
Megha si strinse nelle spalle, ma i suoi occhi si riempirono subito di lacrime.
Lucia capì al volo. L'abbracciò. «Mi dispiace tanto per tuo fratello.»
Non disse nulla, limitandosi ad affondare il viso nella spalla di colei che, in qualche modo, aveva rappresentato l'unica figura materna della sua vita.
«E mi dispiace non aver capito l'immenso dolore che nascondeva la tua partenza. Avrei dovuto sapere che ci fosse tuo padre dietro a tutto quello che è successo.» La strinse più forte. «Quando hai lasciato Jayant a Giorgia ho pensato male di te. Avrei dovuto sapere che non sei il tipo di madre che abbandona il proprio figlio.»
«Nonostante tutto l'hai accolto e protetto, esattamente come hai cercato di fare con me.» Si scostò a guardarla commossa. «Non occorrono scuse. Semmai sono io a dovertene.»
Lucia le asciugò le guance con i pollici. «Sei venuta a prenderlo?»
Annuì.
«Sono andati a fare una passeggiata a cavallo. Saranno di ritorno a momenti.» Le indicò una poltrona di vimini. «Siediti pure mentre aspetti.»
Megha obbedì e si concesse una risatina. «Jayant ha imparato a cavalcare?»
«Avevi dubbi che affidandolo a Giorgia sarebbe successo?»
«No.» Si sistemò meglio, trattenendo una smorfia di dolore causata dalle ferite. «Ci speravo.»
Di lì a breve Giorgia e Jayant comparvero all'orizzonte. Camminavano fianco a fianco, ciascuno tenendo le redini di un cavallo: lei conduceva Volo America, mentre lui si trascinava dietro Olandesina, la sua preferita subito dopo Psiche.
Megha ebbe un sussulto emozionato quando vide il figlio.
Lucia se ne accorse e sorrise. Infilò due dita fra le labbra e fischiò forte per attirare la loro attenzione.
Giorgia e Jayant si voltarono. Quest'ultimo riconobbe subito la madre e cacciò un urlo di gioia. Passò le redini di Olandesina a Giorgia e le corse incontro.
Megha si alzò in piedi e spalancò le braccia per accoglierlo, ma ruzzolarono ugualmente a terra quando Jayant le saltò al collo. Lo strinse forte, incurante dei dolori e delle ferite ancora fragili.
«Mamma! Stai bene?»
Affondò il viso nei suoi capelli, inebriata dal profumo che più amava al mondo: quello del suo bambino. «Sto bene. Sto benissimo adesso che siamo insieme!»
Risero e piansero, dondolandosi in un abbraccio da cui non avrebbero mai voluto separarsi.
Giorgia rimase un attimo ferma e in disparte a fissarli. Era felice per loro, ma allo stesso tempo provò una stretta al cuore. Sapeva che Megha era venuta a prendere Jayant, il che significava che non avrebbe più visto la sua faccina stropicciata la mattina, il broncio che metteva quando scopriva che erano finiti i suoi biscotti preferiti, la risata cristallina alle battute di Andrea, lo sguardo di sfida ogni volta che gli proponeva di occuparsi di un nuovo cavallo.
Era giusto così, ma non poté esimersi dal provare un dolore sordo che le procurò un intenso senso di vuoto: la paura dell'abbandono che la perseguitava da tredici anni. Di nuovo, qualcuno che amava con tutta sé stessa usciva dalla sua vita.
Si sforzò di apparire serena mentre si avvicinava, ma non ingannò gli occhi attenti di Megha.
Si staccò da Jayant e lo guardò. «Ti va di aiutare Lucia a sistemare i cavalli? Devo parlare con Giorgia.»
«Vieni Jayant» lo chiamò, prendendo le redini di Volo America e porgendogli quelle di Olandesina.
Quando Giorgia e Megha furono rimaste sole, quest'ultima sospirò. «Devo chiederti un favore.»
«Un altro?» non poté trattenersi dall'obbiettare, «Ho un po' paura di scoprire di cosa si tratta.»
«Niente di così tremendo, stavolta.»
Giorgia la fissò a lungo, timorosa.
«Devi promettermi...» esordì Megha, ma le si spezzò la voce. Si ricompose e la guardò. «Devi promettermi che sarai presente nella vita di Jayant.»
Trasalì e corrugò la fronte. Aprì la bocca per replicare, ma l'altra non aveva finito.
«Ha bisogno di te. Gli piace stare qui, prendersi cura dei cavalli...Non voglio che perda anche questo.» Inspirò a fondo. «Non voglio che perda te. Si vede lontano un miglio quanto ti vuole bene.»
«Megha...»
«Ha avuto una vita difficile, degli esempi sbagliati...Ma adesso sembra rinato.» La guardò seria. «Sarebbe ingiusto costringerlo a rinunciare a questo sprazzo di felicità ora che sta imparando cosa significhi avere delle relazioni sane.»
Giorgia sospirò. Gli occhi le si riempirono di lacrime di sollievo. Annuì, poi sfoggiò un sorrisetto persuasivo. «A patto che t'impegni a fargli mantenere i rapporti anche con Cecilia e Chiara. Sono innamorate di lui.»
«Davvero?» Gli occhi di Megha si riempirono di lacrime.
«Sì. Per non parlare di Andrea...E di Claudio.»
Seguì un breve silenzio.
Giorgia sospirò. «Cosa intendi fare con lui?» Abbassò la voce. «Gli dirai di Jayant?»
«Non lo so.» Si tormentò le mani. «Ci ho riflettuto a lungo e non sono ancora giunta a una conclusione. Vorrei fare la cosa giusta per entrambi, evitando, però, di sconvolgere le loro vite più di quanto abbia già fatto.» Puntò lo sguardo nella direzione in cui Jayant era sparito con Lucia. «Hanno il diritto di conoscere la verità, ma a volte mi chiedo se ne valga davvero la pena e se cambierebbe qualcosa.» La guardò, cercando comprensione nei suoi occhi.
«Purtroppo non posso aiutarti a rispondere a questa domanda. Solo tu puoi decidere quale sia la cosa giusta da fare.»
Si morse il labbro, ansiosa. «É sposato? Ha figli?»
«Ha una compagna da un po' di anni, ormai. Non hanno figli.»
Megha assentì, come a metabolizzare quelle informazioni. Ragionò per un istante che parve infinito.
A Giorgia sembrò quasi di sentire il rumore sconclusionato dei suoi pensieri caotici. Non disse nulla, limitandosi ad attendere. Era conscia che si trattasse di una decisione tutt'altro che semplice.
«Per il momento manterrò il riserbo sulla questione. Non voglio che si senta in dovere di assumersi delle responsabilità nei miei confronti, specie dopo tutto il tempo in cui gli ho tenuto nascosta questa cosa.»
«Temi che possa arrabbiarsi?»
Esitò. «Anche» ammise infine. Non poteva sopportare che Claudio ce l'avesse con lei.
«Non accadrà.»
«Come lo sai?»
Giorgia sorrise e si strinse nelle spalle. «Perché...É Claudio.».
«Siete molto amici» osservò dolcemente.
«Ci siamo sostenuti negli anni difficili che abbiamo condiviso» convenne senz'astio. «Comunque non gli dirò nulla. Né a lui né alle ragazze. La decisione di rivelarlo spetta soltanto a te.»
Megha assentì con scarsa convinzione. «Come stanno?»
Giorgia sapeva che alludeva a Chiara e a Cecilia. «Se la cavano.» Le scoccò un'occhiata eloquente. «Sarebbero felici di rivederti. Sei mancata a tutti, sai.»
Trasalì e abbassò gli occhi. «Mi avranno odiata per come me ne sono andata.»
«In quanto a rancore nessuno può battermi. Se ce l'hai fatta con me non vedo perché tu non possa riavvicinarti a loro.»
Megha le rivolse uno sguardo apprensivo. «Quindi...Ci siamo riavvicinate? Siamo ancora amiche?»
Giorgia assunse un'espressione grave. «Dipende.»
«Da cosa?»
«Da te.»
Il tono cupo la spaventò.
«Non farmi mai più una cosa del genere.»
Non lasciarmi.
Non mentirmi.
Non metterti in pericolo.
Megha comprese tutto e anche di più.
Erano sempre state brave a comunicare con gli occhi, colmando i silenzi con un semplice sguardo.
«É l'unico favore che ti chiedo. Me lo devi.»
Annuì, incapace di frenare le lacrime che presero a sgorgare impetuose dai suoi occhi.
«Dici che Jayant ha bisogno di me. Ma io, Megha, io ho sempre avuto bisogno di te.»
«Anch'io» sussurrò piangendo, «E sono qui per restare.»
Si slanciarono l'una verso l'altra, concedendosi quell'abbraccio di cui entrambe avevano sentito la mancanza per tredici lunghi anni. Si strinsero forte, mischiando lacrime e sorrisi, ridendo dell'assurdità del momento.
Megha si aggrappò a Giorgia, che era sempre stata la sua roccia.
Giorgia si abbandonò a Megha, che era sempre stata il suo porto sicuro, la sua casa.
E, finalmente, entrambe tornarono a respirare.
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