Cosa
successe una volta conclusa la battaglia contro il Fante di Cuori?
Questo è l'interrogativo che tormenta il cuore di voi lettori.
Ripristinata
la pace a Sottomondo Mirana, Alice, Tarrant, Nate e tutti gli altri fecero
ritorno al palazzo della Regina Bianca, dove ebbero luogo i funerali di
Iracebeth.
La cerimonia fu solenne e nessuno batté ciglio dinanzi al rito funebre dedicato
a colei che a lungo li aveva maltrattati.
Perché Iracebeth era così: piena di sé, viziata e gelosa, gelosa di ciò che le
era stato tolto a vantaggio della sorella minore.
Era a sua volta stata vittima di bullismo, a lungo derisa per le dimensioni
sproporzionate della sua testa: ciò non aveva fatto altro che alimentare, negli
anni, l'oscura creatura che aveva nidificato in lei portandola a comportarsi
sempre peggio.
Nulla avrebbe cancellato né giustificato il male che aveva inferto alle
creature di Sottomondo; ma se la sua dipartita poteva insegnare qualcosa era
che soltanto la gentilezza e l'amore sincero ripagavano sempre.
***
Cancellato
ogni cruccio e diatriba esistente tra loro − forse! − Tarrant condusse Alice
nella propria abitazione e i due si amarono finalmente senza pensieri e
inibizioni, che scivolarono via rapidi quanto i loro vestiti.
Rimasero a
lungo abbracciati tra le lenzuola, cullandosi al ritmo lento dei loro respiri
appagati. Tuttavia Alice era inquieta e Tarrant se ne accorse. Avrebbe voluta
interrogarla a tal proposito, ma sentiva che non gli sarebbe piaciuto ciò che
sarebbe uscito dalle soffici labbra del suo amore, per cui decise di affrontare
la questione in un altro momento, quando mai avessero abbandonato quel letto
rovente.
Il mattino
dopo, appena il Cappellaio aprì gli occhi avvertì che c'era qualcosa di diverso
nell'aria. Si stiracchiò pigramente e si voltò per abbracciare il corpo setoso
di Alice, ma non lo trovò.
Lei non c'era.
Si tirò su a sedere e si guardò intorno, circospetto, poi la chiamò a gran
voce.
Niente da fare.
Era sparita.
Punto
dall'ansia, si alzò e girovagò per le stanze fino a quando notò un biglietto
spiegazzato che prima non c'era. Affamato di informazioni, si avvicinò e lo
prese tra le mani. Riconobbe la calligrafia di Alice:
"Tornerò
prima che te ne accorga. Buon viaggio a vederci.
A."
Una goccia
d'acqua cadde sul foglietto, bagnandolo. Tarrant si portò una mano sulla
guancia e si accorse che stava piangendo.
Lui, il folle Cappellaio di Sottomondo versava lacrime per una...Sciocca
ragazzina ingrata!
Per quanto il messaggio apparisse fuorviante, Tarrant sapeva che quello che era
il modo di Alice per dirgli addio: aveva persino usato le stesse parole della
volta precedente.
Se n'era
andata.
E l'aveva lasciato.
Di nuovo.
***
Ciò che
Alice non si sarebbe mai aspettata era che avrebbe incontrato la reticenza di
Nate a tornare a casa con lei. Il suo amico, colui che solo qualche settimana
prima le aveva chiesto la mano, aveva trovato il suo senso di esistere: Mirana.
I due
avevano avuto l'occasione di conoscersi e stare insieme durante
quell'avventura, innamorandosi perdutamente l'uno dell'altro.
D'altronde la Regina Bianca non aveva scordato il modo in cui si era lanciato
per proteggerla dall'attacco di Ilosovic, pur trovandosi troppo distante da
lei; Iracebeth l'aveva semplicemente anticipato, ma, al pari della sorella,
Nate si sarebbe preso quel coltello al posto suo.
Se non era amore quello...
«E tu?
Come puoi andartene dopo tutto ciò che è successo quello che avete passato?» la
redarguì Nate, proprio Nate!
Alice
evitò d'incrociarne lo sguardo accusatorio e mormorò: «Il mio posto non è qui.
Non adesso.»
Dinanzi agli occhi dispiaciuti di Mirana e di Nate, sorrise. «Tornerò. Ve lo
prometto. Appena sarò pronta.»
La Regina
Bianca sospirò. «Quand'è così...Ecco, prendi» disse porgendole una fiala
contenente un liquido viola che Alice conosceva fin troppo bene. «É sangue di
Ciciarampa. Ne tengo una scorta per casi come questo. Anche se speravo non
occorresse. Non più.»
Alice
bevve rapidamente il liquido e prese a smaterializzarsi di fronte a loro.
«Ci rivedremo!» promise. «Per il lieto evento!»
Dopodiché scomparve.
Era
tornata a casa. O forse no?
***
Appena
mise piede nell'abitazione materna Helen Kingsley si lanciò verso di lei e
l'abbracciò forte, stritolandola in una morsa ferrea dalla quale difficilmente
sarebbe scappata.
«Figlia mia! Dov'eri finita? Ho saputo del naufragio e non ho più avuto notizie
di te! Ti davano per dispersa! Ero disperata! Io non...»
Sua madre
parlava a raffica, ma Alice si limitò a stringerla, mormorando: «Mi sei
mancata.»
Accortasi
di qualcosa di strano in lei, Helen l'afferrò per le spalle e la allontanò per
studiarla in viso. «Sei diversa da come ti ricordo. Sembri...Non lo so. Più
donna.»
«É proprio
come mi sento, finalmente.»
Helen
aggrottò la fronte. «Cos'è successo? Dove sei stata?»
Alice
sospirò e afferrò una sedia porgendola alla madre. «Siediti. Devo raccontarti
tante cose.»
La donna
obbedì, perplessa.
La
fanciulla fece altrettanto, dopodiché trasse un respiro profondo per farsi
forza. «La storia che sto per narrarti ti sembrerà assurda e forse non crederai
a una sola parola di quel che dirò, ma...Ciò non cambierà la decisione che ho
preso.»
Helen
mantenne un'espressione molto seria. «Ti ascolto» disse solo.
***
Dopo che
Alice ebbe finito di raccontarle tutto ciò che aveva vissuto nel Paese delle
Meraviglie fin da quand'era piccola, Helen rimase in silenzio a lungo.
A meditare.
Sapeva che chiunque avrebbe fatto rinchiudere in manicomio una fanciulla così
fantasiosa, ma era sua madre e l'amava follemente.
Inoltre doveva ammettere che Alice era la copia sputata di suo padre: entrambi
possedevano il talento innato di vedere oltre le apparenze.
Sua figlia
era caparbia, onesta, sincera, forte e...Matta, matta da legare.
Poteva una mente meravigliosa come la sua sopravvivere in un mondo come quello
in cui erano nate? No di certo.
Sarebbe stato come rubare un raggio di sole per tenerlo chiuso in cantina:
lentamente, inesorabilmente, si sarebbe spento e il sole non sarebbe stato mai
più lo stesso..
Helen si
alzò lentamente e sospirò. «Non abbiamo altro da dirci.»
Alice si
stranì. «Cosa? Ti sei offesa, madre?»
Scosse la
testa e fece per uscire dalla stanza. Poi si fermò e le scoccò un'occhiata
eloquente. «Prima di andartene lasciami scritto come trovare la tana del
coniglio. Non ti libererai di me tanto facilmente, ci vedremo ancora e ancora e
ancora...» ma non poté continuare perché Alice l'abbracciò d'impeto.
Affondò il
viso della spalla della donna e, tra le lacrime, mormorò un "grazie".
Ora che aveva ricevuto la benedizione materna era libera.
Libera di prendere le proprie decisioni.
Libera di amare.
E, a tal proposito, c'era qualcuno che la stava aspettando.
O almeno lo sperava.
«Già che
siamo in tema...Dovrei parlarti di...Matrimonio.»
Helen
quasi svenne a quella parola.
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