Capitolo 6 - Alla ricerca di un accordo

Ade

Era da tempo immemore che non si poneva in modo così sfacciato e provocatorio. Nemmeno ricordava l’ultima volta in cui aveva stuzzicato qualcuno.
Probabilmente l’ultima – nonché l’unica – era stata con Persefone.
Vantava la fama di Dio serioso mica per niente. Quella mortale, però, gli faceva venire voglia di pungolarla.

Ade la osservò divertito mentre sfiorava con il pollice il simbolo del bidente che le aveva lasciato sul polso. L’aveva marchiata apposta per spingerla a cercarlo.
Subdolo? Certo. Era pur sempre un Dio.
Per quanto riguardava la storia del patto e dell’essere sua…Beh, stava un po’ bluffando. A rigor di logica poteva reclamarla fin da subito visto che l’aveva marchiata, non era necessario un accordo. Tuttavia il suo gesto nascondeva un’altra verità che non aveva nessuna voglia di ammettere con sé stesso, figurarsi con lei.

Sorrise compiaciuto. «È il tuo primo tatuaggio?»
Lo sguardo che Iris gli restituì l’avrebbe annientato su due piedi se avesse potuto. Quelle iridi grigie e glaciali lo trafissero con rabbia, dando adito a un coraggio niente male per essere una mortale al cospetto del Dio della morte.

«Mi prendi in giro? Questo non è un tatuaggio! È…Un abominio!»

«Non essere offensiva. Trovo, invece, che ti doni» commentò serafico.

Iris abbassò il braccio e lo affrontò a muso duro. «Quindi l’hai fatto per incastrarmi dopo che ho oltraggiato il tuo orgoglio divino?»

«Incastrarti?»

«Fai un patto con me o sei mia» gli fece il verso incrociando le braccia al petto. «É per questo che mi hai fatto licenziare da Afrodite?»

Odio. Ade lo percepì distintamente e per qualche assurda ragione ne fu divertito.
Poi, però, rifletté sull’accusa di Iris. Sbatté lentamente le palpebre. «Cos’avrei fatto io?»

«Non fingere di non saperne nulla! Non ti riesce bene.»

Ade immaginò che alludesse a quando, la sera prima, aveva finto di non sapere che lei avesse perso da poco qualcuno. In realtà non aveva finto, semplicemente aveva prestato poca attenzione alla faccenda, ferendola. D’altra parte ogni giorno morivano migliaia di mortali, troppi per essere minuziosamente aggiornato sulla loro identità.
Certo, era stato indelicato, di questo doveva dargliene atto. In ogni caso, adesso non aveva idea del motivo per cui Iris stesse insinuando che le aveva fatto perdere il lavoro; sapeva, però, che Afrodite intendeva liberarla dal proprio vincolo per cederla a Poseidone.
Quella mortale non aveva idea del favore che le aveva fatto marchiandola.
«Non ho niente a che vedere con il tuo licenziamento» ribatté in tono controllato.

Iris sprigionava rabbia da tutti i pori. «Quindi immagino che sia un caso che Afrodite mi abbia fatta convocare stamattina per darmi il benservito!»

«Temo di sì.»

«Sono rimasta senza lavoro per colpa tua!»

«Ti ripeto che io non c’entro.» Alzò gli occhi al cielo e si voltò per versarsi da bere in un bicchiere di cristallo. Aveva un disperato bisogno di whisky per sopportare la rabbia di quella ragazzina insolente.

«Non…Non posso permettermi di non lavorare.»

Dolore. Paura. Ansia. Dandole le spalle non poté vedere la sua espressione, ma bastò il tono d’un tratto affranto e sussurrato a fargli percepire tutte le emozioni che stava provando.
«Ne troverai un altro» asserì secco. Lo infastidiva la sensazione di vuoto allo stomaco che gli stava causando. Non era avvezzo alla compassione.
Attese un lungo istante prima di voltarsi a guardarla. Fu colpito dall’espressione astiosa sul suo volto, in netto contrasto con il tono prostrato di poco prima. Doveva essersi pentita della vulnerabilità mostrata.

«Se è un patto che vuoi, parla.»

Inarcò la fronte, sorpreso.

«L’hai detto tu, no? Mi hai marchiata per estorcermi un patto.» Affilò lo sguardo. «Proprio come hai fatto con Persefone. Dunque è così che l’hai conquistata?»

Colpito e affondato.
Ade la sondò a lungo nella speranza di metterla in soggezione. Se lo fece, lei riuscì a nasconderlo egregiamente sostenendo il suo sguardo.
«Magari conquisterò così anche te» ribatté senza sorridere. Cominciava a essere inviperito dalla rapidità di risposta di quella mortale.
Chi gliel’aveva fatto fare di marchiarla

Iris arricciò il naso, come a sottolineare il proprio dissenso. Poi raddrizzò le spalle e sollevò il viso per guardarlo negli occhi. «Allora? Qual è il patto?»

La verità era che Ade non ci aveva pensato. Raramente nella sua plurimillenaria esistenza si era concesso il lusso dell’impulsività, ma questa era una di quelle.

«Beh?» lo incalzò.

Corrugò la fronte, infastidito. «Fatti trovare qui mezz’ora prima dell’apertura del locale.»

Sorpresa. Ad Ade non occorreva il proprio potere per percepire le emozioni di quella mortale: era un libro aperto.

«Prego?»

«Stasera. Qui. Al Nevernight» sottolineò come se avesse a che fare con una bambina un po’ sciocca.

Affilò lo sguardo. Di nuovo. Quella ragazza aveva un vero talento nel guardarlo male.
«Quel che volevo dire era: perché?»

«Perché lo dico io» sibilò. «E perché hai il mio marchio.»

Si girò e si diresse verso la porta dell’ufficio. L’aprì e le fece cenno di precederlo.

Iris esitò soltanto per indispettirlo. A giudicare dall’occhiata esasperata di Ade ci riuscì.
Dopo un lungo istante, obbedì con uno sbuffo.

Percorsero a ritroso il tragitto che li aveva condotti lì e quando giunsero di fronte all’ingresso del Nevernight, Ade la fermò. «Iris.»

Si voltò a guardarlo con espressione irritata.
Il Dio della morte l’afferrò per le spalle per avvicinarla a sé e scoccarle un bacio sulla fronte che la destabilizzò. Ade lo capì dal modo in cui strabuzzò gli occhi grigi e compì un leggero salto all’indietro. «C-cosa…» farfugliò.

Lui stiracchiò un sorriso divertito. «Il mio favore» spiegò in un sussurro suadente, sistemandole una ciocca di capelli dietro l’orecchio. «Per entrare qui ogni volta che vorrai senza dover fare la fila.»

Le labbra di Iris si mossero annaspando, ma non ne uscì alcun suono. Era adorabile, le sue reazioni somigliavano tanto a quelle di un gattino bagnato incapace di contenere la propria furia.

«A stasera, ragazzina.»

Si voltò per immergersi nell’oscurità del locale e teletrasportarsi nel suo palazzo dell’Oltretomba. Chissà, magari sarebbe finalmente riuscito a fare il bagno tanto agognato, lo stesso che l’arrivo di Iris al Nevernight aveva interrotto sul nascere.

«Un’ultima domanda» balbettò lei.

Ade corrugò la fronte e la guardò da dietro la spalla, notando il suo rossore.

«Si può sapere perché sei a torso nudo?!»




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