Bayard corrugò la morbida fronte canina e assunse un'espressione preoccupata. «Un impostore?» chiese sconcertato.
Tarrant
annuì gravemente, continuando imperterrito a spazzolarsi le maniche della
giacca e, soprattutto, a ignorare Alice che lo fissava scombussolata.
Lui raddrizzò la schiena sistemandosi il fedele cappello sulla testa e inchiodò
il suo interlocutore con lo sguardo. «Sì. Sono stato attaccato da non so chi.»
Intervenne
Nate, incredulo quanto i compagni. «Per quello prima c'è stato un gran
baccano?»
Tarrant
gli rivolse un'occhiata insondabile, dopodiché assentì.
Nate fece
un lungo fischio di scherno. «Caspita! Eravamo convinti che stessi litigando
con un servizio da tè! Allora nemmeno tu cadi così in basso!»
«Servizio
da tè?»
«É stato
quello stupido cane a dire che spesso litighi con cucchiaini e tazzine di
porcellana!» ribatté sulla difensiva, facendo rizzare il pelo di Bayard, offeso
dall'insulto.
Il
Cappellaio se ne accorse e strinse le labbra mantenendo il contatto visivo su
Nate. «Capita che io abbia dei fraintendimenti con i servizi da tè, non c'è
nulla di male; alla fine ci riappacifichiamo sempre. E non permetterti di dare
dello stupido al mio amico Bayard» rimarcò in tono austero.
Esasperata
da quelle sciocche argomentazioni, Alice sbottò. «Insomma, la smettete di
parlare a vanvera? Vi ricordo che qualcuno di cui ignoriamo l'identità ha
appena assunto le sembianze di Tarrant ed è scappato nel momento in cui
l'abbiamo quasi scoperto!»
Nate,
Bayard e Tarrant si voltarono all'unisono a guardarla, ma lei badò solamente a
un paio di occhi bicromatici. Li affrontò con coraggio, nonostante le stessero
lanciando autentiche saette. «Non ricordi niente del tuo assalitore? Nessun
dettaglio?»
Lo sguardo
del Cappellaio divenne pungente. Sembrava serbarle rancore.
«No, mia cara Alice. Sono stato sorpreso alle spalle e colpito violentemente
alla testa. Ho perso i sensi. Non ho idea di chi sia stato, né se sia qualcuno
che conosco» sibilò nervoso.
Colta da
un impulso, si avvicinò e gli sfiorò il viso. «Ti ha fatto molto male?»
Tarrant si
scansò come se avesse ricevuto una scossa elettrica. Fece un brusco passo
indietro, levandosi dalla sua portata, e le scoccò un'occhiata furiosa. «Non mi
toccare» ringhiò.
«Ma perché
sei tanto arrabbiato con me, ora? Che ti prende?» sbottò Alice ferita dal suo
volersi tenere a distanza.
Tarrant
ebbe un guizzo nello sguardo. «Non sono arrabbiato con te. Non m'importa niente
di te» borbottò offeso.
Nate si
lasciò sfuggire uno sbuffo spazientito che non passò inosservato a nessuno,
tant'è che Alice e il Cappellaio si voltarono a guardarlo.
«Andiamo, è talmente ovvio che Alice non ti è affatto indifferente!» disse a
mo' di spiegazione.
Tarrant
non replicò, limitandosi a stringere le labbra. Lo faceva sempre quando si
sforzava di contenere un sentimento negativo.
Tornò a rivolgersi alla fanciulla, inchiodandola con il suo sguardo rigido. «Tu
piuttosto, mia cara Alice, ricordi nulla che possa farci intuire l'identità
dell'impostore?»
Colta in
castagna, Alice esitò e scambiò una rapida occhiata con Nate e con Bayard, che
scossero la testa.
«No Cappellaio. Come potrei ricordare qualche dettaglio? Ha assunto le tue
sembianze. Credevo che fossi tu.»
Cercò conferma nei due compagni, che assentirono nuovamente.
«Mi sono accorta che qualcosa non andava quando ha parlato di andare a trovare
i nostri amici. Sembrava aver scordato che sono misteriosamente spariti»
mormorò dubbiosa, riflettendo fra sé.
Mentre lei
parlava, Tarrant si era incupito ancora di più e le aveva voltato le spalle.
«Mi è
parso strano quando ha cercato di portarti via senza di noi» aggiunse Nate.
Alice si
girò di scatto a guardarlo, quasi avesse avuto un'illuminazione. «É vero. Ha
cercato di convincermi a seguirlo e forse mi avrebbe obbligata se non fossi
intervenuto tu. Sembrava molto determinato.»
«Ciò mi fa
pensare che l'obiettivo di questo misterioso impostore, chiunque lui
fosse...Sia tu, Alice.»
Lei
s'irrigidì e il lieve rossore che le colorava le guance vellutate scomparve
insieme alla sua voce.
Tarrant e
Bayard si scambiarono un'occhiata sospetta, che non sfuggì ad Alice, così li
richiamò subito all'ordine, anche se il Cappellaio le desse ancora le spalle. «Voi
due, cosa nascondete?»
«Cosa?»
domandò Bayard, trovandosi alle strette. Di nuovo, i suoi occhi volarono a
Tarrant, che però non disse nulla. Quell'atteggiamento scostante fece
letteralmente saltare i nervi ad Alice, che perse il controllo. Gli afferrò
bruscamente una spalla, costringendolo a girarsi verso di lei e ad affrontarla.
«Si può sapere che succede, Tarrant? È da quando ho messo piede a Sottomondo
che sei strano, inducendomi a porti questa domanda! Adesso devi darmi una
risposta!» strillò a pochi centimetri dalla sua faccia scocciata. «Perché ce
l'hai con me? Perché hai cercato di tenermi lontana dal Paese
delle Meraviglie? Perché non mi parli? Perché mi
stai nascondendo qualcosa che evidentemente mi riguarda?»
Tarrant
fece un passo indietro come per defilarsi, ma lei lo trattenne afferrandogli la
giacca.
I suoi
occhi bicromatici la fulminarono. «Lasciami» sibilò minaccioso.
«No!»
«State
calmi voi due» s'intromise Nate cercando di dividerli.
«Stanne
fuori, Nate! È una questione che dobbiamo risolvere io e Tarrant!»
«Non
dobbiamo risolvere un bel niente! Devi solo andartene e finalmente tutto
tornerà come prima!» sputò fuori il Cappellaio.
«Perché?
Cosa c'entro io con i disastri che stanno mettendo sottosopra il Paese delle
Meraviglie?» gridò Alice sempre più esasperata.
«Non lo
so, Alice! So solo che è così!» sbraitò di rimando Tarrant, ammutolendo tutti.
Calò un
silenzio carico di tensione, nel quale si udirono soltanto i respiri ansanti
dei due litiganti.
Dopo un
tempo che parve infinito, Tarrant si divincolò dalla sua presa e la superò,
uscendo rapidamente dalla stanza.
«Bayard, vieni con me. Dobbiamo recarci dalla Regina Bianca. Lei è l'unica che
saprà aiutarci» disse mentre scendeva le scale.
Il fedele
cane mastino lo seguì, mentre Alice e Nate rimasero da soli nella stanza.
Lui si avvicinò alla fanciulla e le scostò una ciocca dal viso. «La vedo
grigia.»
Alice posò
i grandi occhi castani su di lui. «Che vuoi dire?»
Nate si
strinse nelle spalle e cercò di sorridere. «Sei innamorata di uno che non
ricambia i tuoi sentimenti. Mi duole dirlo perché il fortunato non sono io»
mormorò.
Il viso
della fanciulla divenne rosso all'istante, cosicché cercò di celarlo dietro i
lunghi boccoli biondi. «Non dire assurdità, Nate...»
«Eppure...»
Incapace
di starlo ad ascoltare, Alice lo piantò in asso e si lanciò all'inseguimento
del Cappellaio. Poteva ancora raggiungerlo. «Tarrant! Aspetta!» lo chiamò
forte.
Il
Cappellaio finse di non sentirla e tirò dritto. Quando, però, capì che Alice
non si sarebbe arresa, incitò Bayard a precederlo e si fermò ad attenderla.
Quando l'ebbe raggiunto, la fanciulla riprese fiato e gli dedicò il più dolce
degli sguardi. Se avesse continuato così Tarrant si sarebbe sciolto. Tuttavia
mantenne intatto il cipiglio e non le concesse la benché minima benevolenza.
«Cosa vuoi, ancora? Il tè l'hai preso, no? Puoi andartene per davvero.»
Alice
rimase a fissarlo per un istante che parve infinito, un istante durante il
quale Tarrant non poté fare a meno di soffermarsi a contemplarne la labbra
rosate e carnose, all'apparenza morbide. Cosa non avrebbe dato per
assaggiarle...
«Tarrant,
sul serio: perché fai così? Non mi piace che mi rifiuti. Non ho fatto niente di
male e...» Tentennò dinanzi al suo sguardo furioso e ai suoi pugni stretti al
punto da avere le nocche sbiancate. Poi Tarrant chinò il capo e mormorò
qualcosa che la fanciulla non comprese.
«Come, scusa? Non ho sentito.»
Non
sollevò la testa, ma i suoi occhi bicromatici andarono alla ricerca di quelli
di lei, inchiodandola. «Tu avresti dovuto capirlo.»
«Cosa?»
«Che non
ero io. Che si trattava di un impostore.»
Ad Alice
mancarono per un attimo le parole. Riscossasi, assunse un'espressione
costernata. «E come? Era identico a te e...»
«Non era
identico a me. Chiunque assuma le sembianze altrui per mezzo di un sortilegio
ha sempre delle piccole differenze rispetto al soggetto originale. Sempre.»
replicò duramente. Strinse le labbra, furioso. «Nessuno mi conosce meglio di
te. Avresti dovuto accorgertene. Almeno tu avresti dovuto.»
Alice fece
per replicare, ma il Cappellaio non gliene diede il tempo. Si tuffò in mezzo
alla fitta vegetazione e sparì dalla sua vista, lasciandola in preda ad un
terribile senso di colpa.
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