Alice rimase a dir poco interdetta dall'uscita di scena di Tarrant. Insomma, l'aveva piantata in asso come se un tempo non fossero stati amici.
Amici…
Indugiò
ferma e immobile nel punto in cui l'aveva congedata, fissando imperterrita la
fitta vegetazione che ne aveva celato la fuga. A niente sarebbe servito
inseguirlo, lo sapeva. Tarrant possedeva doti nascoste che di volta in volta la
lasciavano di stucco, quali un'innata capacità di scomparire quando più gli
garbava, senza, peraltro, farsi trovare.
Senza che
se ne accorgesse, Nate giunse alle sue spalle e rimase a studiarla in silenzio
per qualche istante. Alla fine fece un profondo sospiro che attirò la sua
attenzione. Alice si voltò e lo inchiodò con i suoi grandi occhi castani,
ancora frastornati dall'accaduto.
«Sai
Alice...Trovo davvero assurdo che quello svitato si sia insediato nel tuo
cuore. Ancora mi chiedo come abbia fatto.»
In tutta
risposta la fanciulla avvampò inesorabilmente, ma non proferì parola. L'aveva
colta in contropiede con quell'affermazione e lei non era in grado di smentirlo
né di fornirgli delucidazioni di alcun tipo.
Nate
comprese appieno il suo silenzio e sospirò ancora, sempre più rassegnato.
«Insomma, capisco che lui sia attratto da te: sei bella e intelligente, ma
lui...»
«Non osare
dire una parola contro di lui» lo ammonì. Solo allora si rese conto di ciò che
l'amico stava dicendo e arrossì di nuovo, schermendosi: «Tarrant non è attratto
da me. Io e lui siamo...»
Nate alzò
gli occhi al cielo e sbuffò . «Basta con questa storia degli amici,
Alice, basta! Quel pazzoide vuole da te la stessa identica amicizia
che vorrei io e che, cioè, prevede una buona dose di romanticismo, con tanto di
baci in ogni momento della giornata e notti insonni trascorse a fare ben
altro!»
«Nate!» lo
redarguì Alice, purpurea in viso.
«É la
verità, Alice! Cresci un po' e apri gli occhi sulla realtà!»
«E quale
sarebbe la realtà, sentiamo?»
«Tarrant
ha una cotta per te ed è arrabbiato perché sei venuta a Sottomondo con il
sottoscritto!»
Seguì un
silenzio carico di tensione. Alice stava meditando sulle sue parole.
Scosse vigorosamente la testa. «No, non è così.»
«Certo che
è così, Alice. È geloso» insistette Nate. «E lo capisco» aggiunse in tono
sommesso.
Lei non
gli badò e continuò a far segno di no con la testa. «Ti sbagli Nate. C'è
qualcos'altro sotto. È furioso perché non sarei dovuta tornare a Sottomondo −
sebbene io non ne capisca il motivo −, non perché sono qui con
te.»
Nate alzò
per l'ennesima volta gli occhi al cielo. «Va bene, d'accordo» concesse, «Sarà
anche come dici, ma non puoi negare che la mia presenza qui gli sia ampiamente
sgradita.»
Alice non
commentò, fingendosi assorta.
Nate non
ci cascò e le afferrò la mano, stringendola dolcemente fra le sue.
«Nonostante l'ambiguità della situazione, sono contento di esserti accanto»
mormorò cambiando radicalmente tono.
La
fanciulla s'irrigidì e cercò di sfilare la mano dalla sua morsa. Quando non ci
riuscì, protestò sommessamente: «Nate...»
«Aspetta,
fammi parlare. Lo so che ti ho delusa Alice. So anche che sono un pessimo
soggetto, l'esatto opposto di quello che ogni madre desidererebbe vedere al
fianco della propria figlia. Però provo qualcosa di vero per te, qualcosa che
non posso cancellare a discapito di ciò che ti ho detto sulla nave.»
Di fronte al suo mutismo, Nate proseguì: «Non ti sto chiedendo di sposarmi,
solo di darmi una possibilità. Ammetto di essermi avvicinato a te per motivi
puramente economici, ma non è stata subito quella l'intenzione: una volta
tornato in città ho chiesto tue notizie perché volevo rivederti. Ho sempre
avuto un debole per te, fin da quando eravamo bambini; già allora ero geloso
marcio dell'adorazione con cui parlavi del tuo amico Cappellaio. L'ho sempre
odiato, sebbene non credevo che rappresentasse una minaccia reale.»
Fece una
breve pausa e, nel frattempo, le accarezzò delicatamente la mano. «Dicevo,
quando sono tornato in città ho chiesto notizie di te perché avevo voglia di
rivedere un volto amico. Ero devastato dal fallimento finanziario in cui ero
incappato, nessuno voleva avere più niente a che fare con me. Inoltre, mi sei
mancata molto in tutti questi anni, checché tu ne dica. Mi è stato riferito che
avevi ereditato la compagnia di navigazione di tuo padre e non ho impiegato
molto per capire che dovevi aver racimolato una piccola fortuna: sei sempre
stata ferrata per gli affari nonostante tu sia una donna...»
Dinanzi
allo sguardo torvo che gli scoccò, si affrettò a ridimensionarsi: «Non che le
donne non possano essere portate per gli affari, ma non viene mai data loro la
possibilità di cimentarsi. Tu, invece, ti sei sempre dimostrata la degna figlia
di tuo padre: lui ti amava e stravedeva per te. Non gliene è
mai importato nulla del fatto che fossi una femmina e ti ha istruita come
avrebbe fatto se fossi stata un maschio. Ho sempre invidiato l'affetto
incondizionato che nutriva per te; io con mio padre potevo soltanto
sognarmelo.»
Si
abbandonò ad un sorriso malinconico e proseguì nel discorso. «Oltre a essere
sempre stata in gamba, sei dotata anche di un estro particolarmente spiccato
che, se in alcuni casi ha fatto sì che venissi additata come persona distratta
e incline alla follia, in altri ti ha conferito la capacità di arrivare dove
gli altri non arrivavano. Di vedere ciò che i comuni mortali non vedono.»
Indicò la vegetazione intorno a sé. «Non per niente tu e tu sola sei giunta a
Sottomondo. Il Paese delle Meraviglie, così lo hai sempre chiamato.»
Alice
aggrottò la fronte, perplessa. «Cos'è che vuoi, Nate? Non posso credere
che desideri davvero un futuro con me.»
«Invece è
così. Se solo mi dessi...»
All'improvviso
lei sollevò una mano per zittirlo e Nate pensò che non volesse ascoltare ciò
che aveva da dirle. Lui, però, voleva dichiararsi da tanto tempo.
Contro ogni aspettativa, invece, Alice gli fece cenno di seguirla mentre
s'incamminava quatta quatta verso il fitto fogliame dietro il quale era sparito
il Cappellaio.
In preda
ad un modo d'ira, Nate pensò che Tarrant fosse tornato e reagì di conseguenza.
L'afferrò per il polso e cercò di trattenerla, ma Alice si liberò e gli sferrò
un cazzotto nello stomaco per redarguirlo. Nate accusò il colpo e afferrò il
messaggio. Le domandò con il labiale per quale motivo l'avesse zittito e lei
rispose nello stesso modo che aveva sentito delle voci.
Gli diede le spalle per immettersi nel folto cespuglio, spostando piano le
foglie per guardare al di là di esso.
Nate non
poté fare a meno di pensare che era davvero bellissima. La sua figura snella e
flessuosa incitava i suoi più torbidi desideri di averla. Perché Alice
s'intestardiva a rifiutarlo, perchè? Eppure era un aitante
giovanotto, ben più attraente di quello svitato del Cappellaio.
Forse.
Non ne era tanto sicuro, più che altro perché Alice aveva sempre avuto dei
gusti strani.
«Non ci
posso credere...» mormorò lei distogliendolo dai suoi pensieri peccaminosi.
«Cosa?»
domandò distrattamente.
Alice
parve non sentirlo. «Siete tornati!» esclamò gioiosa.
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