Capitolo 36 - Lieto fine...Oppure no?

Cosa successe una volta conclusa la battaglia contro il Fante di Cuori?
Questo è l'interrogativo che tormenta il cuore di voi lettori.

Ripristinata la pace a Sottomondo Mirana, Alice, Tarrant, Nate e tutti gli altri fecero ritorno al palazzo della Regina Bianca, dove ebbero luogo i funerali di Iracebeth.
La cerimonia fu solenne e nessuno batté ciglio dinanzi al rito funebre dedicato a colei che a lungo li aveva maltrattati.
Perché Iracebeth era così: piena di sé, viziata e gelosa, gelosa di ciò che le era stato tolto a vantaggio della sorella minore.
Era a sua volta stata vittima di bullismo, a lungo derisa per le dimensioni sproporzionate della sua testa: ciò non aveva fatto altro che alimentare, negli anni, l'oscura creatura che aveva nidificato in lei portandola a comportarsi sempre peggio.
Nulla avrebbe cancellato né giustificato il male che aveva inferto alle creature di Sottomondo; ma se la sua dipartita poteva insegnare qualcosa era che soltanto la gentilezza e l'amore sincero ripagavano sempre.

***

Cancellato ogni cruccio e diatriba esistente tra loro − forse! − Tarrant condusse Alice nella propria abitazione e i due si amarono finalmente senza pensieri e inibizioni, che scivolarono via rapidi quanto i loro vestiti.

Rimasero a lungo abbracciati tra le lenzuola, cullandosi al ritmo lento dei loro respiri appagati. Tuttavia Alice era inquieta e Tarrant se ne accorse. Avrebbe voluta interrogarla a tal proposito, ma sentiva che non gli sarebbe piaciuto ciò che sarebbe uscito dalle soffici labbra del suo amore, per cui decise di affrontare la questione in un altro momento, quando mai avessero abbandonato quel letto rovente.

Il mattino dopo, appena il Cappellaio aprì gli occhi avvertì che c'era qualcosa di diverso nell'aria. Si stiracchiò pigramente e si voltò per abbracciare il corpo setoso di Alice, ma non lo trovò.
Lei non c'era.
Si tirò su a sedere e si guardò intorno, circospetto, poi la chiamò a gran voce.
Niente da fare.
Era sparita.

Punto dall'ansia, si alzò e girovagò per le stanze fino a quando notò un biglietto spiegazzato che prima non c'era. Affamato di informazioni, si avvicinò e lo prese tra le mani. Riconobbe la calligrafia di Alice:

"Tornerò prima che te ne accorga. Buon viaggio a vederci.
A."

Una goccia d'acqua cadde sul foglietto, bagnandolo. Tarrant si portò una mano sulla guancia e si accorse che stava piangendo.
Lui, il folle Cappellaio di Sottomondo versava lacrime per una...Sciocca ragazzina ingrata!
Per quanto il messaggio apparisse fuorviante, Tarrant sapeva che quello che era il modo di Alice per dirgli addio: aveva persino usato le stesse parole della volta precedente.

Se n'era andata.
E l'aveva lasciato.
Di nuovo.

***

Ciò che Alice non si sarebbe mai aspettata era che avrebbe incontrato la reticenza di Nate a tornare a casa con lei. Il suo amico, colui che solo qualche settimana prima le aveva chiesto la mano, aveva trovato il suo senso di esistere: Mirana.

I due avevano avuto l'occasione di conoscersi e stare insieme durante quell'avventura, innamorandosi perdutamente l'uno dell'altro.
D'altronde la Regina Bianca non aveva scordato il modo in cui si era lanciato per proteggerla dall'attacco di Ilosovic, pur trovandosi troppo distante da lei; Iracebeth l'aveva semplicemente anticipato, ma, al pari della sorella, Nate si sarebbe preso quel coltello al posto suo.
Se non era amore quello...

«E tu? Come puoi andartene dopo tutto ciò che è successo quello che avete passato?» la redarguì Nate, proprio Nate!

Alice evitò d'incrociarne lo sguardo accusatorio e mormorò: «Il mio posto non è qui. Non adesso.»
Dinanzi agli occhi dispiaciuti di Mirana e di Nate, sorrise. «Tornerò. Ve lo prometto. Appena sarò pronta.»

La Regina Bianca sospirò. «Quand'è così...Ecco, prendi» disse porgendole una fiala contenente un liquido viola che Alice conosceva fin troppo bene. «É sangue di Ciciarampa. Ne tengo una scorta per casi come questo. Anche se speravo non occorresse. Non più.»

Alice bevve rapidamente il liquido e prese a smaterializzarsi di fronte a loro.
«Ci rivedremo!» promise. «Per il lieto evento!»
Dopodiché scomparve.

Era tornata a casa. O forse no?

***

Appena mise piede nell'abitazione materna Helen Kingsley si lanciò verso di lei e l'abbracciò forte, stritolandola in una morsa ferrea dalla quale difficilmente sarebbe scappata.
«Figlia mia! Dov'eri finita? Ho saputo del naufragio e non ho più avuto notizie di te! Ti davano per dispersa! Ero disperata! Io non...»

Sua madre parlava a raffica, ma Alice si limitò a stringerla, mormorando: «Mi sei mancata.»

Accortasi di qualcosa di strano in lei, Helen l'afferrò per le spalle e la allontanò per studiarla in viso. «Sei diversa da come ti ricordo. Sembri...Non lo so. Più donna.»

«É proprio come mi sento, finalmente

Helen aggrottò la fronte. «Cos'è successo? Dove sei stata?»

Alice sospirò e afferrò una sedia porgendola alla madre. «Siediti. Devo raccontarti tante cose.»

La donna obbedì, perplessa.

La fanciulla fece altrettanto, dopodiché trasse un respiro profondo per farsi forza. «La storia che sto per narrarti ti sembrerà assurda e forse non crederai a una sola parola di quel che dirò, ma...Ciò non cambierà la decisione che ho preso.»

Helen mantenne un'espressione molto seria. «Ti ascolto» disse solo.

***

Dopo che Alice ebbe finito di raccontarle tutto ciò che aveva vissuto nel Paese delle Meraviglie fin da quand'era piccola, Helen rimase in silenzio a lungo.
A meditare.
Sapeva che chiunque avrebbe fatto rinchiudere in manicomio una fanciulla così fantasiosa, ma era sua madre e l'amava follemente.
Inoltre doveva ammettere che Alice era la copia sputata di suo padre: entrambi possedevano il talento innato di vedere oltre le apparenze.

Sua figlia era caparbia, onesta, sincera, forte e...Matta, matta da legare.
Poteva una mente meravigliosa come la sua sopravvivere in un mondo come quello in cui erano nate? No di certo.
Sarebbe stato come rubare un raggio di sole per tenerlo chiuso in cantina: lentamente, inesorabilmente, si sarebbe spento e il sole non sarebbe stato mai più lo stesso..

Helen si alzò lentamente e sospirò. «Non abbiamo altro da dirci.»

Alice si stranì. «Cosa? Ti sei offesa, madre?»

Scosse la testa e fece per uscire dalla stanza. Poi si fermò e le scoccò un'occhiata eloquente. «Prima di andartene lasciami scritto come trovare la tana del coniglio. Non ti libererai di me tanto facilmente, ci vedremo ancora e ancora e ancora...» ma non poté continuare perché Alice l'abbracciò d'impeto.

Affondò il viso della spalla della donna e, tra le lacrime, mormorò un "grazie".
Ora che aveva ricevuto la benedizione materna era libera.
Libera di prendere le proprie decisioni.
Libera di amare.
E, a tal proposito, c'era qualcuno che la stava aspettando.
O almeno lo sperava.

«Già che siamo in tema...Dovrei parlarti di...Matrimonio

Helen quasi svenne a quella parola.


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