Tarrant non poteva credere che quella ragazzina non si fosse accorta di avere avuto a che fare con un suo sosia! Dov'era finita la tanto decantata − quantomeno da lei − amicizia?
Un'amica avrebbe notato che non si trattava di lui, no?
Una vera amica, almeno.
Ma Alice no, non era affatto un'amica, non lo era mai stata.
Perché nel suo cuore Tarrant l'aveva sempre considerata molto più di quello;
aveva sempre visto molto di più della bambina finita a dipingere le rose della
Regina Rossa. Era completamente fuori di testa e forse era proprio il motivo
per cui lui aveva da subito avvertito una profonda affinità. Affinità che si
era tradotta in un rapporto estremamente intimo, che Alice si ostinava a
definire amicizia, ma che tale non poteva essere se poi nemmeno si accorgeva
che qualcuno aveva assunto le sue sembianze per ingannarla.
Qualcuno,
sì...Ma chi? Dannazione, erano settimane, addirittura mesi che Tarrant si
arrovellava per scoprire a chi appartenesse l'identità di colui o colei che si
era messo alla ricerca di Alice. I segnali erano chiari e si erano manifestati
subito dopo la sua partenza da Sottomondo.
Già, la
sua partenza...
Tarrant le aveva chiesto di restare, ma lei no; era dovuta tornare a casa, nel
suo mondo. Ben presto aveva scoperto il reale motivo. Aveva capito quali
cose dovesse "sistemare" quell'irritante, cocciuta, folle,
testarda e bellissima ragazza.
La sua Alice.
Scosse la
testa nel tentativo di riordinare le idee. Era talmente furioso da saltare di
palo in frasca con i pensieri, con il risultato che gli stava venendo un
tremendo mal di testa. Gli effetti collaterali dell'aver a che fare con Alice.
O forse proprio dell'impuntarsi per non averci a che fare.
«Stai
bene, Tarrant?» abbaiò Bayard, al suo fianco.
Lui annuì meccanicamente, ma non proferì parola.
«Dopo
l'agguato che hai subito sarebbe normale se fossi un po' frastornato...»
Il
Cappellaio sollevò impercettibilmente gli angoli della bocca. «Dimentichi,
amico mio, che l'essere frastornato costituisce la mia condizione abituale»
replicò in tono vagamente divertito.
Persino
sul volto canino di Bayard comparve un sorriso. «Giusto.»
Seguì un istante di silenzio che, però, venne rotto ancora dal mastino. «Non ho
potuto fare a meno di notare che fra te e Alice non corre buon sangue.»
«Sagace
come sempre eh, mio buon Bayard?»
«A dir la
verità non bisogna essere un genio per notarlo. L'hai trattata molto male dal
primo momento in cui l'hai affrontata, sulla spiaggia.»
Tarrant
corrugò la fronte e strinse le labbra in preda all'ira. Non ce l'aveva con
Bayard, ma con Alice. Ce l'aveva sempre con Alice.
«Non
doveva tornare, ecco tutto» replicò in tono gelido.
«Perché?»
Anziché
rispondere, il Cappellaio prese a fischiettare rumorosamente suscitando il
fastidio del mastino, che ringhiò.
«Come sta
la tua deliziosa compagna?» gli domandò allora.
«Perché
sei in collera con Alice?» insistette Bayard.
«E i
cuccioli? Immagino che siano cresciuti parecchio dall'ultima volta che li ho
visti.»
«Smettila
di tergiversare, Tarrant!»
Gli occhi
del Cappellaio si accesero di una luce sinistra che li rese, se possibile,
ancora più grandi e brillanti. Inquietavano a dir poco, ma, al tempo stesso,
erano incantevoli. Addirittura magnetici.
«E tu
smettila di fare domande alle quali non intendo rispondere.»
Si
guardarono in cagnesco e non solo perché Bayard era effettivamente un cane. Gli
occhi bicromatici di Tarrant emettevano saette, tant'è che il buon mastino
dovette abbassare lo sguardo con fare remissivo.
«Voglio la
verità, Tarrant: sai chi c'è dietro a queste sparizioni?»
«Certo che
no! Ed è il motivo per cui stiamo andando dalla Regina Bianca.»
«Però sai
se abbiano qualcosa a che vedere con Alice.»
Non era
una domanda e comunque il Cappellaio ammutolì, confermando così i dubbi
dell'amico.
«Dimmi
cosa c'è dietro a tutta questa storia!»
«Te lo
ripeto, Bayard: non lo so!»
«Allora
perché non volevi che tornasse, se l'ultima volta le chiedesti addirittura di
restare?»
Quelle
accuse, peraltro fondate, bastarono a zittire il Cappellaio, ferito nel suo
orgoglio mascolino. Corrugò la fronte, offeso, e allungò il passo per superarlo
e lasciarlo indietro di qualche metro.
Bayard non si scompose e procedette nella sua andatura pacata. Conosceva fin
troppo bene l'indole irruenta di Tarrant; l'avrebbe lasciato sbollire,
dopodiché avrebbe tentato di tornare sull'argomento. Era certo che con l'aiuto
della Regina Bianca, tanto dolce quanto diretta, sarebbero riusciti a
estorcergli la verità sia sui suoi sospetti che sui suoi sentimenti.
Nel
frattempo i pensieri del Cappellaio erano più aggrovigliati del solito, il che
era tutto un dire. Non riusciva a smettere di pensare a ciò che stava
succedendo a Sottomondo, era preoccupato per la scomparsa dei suoi amici e,
soprattutto, non riusciva in alcun modo a togliersi dalla testa le sensazioni
provate nel momento in cui Alice l'aveva sfiorato quando l'aveva trovato legato
in casa sua.
Era davvero furioso con lei per la sua incapacità di riconoscerlo, ma
soprattutto detestava Nate e la sua faccia di bronzo. Tollerava a stento la sua
presenza perennemente accanto alla fanciulla e aveva fatto uno sforzo enorme
per non palesare il proprio fastidio. Alice non doveva accorgersene o sarebbe
stata la fine. Non poteva permetterle di scovare in lui alcun punto debole o vi
si sarebbe aggrappata saldamente per tentare un approccio. Tarrant non voleva.
Anzi, da quel momento in avanti non si sarebbe più avvicinato a lei, l'avrebbe
evitata accuratamente; poco importava quanto avesse intenzione di sostare a Sottomondo.
Fu con
queste convinzioni che giunse presso il castello della Regina Bianca, seguito
fedelmente da Bayard.
Furono subito accolti dalle ancelle della sovrana, che li scortarono
gentilmente all'interno del palazzo.
«Tarrant!
Bayard! Che piacere vedervi, amici miei!» trillò soave la Regina Bianca andando
loro incontro. Strinse il primo in un rapido abbraccio, per poi gratificare il
mastino con la dolcezza delle sue carezze.
«Avete fatto un lungo viaggio, è notte fonda. Venite a ristorarvi, vi faccio
preparare delle stanze cosicché possiate riposare subito dopo esservi
rifocillati.»
I due la
seguirono nelle cucine del palazzo, sebbene non fosse facile stare dietro al
passo spedito e leggiadro della regina.
«Cosa vi
porta fin qui?» li interrogò in tono cantilenante.
Tarrant
trasse un profondo respiro, apprestandosi a fornire le dovute spiegazioni alla
sovrana. «Mia regina...» cominciò.
«Alice è
tornata a Sottomondo» lo precedette Bayard cogliendolo di sorpresa.
La Regina
Bianca inarcò la fronte manifestando stupore dinanzi alla notizia inaspettata,
mentre il Cappellaio si voltò a fissarlo arcigno.
Se uno sguardo avesse potuto uccidere, Bayard ci avrebbe rimesso la pelle da un
pezzo.
«Ma è una
splendida, splendida notizia!» esclamò dolcemente la sovrana.
Posò i grandi occhi neri sul Cappellaio, che vi colse una certa apprensione.
«Come mai non mi hai informato subito, Tarrant? So quanto tu e Alice siate
legati ed è strano che...»
«Sono in
rotta» intervenne nuovamente il mastino, meritandosi l'ennesima occhiataccia
del Cappellaio.
«Oh» fece
la regina. «E questo che significa?» domandò poi, non avendo ben chiaro il
rapporto esistente fra Alice e Tarrant.
«Non
significa niente, mia regina» mormorò inferocito il Cappellaio. «É solo che il
nostro caro amico Bayard sta vaneggiando. Dev'essere stanco per il lungo
viaggio.»
La sovrana
mantenne a lungo lo sguardo fisso in quello del Cappellaio, facendogli temere
che potesse leggergli nel pensiero. Per fortuna la regina non possedeva ancora
una tale capacità e Tarrant poté ritenersi salvo.
«Molto bene, allora...Andate a riposare. Continueremo a parlare domani» li
congedò.
Tarrant e
Bayad fecero un piccolo inchino a mo' di saluto e si voltarono per seguire le
ancelle che li avrebbero condotti alle proprie stanze.
«Ah...Tarrant?»
Si bloccò.
«Sì, mia regina?»
Lei affilò
lo sguardo, quasi volesse provocarlo. «É comunque una splendida notizia.»
Dinanzi alla sua perplessità, la Regina Bianca si affrettò a chiarire quanto
appena detto: «Il ritorno della nostra amata Alice a Sottomondo.»
Tarrant
strinse le labbra e assentì rigidamente. «Sicuramente, mia regina.»
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