Capitolo 16 - Capricci...O vulnerabilità?

Ovviamente le supposizioni di Yanez si rivelano fondate e, la notte successiva al loro screzio − se così si può chiamare −, la piccola volpe non si presenta nella radura.

Sandokan non sa proprio cosa pensare.
Per quanto il Portoghese gli abbia illustrato il più chiaramente possibile la situazione − assumendo quel ruolo di guida esperta che spesso lo ha aiutato a raccapezzarsi in situazioni più o meno torbide negli anni −, trova impossibile credere che quella ragazzina viziata sia così tanto arrabbiata perché non ha voluto fare il bagno con lei.
O forse, invece, è possibilissimo.

D'altronde non può dire di conoscerla abbastanza da saperla interpretare al meglio; senza contare che, effettivamente, Laura è nata e cresciuta in un contesto privilegiato tale per cui è abituata a ottenere sempre ciò che vuole.
Sebbene Sandokan fatichi ad accettarla come unica spiegazione.
Così come stenta a convincere sé stesso che il solo motivo per cui l'improvvisa defezione della fanciulla ai loro “appuntamenti” notturni lo infastidisca sia l'impossibilità di portare a compimento il proprio piano.

«Ah, quindi il tuo piano di vendetta è ancora valido, Romeo?» lo punzecchia Yanez quando lo sorprende con la testa fra le mani intento ad arrovellarsi sulla faccenda, beccandosi un'occhiataccia di rimando. «Chiedevo solo. Tutti, sul praho, se lo domandano» aggiunge sollevando le mani in segno di finta resa.
Figurarsi, infatti, se il Portoghese abbia intenzione di arrendersi sull'argomento. Al contrario, Sandokan sa benissimo che non vede l'ora di sbattergli in faccia la verità − quantomeno la sua verità − con un tanto agognato “te l'avevo detto”.

Su una cosa però, Yanez ha ragione: più i giorni passano e più la ciurma è inquieta.
Sandokan lo percepisce dagli sguardi perplessi che lo inseguono a ogni movimento nonché dai mormorii sommessi che i pirati si scambiano quando pensano che lui non senta.
Non può biasimarli: li ha trascinati a Labuan dopo quattro anni dagli eventi che lo hanno segnato irrimediabilmente con uno scopo ben preciso, salvo poi indugiare in sciocche attività di corteggiamento.

Avrebbe dovuto attenersi al piano iniziale, rapendo Laura quando l'ha inseguita sulla cima della scogliera il primo giorno in cui si sono incontrati.
Invece no, ha voluto giocare con lei, conquistarla, per togliersi lo sfizio di sottrarla a Lord Edward nel modo peggiore: con il consenso della ragazza stessa, che avrebbe scelto Sandokan al padre.
Per quel motivo si è messo in ghingheri per la sua festa di compleanno, ha ballato con lei e le ha dato il primo bacio come uno sciocco romantico.

…Solo per quello.
Certo.

Tuttavia, anziché approfittare della situazione ha preferito perseverare con la farsa che adesso gli si sta ritorcendo contro: non solo perché la piccola volpe si è affezionata più del previsto, ma − ed è la cosa peggiore −, arrogandosi il diritto di tenergli il muso per una faccenda di poco conto, gli sta facendo perdere tempo e credibilità agli occhi della ciurma.

E la ciurma è tutto per Sandokan.
Rappresenta il suo porto sicuro, la sua famiglia.
Specie da quando sua madre è morta, lasciandolo solo al mondo con la rivelazione di non essere il suo figlio naturale.
Poco cambia in termini di affetto, perché per lui Nur sarà sempre sua madre, ma ormai conosce la verità.

Discende da un guerriero Dayak.

Seppur riconosciuto dai membri della tribù omonima come loro liberatore dalla schiavitù del Sultano del Brunei, da cui l'epiteto conferitogli di Tigre della Malesia, Sandokan ha scelto di proseguire con la vita da pirata.
D'altra parte tornare a Singapore in pianta stabile senza Nur non avrebbe avuto senso.

Ecco perché Yanez e il resto dell'equipaggio sono così importanti.
Ripongono in lui una fiducia smodata che Sandokan ricambia e che non può accettare di deludere in alcun modo. Meno che mai dopo la perdita di Marianna, la sola donna entrata a far parte della ciurma, seppur per un breve periodo.
“Troppo breve”, pensa con una punta di dolore.

Si riscuote.
Insomma, può tollerare i capricci di Laura, i suoi incaponimenti su dettagli irrilevanti e perfino il suo odio, quando glielo sbatterà in faccia − perché lo farà appena avrà capito le sue vere intenzioni, Sandokan non ha dubbi a riguardo −; non può tollerare, però, di perdere la stima della sua ciurma. Ecco perché deve risolvere quella situazione d'impasse quanto prima.
Sospira.

«Qualcosa ti turba, Capitano?»
La voce profonda di Sarkar, uno dei primi membri che aderì alla ciurma, lo sorprende alle spalle.
«Sembri pensieroso.»

Sandokan si volta verso il possente pirata di colore, dalla pelle tatuata e occhi neri come l'inchiostro. Stiracchia un sorriso di circostanza. «Vuoi chiedermi perché stiamo perdendo tempo a Labuan?» Inarca la fronte sospettoso. «Ti ha mandato Yanez?»

Sarkar ridacchia appoggiandosi al parapetto del praho, accanto a lui. Scuote la testa. «Il Portoghese è una spina nel fianco, ma è preoccupato per te. Lo siamo tutti.» Lo guarda con attenzione. «Non mi ha mandato lui. E non sono venuto a chiederti spiegazioni. Ti ho sempre seguito con rigore, fidandomi ciecamente delle tue decisioni.»

È vero, Sarkar è fra i membri più fedeli e leali su cui Sandokan abbia l'onore di contrare nella propria ciurma.
Oltre a Yanez, al gigante muto Sambigliong e al giovane Emilio, certo.

«Sto bene. Sono solo…» Esita. «…Il mio piano potrebbe essermi sfuggito di mano» ammette suo malgrado.
Sebbene Yanez sia da sempre il suo migliore amico e braccio destro, Sarkar non è cinico come il Portoghese e accoglie senza ironia la sua confidenza.
«Credevo che sarebbe stato più semplice.»

«Niente è semplice quando ci sono di mezzo i sentimenti.»
Ascoltare un omone tutto d'un pezzo come Sarkar parlare di sentimenti è al limite del ridicolo, eppure Sandokan si sente più compreso di quanto sia disposto ad ammettere.
«Non hai mai superato la perdita di Marianna, Capitano.»

S'irrigidisce.

«Non è forse il motivo per cui stai facendo tutto questo con la figlia di Lord Edward?»

È davvero quello il motivo?
Non lo sa più.
Certo, è il movente da cui ha avuto origine il suo piano, ma…

«Sì» risponde.

Sarkar lo studia per un lungo istante. «Allora devi soltanto riprendere in mano le redini della situazione, senza farti troppi scrupoli.» Solleva il sopracciglio. «Anche se rivederti così non mi dispiace affatto.»

«Così come?»

«Così vivo. Di nuovo umano. Forse un po' tormentato, certo, ma meno schivo.» Il sorriso di Sarkar trasuda sincerità. «Ci sono stati giorni in cui sei apparso perfino allegro come non capitava da tempo. Dopo quattro anni in cui sei stato l'ombra di te stesso ci voleva.» Gli batte una pacca sulla spalla e si allontana.

Sandokan si ritrova a riflettere su quelle dichiarazioni inaspettate. In effetti da quando la piccola volpe è entrata nella sua vita, il peso che da troppo tempo gli gravava sul cuore si è alleviato leggermente facendolo tornare a respirare.
Inoltre lo diverte, nel senso migliore del termine.

Si strofina la faccia, esasperato.
Marianna. Faccio tutto questo per Marianna. L'unico vero amore della mia vita.”

È ciò che cerca di raccontarsi per convincere sé stesso che Laura sia importante esclusivamente ai fini del proprio piano.
Si ripete che è sempre e solo per quel motivo che, dopo qualche giorno in cui non ha sue notizie, decide di andare a cercarla.

***

«Non ti sei mai specchiata tanto in vita tua» commenta Intan comparendo alle spalle di Laura, che sussulta spaventata e si allontana subito dallo specchio.
«Che succede, cara?»

«Niente, niente…»

«Eppure ti ho sorpresa più volte osservarti con sguardo critico. Non dirmi che sei preda di qualche complesso non meglio definito. L'insicurezza ti si addice meno della vanità.»

Serra le labbra, sapendo che la cameriera ha ragione. Sospira. «No…È solo che…»
Non sa spiegare nemmeno a sé stessa che cosa le sia preso, ma dopo la notte in cui Sandokan si è rifiutato di fare il bagno con lei si è sentita d'un tratto…Piccola.
Insignificante.
Non abbastanza donna.
Le duole ammetterlo, ma il fatto che il pirata le abbia imposto di rivestirsi e l'abbia trattata come una bambina petulante ha colpito tanto il suo orgoglio quanto la sua autostima.

Laura si è sempre ritenuta bella e nutre pochi dubbi sul fatto che Sandokan la consideri tale. Tuttavia quella notte si è sentita rifiutata, come se lui non la considerasse all'altezza di qualcosa di più dei semplici baci che si sono scambiati dalla festa in poi.
Invece era proprio ciò che lei voleva.

Non è stupida, sapeva perfettamente a cosa andava incontro chiedendogli di fare il bagno mezzi nudi, di notte, laddove nessuno avrebbe potuto vederli.
Sa anche che Sandokan è più grande di lei e, a differenza sua, è esperto in materia di sesso.
Ecco perché il suo rifiuto ha ferito Laura in un modo che lui pare non avere nemmeno compreso, il che è peggio. Perché significa che per il pirata è tutto un gioco.

Per Laura, invece, non lo sarebbe stato.
Altrimenti non avrebbe provato a concederglisi, così come non gli avrebbe permesso di baciarla né di tenerla stretta a sé nel modo in cui facevano durante i loro incontri notturni.

A tormentarla maggiormente è il fatto che, durante tali incontri, avvertiva tutta la passione di Sandokan e, sebbene fosse giovane e inesperta, le sembrava di aver colto perfino una sorta di desiderio represso da parte sua.
Il che andava benissimo, perché Laura sarebbe stata più che lieta di soddisfarlo.

Almeno fino a quando lui l'aveva osservata spogliarsi quasi con orrore, come se fosse terrorizzato all'idea di farla sua.

Soltanto a ripensarci, le vengono gli occhi lucidi e una sensazione di disagio le grava sul petto.
Avrebbe dovuto immaginare che il suo avvicinamento nascondesse qualcosa, d'altronde si erano incontrati in un contesto di quasi rapimento.
Eppure, dalla sua festa di compleanno in poi, i sorrisi e gli sguardi di Sandokan le erano parsi sinceri.

Intan sospira vedendola così assorta. «Ero venuta a dirti che Lord James Brooke ti attende di sotto.»

Laura annuisce. «Scendo subito.»

La sua docilità stupisce la cameriera quanto l'improvviso interesse che, negli ultimi giorni, ha manifestato verso il Capitano Brooke.
Non soltanto ha accettato di vederlo più volte senza dimostrarsi scocciata come al solito, ma ha perfino apprezzato i continui complimenti in cui cacciatore di pirati si prodiga.

Proprio come quel giorno.
Laura accoglie James in giardino per prendere il tè insieme e ascolta pacata le numerose moine da parte del cacciatore di pirati.
I suoi elogi non sono qualcosa che brama, ma rappresentano ciò di cui ha bisogno in quel momento. Non la soddisfano appieno, ma la fanno sentire di nuovo apprezzabile.
Forse perché sa che James la vuole sposare e, dunque, la vede come una sua pari.
O, almeno, è ciò che le piace credere.

Intan la osserva dalla soglia della villa con un velo di preoccupazione.
«Puoi ingannare tuo padre e Lord Brooke, ma non con me» commenta sciogliendole i lacci del corpetto una volta che Laura si è ritirata in camera dopo l'incontro con James. «Non sembri davvero felice di trascorrere del tempo con lui.»

«Mi è mai stato concesso di esserlo in fatto di compagnie maschili?» ribatte amareggiata. «Sai bene che il mio destino è segnato.»

Intan la costringe a voltarsi verso di sé e le prende il viso tra le mani. «So anche che non hai mai avuto intenzione di sottostare a questa imposizione, perciò…» Esita, consapevole che dovrebbe trattenersi dal dire ciò che ha nel cuore. Tuttavia l'affetto che nutre per Laura ha la meglio sul buon senso. «…Ritrova ciò che negli ultimi tempi ti ha fatto battere il cuore.»

Laura sgrana gli occhi, sorpresa dalle sue parole.

«Non so chi sia lui né se vada bene per te. Immagino di no, visto che lo hai tenuto segreto a tutti, me compresa.»

«Intan…»

La zittisce posandole dolcemente l'indice sulle labbra. «Non fa niente, lo capisco: meno persone sanno e più il tuo segreto rimane al sicuro da Lord Edward.» Le accarezza una guancia. «Ma la tua spontaneità, il tuo ardore…Sono doni dal valore inestimabile che hai il dovere di proteggere. Non puoi permettere a un James Brooke qualunque di domarli. Voglio che trovi qualcuno che li coltivi, non che cerchi di estirparli da te.»

Laura l'ascolta con incredulità. Intan non le ha mai parlato in quel modo, non si è mai esposta a tal punto. «Credevo che ti piacesse il Capitano Brooke.»

La cameriera scuote la testa. «È l'uomo giusto per il tuo rango, ma a me piace vederti felice. C'è una bella differenza.» Le rivolge un sorriso complice. «Di recente lo sei stata parecchio e non certo grazie a James.»

Avvampa imbarazzata.
Intan le rivolge un sorriso complice, dopodiché esce dalla stanza lasciandola da sola.
Laura è più confusa che mai.
Scivola fuori dal vestito e, in sottoveste, si ritrova a guardarsi allo specchio. Stavolta per ritrovare ciò di cui parlava Intan.
La cameriera ha ragione: quando frequentava Sandokan era raggiante, mentre adesso appare più…Spenta.
Sbuffa in preda alla frustrazione e s'immerge nella vasca piena d'acqua calda che Intan le ha preparato.

Più tardi, quando ormai è notte e Laura è sprofondata in un sonno agitato, qualcosa la spinge a destarsi.
Il rumore di un bussare sommesso la fa alzare di scatto, sorpresa e frastornata. Si stropiccia gli occhi e si guarda intorno, convinta di aver sognato tutto.
Eppure quel suono attutito e ripetuto non s'interrompe.

Confusa, Laura scosta le coperte e si alza dal letto.
Corruga la fronte e sgrana gli occhi quando mette a fuoco la sagoma di un uomo dietro alla finestra. Soprattutto tenendo conto che la sua camera si trova al secondo piano.

Spaventata, fa per gridare e chiedere aiuto…
Quando si rende conto che l'uomo appostato presso la sua finestra è Sandokan.


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