Capitolo 14 - Piccole verità

Bayard corrugò la morbida fronte canina e assunse un'espressione preoccupata. «Un impostore?» chiese sconcertato.

Tarrant annuì gravemente, continuando imperterrito a spazzolarsi le maniche della giacca e, soprattutto, a ignorare Alice che lo fissava scombussolata.
Lui raddrizzò la schiena sistemandosi il fedele cappello sulla testa e inchiodò il suo interlocutore con lo sguardo. «Sì. Sono stato attaccato da non so chi.»

Intervenne Nate, incredulo quanto i compagni. «Per quello prima c'è stato un gran baccano?»

Tarrant gli rivolse un'occhiata insondabile, dopodiché assentì.

Nate fece un lungo fischio di scherno. «Caspita! Eravamo convinti che stessi litigando con un servizio da tè! Allora nemmeno tu cadi così in basso!»

«Servizio da tè?»

«É stato quello stupido cane a dire che spesso litighi con cucchiaini e tazzine di porcellana!» ribatté sulla difensiva, facendo rizzare il pelo di Bayard, offeso dall'insulto.

Il Cappellaio se ne accorse e strinse le labbra mantenendo il contatto visivo su Nate. «Capita che io abbia dei fraintendimenti con i servizi da tè, non c'è nulla di male; alla fine ci riappacifichiamo sempre. E non permetterti di dare dello stupido al mio amico Bayard» rimarcò in tono austero.

Esasperata da quelle sciocche argomentazioni, Alice sbottò. «Insomma, la smettete di parlare a vanvera? Vi ricordo che qualcuno di cui ignoriamo l'identità ha appena assunto le sembianze di Tarrant ed è scappato nel momento in cui l'abbiamo quasi scoperto!»

Nate, Bayard e Tarrant si voltarono all'unisono a guardarla, ma lei badò solamente a un paio di occhi bicromatici. Li affrontò con coraggio, nonostante le stessero lanciando autentiche saette. «Non ricordi niente del tuo assalitore? Nessun dettaglio?»

Lo sguardo del Cappellaio divenne pungente. Sembrava serbarle rancore.
«No, mia cara Alice. Sono stato sorpreso alle spalle e colpito violentemente alla testa. Ho perso i sensi. Non ho idea di chi sia stato, né se sia qualcuno che conosco» sibilò nervoso.

Colta da un impulso, si avvicinò e gli sfiorò il viso. «Ti ha fatto molto male?»

Tarrant si scansò come se avesse ricevuto una scossa elettrica. Fece un brusco passo indietro, levandosi dalla sua portata, e le scoccò un'occhiata furiosa. «Non mi toccare» ringhiò.

«Ma perché sei tanto arrabbiato con me, ora? Che ti prende?» sbottò Alice ferita dal suo volersi tenere a distanza.

Tarrant ebbe un guizzo nello sguardo. «Non sono arrabbiato con te. Non m'importa niente di te» borbottò offeso.

Nate si lasciò sfuggire uno sbuffo spazientito che non passò inosservato a nessuno, tant'è che Alice e il Cappellaio si voltarono a guardarlo.
«Andiamo, è talmente ovvio che Alice non ti è affatto indifferente!» disse a mo' di spiegazione.

Tarrant non replicò, limitandosi a stringere le labbra. Lo faceva sempre quando si sforzava di contenere un sentimento negativo.
Tornò a rivolgersi alla fanciulla, inchiodandola con il suo sguardo rigido. «Tu piuttosto, mia cara Alice, ricordi nulla che possa farci intuire l'identità dell'impostore?»

Colta in castagna, Alice esitò e scambiò una rapida occhiata con Nate e con Bayard, che scossero la testa.
«No Cappellaio. Come potrei ricordare qualche dettaglio? Ha assunto le tue sembianze. Credevo che fossi tu.»
Cercò conferma nei due compagni, che assentirono nuovamente.
«Mi sono accorta che qualcosa non andava quando ha parlato di andare a trovare i nostri amici. Sembrava aver scordato che sono misteriosamente spariti» mormorò dubbiosa, riflettendo fra sé.

Mentre lei parlava, Tarrant si era incupito ancora di più e le aveva voltato le spalle.

«Mi è parso strano quando ha cercato di portarti via senza di noi» aggiunse Nate.

Alice si girò di scatto a guardarlo, quasi avesse avuto un'illuminazione. «É vero. Ha cercato di convincermi a seguirlo e forse mi avrebbe obbligata se non fossi intervenuto tu. Sembrava molto determinato.»

«Ciò mi fa pensare che l'obiettivo di questo misterioso impostore, chiunque lui fosse...Sia tu, Alice.»

Lei s'irrigidì e il lieve rossore che le colorava le guance vellutate scomparve insieme alla sua voce.

Tarrant e Bayard si scambiarono un'occhiata sospetta, che non sfuggì ad Alice, così li richiamò subito all'ordine, anche se il Cappellaio le desse ancora le spalle. «Voi due, cosa nascondete?»

«Cosa?» domandò Bayard, trovandosi alle strette. Di nuovo, i suoi occhi volarono a Tarrant, che però non disse nulla. Quell'atteggiamento scostante fece letteralmente saltare i nervi ad Alice, che perse il controllo. Gli afferrò bruscamente una spalla, costringendolo a girarsi verso di lei e ad affrontarla. «Si può sapere che succede, Tarrant? È da quando ho messo piede a Sottomondo che sei strano, inducendomi a porti questa domanda! Adesso devi darmi una risposta!» strillò a pochi centimetri dalla sua faccia scocciata. «Perché ce l'hai con me? Perché hai cercato di tenermi lontana dal Paese delle Meraviglie? Perché non mi parli? Perché mi stai nascondendo qualcosa che evidentemente mi riguarda?»

Tarrant fece un passo indietro come per defilarsi, ma lei lo trattenne afferrandogli la giacca.

I suoi occhi bicromatici la fulminarono. «Lasciami» sibilò minaccioso.

«No!»

«State calmi voi due» s'intromise Nate cercando di dividerli.

«Stanne fuori, Nate! È una questione che dobbiamo risolvere io e Tarrant!»

«Non dobbiamo risolvere un bel niente! Devi solo andartene e finalmente tutto tornerà come prima!» sputò fuori il Cappellaio.

«Perché? Cosa c'entro io con i disastri che stanno mettendo sottosopra il Paese delle Meraviglie?» gridò Alice sempre più esasperata.

«Non lo so, Alice! So solo che è così!» sbraitò di rimando Tarrant, ammutolendo tutti.

Calò un silenzio carico di tensione, nel quale si udirono soltanto i respiri ansanti dei due litiganti.

Dopo un tempo che parve infinito, Tarrant si divincolò dalla sua presa e la superò, uscendo rapidamente dalla stanza.
«Bayard, vieni con me. Dobbiamo recarci dalla Regina Bianca. Lei è l'unica che saprà aiutarci» disse mentre scendeva le scale.

Il fedele cane mastino lo seguì, mentre Alice e Nate rimasero da soli nella stanza.
Lui si avvicinò alla fanciulla e le scostò una ciocca dal viso. «La vedo grigia.»

Alice posò i grandi occhi castani su di lui. «Che vuoi dire?»

Nate si strinse nelle spalle e cercò di sorridere. «Sei innamorata di uno che non ricambia i tuoi sentimenti. Mi duole dirlo perché il fortunato non sono io» mormorò.

Il viso della fanciulla divenne rosso all'istante, cosicché cercò di celarlo dietro i lunghi boccoli biondi. «Non dire assurdità, Nate...»

«Eppure...»

Incapace di starlo ad ascoltare, Alice lo piantò in asso e si lanciò all'inseguimento del Cappellaio. Poteva ancora raggiungerlo. «Tarrant! Aspetta!» lo chiamò forte.

Il Cappellaio finse di non sentirla e tirò dritto. Quando, però, capì che Alice non si sarebbe arresa, incitò Bayard a precederlo e si fermò ad attenderla.
Quando l'ebbe raggiunto, la fanciulla riprese fiato e gli dedicò il più dolce degli sguardi. Se avesse continuato così Tarrant si sarebbe sciolto. Tuttavia mantenne intatto il cipiglio e non le concesse la benché minima benevolenza. «Cosa vuoi, ancora? Il tè l'hai preso, no? Puoi andartene per davvero.»

Alice rimase a fissarlo per un istante che parve infinito, un istante durante il quale Tarrant non poté fare a meno di soffermarsi a contemplarne la labbra rosate e carnose, all'apparenza morbide. Cosa non avrebbe dato per assaggiarle...

«Tarrant, sul serio: perché fai così? Non mi piace che mi rifiuti. Non ho fatto niente di male e...» Tentennò dinanzi al suo sguardo furioso e ai suoi pugni stretti al punto da avere le nocche sbiancate. Poi Tarrant chinò il capo e mormorò qualcosa che la fanciulla non comprese.
«Come, scusa? Non ho sentito.»

Non sollevò la testa, ma i suoi occhi bicromatici andarono alla ricerca di quelli di lei, inchiodandola. «Tu avresti dovuto capirlo.»

«Cosa?»

«Che non ero io. Che si trattava di un impostore.»

Ad Alice mancarono per un attimo le parole. Riscossasi, assunse un'espressione costernata. «E come? Era identico a te e...»

«Non era identico a me. Chiunque assuma le sembianze altrui per mezzo di un sortilegio ha sempre delle piccole differenze rispetto al soggetto originale. Sempre.» replicò duramente. Strinse le labbra, furioso. «Nessuno mi conosce meglio di te. Avresti dovuto accorgertene. Almeno tu avresti dovuto.»

Alice fece per replicare, ma il Cappellaio non gliene diede il tempo. Si tuffò in mezzo alla fitta vegetazione e sparì dalla sua vista, lasciandola in preda ad un terribile senso di colpa.


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