Capitolo 23 - Prigioniera

Come promesso, Emilio torna sul praho con un medico pronto a curare Sandokan.
«Perché ci hai messo tanto?» lo aggredisce Yanez appena sale a bordo, afferrandolo per la collottola.

Il giovane pirata si ritrae senza stizzirsi, dando adito al fatto di essere abituato ai suoi modi bruschi. «Perché la foresta e il villaggio brulicano di uomini di Lord Brown» ribatte indicando Laura con un cenno del capo. «Non è stato facile passare inosservato…Né convincere quest’uomo a seguirmi» aggiunge riferendosi al dottore.

Il Portoghese soffoca un ringhio, dopodiché afferra un sacchetto di iuta pieno zeppo di monete e lo scaglia in malo modo verso il medico, che lo afferra e se lo rigira perplesso fra le mani. «Te ne do un altro se curi il mio Capitano. Altrimenti butto in mare te e quelle stramaledette monete.» Il tono aggressivo tradisce una profonda preoccupazione per quello che considera a tutti gli effetti un fratello.

Laura lo sa, lo capisce, e ciò concorre ad alimentare la paura per le condizioni di Sandokan.
Mentre attendevano con trepidazione l’arrivo del dottore si è premurata di pulirgli la ferita e fasciarlo stretto, ma ciò non ha impedito che diventasse sempre più pallido e taciturno.
Sentendosi impotente dinanzi alla consapevolezza di non poter fare altro, Laura gli ha tenuto la mano per tutto il tempo, scostandogli i capelli dalla fronte e tamponandogli il viso sudato con una pezza umida.
Pregando.
Yanez aveva vigilato alle sue spalle per tutto il tempo, aiutandola nella fase di pulizia della ferita tenendo fermo Sandokan, che altrimenti si sarebbe contorto dal dolore.
«Resisti, ti prego» aveva sussurrato con voce talmente bassa da essere convinta di averlo solo pensato.
Invece la mano di Sandokan aveva stretto impercettibilmente la sua. «Ci proverò» aveva risposto piano.

Il dottore entra nella cabina e si accosta a lui, esaminando la ferita. «Complimenti a chi l’ha pulita, mi ha certamente semplificato il lavoro.»
Laura e Yanez si scambiano uno sguardo complice.
«Devo estrarre la pallottola, altrimenti s’infetterà e peggiorerà» prosegue in tono fermo. Poi si volta. «Mi occorrono acqua calda e pezze pulite.»

Laura accorre con tutto il necessario, che ha preparato prima del suo arrivo per non sprecare minuti preziosi.

Il dottore la guarda perplesso, forse ha intuito chi lei sia. Tuttavia sceglie di non porre domande scomode. «Ve la sentite di aiutarmi, Milady?»

Annuisce senza esitazione.

«Qualcuno deve tenerlo fermo. L’operazione di estrazione è delicata e gli procurerà un intenso dolore.»

Laura si sforza d’ingoiare la tensione.
Si volta verso Yanez, rigido sulla soglia della porta, che capisce al volo. Si avvicina a Sandokan, apparentemente inerme nel suo giaciglio, e si toglie uno spesso bracciale in cuoio che gli infila tra i denti. «Mordi questo, fratellino. Farà un po’ male.» sussurra in tono dolce, così distante dalla sua apparenza burbera che Laura quasi si commuove. Poi il Portoghese gli blocca i polsi e il petto per impedirgli di dimenarsi e annuisce verso di loro.

«Bene» mormora il medico impugnando una pinza sterilizzata del suo piccolo arsenale. «Cominciamo.»

*** 

I giorni successivi all’estrazione della pallottola sono i peggiori. Sebbene l’intervento sia andato bene – o, almeno, così sembra −, Sandokan viene colto da una febbre che lo indebolisce e lo fa delirare.
Nel frattempo Yanez dà ordine di salpare subito dopo aver scaricato il dottore, per evitare che il praho venga infine individuato dal Capitano Brooke e dal padre di Laura.

Lei rimane a bordo senza quasi rendersene conto, senza riflettere davvero sulla portata della sua decisione. Anche perché non ha deciso nulla; semplicemente non può permettere a Sandokan di morire, poco importa quanto l’abbia ingannata. Ciò non le impedisce di amarlo, purtroppo.

Yanez sopraggiunge sulla soglia della cabina e osserva Laura accucciata sul pavimento, la testa appoggiata alla branda su cui giace un Sandokan pallidissimo.
Ingoiando la il grumo di preoccupazione per l’uomo a cui vuole più bene al mondo, il Portoghese entra nel piccolo locale stantio e apre un oblò. «Bisogna far circolare un po’ d’aria qua dentro» commenta in tono burbero.
Si volta verso di lei, che non si è mossa. Osserva il suo abito pervinca tutto sporco e strappato in più punti, i capelli scarmigliati e la pelle graffiata, probabilmente durante la fuga nella giungla. S’impietosisce per quella giovane nobildonna che, nonostante sia abituata a una vita di prim’ordine, è così preoccupata per Sandokan da non curarsi delle condizioni in cui versa.
«Milady» la chiama in tono dolce.

Laura volta la testa per guardarlo. I grandi occhi castani, da cerbiatta, sono segnati dalla preoccupazione e dalla mancanza di sonno.

«Dovreste riposare.»

«Lo sto facendo.»

A Yanez sfugge un sorriso. “Così impertinente, così orgogliosa”.  Capisce sempre più perché piaccia tanto al suo fratellino.
«Fuori ci sono delle amache in cui riposano gli altri pirati. Potreste…»

«No.»
Si rannicchia ancor più vicino a Sandokan, come a voler trovare protezione e conforto nel corpo esanime, certo, ma pur sempre possente di lui.

Allora Yanez capisce: Laura ha il timore di restare da sola con tanti uomini che non conosce, delinquenti per quel che ne sa. Decide di non insistere e rispettarla senza deriderla. «Come preferite, Milady.»
Non chiede se voglia sgranchirsi le gambe: sa che non accetterebbe mai di abbandonare il capezzale di Sandokan.

«Chiamami Laura» mormora invece.

Il Portoghese si blocca. Stiracchia un sorriso sorpreso. «Volentieri…Laura.» Poi imbocca l’uscita della cabina.

***

Trascorrono altri giorni e finalmente la febbre di Sandokan comincia ad abbassarsi. Oltre a seguire le indicazioni del medico che gli ha estratto la pallottola, Laura ha chiesto a Yanez di attraccare il praho presso una zona vergine della giungla malese dove sa di poter trovare una pianta dotata di effetti curativi e antinfiammatori.
Per un breve istante il Portoghese esita, temendo che la giovane voglia scappare. Ma poi gli basta rammentare il modo in cui è rimasta accanto a Sandokan per tutto il tempo per rendersi conto che Laura non lo farebbe mai.

Laura raccoglie la pianta e ne ricava un decotto che somministra a Sandokan anche contro la sua volontà, perfino quand’è incosciente.
E funziona.

Un mattino in cui è mezza addormentata al suo fianco, accucciata sul pavimento, sente una mano sfiorarle i capelli. Solleva faticosamente le palpebre, poi la testa.
E lo vede.
Finalmente lucido e senza febbre.
«Ciao, piccola volpe» mormora.

Gli occhi di Laura si riempiono subito di lacrime.

Le accarezza la guancia con le nocche. «Sospetto che ci sia il tuo zampino se non sono morto stecchito dalla febbre.»

Sorride ed è bellissima, nonostante l’aspetto trasandato. Gli afferra la mano, la stringe.
La sua espressione, però, muta a rallentatore, come se all’improvviso fosse stata assalita da un brutto ricordo. Le sue menzogne. Il tradimento.

Sandokan se ne accorge, ma prima che possa dire qualsiasi cosa Laura lo precede. Scatta in piedi e chiama forte il Portoghese. «Yanez!»

Lui arriva subito, timoroso che sia successo qualcosa di brutto e appena vede Sandokan sveglio si scioglie. Prima si accascia a terra, poi gli si butta addosso dimenticandosi che è ancora convalescente.

«Ouch! Razza di bastardo, mi fai male!» ride Sandokan.

«Bastardo tu, che a momenti ci lasci le penne e mi abbandoni!»

Laura arretra silenziosamente fino a uscire dalla cabina, lasciandoli soli. Cammina piano verso il parapetto del praho, osservando il mare sconfinato che li circonda per la prima volta da quando è lì.
E realizza.
Finalmente si concede il lusso di comprendere quel che ha fatto, dove si trova; matura la consapevolezza di essere in trappola.
Prigioniera.
Trattiene il fiato. Come ha potuto abbandonare ciò che le era caro per imbarcarsi su una nave pirata? Certo, l’ha fatto per seguire l’uomo che ama e che stava per morire…Ma ciò non toglie che le abbia sempre mentito, che intendeva rapirla per vendicarsi di suo padre.
Per amore di Marianna.

Si accascia sul pavimento e si copre il viso tra le mani, abbandonandosi a un pianto a dirotto.
Ha seguito il cuore, ma non è cambiato nulla: è ancora la figlia dell’uomo che Sandokan odia e gli si è volontariamente offerta come merce di scambio per i propri porci comodi.
Come ha potuto essere così stupida?

Un rumoreggiare di voci esultanti e mani che applaudono attira la sua attenzione. Solleva la testa e scorge Sandokan uscire sul ponte principale sorretto da Yanez, acclamato dalla sua ciurma. Erano davvero preoccupati per le sue condizioni, Laura glielo ha letto in faccia ogni singolo giorno in cui il loro Capitano non migliorava. E lo percepisce adesso che li osserva avvicinarsi a lui e trattarlo con lo stesso riguardo che userebbero nei confronti di un bebè.

Si ritrova a sorridere intenerita, suo malgrado. Poi, però, gli occhi scuri di Sandokan incontrano i suoi e le labbra di Laura tornano a formare una linea sottile. Distoglie lo sguardo.

Yanez lo aiuta a barcollare fin da lei, sostenendolo senza indugio.
«Sei crudele a farmi camminare per venire da te, tenendo conto che sono reduce da uno sparo e da una brutta febbre» cerca d’ironizzare Sandokan.

Laura incrocia le braccia al petto come a volersi proteggere. «Nessuno ti ha chiesto di farlo.»
Prende fra le dita un lembo strappato di quello che un tempo era stato un magnifico vestito e solo allora sembra notare di indossare un cencio logoro.

Sandokan sospira. «Lo so, ma voglio ringraziarti. Se non fosse stato per te non sarei qui. Yanez mi ha detto del decotto.»

Si stringe nelle spalle sottili e tremanti, fingendo un’indifferenza che non prova. «È stato divertente costringerti a ingoiarlo. Peccato che non te lo ricordi.»

Gli scappa un sorrisino divertito. Poi si rivolge a Yanez. «Lasciami.»

«Ma non ti reggi in piedi! Come…»

«Mi aiuterà lei.»

Laura solleva lo sguardo di scatto. «No.»

«Hai fatto tutta questa fatica per rimettermi in sesto e adesso mi lasceresti cadere come un baccalà?»

Lo fissa, incapace di ridere. «So che vuoi parlare. Ma non sono pronta per questa conversazione» ammette con voce rotta.

Qualcosa di molto simile al rimorso attraversa gli occhi di Sandokan. «Piccola volpe…»

Solleva una mano per zittirlo. «Hai ottenuto quel che volevi: sono qui, sul tuo praho. Hai realizzato la vendetta che tanto bramavi, no?»

«No, io…Cioè, sì, ma…» Sospira.

«Forse nemmeno tu sei pronto per questo genere di conversazione, visto che sei appena resuscitato» s’intromette Yanez. «Dovreste riposare entrambi. E mangiare.» Osserva Laura con occhio critico.

«Non ho fame. Posso avere una coperta?»

«Una coperta?» chiede Sandokan.

Assentisce. «Per dormire.»

«Puoi stare nella mia cabina.»

«No, io…Una coperta basterà. Vorrei solo…Ecco…Se potessi stare lontana dagli altri pirati» sussurra. «Il pavimento andrà benissimo. Solo non…Non lasciarmi in mezzo a loro…»

Lo sguardo di Sandokan s’indurisce. Se crede che le permetterà di dormire per terra e per di più alla mercé di uomini che di rado vedono una donna si sbaglia di grosso; il semplice fatto che l’abbia pensato l’offende. «Dormirai nella cabina del Capitano» proferisce secco. «È un ordine.»

Laura solleva il mento, altera. «Non puoi obbligarmi.»

«Dici? È il mio praho e tu sei mia prigioniera.»

Quelle parole sortiscono l’effetto sperato. Lei lo fulmina e allunga le mani verso di lui. «Vuoi anche legarmi, per caso?» ringhia.

«No, a meno che lo renderai necessario.» Non batte ciglio dinanzi alla sua collera. «Fila in cabina.»

Laura obbedisce, ma solo perché non vuole più starlo ad ascoltare. Ogni sua parola è una coltellata al cuore e all’orgoglio già ferito.

Sandokan la osserva allontanarsi mentre una punta di rimorso lo assale.

Yanez gli stringe la spalla. «Sai» esordisce in tono leggero. «Credo che avresti potuto aspettare ancora qualche giorno prima di giocarti la carta della prigioniera. In fondo ti ha appena salvato la vita.»

«Lo so. Ma è testarda come un mulo e non si sottomette se…»

«Ah adesso vuoi sottometterla?» Inarca la fronte, scettico.

Lui scuote la testa, risentito. «No. Voglio solo proteggerla e…»

«E?»

«Farmi perdonare.» Sospira affranto.

Il Portoghese sfodera un sorriso beffardo. «Allora potresti portarle qualcosa da mangiare, visto che in questi giorni ha a malapena toccato cibo.»

Sandokan annuisce.
Pensa a Marianna, a quant’era tutto più facile con lei nonostante le circostanze avverse.

Ma Laura non è Marianna. Non lo sarà mai.



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