Capitolo 13 - I sentimenti di Nate

Alice rimase a dir poco interdetta dall'uscita di scena di Tarrant. Insomma, l'aveva piantata in asso come se un tempo non fossero stati amici.

Amici

Indugiò ferma e immobile nel punto in cui l'aveva congedata, fissando imperterrita la fitta vegetazione che ne aveva celato la fuga. A niente sarebbe servito inseguirlo, lo sapeva. Tarrant possedeva doti nascoste che di volta in volta la lasciavano di stucco, quali un'innata capacità di scomparire quando più gli garbava, senza, peraltro, farsi trovare.

Senza che se ne accorgesse, Nate giunse alle sue spalle e rimase a studiarla in silenzio per qualche istante. Alla fine fece un profondo sospiro che attirò la sua attenzione. Alice si voltò e lo inchiodò con i suoi grandi occhi castani, ancora frastornati dall'accaduto.

«Sai Alice...Trovo davvero assurdo che quello svitato si sia insediato nel tuo cuore. Ancora mi chiedo come abbia fatto.»

In tutta risposta la fanciulla avvampò inesorabilmente, ma non proferì parola. L'aveva colta in contropiede con quell'affermazione e lei non era in grado di smentirlo né di fornirgli delucidazioni di alcun tipo.

Nate comprese appieno il suo silenzio e sospirò ancora, sempre più rassegnato. «Insomma, capisco che lui sia attratto da te: sei bella e intelligente, ma lui...»

«Non osare dire una parola contro di lui» lo ammonì. Solo allora si rese conto di ciò che l'amico stava dicendo e arrossì di nuovo, schermendosi: «Tarrant non è attratto da me. Io e lui siamo...»

Nate alzò gli occhi al cielo e sbuffò . «Basta con questa storia degli amici, Alice, basta! Quel pazzoide vuole da te la stessa identica amicizia che vorrei io e che, cioè, prevede una buona dose di romanticismo, con tanto di baci in ogni momento della giornata e notti insonni trascorse a fare ben altro!»

«Nate!» lo redarguì Alice, purpurea in viso.

«É la verità, Alice! Cresci un po' e apri gli occhi sulla realtà!»

«E quale sarebbe la realtà, sentiamo?»

«Tarrant ha una cotta per te ed è arrabbiato perché sei venuta a Sottomondo con il sottoscritto!»

Seguì un silenzio carico di tensione. Alice stava meditando sulle sue parole.
Scosse vigorosamente la testa. «No, non è così.»

«Certo che è così, Alice. È geloso» insistette Nate. «E lo capisco» aggiunse in tono sommesso.

Lei non gli badò e continuò a far segno di no con la testa. «Ti sbagli Nate. C'è qualcos'altro sotto. È furioso perché non sarei dovuta tornare a Sottomondo − sebbene io non ne capisca il motivo −, non perché sono qui con te.»

Nate alzò per l'ennesima volta gli occhi al cielo. «Va bene, d'accordo» concesse, «Sarà anche come dici, ma non puoi negare che la mia presenza qui gli sia ampiamente sgradita.»

Alice non commentò, fingendosi assorta.

Nate non ci cascò e le afferrò la mano, stringendola dolcemente fra le sue.
«Nonostante l'ambiguità della situazione, sono contento di esserti accanto» mormorò cambiando radicalmente tono.

La fanciulla s'irrigidì e cercò di sfilare la mano dalla sua morsa. Quando non ci riuscì, protestò sommessamente: «Nate...»

«Aspetta, fammi parlare. Lo so che ti ho delusa Alice. So anche che sono un pessimo soggetto, l'esatto opposto di quello che ogni madre desidererebbe vedere al fianco della propria figlia. Però provo qualcosa di vero per te, qualcosa che non posso cancellare a discapito di ciò che ti ho detto sulla nave.»
Di fronte al suo mutismo, Nate proseguì: «Non ti sto chiedendo di sposarmi, solo di darmi una possibilità. Ammetto di essermi avvicinato a te per motivi puramente economici, ma non è stata subito quella l'intenzione: una volta tornato in città ho chiesto tue notizie perché volevo rivederti. Ho sempre avuto un debole per te, fin da quando eravamo bambini; già allora ero geloso marcio dell'adorazione con cui parlavi del tuo amico Cappellaio. L'ho sempre odiato, sebbene non credevo che rappresentasse una minaccia reale

Fece una breve pausa e, nel frattempo, le accarezzò delicatamente la mano. «Dicevo, quando sono tornato in città ho chiesto notizie di te perché avevo voglia di rivedere un volto amico. Ero devastato dal fallimento finanziario in cui ero incappato, nessuno voleva avere più niente a che fare con me. Inoltre, mi sei mancata molto in tutti questi anni, checché tu ne dica. Mi è stato riferito che avevi ereditato la compagnia di navigazione di tuo padre e non ho impiegato molto per capire che dovevi aver racimolato una piccola fortuna: sei sempre stata ferrata per gli affari nonostante tu sia una donna...»

Dinanzi allo sguardo torvo che gli scoccò, si affrettò a ridimensionarsi: «Non che le donne non possano essere portate per gli affari, ma non viene mai data loro la possibilità di cimentarsi. Tu, invece, ti sei sempre dimostrata la degna figlia di tuo padre: lui ti amava e stravedeva per te. Non gliene è mai importato nulla del fatto che fossi una femmina e ti ha istruita come avrebbe fatto se fossi stata un maschio. Ho sempre invidiato l'affetto incondizionato che nutriva per te; io con mio padre potevo soltanto sognarmelo.»

Si abbandonò ad un sorriso malinconico e proseguì nel discorso. «Oltre a essere sempre stata in gamba, sei dotata anche di un estro particolarmente spiccato che, se in alcuni casi ha fatto sì che venissi additata come persona distratta e incline alla follia, in altri ti ha conferito la capacità di arrivare dove gli altri non arrivavano. Di vedere ciò che i comuni mortali non vedono.» Indicò la vegetazione intorno a sé. «Non per niente tu e tu sola sei giunta a Sottomondo. Il Paese delle Meraviglie, così lo hai sempre chiamato.»

Alice aggrottò la fronte, perplessa. «Cos'è che vuoi, Nate? Non posso credere che desideri davvero un futuro con me.»

«Invece è così. Se solo mi dessi...»

All'improvviso lei sollevò una mano per zittirlo e Nate pensò che non volesse ascoltare ciò che aveva da dirle. Lui, però, voleva dichiararsi da tanto tempo.
Contro ogni aspettativa, invece, Alice gli fece cenno di seguirla mentre s'incamminava quatta quatta verso il fitto fogliame dietro il quale era sparito il Cappellaio.

In preda ad un modo d'ira, Nate pensò che Tarrant fosse tornato e reagì di conseguenza. L'afferrò per il polso e cercò di trattenerla, ma Alice si liberò e gli sferrò un cazzotto nello stomaco per redarguirlo. Nate accusò il colpo e afferrò il messaggio. Le domandò con il labiale per quale motivo l'avesse zittito e lei rispose nello stesso modo che aveva sentito delle voci.
Gli diede le spalle per immettersi nel folto cespuglio, spostando piano le foglie per guardare al di là di esso.

Nate non poté fare a meno di pensare che era davvero bellissima. La sua figura snella e flessuosa incitava i suoi più torbidi desideri di averla. Perché Alice s'intestardiva a rifiutarlo, perchè? Eppure era un aitante giovanotto, ben più attraente di quello svitato del Cappellaio.
Forse.
Non ne era tanto sicuro, più che altro perché Alice aveva sempre avuto dei gusti strani.

«Non ci posso credere...» mormorò lei distogliendolo dai suoi pensieri peccaminosi.

«Cosa?» domandò distrattamente.

Alice parve non sentirlo. «Siete tornati!» esclamò gioiosa.


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