Per tutto
il giorno successivo Tarrant riuscì a sottrarsi al confronto con la Regina
Bianca, fingendo di essere impegnato in questa o in quell'altra faccenda.
Ovviamente non gli credette nemmeno per un secondo, ma preferì evitare di
prenderlo di petto: conosceva quell'impavido cappellaio da anni, ormai, e
sapeva perfettamente a quali scatti d'ira andava incontro se messo sotto
pressione.
D'altra parte la regina aveva tutto il tempo del mondo.
Bayard le
aveva dato le delucidazioni necessarie su ciò che era accaduto il giorno prima
− ebbene sì, era passato soltanto un giorno dall'arrivo di Alice a Sottomondo!
− e lei si era fatta un'idea piuttosto chiara di ciò che era accaduto nella
contorta testa di Tarrant.
Era svitato, certo, ma era pur sempre un uomo: non è poi così difficile da
comprendere.
Verso
sera, quando il Cappellaio si decise infine ad affrontare la regina − se non
altro per esporle i suoi dubbi relativi alle ultime sparizioni a Sottomondo −
lei parve concentrata su altro, come Bayard del resto. Sembrava che la loro
attenzione fosse stata catturata da qualcosa che stava accadendo al di fuori
delle mura del castello, ragion per cui Tarrant li seguì all'esterno per
capirne di più.
Non poteva credere ai suoi occhi. Cosa diavolo ci faceva Alice lì? Con quello
stoccafisso di Nate, per giunta!
«Alice!
Mia cara!» esclamò radiosa la regina. Corse ad abbracciarla, sollevandola quasi
di peso per l'impeto.
Il
Cappellaio rimase in disparte a osservare la scena, a osservare, cioè, Nate che
si presentava ossequioso alla regina. Dopo un primo, iniziale, momento di shock
pareva essersi ambientato immediatamente a Sottomondo.
D'altronde se stava con Alice doveva essere folle almeno quanto lei.
Era
talmente assorto in quella scenetta vomitevole − quantomeno ai suoi occhi − da
non essersi accorto che Alice e Nate non erano giunti fin lì da soli. Poco più
indietro, infatti, c'erano nientemeno che il Bianconiglio, Pincopanco e
Pancopinco, il Ghiro Mallymkun, il Leprotto Marzolino e perfino lo Stregatto. I
suoi amici erano tornati! Ed erano con Alice!
Un attimo, ma...Cosa ci facevano con Alice? L'aveva lasciata da meno di
ventiquattrore e lei li aveva magicamente ritrovati? Eh no, Tarrant non era
minimamente disposto a mostrarle gratitudine, poco importava come avesse fatto
a scovarli.
In
quell'istante gli occhi castani della fanciulla incrociarono i suoi. Abbozzò un
sorriso, ma era chiaro che gli serbasse rancore per il modo in cui l'aveva
piantata in asso.
«Sono tornati da soli» disse rispondendo ai suoi silenziosi interrogativi.
Tarrant
strinse le labbra, infastidito dal fatto che avesse intuito i suoi pensieri.
«Sono
comparsi presso la radura del tè un attimo dopo che te ne sei andato» aggiunse
in un tono risentito che non sfuggì al Cappellaio.
La ignorò
e dedicò tutta la sua attenzione agli amici ritrovati. «Bianconiglio! Ghiro!
Leprotto! Dove diamine vi eravate cacciati?» domandò esterrefatto correndo loro
incontro. Li abbracciò uno a uno, mentre i gemelli finsero un buffo broncio. «A
noi non lo chiedi?»
«Ci stavo
arrivando, amici, ci stavo arrivando...» mormorò Tarrant beffardo e alquanto
divertito. Lo Stregatto si materializzò sulla sua testa, proprio sotto al
cappello che era solito indossare e parlò con voce profonda: «Nemmeno per me ti
sei preoccupato.» Nonostante il tono accusatorio, il sorriso a mezzaluna rimase
invariato sul suo faccione grigio.
Tarrant
recuperò il cappello con una mano, traendolo in salvo prima che lo Stregatto se
ne impossessasse. Aveva sempre avuto un debole per quel cappello.
«Sei forse
arrabbiato con me perché non sono riuscito ad impedire ad Alice di tornare
qui?» aggiunse provocatorio.
Otto paia
di occhi si posarono sul volto corrucciato del Cappellaio, che si affrettò a
minimizzare con un gesto della mano e a cambiare argomento. «Che fine avevi
fatto Stregatto? Ti sei fatto rapire nonostante le tue capacità evanescenti?»
«A dir la
verità mi sono volatilizzato non appena ho appurato che gli altri della
combriccola erano spariti.»
"Il
solito vigliacco" pensò Tarrant.
Non disse nulla, impegnato com'era a evitare lo sguardo infuocato di Alice.
Anche la Regina Bianca lo stava fissando, ma con curiosità.
Il Cappellaio ignorò pure lei, voltandosi nuovamente verso gli amici. «Chi è
stato a sequestrarvi? Dove siete stati? Come vi siete liberati?»
Un lampo
di imbarazzo attraversò i volti paffuti dei suoi interlocutori, che chinarono
istantaneamente il capo. Tarrant corrugò la fronte.
«Non lo sappiamo, Cappellaio» replicò il Bianconiglio facendosi piccolo
piccolo.
«Non
abbiamo idea di cosa sia successo. È come se fossimo stati assaliti da un coma
profondo» spiegò il Leprotto Marzolino con il suo classico tono isterico. Se
avesse avuto qualcosa a portata di mano l'avrebbe sicuramente scagliato contro
il muro. Era fatto così.
«A un
certo punto abbiamo ripreso conoscenza e ci siamo ritrovati tutti insieme a
pochi metri dalla tua abitazione. Ti cercavamo, ma abbiamo trovato Alice in
compagnia di questo baldo giovanotto» squittì il Ghiro Mallymkun.
«In
atteggiamenti intimi...Ed equivoci» aggiunse lo Stregatto, ovviamente divertito
dalla sua reazione.
Tarrant,
infatti, digrignò i denti e strinse i pugni mentre le sue occhiaie divennero
particolarmente marcate come accadeva ogniqualvolta s'infuriava. Si sforzò di
mantenere la calma o, almeno, di non mostrare troppo il suo stato d'animo.
«Capisco» mormorò.
"Com'è successo a me" aggiunse mentalmente.
«Tarrant?»
La voce
più bella del mondo lo riportò bruscamente alla realtà. Si voltò e incrociò gli
occhi austeri della sua Alice.
Era furiosa e peccaminosamente bella. I suoi capelli erano sempre stati così biondi
e così selvaggi?
Lei era selvaggia. Selvaggia nell'animo.
«TARRANT!»
lo richiamò scandendo le lettere che componevano il suo nome.
Il
Cappellaio si ridestò e ne affrontò lo sguardo, non senza provare un brivido di
eccitazione. Accidenti, ma cosa gli prendeva?
«Che c'è?» rispose quasi senza guardarla. Voleva infastidirla, portarla
all'esasperazione.
Ok, doveva ammetterlo: voleva che reclamasse incessantemente la sua attenzione.
Quell'atteggiamento da parte sua era perverso e diabolico, ma non poteva farne
a meno.
Alice non
si lasciò scalfire dalla sua indifferenza, anche perché ci stava facendo
l'abitudine.
Si puntò le mani sui fianchi aggrottò la fronte, sfidandolo sotto lo sguardo
dei presenti. «Possiamo parlare?»
«No» fu la
secca quanto rapida risposta.
«Rettifico: dobbiamo parlare.»
«Di
nuovo: no, Alice.»
Le diede le spalle e fece schioccare la lingua nel tentativo di innervosirla
maggiormente. «Al momento, devo parlare con la regina...»
«TARRANT
ALTROCILINDRO!» gridò la fanciulla cogliendolo di sorpresa.
Il
Cappellaio si voltò, leggermente intimorito: Alice era avanzata verso di lui e
lo stava affrontando a muso duro, furiosa come non l'aveva mai vista. Gli
afferrò il bavero della giacca e la strattonò leggermente.
«TU E IO
DOBBIAMO PARLARE! NIENTE SCUSE.»
Completamente
ammutolito, Tarrant non ebbe il coraggio né la forza di porre obiezioni e si
lasciò trascinare da lei all'interno del castello sotto lo sguardo attonito dei
presenti.
Nessun commento:
Posta un commento