Ovviamente le supposizioni di Yanez si rivelano fondate e, la notte successiva al loro screzio − se così si può chiamare −, la piccola volpe non si presenta nella radura.
Sandokan
non sa proprio cosa pensare.
Per quanto il Portoghese gli abbia illustrato il più chiaramente possibile la
situazione − assumendo quel ruolo di guida esperta che spesso lo ha aiutato a
raccapezzarsi in situazioni più o meno torbide negli anni −, trova impossibile
credere che quella ragazzina viziata sia così tanto arrabbiata
perché non ha voluto fare il bagno con lei.
O forse, invece, è possibilissimo.
D'altronde
non può dire di conoscerla abbastanza da saperla interpretare al meglio; senza
contare che, effettivamente, Laura è nata e cresciuta in un contesto
privilegiato tale per cui è abituata a ottenere sempre ciò che vuole.
Sebbene Sandokan fatichi ad accettarla come unica spiegazione.
Così come stenta a convincere sé stesso che il solo motivo per cui l'improvvisa
defezione della fanciulla ai loro “appuntamenti” notturni lo infastidisca sia
l'impossibilità di portare a compimento il proprio piano.
«Ah,
quindi il tuo piano di vendetta è ancora valido, Romeo?» lo
punzecchia Yanez quando lo sorprende con la testa fra le mani intento ad
arrovellarsi sulla faccenda, beccandosi un'occhiataccia di rimando. «Chiedevo
solo. Tutti, sul praho, se lo domandano» aggiunge sollevando le mani in segno
di finta resa.
Figurarsi, infatti, se il Portoghese abbia intenzione di arrendersi
sull'argomento. Al contrario, Sandokan sa benissimo che non vede l'ora di
sbattergli in faccia la verità − quantomeno la sua verità − con
un tanto agognato “te l'avevo detto”.
Su una
cosa però, Yanez ha ragione: più i giorni passano e più la ciurma è inquieta.
Sandokan lo percepisce dagli sguardi perplessi che lo inseguono a ogni
movimento nonché dai mormorii sommessi che i pirati si scambiano quando pensano
che lui non senta.
Non può biasimarli: li ha trascinati a Labuan dopo quattro anni dagli eventi che
lo hanno segnato irrimediabilmente con uno scopo ben preciso, salvo poi
indugiare in sciocche attività di corteggiamento.
Avrebbe
dovuto attenersi al piano iniziale, rapendo Laura quando l'ha inseguita sulla
cima della scogliera il primo giorno in cui si sono incontrati.
Invece no, ha voluto giocare con lei, conquistarla, per
togliersi lo sfizio di sottrarla a Lord Edward nel modo peggiore: con il
consenso della ragazza stessa, che avrebbe scelto Sandokan al padre.
Per quel motivo si è messo in ghingheri per la sua festa di compleanno, ha
ballato con lei e le ha dato il primo bacio come uno sciocco romantico.
…Solo per
quello.
Certo.
Tuttavia,
anziché approfittare della situazione ha preferito perseverare con la farsa che
adesso gli si sta ritorcendo contro: non solo perché la piccola volpe si è
affezionata più del previsto, ma − ed è la cosa peggiore −, arrogandosi il
diritto di tenergli il muso per una faccenda di poco conto, gli sta facendo
perdere tempo e credibilità agli occhi della ciurma.
E la
ciurma è tutto per Sandokan.
Rappresenta il suo porto sicuro, la sua famiglia.
Specie da quando sua madre è morta, lasciandolo solo al mondo con la
rivelazione di non essere il suo figlio naturale.
Poco cambia in termini di affetto, perché per lui Nur sarà sempre sua madre, ma
ormai conosce la verità.
Discende
da un guerriero Dayak.
Seppur
riconosciuto dai membri della tribù omonima come loro liberatore dalla
schiavitù del Sultano del Brunei, da cui l'epiteto conferitogli di Tigre
della Malesia, Sandokan ha scelto di proseguire con la vita da pirata.
D'altra parte tornare a Singapore in pianta stabile senza Nur non avrebbe avuto
senso.
Ecco
perché Yanez e il resto dell'equipaggio sono così importanti.
Ripongono in lui una fiducia smodata che Sandokan ricambia e che non può
accettare di deludere in alcun modo. Meno che mai dopo la perdita di Marianna,
la sola donna entrata a far parte della ciurma, seppur per un breve periodo.
“Troppo breve”, pensa con una punta di dolore.
Si
riscuote.
Insomma, può tollerare i capricci di Laura, i suoi incaponimenti su dettagli
irrilevanti e perfino il suo odio, quando glielo sbatterà in faccia − perché lo
farà appena avrà capito le sue vere intenzioni, Sandokan non
ha dubbi a riguardo −; non può tollerare, però, di perdere la stima della sua
ciurma. Ecco perché deve risolvere quella situazione d'impasse quanto prima.
Sospira.
«Qualcosa
ti turba, Capitano?»
La voce profonda di Sarkar, uno dei primi membri che aderì alla ciurma, lo
sorprende alle spalle.
«Sembri pensieroso.»
Sandokan
si volta verso il possente pirata di colore, dalla pelle tatuata e occhi neri
come l'inchiostro. Stiracchia un sorriso di circostanza. «Vuoi chiedermi perché
stiamo perdendo tempo a Labuan?» Inarca la fronte sospettoso. «Ti ha mandato
Yanez?»
Sarkar
ridacchia appoggiandosi al parapetto del praho, accanto a lui. Scuote la testa.
«Il Portoghese è una spina nel fianco, ma è preoccupato per te. Lo siamo tutti.»
Lo guarda con attenzione. «Non mi ha mandato lui. E non sono venuto a chiederti
spiegazioni. Ti ho sempre seguito con rigore, fidandomi ciecamente delle tue
decisioni.»
È vero,
Sarkar è fra i membri più fedeli e leali su cui Sandokan abbia l'onore di
contrare nella propria ciurma.
Oltre a Yanez, al gigante muto Sambigliong e al giovane Emilio, certo.
«Sto bene.
Sono solo…» Esita. «…Il mio piano potrebbe essermi sfuggito di mano» ammette
suo malgrado.
Sebbene Yanez sia da sempre il suo migliore amico e braccio destro, Sarkar non
è cinico come il Portoghese e accoglie senza ironia la sua confidenza.
«Credevo che sarebbe stato più semplice.»
«Niente è
semplice quando ci sono di mezzo i sentimenti.»
Ascoltare un omone tutto d'un pezzo come Sarkar parlare di sentimenti è
al limite del ridicolo, eppure Sandokan si sente più compreso di quanto sia
disposto ad ammettere.
«Non hai mai superato la perdita di Marianna, Capitano.»
S'irrigidisce.
«Non è
forse il motivo per cui stai facendo tutto questo con la figlia di Lord Edward?»
È davvero
quello il motivo?
Non lo sa più.
Certo, è il movente da cui ha avuto origine il suo piano, ma…
«Sì»
risponde.
Sarkar lo
studia per un lungo istante. «Allora devi soltanto riprendere in mano le redini
della situazione, senza farti troppi scrupoli.» Solleva il sopracciglio. «Anche
se rivederti così non mi dispiace affatto.»
«Così
come?»
«Così vivo.
Di nuovo umano. Forse un po' tormentato, certo, ma meno schivo.» Il
sorriso di Sarkar trasuda sincerità. «Ci sono stati giorni in cui sei apparso
perfino allegro come non capitava da tempo. Dopo quattro anni in cui sei
stato l'ombra di te stesso ci voleva.» Gli batte una pacca sulla spalla e si
allontana.
Sandokan
si ritrova a riflettere su quelle dichiarazioni inaspettate. In effetti da
quando la piccola volpe è entrata nella sua vita, il peso che da troppo tempo
gli gravava sul cuore si è alleviato leggermente facendolo tornare a respirare.
Inoltre lo diverte, nel senso migliore del termine.
Si
strofina la faccia, esasperato.
“Marianna. Faccio tutto questo per Marianna. L'unico vero amore della
mia vita.”
È ciò che
cerca di raccontarsi per convincere sé stesso che Laura sia importante esclusivamente ai
fini del proprio piano.
Si ripete che è sempre e solo per quel motivo che, dopo qualche giorno in cui
non ha sue notizie, decide di andare a cercarla.
***
«Non ti
sei mai specchiata tanto in vita tua» commenta Intan comparendo alle spalle di
Laura, che sussulta spaventata e si allontana subito dallo specchio.
«Che succede, cara?»
«Niente,
niente…»
«Eppure ti
ho sorpresa più volte osservarti con sguardo critico. Non dirmi che sei preda
di qualche complesso non meglio definito. L'insicurezza ti si addice meno della
vanità.»
Serra le
labbra, sapendo che la cameriera ha ragione. Sospira. «No…È solo che…»
Non sa spiegare nemmeno a sé stessa che cosa le sia preso, ma dopo la notte in
cui Sandokan si è rifiutato di fare il bagno con lei si è sentita d'un tratto…Piccola.
Insignificante.
Non abbastanza donna.
Le duole ammetterlo, ma il fatto che il pirata le abbia imposto di rivestirsi e
l'abbia trattata come una bambina petulante ha colpito tanto il suo orgoglio
quanto la sua autostima.
Laura si è
sempre ritenuta bella e nutre pochi dubbi sul fatto che Sandokan la consideri
tale. Tuttavia quella notte si è sentita rifiutata, come se lui non la
considerasse all'altezza di qualcosa di più dei semplici baci che si sono
scambiati dalla festa in poi.
Invece era proprio ciò che lei voleva.
Non è
stupida, sapeva perfettamente a cosa andava incontro chiedendogli di fare il
bagno mezzi nudi, di notte, laddove nessuno avrebbe potuto vederli.
Sa anche che Sandokan è più grande di lei e, a differenza sua, è esperto in
materia di sesso.
Ecco perché il suo rifiuto ha ferito Laura in un modo che lui pare non avere
nemmeno compreso, il che è peggio. Perché significa che per il pirata è tutto
un gioco.
Per Laura,
invece, non lo sarebbe stato.
Altrimenti non avrebbe provato a concederglisi, così come non gli avrebbe
permesso di baciarla né di tenerla stretta a sé nel modo in cui facevano
durante i loro incontri notturni.
A
tormentarla maggiormente è il fatto che, durante tali incontri, avvertiva tutta
la passione di Sandokan e, sebbene fosse giovane e inesperta, le sembrava di
aver colto perfino una sorta di desiderio represso da parte sua.
Il che andava benissimo, perché Laura sarebbe stata più che lieta di
soddisfarlo.
Almeno
fino a quando lui l'aveva osservata spogliarsi quasi con orrore, come se fosse
terrorizzato all'idea di farla sua.
Soltanto a
ripensarci, le vengono gli occhi lucidi e una sensazione di disagio le grava
sul petto.
Avrebbe dovuto immaginare che il suo avvicinamento nascondesse qualcosa,
d'altronde si erano incontrati in un contesto di quasi rapimento.
Eppure, dalla sua festa di compleanno in poi, i sorrisi e gli sguardi di
Sandokan le erano parsi sinceri.
Intan
sospira vedendola così assorta. «Ero venuta a dirti che Lord James Brooke ti
attende di sotto.»
Laura
annuisce. «Scendo subito.»
La sua
docilità stupisce la cameriera quanto l'improvviso interesse che, negli ultimi
giorni, ha manifestato verso il Capitano Brooke.
Non soltanto ha accettato di vederlo più volte senza dimostrarsi scocciata come
al solito, ma ha perfino apprezzato i continui complimenti in cui cacciatore di
pirati si prodiga.
Proprio
come quel giorno.
Laura accoglie James in giardino per prendere il tè insieme e ascolta pacata le
numerose moine da parte del cacciatore di pirati.
I suoi elogi non sono qualcosa che brama, ma rappresentano ciò di cui ha
bisogno in quel momento. Non la soddisfano appieno, ma la fanno sentire di
nuovo apprezzabile.
Forse perché sa che James la vuole sposare e, dunque, la vede come una sua
pari.
O, almeno, è ciò che le piace credere.
Intan la
osserva dalla soglia della villa con un velo di preoccupazione.
«Puoi ingannare tuo padre e Lord Brooke, ma non con me» commenta sciogliendole
i lacci del corpetto una volta che Laura si è ritirata in camera dopo
l'incontro con James. «Non sembri davvero felice di trascorrere del tempo con
lui.»
«Mi è mai
stato concesso di esserlo in fatto di compagnie maschili?» ribatte amareggiata.
«Sai bene che il mio destino è segnato.»
Intan la
costringe a voltarsi verso di sé e le prende il viso tra le mani. «So anche che
non hai mai avuto intenzione di sottostare a questa imposizione, perciò…»
Esita, consapevole che dovrebbe trattenersi dal dire ciò che ha nel cuore.
Tuttavia l'affetto che nutre per Laura ha la meglio sul buon senso. «…Ritrova
ciò che negli ultimi tempi ti ha fatto battere il cuore.»
Laura
sgrana gli occhi, sorpresa dalle sue parole.
«Non so
chi sia lui né se vada bene per te. Immagino di no, visto che
lo hai tenuto segreto a tutti, me compresa.»
«Intan…»
La
zittisce posandole dolcemente l'indice sulle labbra. «Non fa niente, lo
capisco: meno persone sanno e più il tuo segreto rimane al sicuro da Lord
Edward.» Le accarezza una guancia. «Ma la tua spontaneità, il tuo ardore…Sono
doni dal valore inestimabile che hai il dovere di proteggere.
Non puoi permettere a un James Brooke qualunque di domarli. Voglio che trovi
qualcuno che li coltivi, non che cerchi di estirparli da te.»
Laura
l'ascolta con incredulità. Intan non le ha mai parlato in quel modo, non si è
mai esposta a tal punto. «Credevo che ti piacesse il Capitano Brooke.»
La
cameriera scuote la testa. «È l'uomo giusto per il tuo rango,
ma a me piace vederti felice. C'è una bella differenza.» Le rivolge
un sorriso complice. «Di recente lo sei stata parecchio e non certo grazie a
James.»
Avvampa
imbarazzata.
Intan le rivolge un sorriso complice, dopodiché esce dalla stanza lasciandola
da sola.
Laura è più confusa che mai.
Scivola fuori dal vestito e, in sottoveste, si ritrova a guardarsi allo
specchio. Stavolta per ritrovare ciò di cui parlava Intan.
La cameriera ha ragione: quando frequentava Sandokan era raggiante, mentre
adesso appare più…Spenta.
Sbuffa in preda alla frustrazione e s'immerge nella vasca piena d'acqua calda
che Intan le ha preparato.
Più tardi,
quando ormai è notte e Laura è sprofondata in un sonno agitato, qualcosa la
spinge a destarsi.
Il rumore di un bussare sommesso la fa alzare di scatto, sorpresa e
frastornata. Si stropiccia gli occhi e si guarda intorno, convinta di aver
sognato tutto.
Eppure quel suono attutito e ripetuto non s'interrompe.
Confusa,
Laura scosta le coperte e si alza dal letto.
Corruga la fronte e sgrana gli occhi quando mette a fuoco la sagoma di un uomo
dietro alla finestra. Soprattutto tenendo conto che la sua camera si trova al
secondo piano.
Spaventata,
fa per gridare e chiedere aiuto…
Quando si rende conto che l'uomo appostato presso la sua finestra è Sandokan.
← Capitolo precedente │ Indice capitoli │ Capitolo successivo →
Nessun commento:
Posta un commento